DIVERSI LIVELLI DI COMPRENSIONE

da | Ago 23, 2016 | Miei scritti

 Secondo alcuni antropologi e studiosi della psicologia di frontiera, l’umanità sta differenziandosi tra coloro che sono più o meno consapevoli del Sé (come totalità dell’Essere) e che vivono usando il cuore fluendo con la vita e coloro che vivono schiavi dei valori dell’ego e perseguono frustranti progetti di potere. La massa degli individui appartiene alla seconda categoria e vediamo il riflesso dei conflitti interiori proiettati nella crisi ecologica, economica e sociale che regna nel mondo.
La prima categoria è ancora molto minoritaria anche se pare che in questi tempi di crisi globale si stia espandendo come reazione alla caduta dei valori. Il conflitto e la contraddizione sono la natura essenziale dei dualismi della psiche umana. Pochi desiderano affrontare queste dimensioni interiori profonde dove solo la consapevolezza del Sé può conciliare la tensione degli opposti che ci lacera.
Ho avuto molte resistenze a scrivere questo “brano del mese” perché ho avuto la sensazione che, per quanti sforzi faccia per esprimermi in modo chiaro, è quasi impossibile trasmettere l’essenziale a chi non ha esperienza di un diverso modo di sentire.
L’intuizione di essere consapevolezza impersonale che osserva la realtà senza il filtro di desideri e paure, oltre i conflitti e le contraddizioni interiori, è lo scopo di tecniche esperienziali volte al risveglio come il Rebirthing Transpersonale, che attraverso il respiro può mettere in contatto con la consapevolezza del Sé. Ma anche il metodo più efficace funziona solo se si è diretti nella giusta direzione perché come diceva Seneca “Nessun vento è favorevole per il navigante che non sa dove andare”, penso quindi che condividere tali argomenti con chi si avvicina senza esperienza diretta è forse impossibile. Ad esempio, in un brano che ho scritto tempo fa intitolato “La ricerca di una nuova coscienza”, tra le altre cose citavo un concetto teosofico secondo il quale i problemi umani sono causati da tre fattori soltanto: l’ignoranza, la paura e l’egoismo. L’ignoranza è soprattutto “ignorare di ignorare” e quindi attaccarsi a opinioni e ideologie che dividono… ecc.
Concetti come questi sono stati ripetuti nei secoli, ma il mondo non è cambiato, la gente raramente si emancipa dall’ego e dai conflitti e la maggior parte degli individui è più attratta dal denaro e dal potere e da mete narcisistiche che dall’autorealizzazione, la conoscenza e la liberazione.
Comprendere davvero porterebbe a risolvere problemi e conflitti, ma se non si vede la realtà che le parole indicano, anche i concetti più elevati sono inutili.
Leggere riflessioni come: l’ignoranza consiste nell’ignorare di ignorare, la paura paralizza l’intelligenza, l’ego è alla radice di ogni conflitto, ecc., per molti sono solo “belle parole” e tutto finisce lì. Anche riconoscere che questa “società civile” è formata da individui che ignorano di ignorare e sono vittime dell’egoismo e della paura serve a ben poco. Oppure si possono ricordare momenti in cui abbiamo riconosciuto in noi stessi questi veleni, ma anche questo tipo di analisi del passato non è trasformativa (come dimostrano gli scarsi risultati delle terapie strettamente analitiche). La comprensione che induce cambiamento si manifesta solo nell’istante in cui riconosco in me nel presente questi atteggiamenti che la mente rifiuta e nasconde.
Essendo consapevoli, attimo per attimo, dei movimenti del pensiero ci rendiamo conto che una parte di noi è attaccata a conclusioni e credenze perché ignoriamo di ignorare ed è proprio questa presa di coscienza che ci riporta alla vera consapevolezza. E come si sta bene quando si coglie la Verità, che magnifica sensazione di libertà e leggerezza interiore!
Dovremmo renderci conto che il movimento del pensiero, se non lo controlliamo, è rivolto alla ricerca della sicurezza e del piacere e non alla percezione oggettiva di ciò che è che è la sola via che conduce alla Conoscenza e alla Libertà.
Non vogliamo vedere l’ombra e accettare l’ignoto e ci aggrappiamo ai condizionamenti di descrizioni illusorie ereditate di generazione in generazione. Per vedere con chiarezza è necessaria libertà dalle immagini con cui ci si identifica e prendere coscienza di Sé, il Testimone che è consapevolezza della totalità dell’Essere.
Questa non è una fuga dal coinvolgimento con il mondo esterno, bensì un confronto con il proprio Io. Per questo dobbiamo ascoltare e riconoscere i movimenti della psiche profonda e confrontarci con le dinamiche inconsce che ci condizionano, ciò che C. G. Jung chiama l’Inconscio Collettivo, un mondo che trascende la nostra biografia e racchiude la storia dell’umanità e gli archetipi che ci possiedono. Per questo confronto ci vuole passione, impegno e sincerità con se stessi, ma molti preferiscono rimanere nel loro sogno infantile di onnipotenza e inseguire illusioni.
La vita va vissuta con autenticità, ma per farlo dobbiamo riconoscere e integrare la mente frammentata e avere il coraggio di affrontare la tensione degli opposti in noi stessi. Si tratta di vedere la realtà senza alternative cioè senza il filtro dell’ego, che cerca di avere tutto sotto controllo nella speranza che il mondo corrisponda alle sue aspettative.
Se non si è riconosciuta la natura del Sé e non si rivolge l’attenzione all’interno è raro che le parole possano condurre alla comprensione degli insegnamenti di saggezza. Per questo l’umanità si evolve tanto lentamente ed è meglio lavorare su se stessi che illudersi di cambiare il mondo.
 
Jiddu Krishnamurti ha passato la vita a spiegare con impareggiabile chiarezza e lucidità gli evidenti inganni mentali di cui siamo schiavi. Per oltre 60 anni ha parlato in tutto il mondo con incontri a cui partecipavano migliaia di persone. Sul suo pensiero sono stati pubblicati decine di libri in molte lingue ma il mondo non lo ha saputo ascoltare.
Nel 1985, ormai novantenne, parlando alle Nazioni Unite sul tema della pace mondiale, ribadiva la necessità di un cambiamento radicale nella coscienza individuale e dell’inutilità di tutte le organizzazioni che perseguono un ideale di pace quando i membri che la rappresentano non hanno trovato pace in se stessi. Ma, come appare chiaro nell’imbarazzante dibattito che ha seguito il suo discorso, nessuno dei presenti lo comprendeva. L’anno successivo in punto di morte K. pare si sia lamentato di aver sprecato la vita, dato che il suo messaggio non era stato compreso e la gente aveva seguito le sue conferenze solo per svago. Dopo tanti anni passati a cercare di risvegliare l’umanità dalle sue illusioni non notava alcun cambiamento profondo nella società bensì il perpetuarsi in tutto il mondo dei medesimi problemi.
Solo pochissimi, ascoltandolo, hanno vissuto quella rivoluzione interiore che trasforma radicalmente la comune prospettiva dell’io separato.
Ancor oggi, a distanza di 30 anni dalla sua scomparsa, nell’ambiente di coloro che s’interessano di ricerca interiore alcuni si vantano di essere Krishnamurtiani, affermazione che è già un’autocontraddizione dal momento che K. ha sempre lottato contro ogni tipo di dipendenza e suggeriva di “essere luce a se stessi”.
Altri ascoltando K. possono considerare eccellenti e profonde le sue idee e imparare a citarle per condividere piacevoli emozioni intellettuali (come probabilmente facevo anch’io in gioventù). Ma anche i pochi che leggendo K. hanno delle autentiche intuizioni, presto le inquadrano all’interno della loro prospettiva mentale e quando ricordano di aver avuto un momento di consapevolezza rischiano facilmente di impossessarsene intellettualmente e così rinforzare l’“ego spirituale”.
Pochi cercano la verità e molti cercano solo conferme concettuali a sostegno di ipotesi che non hanno riscontro nel loro vissuto reale e così proiettano ideali che non possono realizzare.
Quando penso che neppure K., nonostante le sue eccellenti qualità, è riuscito a trasmettere le verità che viveva e a rompere le barriere dell’ego di chi lo ascoltava, temo che il mio umile scrivere sia davvero destinato ad essere del tutto inutile. Ma, lo scrivere mi accade e condivido queste riflessioni che forse possono far chiarezza sulle difficoltà di condividere l’essenziale con chi è ancorato al piano mentale.
 
Aforismi
 
Vedere nella propria natura è vedere nel nulla. Vedere nel nulla è vero vedere ed eterno vedere.
Shen-hui
 
Vedere con chiarezza è poesia, profezia e religione, tutto in uno.
John Ruskin
 
“Essere senza pensieri” significa vedere e conoscere tutte le cose con una mente libera da attaccamenti… ma il trattenersi dal pensare a qualunque cosa, così che tutti i pensieri siano soppressi, significa essere ossessionato dal Dharma e dalle regole e ciò è sbagliato.
Hui Neng
 
Avendo preso coscienza della propria identità come il Sé, l’uomo diviene spersonalizzato; e in virtù della spersonalizzazione egli si riconosce come non condizionato. Questo è il mistero più alto che fa presagire l’emancipazione; attraverso la spersonalizzazione egli non partecipa più ai piaceri né ai dolori, ma attinge l’assoluto.
Maitrayana Upanishad
 
Noi dovremmo osservare e sapere veracemente che ogni tipo di virtù e di bontà, perfino quel Bene Eterno che è Dio Stesso, non può mai rendere un uomo virtuoso, buono o felice finché resta fuori dell’anima, cioè, finché l’uomo commercia con le cose esteriori attraverso i sensi e la ragione, e non si ritira in se stesso, non impara a comprendere la sua vita, a capire chi e che cosa egli sia.
Teologia Tedesca
 
Parlate di filosofia quanto volete, adorate tutti gli dei che volete, osservate tutte le cerimonie, cantate lodi devote a un numero indefinito di esseri divini – la liberazione non verrà mai, sia pure dopo cento ere del tempo, se non c’è la coscienza dell’Unicità del Sé.
Shankara
 
Filippo Falzoni G., Ostuni, Agosto, 2016

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FILIPPO FALZONI GALLERANI