Psicologia Transpersonale e Spiritualità

La Psicologia ha origine dalle tradizioni spirituali, ma per affermarsi come scienza ha presto assunto un approccio materialista che ha escluso le dimensioni più profonde dell’Essere. Per secoli filosofi e mistici hanno riconosciuto la “Grande Catena dell’Essere” o “Grande Campo dell’Essere”, che è rappresentato da dimensioni e livelli che trascendono e includono i precedenti: dalla materia, alla vita, alla mente, all’anima, allo spirito.
Negli ultimi 3000 anni, i filosofi del Perenne si sono trovati in accordo quasi unanime sui principali livelli del Grande Campo, sebbene il numero delle divisioni di questi livelli possa variare. Alcune tradizioni presentano solo tre maggiori livelli (corpo, mente e spirito o grossolano, sottile e causale). Altri ne hanno presentati cinque (materia, corpo, mente, anima e spirito), altri sette come per i sette chakra del Kundalini Yoga. Filosofi del Perenne come Plotino e Aurobindo hanno usato una dozzina di livelli di coscienza, altri avevano distinzioni molto complesse con anche 108 suddivisioni dei livelli dell’Essere e della Coscienza. Il Grande Campo è un grande nido morfogenetico che offre uno spazio di sviluppo ai potenziali umani.
In Occidente la religione presto si allontanò dallo Spirito e l’uomo ne fece un sanguinario strumento di potere che contraddiceva gli insegnamenti dello stesso Dio che si voleva imporre al mondo intero. La reazione a questa decadenza ha ispirato l’Illuminismo che ha rappresentato la vittoria della Ragione sul dogma e la superstizione. Tuttavia la reazione ai misfatti delle religioni fu eccessiva e andrò troppo oltre sino a negare del tutto l’esistenza dell’anima e dello spirito. Fu come buttare il bambino con l’acqua sporca, perché per combattere i crimini della Chiesa e osservare i fatti senza il filtro del dogma, si negò del tutto l’esistenza dell’autentica spiritualità sino a considerare “reale” solo la materia. Da questa prospettiva avere fede è qualcosa di simile al credere a Babbo Natale, le esperienze mistiche sono viste come una forma d’isteria e i mondi invisibili sono considerati solo fantasia.
Purtroppo ancor oggi è vero che a livello di massa ciò che viene presentato come spirituale e religioso ha troppo spesso i connotati patologici di una fuga dalla realtà, di una stampella dell’ego, che è una parodia della vera spiritualità. Il risveglio spirituale è sempre l’eccezione, si dice che “pochi cercano la Verità e di quei pochi, pochi la trovano”. Il fatto che la trascendenza dell’io, la percezione dell’Unità della vita e della sacralità dell’Essere siano esperienze destinate a pochi non ne inficia la realtà.
C. G. Jung fu accusato di misticismo perché riconosceva l’importanza dell’anima e della realizzazione del Sé. Jung considerava i simboli delle religioni dei prodotti dall’inconscio collettivo che correttamente interpretati rappresentano il cammino interiore attraverso il quale l’individuo si emancipa per individuarsi e autorealizzarsi. Ma per il solo fatto di trattare temi che la scienza considera tabù, la psicologia junghiana è stata a lungo esclusa dalle istituzioni al contrario della visione materialistica di Freud che al contrario ha profondamente influenzato gran parte della cultura occidentale con una visione pessimista e riduttiva dell’uomo. I numerosi studiosi del Perenne, tra cui numerosi orientalisti, sono stati relegati sino ad anni recenti in un’area che la scienza ufficiale non ha mai preso seriamente in considerazione.
Una svolta si ebbe quando la Fisica quantistico-relativistica mise in evidenza una realtà ineffabile oltre lo spazio-tempo che poteva collimare con le visioni dei mistici e giustificare fenomeni che la ragione considerava impossibili.
Negli anni ‘60 del secolo scorso sia la rinascita dell’interesse per la filosofia orientale sia le esperienze con allucinogeni che aprivano le porte a inesplorate dimensioni della psiche i tempi erano maturi perché questa grave lacuna della psicologia fosse colmata con la nascita della Psicologia Umanistica e in seguito della Psicologia Transpersonale.
E’ stata denominata “Psicologia Transpersonale” quella area di ricerche che ha cercato di offrire un’interpretazione psicologica della Grande Catena dell’Essere riadattata alle conoscenze scientifiche moderne. Una Psicologia che riconosce i piani sottili e le dimensioni esistenziali e spirituali dell’essere umano.
Stanislav Grof con le tecniche della Respirazione Olotropica e Ken Wilber, con la sua vasta opera di sintesi sostenuta da ricerche interdisciplinari che abbracciano Oriente e Occidente, sono tra le figure più rappresentative del movimento transpersonale. Negli ultimi anni sono stati pubblicati sulla Psicologia Transpersonale centinaia di libri e il Journal of Transpersonal Psychology, le cui prime pubblicazioni risalgono alla fine degli anni ’60, è una vasta e interessantissima raccolta di studi e ricerche a sostegno di una visione ampia e coerente.
Secondo Wilber uno dei problemi più comune consiste nel confondere gli stati prerazionali con gli stati transrazionali dato che entrambi non sono razionali. Per superare queste lacune ha ideato la “Psicologia Integrale” che è un’ulteriore evoluzione della Psicologia Transpersonale.
Wilber cerca di includere il meglio della ricerca scientifica della psicologia con l’essenza delle grandi tradizioni spirituali. Un tentativo di integrare alcune delle intuizioni di sorgenti premoderne, moderne e postmoderne, riconoscendo che ognuna ha qualcosa d’importante da insegnare.
Nel primo capitolo del suo libro “Psicologia Integrale”, Wilber inizia chiarendo le basi essenziali del terreno di ricerca: “La psicologia è lo studio della coscienza umana e delle sue manifestazioni nel comportamento. Le funzioni della coscienza includono la percezione, il desiderio, la volontà e l’azione. Le strutture della coscienza, di cui alcune sfaccettature possono essere inconsce, includono il corpo, la mente, l’anima e lo spirito. Gli stati di coscienza includono gli stati normali (veglia, sonno e sogno) e gli stati alterati (stati non ordinari e meditativi). I modi della coscienza includono l’estetica, la morale e la scienza. Lo sviluppo della coscienza si espande per l’intero spettro dal “prepersonale” al “personale” e al “transpersonale”, dal subconscio, al conscio al superconscio, dall’id, all’ego, allo Spirito. Gli aspetti relazionali e comportamentali della coscienza si riferiscono alla sua mutua interazione con il mondo oggettivo esteriore e il condiviso mondo socioculturale di percezioni e valori condivisi”. Il grande problema della psicologia, per come si è storicamente sviluppata, è che la maggior parte delle diverse scuole ha scelto solo uno dei molteplici aspetti di questo fenomeno straordinariamente ricco e sfaccettato, annunciando che solo quello era l’aspetto che valeva la pena studiare o perfino che era l’unico aspetto esistente. Il Comportamentismo ha ridotto la coscienza alle sue manifestazioni comportamentali osservabili. La psicoanalisi ha ridotto la coscienza alle strutture dell’io e al loro impatto con l’id. L’Esistenzialismo ha ridotto la coscienza alle strutture personali e alle modalità intenzionali. Molte scuole di Psicologia Transpersonale focalizzano l’attenzione solamente sugli stati alterati di coscienza, senza una coerente teoria dello sviluppo. Le Psicologie dell’Oriente tipicamente eccellono nella descrizione dello sviluppo della coscienza dagli ambiti personali a quelli transpersonali, ma hanno una comprensione molto limitata degli sviluppi precedenti, cioè dal prepersonale al personale. La scienza cognitiva porta l’empirismo scientifico ad affrontare il problema, ma spesso finisce nel ridurre semplicemente la coscienza alle dimensioni obbiettive dei meccanismi neuronali e a funzioni simili a quelle di un biocomputer, devastando così il mondo della vita e della coscienza stessa. Wilber considera tutti questi aspetti una parte importante della psicologia ma con la sua Psicologia Integrale offre un quadro più ampio del mistero della natura umana nella sua pienezza.
Le teorie sono necessarie per orientarsi ma non è sufficiente conoscerle per ottenere una trasformazione reale.
Una psicologia dell’Essere non può essere insegnata a chi non è pronto e non può essere praticata correttamente da chi ha compreso i concetti senza avere sperimentato direttamente il proprio sé. Non bastano letture e ascoltare conferenze, è necessaria una profonda e sincera autoindagine, il confronto con l’ombra e un autentico risveglio del cuore.

Filippo Falzoni Gallerani

Respirazione e Trascendenza

La respirazione intensa del Rebirthing Transpersonale, opportunamente applicata, può far cogliere al ricercatore predisposto la consapevolezza del Sé Transpersonale, cioè la percezione del testimone dell’“Io Sono” oltre le parole e i concetti. Superare la gabbia delle parole per un’esperienza non mediata della realtà ha un grande valore sia filosofico sia trasformativo e conduce il soggetto ad un significativo cambiamento di prospettiva.
In Occidente filosofi come Nietzsche e Heidegger hanno suggerito che si era giunti alla fine della filosofia a causa dei limiti intrinseci del pensiero. Ho scoperto che Heidegger, dopo aver letto un libro del maestro Zen T.D. Suzuki, disse che in quel testo erano stati espressi, prima di quanto avesse fatto lui, simili concetti. Ad esempio, in accordo con i maestri dello Zen, condivideva l’idea che meditazione significa: “meditare sull’Essere senza che ci sia differenza tra l’Essere e il meditante”. Qui è evidente un tema classico del Vedanta non dualista.
Quando si sperimenta la natura dell’Essere come testimone senza forma, che è l’essenza della consapevolezza, si comprende l’insegnamento dei Maestri. Si sperimenta lo Spirito del Vedanta, che in questo stato di coscienza appare di un’ovvietà sconcertante, qualcosa che ci ha sempre accompagnato, ma di cui non ci eravamo accorti. Ci si rende conto che quelle che credevamo le nostre conoscenze della realtà erano limitate al piano mentale della comune condizione di offuscamento in cui tutti viviamo.
Sri Nisargadatta Maharaj, Jiddu Krishnamurti e altri Maestri spirituali hanno condiviso il loro vissuto di risvegliati e per decenni hanno insegnato questo tipo d’esperienza interiore che rivoluziona la percezione che abbiamo di noi stessi e del mondo. Ma non basta conoscere i testi dei saggi perché solo un vissuto esperienziale è trasformativo, mentre nessuna conoscenza di seconda mano, seppure benefica, ha autentico valore se tale conoscenza non è vissuta in sé stessi pienamente.
La prova tangibile dell’importanza di questo risveglio è la trasformazione dell’individuo che in questo modo si libera dai mali del nostro tempo, dall’ansia, dalla depressione e dalla mancanza di senso della vita. Il rinascere a una nuova qualità dell’esistenza, la soluzione dei conflitti e il benessere psicofisico sono il sigillo dell’autenticità dell’esperienza. Il fatto davvero sconcertante è che abbiamo letteralmente “sotto al naso” la chiave per la liberazione e pochi la usano, schiavi dell’autocontrollo e dei condizionamenti socioculturali sia delle chiese sia delle correnti materialiste che, per motivi diversi, screditano le esperienze di trascendenza dell’ego.
La soluzione del problema umano, che è evidente per i conflitti interiori e collettivi che ci accompagnano da secoli, parte dalla trasformazione individuale. I saggi insegnano che la trasformazione interiore sarà il necessario passo evolutivo che prelude alla Nuova Era e a un mondo migliore.

Filippo Falzoni Gallerani 2 maggio 2023

Il Maestro Huang Po disse…

I DISCORSI DI HUANG-PO MAESTRO CH’AN CINESE DEL IX° SECOLO

Il Maestro disse:
Tutti i Buddha e tutti gli esseri viventi non sono altro che un’unica Mente: non vi è alcun altro metodo spirituale.
Questa Mente, mai nata, da tempi senza inizio, non è mai cessata di esistere; né blu né gialla, senza forma né aspetto, non dipende né dall’essere, né dal non-essere, né dal vecchio né dal nuovo; non è né lunga né corta, né grande né piccola, aldilà di ogni delimitazione o denominazione, di là da ogni possibilità di essere percepita o considerata come un oggetto; eccola, essa è la Realtà in sé!
Ma, alla prima considerazione pensativa, la si perde… Illimitata e insormontabile si direbbe spazio vuoto! Così, questa mente-unica è il Buddha e tra il Buddha e gli esseri viventi non vi è differenza.
Tuttavia, gli esseri viventi cercano sempre da qualche altra parte, attaccandosi ai fenomeni e, così facendo perdono tutto, perché andando alla ricerca del Buddha con la loro idea del Buddha e ricercando la Mente con la loro mente erronea, anche sforzandosi per interi kalpa, non potrebbero approdare a niente.
Essi ignorano che il Buddha appare spontaneamente a chi cessa di evocarlo liberandosi dal processo pensativo.
Questa Mente, dunque, è il Buddha e il Buddha è la totalità degli esseri viventi.
Quando egli è un “essere vivente”, la Mente non ne viene per niente diminuita e quando essa è il Buddha, per niente aumentata.
Se non credete fermamente che questa Mente sia il Buddha e se volete praticare attaccandovi ai caratteri particolari (fenomeni) per ottenere i meriti, siete in preda ad un totale malinteso e così devierete dal Sentiero.
Questa mente è il Buddha. Non vi è altro Buddha e neppure altra mente.
Questa mente chiara e pura somiglia allo spazio vuoto, perché in nessun punto avrà mai una forma particolare.
Quando si suscita uno stato di mente particolare a causa dell’intromissione dei pensieri, ciò vuol dire deviare dalla sostanza delle cose e attaccarsi ai caratteri particolari.
Ora, non si è mai visto, da tempi senza inizio, un Buddha attaccato alle “particolarità” (cioè ai fenomeni).
Esercitarsi con le sei paramita e con infinite pratiche, per diventare Buddha, significa seguire una via graduale e, da sempre, non si è mai visto qualcuno diventato “Buddha per gradi”.
È sufficiente risvegliarsi a questa mente-unica per non aver più la minima realtà da trovare; questa è la vera Buddhità.
Il Buddha e gli esseri viventi sono indifferenziati nella mente-unica che, come lo spazio vuoto, non è mai confusa e mai si deteriora. Infatti, guardate il sole che illumina il mondo intero.
Al suo levare, la luce si spande sulla terra, ma lo spazio in se stesso non diviene più luminoso.
E quando il sole sparisce e le tenebre ricoprono la terra, lo spazio non si oscura affatto.
La luce e l’oscurità si scacciano l’un l’altra, ma lo spazio resta vuoto e immutato per sua natura. La stessa cosa accade per questa mente del Buddha e degli esseri viventi.
Vi sono alcuni che considerano il Buddha come potatore dei segni particolari di essere puro, libero e luminoso, mentre al contrario, gli esseri viventi sono portatori di qualità di esseri impuri, offuscati e incatenati al Samsara.
Tuttavia, chi afferma questo, non otterrà mai il Risveglio, neanche dopo innumerevoli kalpa, poiché si attacca ai fenomeni.
In questa mente-unica, quindi, non c’è nient’altro da cercare, perché la mente stessa è il Buddha.
Oggigiorno, i praticanti che non si sono risvegliati a questa mente, in sostanza non fanno che produrre pensieri su pensieri, cercando il Buddha all’esterno e continuano a praticare attaccandosi ai caratteri particolari.
Questo è un cattivo metodo e non la Via del Risveglio.

(Tratto dall’originale Cinese di P’ei-Hsiu Tradotto in Francese da Patrick Carrè e in Italiano da Cristina Martire e Alberto Mengoni).

SHIVA, PSICOTERAPIA E AUTOREALIZZAZIONE

“Tale compiuto godimento del quarto stato[1], la condizione fatta del meravigliato assaporamento di esso, si invera in colui che è concentrato nel grande yoga”…

“È uno sgorgare continuo di sbalordimento, all’interno del sé che è beatitudine illimitata, incolmabile, sempre più intensa”.

“Nient’altro che questo sono gli stadi dello yoga – ossia del diventare uno con la suprema realtà”…Quando il sé per mezzo del sé viene conosciuto dagli adepti, allora il sé vede in sé lo stupore”. “Chi sta come immerso nello stupore, contemplando la vera natura propria come quella che a tutto presiede, come può essere ancora soggetto a questa dolorosa trasmigrazione?”

Vasugupta[2]

Come ho ripetuto già molte volte in altri scritti, la Psicologia Transpersonale abbraccia e interpreta in chiave moderna aspetti essenziali delle tradizioni mistiche, rivolte all’autoconoscenza e alla liberazione.
In Occidente già nei primi decenni del secolo scorso C.G. Jung aveva colto il profondo significato che i miti e i simboli delle religioni avevano per la psiche di cui oltretutto erano la più significativa espressione. Per la salute mentale era quindi consequenziale l’importanza della comprensione e integrazione di queste istanze inconsce.
Da allora migliaia di studi hanno validato l’importanza terapeutica delle esperienze interiori indotte da stati meditativi in dimensioni transpersonali.
In seguito alla pubblicazione del “Libro Rosso” (avvenuta per volere di Jung cinquant’anni dopo la sua morte), Hillman e Shamdasani nel libro “Il Lamento dei Morti”, 2014, si domandano che cosa sarà della psicologia dopo le rivelazioni rivoluzionarie di quest’opera che dimostra che ciò che per Jung fu autenticamente terapeutico e trasformativo non furono la comprensione e l’accurato studio di tutte le simbologie religiose, ma il vissuto esperienziale nel quale, in profondi stati onirico-meditativi, si era confrontato direttamente con queste figure archetipiche. Tutte le antiche tradizioni sapienziali fanno riferimento a stati di coscienza che implicano il contatto con il numinoso, la trascendenza dell’ego e quindi la liberazione dall’angusto mondo del pensiero condizionato di cui l’umanità è prigioniera[3].
La ricerca di questi stati di risveglio della consapevolezza, che svelano una realtà “spirituale” dietro il velo delle apparenze “materiali” e “mentali”, accompagna l’uomo da tempi remotissimi: dalle tradizioni sciamaniche alle tecniche dell’estasi, alle iniziazioni egizie, ai culti di Apollo e Dioniso, dai Misteri Orfici alle iniziazioni di epoca greco-romana, dall’alchimia volta alla trasformazione dell’individuo sino all’occultismo rinascimentale.
I più grandi personaggi della storia erano molto spesso degli iniziati a questi culti esoterici e da essi attingevano le conoscenze di ordine superiore. Per quanto riguarda le religioni dell’Occidente si è riconosciuto che esse svolgono due compiti radicalmente differenti: uno è rivolto al sostegno dell’io, l’altro, cui solo una minoranza accede, è invece diretto alla trascendenza e distruzione dell’io, cioè all’accesso esperienziale allo Spirito che conduce ad una trasformazione radicale del vissuto.
Le filosofie e le religioni dell’Oriente sono da millenni portatrici di metodi e pratiche che non comportano la fede o l’obbedienza a ingiunzioni morali, bensì tendono alla trasformazione della coscienza degli individui.
Tali pratiche alterano l’ordinaria percezione dualista e hanno lo scopo di condurre all’Unità con il Sé Universale liberando l’essenza spirituale del cercatore dai veli dell’ego che offuscano e dividono la realtà nei dualismi che nascondono il vero Sé.

Conferme scientifiche e applicazioni terapeutiche

Stanislav Grof, nel suo recente lavoro: La Via dello Psiconauta, Enciclopedia del viaggio interiore, 2022, fa una sintesi di 60 anni di ricerche dapprima con LSD e in seguito con la Respirazione Olotropica[4], e definisce le esperienze di trascendenza ed espansione della consapevolezza in dimensioni psichiche non ordinarie: “stati olotropici”, cioè stati che tendono all’esperienza dell’Unità.
Grof descrive una vasta fenomenologia che ha verificato attraverso una lunga esperienza clinica e accurate ricerche in contesto medico-scientifico che ne confermano aspetti terapeutici strabilianti. Accurati studi scientifici infatti, hanno dimostrato che i risultati non solo sono molto più rapidi, ma spesso anche più profondi e stabili rispetto alle pratiche terapeutiche convenzionali.
La realizzazione del Sé conduce l’ego alla dissoluzione nell’Unità non divisa della coscienza ed è quindi il più potente catalizzatore di stati di benessere psicospirituale. La radicale trasformazione della prospettiva con cui ci si rapporta alla vita in modo più autentico e spontaneo si traduce infatti in salute psicofisica.
Questa consapevolezza interiore comporta il riconoscimento di una realtà definita “esoterica”, che per incomprensione di questo termine è spesso screditata da chi ha un approccio essenzialmente materialista alla realtà.
Il termine “esoterico” rimanda a conoscenze segrete, che non possono essere comunicate a chi non è pronto a riceverle e questo per molti pare costituire una prova di inattendibilità, anche se ormai i risultati benefici di queste esperienze sono stati dimostrati anche dopo il vaglio dell’approccio scientifico di tante recenti ricerche. In realtà tali conoscenze sono apertamente trasmesse da secoli, ma rimangono segrete solo perché non sono comprensibili dalla angusta prospettiva di quello che si considera lo stato di coscienza ordinario. Invero questo stato ordinario in cui comunemente vive l’uomo è uno stato di offuscamento in cui non si accorge di essere prigioniero di una rete di pensieri e concetti che gli impediscono di vedere la Realtà con mente attenta e sgombra, cioè di incarnare la prospettiva in cui ci si trova quando, grazie alla libertà interiore, si è nel flusso spontaneo del vivere. L’uomo di solito vive inconsapevole di sé ed è vittima dell’ego immagine che crea falsi problemi, conflitti, contraddizioni e frustrazioni, che sono tutte creazioni di una mente confusa che non è correttamente diretta. In questo stato di frammentazione mentale l’individuo non è in grado di assaporare la magia e la bellezza del vivere con creatività spontanea. Per questo tali dimensioni coscienziali, che sono aspetti fondamentali degli strati più profondi e autentici del vivere, rimangono sconosciute o considerate fantasie irrealizzabili. Il fatto è che realizzare il significato di questi insegnamenti attraverso il pensiero ed i convenzionali processi mentali è come cercare di sfamarsi imparando a memoria delle ricette di cucina. La capacità di percepire il nostro stesso Sé, nella sua realtà immediata e non concettuale, è il nucleo essenziale dei cammini iniziatici che implicano pratiche per superare i condizionamenti mentali. Gli insegnamenti, quindi, sono solo un’indicazione di direzione che può condurre all’esperienza e alla rivelazione dell’Unità, se sappiamo percepire con chiarezza quanto indicato.
Guardando senza il filtro del pensiero nel vuoto del nostro Sè scopriamo la realtà indivisa di vuoto e forma, io e Cosmo, l’Uno che diventa i molti e i molti che sono Uno. Il mondo ci appare come una rappresentazione sullo specchio ineffabile della Coscienza, il testimone senza forma che risiede oltre il divenire, oltre lo spazio-tempo e che trascende e contiene spazio e tempo, dualismo e non dualismo.

A Bhairava (Shiva), la cui natura è uno stato di protensione interiore essenziato dell’emergenza della intuizione suprema, inerisce una certa, indefinibile potenza, la potenza di Libertà.

Da molti anni, nell’ambito della Psicologia Transpersonale, studio il valore terapeutico delle tradizioni orientali e in particolare dell’Induismo con il Tantrismo e Kundalini Yoga, che ho integrato con tecniche di respirazione che alterano lo stato di coscienza (il Rebirthing Transpersonale). Nel Vedanta non dualista ho trovato meravigliose definizioni del Sé, e della sua identità con Shiva (realizzare il Sé è la suprema “guarigione”, liberazione e risveglio). Su Shiva si sono scritti centinaia di volumi e i suoi 108 nomi lo definiscono in innumerevoli forme: Signore dello Yoga, Dio Supremo, Pura Consapevolezza, Luce invisibile, Signore della Natura, distruttore del dolore, Signore degli Dei, signore di tutto ciò che è, ecc. (Shiva ha anche il nome di divinità femminili). I filosofi dell’India hanno per millenni tentato di descrivere la Sua realtà paradossale e incommensurabile che si manifesta negli archetipi che lo rappresentano. È infatti una perfetta integrazione di aspetti opposti: è l’asceta erotico, a volte androgino, è rappresentato dal Lingam, principio creatore e fallo eretto, oppure lo yoghi che incenerisce Kama dio del desiderio, è il distruttore dei mondi, ma ne è anche il creatore e il sostenitore.

Mi fermo qui perché si potrebbe andare avanti all’infinito a descrivere storie e miti che lo rappresentano. Per comprendere in modo più diretto l’essenza di Shiva le indicazioni più chiare le ho trovate nella “Ribhu Gita” che è la Gita di Shiva (come la “Bhagavad-Gita” è la molto più conosciuta Gita di Krishna).
Il grande mistico Ramana Maharshi, che è uno dei più alti riferimenti della più profonda spiritualità indiana, spesso citava questo libro in cui aveva trovato una descrizione corrispondente alla sua spontanea esperienza di risveglio che da ragazzo lo aveva condotto ai più profondi stati di Samadhi nell’Unità con l’Assoluto e radicalmente trasformato la sua vita.
La Ribhu Gita conduce il lettore a comprendere che Shiva è Coscienza-Consapevolezza che permea ogni cosa ed in cui ogni cosa ha luogo. Il lettore stesso giunge a comprendere che la sua identificazione con la mente e il corpo è un’illusione e, scartando i fenomeni esteriori, può giungere a comprendere che la coscienza indivisa è la sua vera Natura e quindi riconoscere la sua identità con Shiva. La Coscienza è obiettivamente il substrato di ogni cosa, la sostanza immateriale e lo spazio invisibile in cui ogni fenomeno è contenuto. Il sorgere della coscienza-consapevolezza è infatti condizione indispensabile perché si possa testimoniare l’esistenza di alcunché.
L’apparire dell’io cosciente è contemporaneo e inseparabile dall’apparire del mondo fenomenico, l’uno non esiste senza l’altro. L’insegnamento porta ad un successivo livello ancora più profondo nel quale anche questa realizzazione si rivela solo una tappa di passaggio. Solo i grandi Maestri come Sri Ramana Maharshi o Sri Nisargadatta Maharaj, o Sri Herakhan Baba, e pochi altri, conducono alla trascendenza del Sé, mentre la maggior parte dei cammini spirituali si fermano alla coscienza del piano causale.  

“Tu sei questa coscienza, e da questa coscienza è nato l’intero universo. Se non si conosce la coscienza non è possibile realizzare il Paramatman. Lo si raggiunge solo grazie a questa comprensione. Dopo aver compreso la natura della coscienza, comprenderemo anche di non essere la coscienza”.

Il senso dell’io sono è Presenza. Questa Presenza o senso dell’ “io sono” non deve esserci. Solo l’assenza del senso “io sono” può conoscere il nulla. Nell’assoluto non c’è il senso del conoscere e neanche il senso dell’ ”io sono”. Il senso del conoscere riguarda solo il passato.

“Raggiungerai in fretta la maturità rimanendo radicato nel tuo nulla. Io sono soltanto nulla. Io non sono nessuna cosa. Questo nulla ti renderà maturo.”

Nisargadatta Maharaj

Infatti, andando avanti nella ricerca, quando si giunge alla realizzazione del Sé e quando ci si accorge che questo Sé è solo coscienza, un nulla, un vuoto ineffabile, comprendiamo anche che se questa vacuità senza sostanza è la base del mondo fenomenico e di infiniti universi, anche questi infiniti mondi e modi di essere non hanno alcuna vera sostanza e attributi di realtà se non in relazione all’Assoluto, al Parabrahman, la realtà ultima che trascende il vuoto e la forma e ogni possibilità di essere definito in quanto non è mai oggetto e neppure può essere definito soggetto.
Qui siamo oltre il sorgere e il tramontare della coscienza perché nel continuo infinito presente non c’è più il tempo. Una volta raggiunta la coscienza del Brahman e compreso il gioco cosmico, il Lila divino, si è pronti ad accedere alla assoluta libertà di Parabrahman.
La presenza non divisa oltre l’“io sono” che trascende dualismo e non dualismo. L’uomo che coglie la sua indissolubile unità con l’Assoluto, libero dall’identificazione persino con il testimone “io sono”, entra nel flusso e vive pienamente il ruolo che la vita gli dà, in serena lucidità e coraggio e nella vita di ogni giorno si esprime in armoniosa spontaneità, rimanendo interiormente libero dal conflitto.
Quarant’anni di esperienze con la respirazione mi hanno dimostrato che il respiro catalizzatore più potente per giungere a questa realizzazione.

Due brevi estratti dalla Ribhu Gita:
Dal capitolo 1: Quindi Ribhu disse a Nidagha: ti dirò la definizione del Sé che non è ritrovabile nella triade del tempo di passato, presente e futuro, sempre il più segreto dei segreti, per riassumere ciò che è stato detto da Shiva. Non c’è nulla di cui si possa parlare come non-Sé, né della mente come non-Sé, né dei mondi come non-Sé. Sii certo che non c’è nulla che sia non-Sé. Con l’assenza di tutti i sankalpa, con l’eliminazione di tutte le forme, con la convinzione che esiste solo Brahman, sii certo che non c’è nulla che sia non-Sé.

Dal capitolo 2: Come bolle d’aria sulle acque dell’oceano, gli dei, gli uomini e le bestie di tutto il mondo fenomenico sorgono e sorgeranno ancora e ancora, sulle acque della massa di beatitudine solida del consorte di Uma (Shiva). Non esiste miseria mondana per coloro che attraverso la loro esperienza, percepiscono tutto questo emergere dalle onde dell’illusione chiaramente come Me stesso, (il Sé). A causa dell’illusione la gente non realizza Hara (il Sé) come causa di ogni piccola cosa, causa di ogni essere ed anche come la causa senza confini di una più grande dissoluzione. Quando la presenza del Consorte di Uma brilla riflesso nelle acque nei recessi dello spazio del cuore, la distruzione del serpente delle miserie mondane ha luogo. (Mia libera traduzione)

Filippo Falzoni Gallerani, Ostuni, 18 luglio 2022

NOTE
[1] Il Quarto stato, detto anche Sunyata, il vuoto è lo stato permanente che trascende gli altri tre stati che sono: veglia, sogno e sonno senza sogni.
[2] Vasugupta: Filosofo e mistico indiano del Kashmir dell’ottavo-nono secolo, autore dello Śivasūtra, testo fondamentale delle dottrine shivaita di tradizione non- dualista. Testi di riferimento: Vasugupta, Gli Aforismi di Shiva, con il commento di Kshemaraja, Ediz. Mimesis, Milano 1999 – Abhinavagupta: Tantraloka, La Luce del Tantra, Ediz. Adelphi, Milano, 2017
[3] Queste prigioni mentali sono percepite con particolare sofferenza da coloro che sono definiti nevrotici, mentre le cosiddette persone “normali” spesso ne sono schiave senza sospettarlo, ma a causa di questo vivono una vita vuota, priva di valori e di relazioni profonde e autentiche.
[4] La Respirazione Olotropica ha molti punti in comune con il Rebirthing Transpersonale.

Placare la mente

La seduta di Rebirthing Transpersonale è una pratica così semplice che anche un bambino la può sperimentare con successo e la tecnica respiratoria la si può insegnare in pochi minuti. Recentemente sono stati pubblicati nuovi studi scientifici che descrivono i tanti disturbi fisici prodotti da una cattiva respirazione. Poche sono invece le ricerche che chiariscono le profonde reazioni psicologiche ed emotive indotte dalla respirazione intensa. È di certo anche facile intuire che una buona salute dipende da una buona respirazione. Più complesso è comprendere quali meccanismi conducono a placare la mente, a trovare il benessere interiore e la liberazione attraverso il respiro. Quando si va più a fondo nella ricerca e si prendono in considerazione le trasformazioni psico-spirituali indotte dal respiro e l’atteggiamento opportuno che ne favorisce la straordinaria efficacia, la comunicazione si complica. Si entra nel territorio della ricerca interiore e della filosofia e ci si avvicina alla dimensione dei corpi sottili, dell’energia, del Prana e della consapevolezza, argomenti che vanno oltre alle dimensioni fisiologiche note ai medici e che pochi studiosi occidentali hanno affrontato da una prospettiva scientifica, seppure siano ben conosciuti dalle antiche tradizioni dello Yoga, del Taoismo.
Per questo quando cerco di spiegare l’essenza di ciò che attraverso la respirazione conduce alla liberazione e al risveglio, argomenti che ho molto chiari in mente diventano difficili da mettere in parole in modo comprensibile a tutti.
Penso che forse è inutile sforzarsi troppo per trovare argomentazioni convincenti perché la gente ha la testa già così piena di parole e di concetti che sarebbe consigliabile, per chi cerca la pace mentale, guardare la realtà senza l’interferenza del pensiero, dato che è una chiara percezione di sé e del mondo che conduce alla serenità. È come se debba esserci un certo grado di risveglio della consapevolezza prima che si possa cogliere ciò che davvero è importante capire a livello intellettuale.
Anche i più profondi aforismi di saggezza servono a ben poco se non ne realizziamo esperienzialmente la realtà, cioè se quando li ascoltiamo non suscitano in noi un lampo di quella comprensione immediata che va alla sostanza del significato oltre l’involucro delle parole.
È infatti esperienza comune che dopo una seduta di respirazione, avendo dilatato la coscienza, molti trovino comprensibile un tema filosofico-spirituale che prima appariva loro del tutto arcano.
La vera comprensione e la soluzione dei problemi della mente, infatti, non avvengono a livello mentale, sono piuttosto l’effetto di una chiara percezione della realtà. Le parole si limitano ad indicare qualcosa che, se non è vissuto, rimale solo un’astrazione teorica. Nietzsche aveva ragione quando affermava che i suoi scritti non potevano essere compresi perché: “Per ciò di cui non si ha esperienza non si hanno orecchie”.
Allo stesso modo è difficile se non impossibile comunicare stati di espansione della consapevolezza a chi non li ha mai provati.
Cogliere la vita come è, con lucidità, senza il filtro del pensiero e delle parole, stabilire un contatto diretto ed immediato con l’energia che ci anima e con la sorgente della consapevolezza, non ha nulla di concettuale e conduce ad una trasformazione radicale delle nostre prospettive esistenziali.
E’ necessario sperimentare in prima persona l’ineffabile “stato naturale” di cui parlano i saggi orientali: lo stato di presenza consapevole, in cui non si immagina di essere “questo o quello” e non ci si identifica con i ruoli e le maschere del teatro quotidiano.
Il Rebirthing Transpersonale correttamente applicato è uno strumento di grande efficacia che utilizza la respirazione per andare oltre la gabbia dei pensieri e sperimentare direttamente questo diverso modo di sentire.
Un lampo della consapevolezza sovramentale è sufficiente a darci nuovi occhi e orecchie, attraverso i quali vediamo e comprendiamo con chiarezza e fluiamo nel presente senza inutili timori.
Molti hanno perso il contatto con la vita a causa di condizionamenti che fanno sì che si guardi alla realtà da una prospettiva che impedisce di vivere nel “qui e ora” e di essere pienamente consapevoli del vero Sé. L’essere è frammentato dalle contraddizioni interiori e sono proprio le divisioni che il pensiero crea la sorgente della frammentazione.
La metafora del cervello come un computer di cui non abbiamo padronanza rende l’idea dell’incapacità umana di percepire la realtà dalla prospettiva del Sé e di sintonizzarsi con la volontà profonda, che viene dall’anima e dall’essenza.
Capire, cioè, che siamo i padroni del computer e dobbiamo sapere come usarlo invece di identificarci con esso perché, sebbene spesso ce ne dimentichiamo, siamo cosa ben diversa dalla macchina che dobbiamo usare.
Per rispondere con una frase alla domanda: “come placare la mente”, potrei dire con un’estrema sintesi: E’ impossibile placare la mente finché siamo identificati con la mente e il corpo (software e hardware del computer che erroneamente chiamiamo “io”), ma appena ci svegliamo alla nostra vera natura e alla sorgente della consapevolezza come Testimone senza forma (che è il padrone del computer) ecco che la mente è pacificata e il nostro vivere e le nostre relazioni si trasformano di conseguenza. Solo una chiara percezione della realtà conduce all’armonia con la vita e all’integrazione dell’io con la totalità dell’Essere e la tecnica respiratoria può condurre rapidamente a questo risveglio percettivo.
Come diceva Sri Nisargadatta: “Il vero Sé scaccia il falso io, tuttavia esso continua ad esistere senza contraddizione”.
Respirando possiamo calmare la mente, attivare l’energia, sintonizzarci con il presente per trascendere il pensiero e le parole e percepire la realtà dell’Essere nel qui e ora.
La mente tende ad opporsi e non vuole lasciare il campo alla libertà interiore perché è stata condizionata e programmata, a livello individuale sin dall’infanzia e a livello collettivo da secoli.
Lo stato naturale, è spontaneo e privo di sforzo. È un “non fare” che si manifesta come consapevolezza che riconosce e dissolve l’agente illusorio: il cosiddetto io separato o ego che si nutre di un ininterrotto dialogo interno.
Comporta essere veramente semplici e umani senza inseguire le mete illusorie che la mente incessantemente crea.
La vita fluisce spontaneamente, come spontaneamente siamo già “noi stessi” senza dover far nulla per esserlo, appena ci liberiamo da illusori tentativi di automiglioramento e comprendiamo che non dobbiamo diventare chissà chi, inseguendo ideali frustranti. Fluendo nell’attimo possiamo realizzare il vero Sé che è sempre nuovo e libero da condizionamenti.
Per citare di nuovo Nietzsche, una sua appropriata ingiunzione in questo caso è: “Diventa ciò che sei!”
Infatti se seguiamo la Volontà che viene dal profondo, non c’è né separazione né intervallo temporale tra pensiero e azione e siamo in presa diretta con la vita.
In sintesi le sedute di Rebirthing Transpersonale facilitano il processo nel quale guardiamo la mente senza identificarci con le immagini mentali, rimaniamo testimoni e osserviamo il suo vagare con chiarezza, senza intervenire, senza produrre né allontanare i pensieri e così facendo avviene un profondo cambiamento. Evitando di interferire vediamo con chiarezza e questo vedere con chiarezza è trasformativo. Nell’immediatezza del sentire senza alternative, creiamo le migliori condizioni perché la mente si plachi e l’intuizione ci diriga. Ci arrendiamo a un’intelligenza inconscia che nasce dal silenzio e finalmente siamo liberi e autentici, ed è così che con l’auto-realizzazione si sconfiggono l’ansia e il mal di vivere.

Filippo Falzoni Gallerani, dicembre 2021
Questa è una radicale rielaborazione di un mio brano di qualche anno fa.

FILIPPO FALZONI GALLERANI