SHIVA, PSICOTERAPIA E AUTOREALIZZAZIONE

“Tale compiuto godimento del quarto stato[1], la condizione fatta del meravigliato assaporamento di esso, si invera in colui che è concentrato nel grande yoga”…

“È uno sgorgare continuo di sbalordimento, all’interno del sé che è beatitudine illimitata, incolmabile, sempre più intensa”.

“Nient’altro che questo sono gli stadi dello yoga – ossia del diventare uno con la suprema realtà”…Quando il sé per mezzo del sé viene conosciuto dagli adepti, allora il sé vede in sé lo stupore”. “Chi sta come immerso nello stupore, contemplando la vera natura propria come quella che a tutto presiede, come può essere ancora soggetto a questa dolorosa trasmigrazione?”

Vasugupta[2]

Come ho ripetuto già molte volte in altri scritti, la Psicologia Transpersonale abbraccia e interpreta in chiave moderna aspetti essenziali delle tradizioni mistiche, rivolte all’autoconoscenza e alla liberazione.
In Occidente già nei primi decenni del secolo scorso C.G. Jung aveva colto il profondo significato che i miti e i simboli delle religioni avevano per la psiche di cui oltretutto erano la più significativa espressione. Per la salute mentale era quindi consequenziale l’importanza della comprensione e integrazione di queste istanze inconsce.
Da allora migliaia di studi hanno validato l’importanza terapeutica delle esperienze interiori indotte da stati meditativi in dimensioni transpersonali.
In seguito alla pubblicazione del “Libro Rosso” (avvenuta per volere di Jung cinquant’anni dopo la sua morte), Hillman e Shamdasani nel libro “Il Lamento dei Morti”, 2014, si domandano che cosa sarà della psicologia dopo le rivelazioni rivoluzionarie di quest’opera che dimostra che ciò che per Jung fu autenticamente terapeutico e trasformativo non furono la comprensione e l’accurato studio di tutte le simbologie religiose, ma il vissuto esperienziale nel quale, in profondi stati onirico-meditativi, si era confrontato direttamente con queste figure archetipiche. Tutte le antiche tradizioni sapienziali fanno riferimento a stati di coscienza che implicano il contatto con il numinoso, la trascendenza dell’ego e quindi la liberazione dall’angusto mondo del pensiero condizionato di cui l’umanità è prigioniera[3].
La ricerca di questi stati di risveglio della consapevolezza, che svelano una realtà “spirituale” dietro il velo delle apparenze “materiali” e “mentali”, accompagna l’uomo da tempi remotissimi: dalle tradizioni sciamaniche alle tecniche dell’estasi, alle iniziazioni egizie, ai culti di Apollo e Dioniso, dai Misteri Orfici alle iniziazioni di epoca greco-romana, dall’alchimia volta alla trasformazione dell’individuo sino all’occultismo rinascimentale.
I più grandi personaggi della storia erano molto spesso degli iniziati a questi culti esoterici e da essi attingevano le conoscenze di ordine superiore. Per quanto riguarda le religioni dell’Occidente si è riconosciuto che esse svolgono due compiti radicalmente differenti: uno è rivolto al sostegno dell’io, l’altro, cui solo una minoranza accede, è invece diretto alla trascendenza e distruzione dell’io, cioè all’accesso esperienziale allo Spirito che conduce ad una trasformazione radicale del vissuto.
Le filosofie e le religioni dell’Oriente sono da millenni portatrici di metodi e pratiche che non comportano la fede o l’obbedienza a ingiunzioni morali, bensì tendono alla trasformazione della coscienza degli individui.
Tali pratiche alterano l’ordinaria percezione dualista e hanno lo scopo di condurre all’Unità con il Sé Universale liberando l’essenza spirituale del cercatore dai veli dell’ego che offuscano e dividono la realtà nei dualismi che nascondono il vero Sé.

Conferme scientifiche e applicazioni terapeutiche

Stanislav Grof, nel suo recente lavoro: La Via dello Psiconauta, Enciclopedia del viaggio interiore, 2022, fa una sintesi di 60 anni di ricerche dapprima con LSD e in seguito con la Respirazione Olotropica[4], e definisce le esperienze di trascendenza ed espansione della consapevolezza in dimensioni psichiche non ordinarie: “stati olotropici”, cioè stati che tendono all’esperienza dell’Unità.
Grof descrive una vasta fenomenologia che ha verificato attraverso una lunga esperienza clinica e accurate ricerche in contesto medico-scientifico che ne confermano aspetti terapeutici strabilianti. Accurati studi scientifici infatti, hanno dimostrato che i risultati non solo sono molto più rapidi, ma spesso anche più profondi e stabili rispetto alle pratiche terapeutiche convenzionali.
La realizzazione del Sé conduce l’ego alla dissoluzione nell’Unità non divisa della coscienza ed è quindi il più potente catalizzatore di stati di benessere psicospirituale. La radicale trasformazione della prospettiva con cui ci si rapporta alla vita in modo più autentico e spontaneo si traduce infatti in salute psicofisica.
Questa consapevolezza interiore comporta il riconoscimento di una realtà definita “esoterica”, che per incomprensione di questo termine è spesso screditata da chi ha un approccio essenzialmente materialista alla realtà.
Il termine “esoterico” rimanda a conoscenze segrete, che non possono essere comunicate a chi non è pronto a riceverle e questo per molti pare costituire una prova di inattendibilità, anche se ormai i risultati benefici di queste esperienze sono stati dimostrati anche dopo il vaglio dell’approccio scientifico di tante recenti ricerche. In realtà tali conoscenze sono apertamente trasmesse da secoli, ma rimangono segrete solo perché non sono comprensibili dalla angusta prospettiva di quello che si considera lo stato di coscienza ordinario. Invero questo stato ordinario in cui comunemente vive l’uomo è uno stato di offuscamento in cui non si accorge di essere prigioniero di una rete di pensieri e concetti che gli impediscono di vedere la Realtà con mente attenta e sgombra, cioè di incarnare la prospettiva in cui ci si trova quando, grazie alla libertà interiore, si è nel flusso spontaneo del vivere. L’uomo di solito vive inconsapevole di sé ed è vittima dell’ego immagine che crea falsi problemi, conflitti, contraddizioni e frustrazioni, che sono tutte creazioni di una mente confusa che non è correttamente diretta. In questo stato di frammentazione mentale l’individuo non è in grado di assaporare la magia e la bellezza del vivere con creatività spontanea. Per questo tali dimensioni coscienziali, che sono aspetti fondamentali degli strati più profondi e autentici del vivere, rimangono sconosciute o considerate fantasie irrealizzabili. Il fatto è che realizzare il significato di questi insegnamenti attraverso il pensiero ed i convenzionali processi mentali è come cercare di sfamarsi imparando a memoria delle ricette di cucina. La capacità di percepire il nostro stesso Sé, nella sua realtà immediata e non concettuale, è il nucleo essenziale dei cammini iniziatici che implicano pratiche per superare i condizionamenti mentali. Gli insegnamenti, quindi, sono solo un’indicazione di direzione che può condurre all’esperienza e alla rivelazione dell’Unità, se sappiamo percepire con chiarezza quanto indicato.
Guardando senza il filtro del pensiero nel vuoto del nostro Sè scopriamo la realtà indivisa di vuoto e forma, io e Cosmo, l’Uno che diventa i molti e i molti che sono Uno. Il mondo ci appare come una rappresentazione sullo specchio ineffabile della Coscienza, il testimone senza forma che risiede oltre il divenire, oltre lo spazio-tempo e che trascende e contiene spazio e tempo, dualismo e non dualismo.

A Bhairava (Shiva), la cui natura è uno stato di protensione interiore essenziato dell’emergenza della intuizione suprema, inerisce una certa, indefinibile potenza, la potenza di Libertà.

Da molti anni, nell’ambito della Psicologia Transpersonale, studio il valore terapeutico delle tradizioni orientali e in particolare dell’Induismo con il Tantrismo e Kundalini Yoga, che ho integrato con tecniche di respirazione che alterano lo stato di coscienza (il Rebirthing Transpersonale). Nel Vedanta non dualista ho trovato meravigliose definizioni del Sé, e della sua identità con Shiva (realizzare il Sé è la suprema “guarigione”, liberazione e risveglio). Su Shiva si sono scritti centinaia di volumi e i suoi 108 nomi lo definiscono in innumerevoli forme: Signore dello Yoga, Dio Supremo, Pura Consapevolezza, Luce invisibile, Signore della Natura, distruttore del dolore, Signore degli Dei, signore di tutto ciò che è, ecc. (Shiva ha anche il nome di divinità femminili). I filosofi dell’India hanno per millenni tentato di descrivere la Sua realtà paradossale e incommensurabile che si manifesta negli archetipi che lo rappresentano. È infatti una perfetta integrazione di aspetti opposti: è l’asceta erotico, a volte androgino, è rappresentato dal Lingam, principio creatore e fallo eretto, oppure lo yoghi che incenerisce Kama dio del desiderio, è il distruttore dei mondi, ma ne è anche il creatore e il sostenitore.

Mi fermo qui perché si potrebbe andare avanti all’infinito a descrivere storie e miti che lo rappresentano. Per comprendere in modo più diretto l’essenza di Shiva le indicazioni più chiare le ho trovate nella “Ribhu Gita” che è la Gita di Shiva (come la “Bhagavad-Gita” è la molto più conosciuta Gita di Krishna).
Il grande mistico Ramana Maharshi, che è uno dei più alti riferimenti della più profonda spiritualità indiana, spesso citava questo libro in cui aveva trovato una descrizione corrispondente alla sua spontanea esperienza di risveglio che da ragazzo lo aveva condotto ai più profondi stati di Samadhi nell’Unità con l’Assoluto e radicalmente trasformato la sua vita.
La Ribhu Gita conduce il lettore a comprendere che Shiva è Coscienza-Consapevolezza che permea ogni cosa ed in cui ogni cosa ha luogo. Il lettore stesso giunge a comprendere che la sua identificazione con la mente e il corpo è un’illusione e, scartando i fenomeni esteriori, può giungere a comprendere che la coscienza indivisa è la sua vera Natura e quindi riconoscere la sua identità con Shiva. La Coscienza è obiettivamente il substrato di ogni cosa, la sostanza immateriale e lo spazio invisibile in cui ogni fenomeno è contenuto. Il sorgere della coscienza-consapevolezza è infatti condizione indispensabile perché si possa testimoniare l’esistenza di alcunché.
L’apparire dell’io cosciente è contemporaneo e inseparabile dall’apparire del mondo fenomenico, l’uno non esiste senza l’altro. L’insegnamento porta ad un successivo livello ancora più profondo nel quale anche questa realizzazione si rivela solo una tappa di passaggio. Solo i grandi Maestri come Sri Ramana Maharshi o Sri Nisargadatta Maharaj, o Sri Herakhan Baba, e pochi altri, conducono alla trascendenza del Sé, mentre la maggior parte dei cammini spirituali si fermano alla coscienza del piano causale.  

“Tu sei questa coscienza, e da questa coscienza è nato l’intero universo. Se non si conosce la coscienza non è possibile realizzare il Paramatman. Lo si raggiunge solo grazie a questa comprensione. Dopo aver compreso la natura della coscienza, comprenderemo anche di non essere la coscienza”.

Il senso dell’io sono è Presenza. Questa Presenza o senso dell’ “io sono” non deve esserci. Solo l’assenza del senso “io sono” può conoscere il nulla. Nell’assoluto non c’è il senso del conoscere e neanche il senso dell’ ”io sono”. Il senso del conoscere riguarda solo il passato.

“Raggiungerai in fretta la maturità rimanendo radicato nel tuo nulla. Io sono soltanto nulla. Io non sono nessuna cosa. Questo nulla ti renderà maturo.”

Nisargadatta Maharaj

Infatti, andando avanti nella ricerca, quando si giunge alla realizzazione del Sé e quando ci si accorge che questo Sé è solo coscienza, un nulla, un vuoto ineffabile, comprendiamo anche che se questa vacuità senza sostanza è la base del mondo fenomenico e di infiniti universi, anche questi infiniti mondi e modi di essere non hanno alcuna vera sostanza e attributi di realtà se non in relazione all’Assoluto, al Parabrahman, la realtà ultima che trascende il vuoto e la forma e ogni possibilità di essere definito in quanto non è mai oggetto e neppure può essere definito soggetto.
Qui siamo oltre il sorgere e il tramontare della coscienza perché nel continuo infinito presente non c’è più il tempo. Una volta raggiunta la coscienza del Brahman e compreso il gioco cosmico, il Lila divino, si è pronti ad accedere alla assoluta libertà di Parabrahman.
La presenza non divisa oltre l’“io sono” che trascende dualismo e non dualismo. L’uomo che coglie la sua indissolubile unità con l’Assoluto, libero dall’identificazione persino con il testimone “io sono”, entra nel flusso e vive pienamente il ruolo che la vita gli dà, in serena lucidità e coraggio e nella vita di ogni giorno si esprime in armoniosa spontaneità, rimanendo interiormente libero dal conflitto.
Quarant’anni di esperienze con la respirazione mi hanno dimostrato che il respiro catalizzatore più potente per giungere a questa realizzazione.

Due brevi estratti dalla Ribhu Gita:
Dal capitolo 1: Quindi Ribhu disse a Nidagha: ti dirò la definizione del Sé che non è ritrovabile nella triade del tempo di passato, presente e futuro, sempre il più segreto dei segreti, per riassumere ciò che è stato detto da Shiva. Non c’è nulla di cui si possa parlare come non-Sé, né della mente come non-Sé, né dei mondi come non-Sé. Sii certo che non c’è nulla che sia non-Sé. Con l’assenza di tutti i sankalpa, con l’eliminazione di tutte le forme, con la convinzione che esiste solo Brahman, sii certo che non c’è nulla che sia non-Sé.

Dal capitolo 2: Come bolle d’aria sulle acque dell’oceano, gli dei, gli uomini e le bestie di tutto il mondo fenomenico sorgono e sorgeranno ancora e ancora, sulle acque della massa di beatitudine solida del consorte di Uma (Shiva). Non esiste miseria mondana per coloro che attraverso la loro esperienza, percepiscono tutto questo emergere dalle onde dell’illusione chiaramente come Me stesso, (il Sé). A causa dell’illusione la gente non realizza Hara (il Sé) come causa di ogni piccola cosa, causa di ogni essere ed anche come la causa senza confini di una più grande dissoluzione. Quando la presenza del Consorte di Uma brilla riflesso nelle acque nei recessi dello spazio del cuore, la distruzione del serpente delle miserie mondane ha luogo. (Mia libera traduzione)

Filippo Falzoni Gallerani, Ostuni, 18 luglio 2022

NOTE
[1] Il Quarto stato, detto anche Sunyata, il vuoto è lo stato permanente che trascende gli altri tre stati che sono: veglia, sogno e sonno senza sogni.
[2] Vasugupta: Filosofo e mistico indiano del Kashmir dell’ottavo-nono secolo, autore dello Śivasūtra, testo fondamentale delle dottrine shivaita di tradizione non- dualista. Testi di riferimento: Vasugupta, Gli Aforismi di Shiva, con il commento di Kshemaraja, Ediz. Mimesis, Milano 1999 – Abhinavagupta: Tantraloka, La Luce del Tantra, Ediz. Adelphi, Milano, 2017
[3] Queste prigioni mentali sono percepite con particolare sofferenza da coloro che sono definiti nevrotici, mentre le cosiddette persone “normali” spesso ne sono schiave senza sospettarlo, ma a causa di questo vivono una vita vuota, priva di valori e di relazioni profonde e autentiche.
[4] La Respirazione Olotropica ha molti punti in comune con il Rebirthing Transpersonale.

Placare la mente

La seduta di Rebirthing Transpersonale è una pratica così semplice che anche un bambino la può sperimentare con successo e la tecnica respiratoria la si può insegnare in pochi minuti. Recentemente sono stati pubblicati nuovi studi scientifici che descrivono i tanti disturbi fisici prodotti da una cattiva respirazione. Poche sono invece le ricerche che chiariscono le profonde reazioni psicologiche ed emotive indotte dalla respirazione intensa. È di certo anche facile intuire che una buona salute dipende da una buona respirazione. Più complesso è comprendere quali meccanismi conducono a placare la mente, a trovare il benessere interiore e la liberazione attraverso il respiro. Quando si va più a fondo nella ricerca e si prendono in considerazione le trasformazioni psico-spirituali indotte dal respiro e l’atteggiamento opportuno che ne favorisce la straordinaria efficacia, la comunicazione si complica. Si entra nel territorio della ricerca interiore e della filosofia e ci si avvicina alla dimensione dei corpi sottili, dell’energia, del Prana e della consapevolezza, argomenti che vanno oltre alle dimensioni fisiologiche note ai medici e che pochi studiosi occidentali hanno affrontato da una prospettiva scientifica, seppure siano ben conosciuti dalle antiche tradizioni dello Yoga, del Taoismo.
Per questo quando cerco di spiegare l’essenza di ciò che attraverso la respirazione conduce alla liberazione e al risveglio, argomenti che ho molto chiari in mente diventano difficili da mettere in parole in modo comprensibile a tutti.
Penso che forse è inutile sforzarsi troppo per trovare argomentazioni convincenti perché la gente ha la testa già così piena di parole e di concetti che sarebbe consigliabile, per chi cerca la pace mentale, guardare la realtà senza l’interferenza del pensiero, dato che è una chiara percezione di sé e del mondo che conduce alla serenità. È come se debba esserci un certo grado di risveglio della consapevolezza prima che si possa cogliere ciò che davvero è importante capire a livello intellettuale.
Anche i più profondi aforismi di saggezza servono a ben poco se non ne realizziamo esperienzialmente la realtà, cioè se quando li ascoltiamo non suscitano in noi un lampo di quella comprensione immediata che va alla sostanza del significato oltre l’involucro delle parole.
È infatti esperienza comune che dopo una seduta di respirazione, avendo dilatato la coscienza, molti trovino comprensibile un tema filosofico-spirituale che prima appariva loro del tutto arcano.
La vera comprensione e la soluzione dei problemi della mente, infatti, non avvengono a livello mentale, sono piuttosto l’effetto di una chiara percezione della realtà. Le parole si limitano ad indicare qualcosa che, se non è vissuto, rimale solo un’astrazione teorica. Nietzsche aveva ragione quando affermava che i suoi scritti non potevano essere compresi perché: “Per ciò di cui non si ha esperienza non si hanno orecchie”.
Allo stesso modo è difficile se non impossibile comunicare stati di espansione della consapevolezza a chi non li ha mai provati.
Cogliere la vita come è, con lucidità, senza il filtro del pensiero e delle parole, stabilire un contatto diretto ed immediato con l’energia che ci anima e con la sorgente della consapevolezza, non ha nulla di concettuale e conduce ad una trasformazione radicale delle nostre prospettive esistenziali.
E’ necessario sperimentare in prima persona l’ineffabile “stato naturale” di cui parlano i saggi orientali: lo stato di presenza consapevole, in cui non si immagina di essere “questo o quello” e non ci si identifica con i ruoli e le maschere del teatro quotidiano.
Il Rebirthing Transpersonale correttamente applicato è uno strumento di grande efficacia che utilizza la respirazione per andare oltre la gabbia dei pensieri e sperimentare direttamente questo diverso modo di sentire.
Un lampo della consapevolezza sovramentale è sufficiente a darci nuovi occhi e orecchie, attraverso i quali vediamo e comprendiamo con chiarezza e fluiamo nel presente senza inutili timori.
Molti hanno perso il contatto con la vita a causa di condizionamenti che fanno sì che si guardi alla realtà da una prospettiva che impedisce di vivere nel “qui e ora” e di essere pienamente consapevoli del vero Sé. L’essere è frammentato dalle contraddizioni interiori e sono proprio le divisioni che il pensiero crea la sorgente della frammentazione.
La metafora del cervello come un computer di cui non abbiamo padronanza rende l’idea dell’incapacità umana di percepire la realtà dalla prospettiva del Sé e di sintonizzarsi con la volontà profonda, che viene dall’anima e dall’essenza.
Capire, cioè, che siamo i padroni del computer e dobbiamo sapere come usarlo invece di identificarci con esso perché, sebbene spesso ce ne dimentichiamo, siamo cosa ben diversa dalla macchina che dobbiamo usare.
Per rispondere con una frase alla domanda: “come placare la mente”, potrei dire con un’estrema sintesi: E’ impossibile placare la mente finché siamo identificati con la mente e il corpo (software e hardware del computer che erroneamente chiamiamo “io”), ma appena ci svegliamo alla nostra vera natura e alla sorgente della consapevolezza come Testimone senza forma (che è il padrone del computer) ecco che la mente è pacificata e il nostro vivere e le nostre relazioni si trasformano di conseguenza. Solo una chiara percezione della realtà conduce all’armonia con la vita e all’integrazione dell’io con la totalità dell’Essere e la tecnica respiratoria può condurre rapidamente a questo risveglio percettivo.
Come diceva Sri Nisargadatta: “Il vero Sé scaccia il falso io, tuttavia esso continua ad esistere senza contraddizione”.
Respirando possiamo calmare la mente, attivare l’energia, sintonizzarci con il presente per trascendere il pensiero e le parole e percepire la realtà dell’Essere nel qui e ora.
La mente tende ad opporsi e non vuole lasciare il campo alla libertà interiore perché è stata condizionata e programmata, a livello individuale sin dall’infanzia e a livello collettivo da secoli.
Lo stato naturale, è spontaneo e privo di sforzo. È un “non fare” che si manifesta come consapevolezza che riconosce e dissolve l’agente illusorio: il cosiddetto io separato o ego che si nutre di un ininterrotto dialogo interno.
Comporta essere veramente semplici e umani senza inseguire le mete illusorie che la mente incessantemente crea.
La vita fluisce spontaneamente, come spontaneamente siamo già “noi stessi” senza dover far nulla per esserlo, appena ci liberiamo da illusori tentativi di automiglioramento e comprendiamo che non dobbiamo diventare chissà chi, inseguendo ideali frustranti. Fluendo nell’attimo possiamo realizzare il vero Sé che è sempre nuovo e libero da condizionamenti.
Per citare di nuovo Nietzsche, una sua appropriata ingiunzione in questo caso è: “Diventa ciò che sei!”
Infatti se seguiamo la Volontà che viene dal profondo, non c’è né separazione né intervallo temporale tra pensiero e azione e siamo in presa diretta con la vita.
In sintesi le sedute di Rebirthing Transpersonale facilitano il processo nel quale guardiamo la mente senza identificarci con le immagini mentali, rimaniamo testimoni e osserviamo il suo vagare con chiarezza, senza intervenire, senza produrre né allontanare i pensieri e così facendo avviene un profondo cambiamento. Evitando di interferire vediamo con chiarezza e questo vedere con chiarezza è trasformativo. Nell’immediatezza del sentire senza alternative, creiamo le migliori condizioni perché la mente si plachi e l’intuizione ci diriga. Ci arrendiamo a un’intelligenza inconscia che nasce dal silenzio e finalmente siamo liberi e autentici, ed è così che con l’auto-realizzazione si sconfiggono l’ansia e il mal di vivere.

Filippo Falzoni Gallerani, dicembre 2021
Questa è una radicale rielaborazione di un mio brano di qualche anno fa.

L’arte di respirare

“L’alimentazione, l’esercizio fisico, la resilienza dei nostri geni, il fatto che siamo magri, giovani o saggi: niente di tutto questo importa se non respiriamo in modo corretto. La colonna mancante della salute è il respiro. Tutto parte da lì.”
Questo è sottotitolo in copertina del libro di James Nestor, L’arte di Respirare, (2021) che è un compendio dei potenti effetti trasformativi delle pratiche di respirazione portate avanti da ricercatori di campi più diversi, dagli esperti di tecniche orientali, agli psichiatri d’avanguardia, apneisti da record, ai campioni sportivi, sino alle più avanzate ricerche scientifiche di prestigiose università come la Stanford University altri centri che sottopongono la respirazione a sofisticate ricerche empiriche.
Le affermazioni del sottotitolo e molti degli esempi trattati in questo volume, per me sono solo una conferma di ciò che conosco e che da molti anni insegno.
Tuttavia la scuola di Rebirthing Transpersonale che ho fondato, oltre a riconoscere la cruciale importanza della respirazione per ogni aspetto della salute fisica utilizza la respirazione in particolar modo per promuovere il benessere mentale ed emotivo e condurre ai livelli superiori della consapevolezza.
La salute fisica (che comprende l’attivazione delle difese immunitarie di grande importanza in questi tempi di COVID) seppur fondamentale, non è la soluzione dei problemi più importanti dell’individuo.
La salute olistica implica benessere psico-spirituale che è l’ingrediente fondamentale di una vita pienamente vissuta che conduce all’autorealizzazione.
Credo sia importante chiarire che il Rebirthing Transpersonale, non è un esercizio di “corretta respirazione che dobbiamo imparare e poi praticare”, ma un metodo di respirazione intensa che produce in poche sedute sblocchi bioenergetici ed esperienze psicospirituali che modificheranno radicalmente il nostro rapporto con l’attività respiratoria, facendo si che dopo poche sedute si troverà spontaneamente la modalità più corretta di respirare che risponde ai nostri specifici bisogni metabolici.
Una modalità “personale” che quindi non può essere standardizzata.
Dopo le sedute di Rebirthing Transpersonale, infatti, si acquisisce nel modo più naturale una respirazione corretta e sana, senza alcun ulteriore bisogno di applicare intenzionalmente qualche tecnica.
Ci si accorgerà, ad esempio, che nostro sonno è del tutto differente e rigenerante perché durante la notte il nostro respiro sarà libero e armonico e durante la giornata sentiremo il torace e il diaframma più mobili ed elastici, ma soprattutto, attraverso una mente libera dai condizionamenti, dalle paure saremo liberati dal chiacchierio interno, avremo una chiara percezione della realtà e saremo portati ad armonizzare le nostre relazioni e a fluire in armonia con le circostanze della vita.
La seduta comprende, prima della pratica con il respiro delle istruzioni e degli insegnamenti per facilitare le esperienze transpersonali verso il risveglio della consapevolezza che la respirazione può indurre e alla fine della pratica respiratoria un profondo rilassamento per integrare l’esperienza.

Informazioni sui seminari

Oltre ai benefici fisici indotti dalla liberazione del respiro, i seminari danno ampio spazio ad insegnamenti teorici. Ogni mattina, prima di iniziare la sessione di Rebirthing, condivido insegnamenti che sono sintesi di oltre quarant’anni di studi e ricerca interiore.
La realizzazione del Sé e la comprensione dell’inganno dell’ego che raggiungiamo attraverso l’autoindagine è uno degli aspetti più importanti della pratica del Rebirthing Transpersonale ed è la risposta ai bisogni “spirituali” cui l’uomo d’oggi non può rinunciare se cerca la rigenerazione. E, questa rinascita interiore, come insegnava Jung, è fondamentale per la salute psichica. L’autorealizzazione, invero, è lo scopo della vita. La Psicologia Transpersonale è quell’area della Psicologia che più si avvicina a questa ricerca poiché propone, alla luce dei moderni paradigmi scientifici, un’interpretazione non confessionale delle tradizioni mistiche e presenta pratiche efficaci per lo sviluppo psicospirituale.
L’emancipazione dell’individuo è il tema fondamentale della mia ricerca e il Rebirthing ad approccio Transpersonale è un efficace catalizzatore di risveglio della consapevolezza. Con questo metodo esperienziale basato sulla respirazione intensa si ha la possibilità di far emergere con relativa facilità stati di coscienza che altrimenti raramente si manifestano. Per me è una grande soddisfazione vedere che spesso i partecipanti ai seminari raggiungono la stessa consapevolezza liberatoria e sanante che solitamente si realizza solo dopo molti anni di esperienze e  di studi.

PS.
Fatturo il mio lavoro con fattura detraibile come cura medica ed eventualmente rimborsabile dalle assicurazioni. 
La partecipazione ai seminari, inoltre, può essere inserita in un percorso didattico professionale di Rebirthing Transpersonale secondo accordi da stabilire.

Cogliere l’essenza della Coscienza

Come è paradossale e difficile comunicare gli aspetti più profondi e importanti della Vita! Persino enunciare delle sacrosante verità può creare problemi e portare fuori strada. Ad esempio dire: “Invece di cercare di cambiare le cose dovremmo cambiare noi stessi”, “Non cercate di cambiare il mondo, ma cambiate voi stessi”, “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, oppure “Non soffriamo per le circostanze della vita ma per il modo con cui le affrontiamo”, diremmo qualcosa che è confermato dalla Filosofia Perenne e dai saggi di ogni tempo.
Tuttavia se pensiamo che il “noi stessi” da cambiare sia l’immagine che ci siamo creati, se cioè ci identifichiamo con l’ego che è un’immagine costruita dal pensiero, non solo non avviene alcun cambiamento, ma siamo del tutto fuori strada. Cercando di migliorarci, peggioriamo la situazione e le conseguenze sono spesso nevrosi narcisistiche e brucianti frustrazioni.
Tanto è vero che i cosiddetti “sentieri spirituali”, che dovrebbero condurre alla libertà dall’ego, in molti casi lo rafforzano e l’inflazionano e sono note le patologie che ne derivano. Molti si identificano con un’evanescente immagine mentale e la scambiano per un’entità vivente e durevole e cadono ancor più nel samsara della lotta degli opposti.
Il vero cambiamento si manifesta quando l’ego s’arrende alla realtà e riconosce la propria irrealtà… Solo la presa di coscienza del Sé senza forma, che offre una nuova percezione dell’Essere nel qui e ora, fa sì che possiamo agire con spontaneità, con il coraggio e la lucidità necessari per affrontare la vita con intelligenza ed efficacia e giungere all’autorealizzazione.
L’ansia creata dal pensiero anticipatorio, che si è perduto tra possibilità e alternative, paralizza l’intelligenza. La mente confusa dall’ansia non è in grado di affrontare la realtà con attenzione incondizionata. Solo il risveglio di una consapevolezza non frammentata, libera dalla prigione del tempo, conduce all’Unità della Vita. Finalmente si diventa se stessi senza che ci sia qualcuno da impersonare nel “flusso armonico del divenire”.

La liberazione non è mai della persona ma dalla persona!

La gente comune è di solito così coinvolta da fatti personali d’ogni tipo e da una nube di pensieri disordinati, da trovare difficile riflettere sulla radice essenziale di tutti i problemi e così ignora la via che potrebbe risolvere tutti i problemi del vivere. Si teme il confronto con l’ombra, il riconoscimento dell’autoinganno dell’ego. Ma è necessario scendere nel buio interiore per svelare le illusioni mentali che condizionano il vivere. E’ necessario riconoscere che stiamo sognando per svegliarci e vedere le cose con chiarezza attraverso una mente quieta e trasparente.
Per questo la respirazione che utilizzo nella pratica professionale si rivela un catalizzatore molto efficace per bypassare la mente, cogliere l’ineffabile energia che ci anima e intuire il Sé dietro la maschera. Ma se non si sono bene compresi i tranelli della mente, una momentanea estasi non è trasformativa, ben presto diventa ricordo e l’ego se ne impossessa come fosse una credenziale a suo sostegno. La memoria e la fantasia a loro volta possono creare ulteriori illusioni, mentre una nuova maschera ci imprigiona.
Si evita la ricaduta nell’imprigionamento nell’ego immagine, che sempre si nasconde in subdole vesti, comprendendo la stoffa e la sostanza della maschera. Quando la riconosciamo con chiarezza, la maschera si dissolve e ritroviamo il flusso spontaneo del vivere. Ci accorgiamo allora di non aver bisogno di sostenere una parte e neppure di identificarci con la storia personale per vivere in pienezza e autenticità.

Filippo Falzoni Gallerani, Milano, febbraio 2019

Che cosa c’è di “spirituale” in tutto questo

Ricordo che nel 1989-90, quando scrissi il mio primo libro sulle tecniche di respirazione, a causa di un ritardo della stampa, ebbi modo di ricorreggere il testo durante il mio annuale soggiorno in India. Alla prima rilettura ringraziai il cielo di quel ritardo editoriale. Rimasi quasi inorridito nell’accorgermi che avevo scritto almeno nove pagine di severe critiche sull’uso improprio delle tecniche di respirazione, di meditazione ed in particolare del Rebirthing.
Nella serenità himalayana, messe da parte le irritate reazioni dell’ego professionale che aveva dominato in quelle pagine, pensai che non dovevo criticare nessuno e scrivere soltanto ciò che ritenevo corretto senza preoccuparmi di come altri si improvvisassero terapeuti o guide spirituali senza rendersi conto di ingannare sé stessi e i pazienti con fantasie narcisiste. Riconoscevo nel Rebirthing la tecnica più potente ed efficace che avessi mai sperimentato, nonostante i fondatori americani del metodo la associassero a teorie semplicistiche per me inaccettabili.
Di fronte a queste lacune, che screditavano la validità del metodo, pensai fosse sufficiente portare avanti un approccio serio, senza prendere in considerazione le pericolose facilonerie che ne stravolgevano l’efficacia e ne screditavano il nome. Così al mio rientro dall’India portai all’editore Armenia un libro del tutto privo di anatemi e purgato da ogni critica alle scuole americane.
Pochi anni dopo mi fu proposto da Rusconi di scrivere un libro per illustrare in particolare il mio metodo. Nel 1996 pubblicai con il titolo “Rebirthing Transpersonale” un testo più specifico per differenziare il mio approccio, sempre evitando di fare critiche dirette. Da allora sono passati molti anni e ho scritto altri libri e vari articoli in cui ho cercato di evitare critiche dirette ad altre scuole, ma ho trovato indispensabile mettere in luce gli inganni dell’ego. Al giorno d’oggi infatti, internet ha diffuso su vastissima scala insegnamenti di filosofia orientale, meditazione, spiritualità, Yoga, sviluppo personale, Olismo, non-dualismo, ecc., ma molte di queste informazioni non soltanto sono scorrette, ma spesso anche svianti e dannose e devo esprimere il mio dissenso critico per la prospettiva egoica che nascondono. Da un lato tutto ciò che esiste ha diritto di esistere, tutto è un’apparizione momentanea ma per amore di verità mi par doveroso prendere in considerazione gli errori più diffusi e condivisi, se questo può evitare a qualcuno sofferenze e delusioni. L’intelligenza discriminante che svela inganni e illusioni è un ingrediente indispensabile sulla via della liberazione, e nel riconoscere ciò che è falso ritroviamo il vero, senza che ci sia conflitto.
Tutti cercano a loro modo la felicità, il benessere, l’amore, la sicurezza e la pace interiore, ma nella stragrande maggioranza dei casi lo fanno nella direzione sbagliata, e per questo è importante chiarire le coordinate del percorso.
La totalità psicosomatica dell’individuo è un algoritmo estremamente complesso, molto flessibile ma delicato tanto che basta un piccolo squilibrio per rompere l’armonia della salute olistica e l’integrità, che accompagnano la gioia di vivere e la realizzazione di sé. Si potrà vivere anche 90 anni in uno stato di disarmonia, ma non sarà vita pienamente vissuta, ma una faticosa e spesso dolorosa sopravvivenza.
Bastano piccoli blocchi emotivi e i più comuni condizionamenti psicologici, perché si disperda gran parte dell’energia che è alla base dell’intelligenza intuitiva, dell’empatia, dell’entusiasmo e dell’ispirazione.
Ogni cambiamento è impossibile se non da una prospettiva radicalmente diversa da quella comunemente proposta dalle discipline di automiglioramento quando queste non depurate dall’inganno dell’ego. Al contrario delle fantasie misticheggianti e delle estasi prodotte dall’autosuggestione, la liberazione nasce dal doloroso confronto con il lato oscuro, da una crisi, dalla disillusione e dalla resa[1].
Molti approcci, invece di affrontare i blocchi psicofisici e l’erronea prospettiva del ricercatore (gli inganni dell’ego), suggeriscono di pensare positivo e immaginare il cambiamento desiderato per creare così la propria realtà, come se si potesse avere questa libertà creativa senza aver prima riconosciuto chi siamo veramente, cosa stiamo cercando e perché lo cerchiamo.

Cerchiamo la verità che svela il nostro nulla o gratificazioni per l’ego in versione spirituale?

Invero il primo passo per iniziare qualunque processo autenticamente trasformativo è il coraggioso riconoscimento della nostra inconsistenza come individui indipendenti dalla vita stessa. Arrendersi alla realtà conduce al testimone trasparente a sé stesso, libero dal tempo che abbraccia il divenire. Vuoto e Forma, Essere e Divenire, Shiva e Shakti non sono altro che la pienezza della vita vissuta con coraggio e spontaneità.
In questo senso il Mahamudra di Tilopa afferma che “la più alta meta è l’essere ordinario privo di speranza e paura”.
Arrendersi alla realtà non ha nulla a che vedere con la passività, anzi implica attività efficace con il coraggio di vedere le cose come sono e di riconoscere i limiti dell’ego-immagine prigioniero di astrazioni e concetti.
Quell’io fatto di pensieri e aspettative non ha il controllo della situazione, anzi ne ostacola il fluire, ma difficilmente osa riconoscerlo e altrettanto difficilmente lascia la presa.
Questo autoinganno è l’errore più sottile e il problema più diffuso che impedisce di vedere e comprendere sé stessi e il mondo e che conduce ad una falsa percezione di sé.
Ed è per questo che è anche molto difficile da comunicare a chi non abbia il cuore aperto alla vita e la mente aperta al mistero e al sapere di non sapere.
Siamo energia-consapevolezza che abbraccia senza divisioni il reale e ci identifichiamo con un corpo separato dal mondo, seppure sia il corpo, sia le percezioni esistono all’interno di questa stessa consapevolezza, che è la nostra vera natura.
Siamo la vita che anima ogni essere, ma identificati con l’io abbiamo paura di morire e fantastichiamo sulla reincarnazione o la vita eterna come se fosse quell’ego che scompare appena siamo distratti o addormentati a dover durare per sempre… Come spesso ripeto, l’ego è illusorio in quanto è una non-entità, un’immagine mentale, un riflesso del pensiero e questo io vorrebbe trovare la liberazione? Che assurdità… Si spera che duri in eterno invece di comprendere che giova liberarsene immediatamente riconoscendone la natura illusoria e divisiva. Separiamo noi stessi dalla vita immaginando di essere qualcosa-qualcuno di esterno a ciò che percepiamo. Ma quando siamo in armonia tutto fluisce in spontanea pienezza e non c’è sensazione di un io separato con il suo bagaglio di pensieri. Non c’è neppur nessun bisogno di distruggerlo, basta riconoscere cos’è.
Molti pretendono di raggiungere uno stato, lo si chiami: consapevolezza, silenzio mentale, chiarezza, risveglio, ma esso sfugge a qualunque tentativo da parte dell’ego di raggiungerlo perché appartiene a un piano esperienziale oltre le immagini mentali che l’ego incarna, ma neppure lo si raggiunge cercando di annullare l’ego!
La coscienza del Sé è uno stato di totale libertà ed equanimità, che è impensabile per la mente che per natura si basa sulla contrapposizione delle polarità, mentre nella pienezza di sé si coglie la reale interdipendenza degli opposti.
Molti pseudo-insegnamenti spingono gli allievi a cercare qualcosa che non si potrà mai trovare perché si manifesta solo in una coscienza libera dal cercatore e dalla ricerca.
L’ego scompare nella consapevolezza senza scelta di ciò che è e con esso scompaiono i legami del passato e i condizionamenti che ci imprigionano, senza che questo implichi alcun vuoto di memoria, ma solo libertà dal conflitto.
Molti cercano il cambiamento senza comprendere che il problema non è cambiare, ma riconoscere chi vuole farlo, e che se osserviamo bene non abbiamo bisogno di alcun cambiamento perché tutto è già qui se si smette di cercare.
La divisione interiore tra “controllore e controllato”, che in questo modo si instaura, è sempre autofrustrante e cessa di essere un problema quando la accettiamo come semplice gioco della mente.
A volte gli insegnamenti spirituali, le ideologie di liberazione e autotrascendenza, attraverso cui molti cercano di affrancarsi dalla sofferenza, sono travisati a tal punto da amplificare la confusione.
Per vivere lo “stato naturale” (termine con cui Ramana Maharshi indica la coscienza del sé) non si possono usare metodi che complicano la situazione e conducono la mente impreparata ed ego-riferita in un ginepraio di paradossi.
Lo sforzo di liberarsi dallo sforzo crea un doppio sforzo e si è in ansia nella ricerca della pace. È fondamentale comprendere che la meditazione non può essere premeditata dall’ego che vuol liberarsi di sé stesso!
La percezione diventa chiara e luminosa quando siamo coscienti del testimone impersonale che riconosce l’io come una semplice funzione della mente.

[1] Nel mito: Proserpina viene rapita da Plutone, il Dio degli inferi, che un giorno, stanco delle tenebre, decide di affiorare alla luce e vedere un po’ di questo mondo. Plutone, quando vede Proserpina, così bella, viene abbagliato dalla sua bellezza e subito si precipita verso di lei, l’artiglia e la rapisce. Sua madre, la dea Cerere, dopo 9 giorni e 9 notti insonni di dolore, si rivolge a Giove, per implorarlo di riavere la figlia. Alle indecisioni di Giove, Cerere risponde con gravi siccità e carestie sulla Sicilia. Alla fine, Giove, invia Mercurio da Plutone, che deve obbedire e restituire Proserpina. Prima di farla partire, fa mangiare a Proserpina dei chicchi di Melograno. La discesa di Proserpina negli inferi rappresenta il cammino della Coscienza che scende in profondità, ad esplorare e conoscere gli aspetti più bui della personalità, attraverso prove ed errori, e progressive intuizioni, per poi risalire a nuova vita. Il Melograno è simbolo di Risurrezione, ed è per questo che Plutone fa mangiare a Proserpina dei chicchi di melograno, una volta risalita in superficie, alla luce. Plutone è il portatore di gravi turbamenti, viene considerato dal punto di vista simbolico come colui il quale è capace di portare a galla tutto ciò che non è stato ancora trasformato dalla Coscienza: distrugge gli ostacoli che impediscono la sintesi, passando di crisi in crisi. Le prove della siccità e delle carestie fanno parte del cammino dell’ascesa della Coscienza. Mercurio simboleggia la mente superiore, è il messaggero tra gli Dei (la Dimensione Spirituale) e gli uomini (la Dimensione Mentale) e quando compare, Plutone può solo ubbidirgli. Giove, re dell’Olimpo e Dio del Cielo e del Tuono, rappresenta le energie dell’Amore inclusivo e compare sempre a risolvere le situazioni, dopo che il dramma è stato consumato: è la celebrazione dell’Amore, che trionfa, dopo la battaglia e il dolore (Sepe, Onorati, Rubino, Folino, 2012).

Filippo Falzoni G., Milano

FILIPPO FALZONI GALLERANI