Sri Nisargadatta Maharaj: Cambiare Sé Stessi per Cambiare il Mondo
Un indimenticabile dialogo tratto da “Io Sono Quello”. Il maestro dell’Advaita Vedanta ci spiega perché la vera pace inizia dall’indagine interiore e non dalle riforme esterne
Un indimenticabile dialogo tratto da “Io Sono Quello”. Il maestro dell’Advaita Vedanta ci spiega perché la vera pace inizia dall’indagine interiore e non dalle riforme esterne
Un prezioso estratto dal testo “La dottrina del Vuoto Mentale” di D.T. Suzuki, con un’introduzione di Filippo Falzoni Gallerani. Scopri il cuore dello Zen attraverso gli insegnamenti del Patriarca Hui Neng: dal rifiuto della meditazione vista come “pulizia dello specchio”, fino alla profonda via dell’Illuminazione Improvvisa (Satori), in cui l’Autonatura originaria si svela in un istante al di là della logica e degli sforzi dell’ego.
In questo estratto da “La dottrina Zen del vuoto mentale”, D.T. Suzuki illustra le parole del Patriarca Hui Neng sulla natura della Mahaprajnaparamita. Un profondo insegnamento che ci ricorda come la “Grande Saggezza” non sia un concetto da studiare, ma una realtà da incarnare in ogni pensiero, capace di trasformare le passioni umane in pura illuminazione e di svelare la nostra vera Autonatura.
In questa profonda riflessione, l’autore smaschera uno dei tranelli più sottili della mente: l’ego spirituale. Attraverso il costante desiderio di auto-miglioramento e la proiezione di una liberazione futura, l’io rafforza la propria illusione di separatezza. Citando la saggezza di Sri Nisargadatta Maharaj (“il ladro si traveste da poliziotto”), il testo ci invita ad abbandonare le astrazioni concettuali e lo sforzo di raggiungere un’armonia che, al di là dei filtri del pensiero, è già naturalmente presente in noi.
Huang-Po, celebre maestro del Buddhismo Chan (Zen) del IX secolo, ci guida alla scoperta dell’Unica Mente, la realtà ultima e indivisibile che accomuna tutti i Buddha e gli esseri viventi. Il maestro ci mette in guardia dall’illusione di cercare l’illuminazione all’esterno o attraverso pratiche graduali: la vera Buddhità non si ottiene accumulando meriti, ma si realizza abbandonando il pensiero discorsivo e riconoscendo la nostra natura originaria, vasta e immutabile come lo spazio vuoto.
In questo estratto da “Archetipi” (Marsilio, 1981), Elémire Zolla indaga la natura dell’io che permane nel sonno senza sogni. Attraverso parallelismi tra il Vedanta, la mistica devozionale cristiana e la tradizione Zen, l’autore ci svela come il culmine della veglia e dell’attenzione coincida paradossalmente con l’assenza di ego e l’abbandono del sonno profondo. Un testo illuminante per comprendere la nostra identità al di là delle proiezioni della mente.