Ricordo che nel 1989-90 quando scrissi il mio primo libro sulle tecniche di respirazione, per un problema della casa editrice che ne ritardava la stampa ebbi modo di correggere il testo durante il mio annuale soggiorno in India. Alla prima rilettura ringraziai il cielo di quel ritardo editoriale. Rimasi quasi inorridito nell’accorgermi che avevo scritto almeno nove pagine di severe critiche all’uso improprio delle tecniche di respirazione, di meditazione ed in particolare del Rebirthing. Nella serenità himalayana pensai che non dovevo criticare nessuno e scrivere soltanto ciò che ritenevo corretto senza preoccuparmi di come altri si improvvisassero terapeuti o guide spirituali senza la più elementare preparazione. Riconoscevo nel Rebirthing la tecnica più potente ed efficace che avessi mai sperimentato, nonostante i fondatori americani del metodo la associassero a teorie così fantasiose da disgustare chiunque sapesse qualcosa di psicologia, di filosofia, di ricerca interiore e di spiritualità. Di fronte a queste gravi lacune, che screditavano la validità del metodo, pensai fosse sufficiente portare avanti un approccio serio, senza prendere in considerazione le pericolose deviazioni narcisistiche e le facilonerie che ne stravolgevano l’efficacia e ne screditavano il nome. Così al mio rientro dall’India portai all’editore Armenia un libro del tutto privo di anatemi e purgato da ogni critica alle scuole americane.Pochi anni dopo mi fu proposto da Rusconi di scrivere un libro per illustrare il mio metodo. Nel 1996 pubblicai con il titolo “Rebirthing Transpersonale” un testo più specifico per differenziare il mio approccio. Da allora sono passati molti anni e ho scritto altri tre libri in cui ho cercato di mettere in luce gli inganni dell’ego. Al giorno d’oggi internet ha diffuso su vastissima scala insegnamenti fasulli che si spacciano per filosofia orientale, meditazione, spiritualità, Yoga, sviluppo personale, Olismo, non-dualismo, ecc., tuttavia molte di queste informazioni non soltanto sono false ma anche svianti e dannose. Tutto ciò che esiste ha diritto di esistere ed è espressione di cause lontane e rappresenta la manifestazione di un lento processo evolutivo e per questo quanto scrivo non ha alcuna intenzione critica o antagonistica. In queste righe intendo prendere di nuovo in considerazione il meccanismo distruttivo più nascosto, subdolo e condiviso.

L’intelligenza discriminante che svela inganni e illusioni è un ingrediente indispensabile sulla via della liberazione, nel riconoscere ciò che è falso senza che ne nasca conflitto.

Tutti cercano a loro modo la felicità, il benessere, l’amore, la sicurezza e la pace interiore ma nella stragrande maggioranza dei casi nella direzione sbagliata. La totalità psicosomatica dell’individuo è un algoritmo estremamente complesso, molto flessibile ma tanto delicato che basta un piccolo squilibrio per rompere l’armonia della salute olistica e l’integrità, che accompagnano la gioia di vivere e la realizzazione di sé. Si potrà vivere anche 90 anni in uno stato di disarmonia ma non sarà vera vita pienamente vissuta ma una faticosa e spesso dolorosa sopravvivenza. Bastano piccoli blocchi emotivi e i più comuni condizionamenti psicologici perché si disperda gran parte dell’energia che è alla base dell’intelligenza intuitiva, dell’empatia, dell’entusiasmo e dell’ispirazione. Ogni cambiamento è impossibile se non da una prospettiva radicalmente diversa da quella comunemente proposta dalle discipline di automiglioramento importate dall’Oriente e non solo. Al contrario delle fantasie misticheggianti e delle estasi prodotte dall’autosuggestione che sono spesso proposte, nasce invece da una crisi, dalla disillusione e dalla resa. Molti approcci invece di affrontare i blocchi psicofisici e l’erronea prospettiva del ricercatore (gli inganni dell’io), suggeriscono di pensare positivo e immaginare il cambiamento desiderato per creare così la propria realtà, come se si potesse avere questa libertà creativa senza aver prima riconosciuto chi siamo veramente, cosa stiamo cercando e perché lo cerchiamo.

Cerchiamo la verità che svela il nostro nulla o gratificazioni per l’ego in versione spirituale?

Invero il primo passo per iniziare qualunque processo autenticamente trasformativo è il coraggioso riconoscimento della nostra inconsistenza come individui indipendenti dalla vita stessa. Arrendersi alla realtà conduce al testimone trasparente a sé stesso, libero dal tempo che abbraccia il divenire. Vuoto e Forma, l’Essere e Divenire, Shiva e Shakti, non sono altro che la pienezza della vita vissuta con coraggio e spontaneità. In questo senso il Mahamudra di Tilopa afferma che “la più alta meta è l’essere ordinario privo di speranza e paura”. Arrendersi alla realtà non ha nulla a che vedere con la passività, anzi implica attività efficace con il coraggio di vedere le cose come sono e di riconoscere i limiti dell’ego-immagine prigioniero di astrazioni e concetti.

Quell’io fatto di pensieri e aspettative non ha il controllo della situazione, anzi ne ostacola il fluire ma difficilmente osa riconoscerlo e altrettanto difficilmente lascia la presa. Questo autoinganno è l’errore più sottile e il problema più diffuso che impedisce di vedere e comprendere sé stessi e il mondo e che conduce ad una falsa percezione di sé. Ed è per questo che è anche molto difficile da comunicare a chi non abbia il cuore aperto alla vita e la mente aperta al mistero e al sapere di non sapere. Siamo energia-consapevolezza che abbraccia senza divisioni il reale e ci identifichiamo con un corpo separato dal mondo, seppure sia il corpo sia le percezioni esistono all’interno di questa stessa consapevolezza, che è la nostra vera natura.

Siamo la vita che anima ogni essere ma identificati con l’io abbiamo paura di morire e fantastichiamo sulla reincarnazione o la vita eterna come se fosse quell’io che scompare appena siamo distratti o addormentati a dover durare per sempre… Come spesso ripeto l’io è illusorio in quanto è una non-entità, un’immagine mentale, un riflesso del pensiero e questo io vorrebbe trovare la liberazione? Che assurdità… Si spera che duri in eterno invece di comprendere che giova liberarsene immediatamente riconoscendone la natura illusoria e divisiva.

Separiamo noi stessi dalla vita immaginando di essere qualcosa-qualcuno di esterno a ciò che percepiamo. Ma quando siamo in armonia tutto fluisce in spontanea pienezza e non c’è sensazione di un io separato con il suo bagaglio di pensieri. Molti pretendono di raggiungere uno stato, lo si chiami: consapevolezza, silenzio mentale, chiarezza, risveglio, che sfugge a qualunque tentativo da parte dell’io di raggiungerlo perché appartiene a un piano esperienziale oltre le immagini mentali che l’io incarna.

La coscienza del Sé è uno stato di totale libertà ed equanimità, che è impensabile per la mente che per natura si basa sulla contrapposizione delle polarità, mentre nella pienezza di sè si coglie la reale interdipendenza degli opposti. Molti pseudo-insegnamenti spingono gli allievi a cercare qualcosa che si manifesta solo in una coscienza sgombra dalla presenza del cercatore e della ricerca.

L’io scompare nella consapevolezza senza scelta di ciò che è e con esso scompaiono i filtri del passato e i condizionamenti che ci imprigionano.

Molti cercano il cambiamento senza comprendere che il problema non è cambiare ma riconoscere chi vuole farlo. La divisione interiore tra “controllore e controllato” che in questo modo si instaura è autofrustrante. A volte gli insegnamenti spirituali, le ideologie di liberazione e autotrascendenza, attraverso cui molti cercano di affrancarsi dalla sofferenza, sono travisati a tal punto da amplificare la confusione. Per vivere questo “stato naturale”, (termine con cui Ramana Maharshi indica la coscienza del sé) non si possono usare metodi che complicano la situazione e conducono la mente impreparata ed ego-riferita in un ginepraio di paradossi.

Lo sforzo di liberarsi dallo sforzo crea un doppio sforzo e si è in ansia nella ricerca della pace. E’ fondamentale comprendere che la meditazione non può essere premeditata dall’io che vuol liberarsi di se stesso! La percezione diventa chiara e luminosa quando siamo coscienti del testimone impersonale che riconosce l’io come una semplice funzione della mente.

La seconda parte di questo brano tratterà dell’applicazione concreta di questa prospettiva alla tecnica di respirazione che insegno.

Filippo Falzoni G., Milano, Giugno 2018

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