Introduzione
In questa pagina presentiamo le origini dello Zen attraverso il celebre incontro tra il Terzo Patriarca cinese, Seng-tsan, e il suo successore Tao-hsin. A seguire, presentiamo la traduzione dell’Hsin-hsin-ming (“Inscritto sullo Spirito Credente”), il capolavoro poetico attribuito a Seng-tsan. Questo antico testo è una delle massime espressioni della Filosofia Perenne: un invito a trascendere le illusioni del pensiero, abbandonare le “preferenze” dell’ego e risvegliarsi alla Via Perfetta, dove il dualismo si dissolve nella profonda unità del Vuoto.
Fu sotto la dinastia dei Sui, nel 592, che Seng-tsan trovò un discepolo degno di divenire il suo successore. Il nome di costui era Tao-hsin. Egli chiese al maestro: «Vi prego, indicatemi la via della liberazione».
«Chi ti ha mai incatenato?».
«Nessuno».
«Se così è», disse il maestro, «perché chiedi di essere liberato?».
Queste parole misero il giovane novizio sulla via della suprema illuminazione, che egli conseguì dopo molti anni di studio sotto la guida del maestro. Quando Seng-tsan ritenne che fosse venuto il momento di consacrarlo come suo successore, quale simbolo della trasmissione regolare della Legge gli rimise la veste che veniva da Bodhidharma, primo patriarca dello Zen in Cina. Egli morì nel 606. Mentre gran parte della sua vita è oscura, del suo pensiero si può avere un’idea attraverso una composizione metrica nota sotto il nome di Hsin-hsin-ming, o «Inscritto sullo spirito credente», che è uno dei più preziosi contributi dati dai maestri antichi all’interpretazione della dottrina dello Zen.
Ecco una traduzione alquanto libera del poema:
INSCRITTO SULLO SPIRITO CREDENTE
La Via Perfetta non conosce difficoltà, Esclude solo ogni preferenza: Allontanato odio e amore, Essa si rivela a pieno, senza maschera.
Basta introdurre una differenza di un decimo di pollice, E terra e cielo si separeranno: Se vuoi che la Via ti sia manifesta Non concepire pensiero né per essa né contro di essa.
Opporre ciò che tu ami a ciò che non ami Ecco la malattia dello spirito: Se non s’intende il senso profondo della Via La pace dello spirito sarà turbata e nulla si otterrà.
Perfetta come il vasto spazio Alla Via nulla manca, e nulla è in essa superfluo: Invero, è perché si fanno delle scelte Che la sua essenza profonda non la si scorge più.
Non star dietro alle complicazioni dell’esterno E non dimorare nel vuoto interno, Quando lo spirito resta sereno ed unoIl dualismo delle cose svanisce da sé.
Quando l‘unità non la si intende completamente Si cerca di rimediare in due modi a tale perdita: La negazione della realtà può condurre alla assoluta negazione di essa, Mentre affermando il vuoto si può andare a contraddire se stessi.
Verbalismi e raziocinazioni – Più ci diamo ad essi, più siamo fuori strada; Perciò metti via parole e concetti E non vi sarà posto per cui non potrai passare liberamente.
Rifacendoci alla radice coglieremo il significato, Correndo dietro alle cose esterne perderemo invece la ragione. Nel punto in cui saremo illuminati interiormente Andremo di là dal vuoto del mondo che ci sta di contro.
Le trasformazioni svolgentesi nel mondo vuoto che abbiamo dinanzi Sembrano tutte reali a causa dell’ignoranza: Non tentare di cercare il vero, Cessa solo di attaccarti alle opinioni.
Non appoggiarti al dualismo, Evita con cura di fermartici, Non appena concepisci un bene e un male Ne seguirà la confusione e lo spirito sarà perduto.
I due esistono per l’Uno, Non attaccarti però nemmeno a questo Uno. Quando lo spirito uno non è turbato, Nessun danno ti verrà dalle diecimila cose.
Nessun danno venendo da esse, è come se non esistessero; Quando la mente non è turbata, è come se essa non esistesse. Il soggetto si fa calmo non appena l’oggetto viene meno, L’oggetto viene meno non appena il soggetto si fa calmo:
L’oggetto è tale per il soggetto, Il soggetto è tale per un oggetto: Sappi che la correlazione fra i due Poggia in ultima analisi sull’unità del vuoto.
Nell’unità del vuoto i due sono uno E ognuno dei due contiene in sé tutte le diecimila cose. Quando fra questo e quello non viene fatta distinzione alcuna Come potrebbe sorgere una visione parziale e affetta da pregiudizi?
La Grande Via è calma e aperta, Nulla è facile, nulla è difficile: Le piccole idee sono irrisolute, Tardano tanto più ad andarsene per quanto più affrettatamente sono state assunte.
L’attaccamento non si tiene mai entro dei limiti, Esso conduce di certo sulla via sbagliata: Lascia la presa, e che le cose siano quali sono, La loro essenza né ritirandosi né sussistendo.
Obbedisci alla natura delle cose e sarai in armonia con la Via, Calmo, naturale e libero d’ogni cura; Ma se i tuoi pensieri sono vincolati ti allontanerai dalla verità, Essi si faranno sempre più pesanti e ottusi, non saranno più affatto pensieri sani.
Non essendo più sani, la tua mente sarà turbata; Che scopo ha dunque essere parziali e unilaterali? Se vuoi andare sulla via dell’Unico Veicolo Non devi nutrire pregiudizio contro i sei oggetti dei sensi.
Se non nutrirai pregiudizio contro i sei oggetti dei sensi, Sarai a tua volta tutt’uno con l’illuminazione; I saggi non agiscono Mentre gli ignoranti vincolano se stessi.
Mentre in sé il Dharma non ha una individuazione, Essi si attaccano, nella loro ignoranza, ad oggetti particolari. È il loro stesso spirito che crea le illusioni. Non è questa la maggiore delle contraddizioni?
È l’ignoranza a generare il dualismo di riposo e non-riposo, L’Illuminato non ha né simpatie né antipatie: Tutte le forme di dualismo sono state inventate dallo stesso spirito, per ignoranza. Esse sono come mere apparizioni, come fiori dell’aria:
Perché turbarci col cercare di afferrarle? Guadagno e perdita, bene e male – Via con tutto ciò, una volta per tutte!
Se l’occhio non si addormenta, Ogni sogno cesserà da sé: Se la mente mantiene la sua unità Le diecimila cose appariranno di un’unica essenza.
Penetrando il mistero di questa essenza unica Dimenticheremo di colpo tutte le complicazioni esteriori: Quando le diecimila cose sono viste nella loro unità Si ritorna all’origine e si resta quel che si è.
Si dimentichi il perché delle cose E si raggiungerà uno stato senza simile: Il movimento arrestato non è movimento E l‘immobilità messa in moto non è immobilità.
Quando il dualismo non trova più presa La stessa unità non appare più come tale. Il limite ultimo delle cose, oltre il quale esse non possono andare, Non si definisce con regole e misure:
La mente in armonia con la Via è il principio dell’identità Nella quale troviamo ogni agire sotto specie di immobilità.Ogni incertezza è completamente scacciata E la giusta fede è ripristinata nella sua dirittura originaria.
Ora nulla più è trattenuto, Non v’è nulla di cui ci si debba ricordare. Tutto è vuoto, terso e rischiarantesi da sé. Non v’è macchia, non vi è sforzo, non vi è dissipazione della forza.
Questo è il regno ove il pensiero mai giunge, Questo è il regno ove l’immaginazione non trova più presa. Nel regno superiore della vera Quiddità Non c’è né l’«altro» né l’«Io»:
Se si chiede una caratterizzazione diretta V’è solo da dire: «Non due». Nel non essere due, tutto è lo stesso, Tutto ciò che esso abbraccia.
I saggi delle dieci regioni Entrano tutti in questa fede assoluta. Questa fede assoluta è al di là di tempo e spazio. Allora un istante è diecimila anni.
Non importa più come le cose sono condizionate, se con l’«essere» o col «non essere», Si ha ogni cosa manifesta dinanzi a sé. L’infinitamente piccolo è vasto quanto può esserlo la vastità, Quando ci si dimentica delle condizioni esterne;
L’infinitamente grande è piccolo come può esserlo la piccolezza. Se l’occhio si distoglie dai limiti oggettivi Ciò che è, è lo stesso di ciò che non è, Ciò che non è, è lo stesso di ciò che è.
Bada a non fermarti Finché non hai raggiunto questo stato: Uno in tutto, Tutto in uno.
Basta che si realizzi ciò, E che non ci si preoccupi più del non essere perfetti! Lo spirito credente non è diviso, Diviso è lo spirito non credente.
Questo è il punto in cui le parole vengono meno, Perché non c’è passato, né futuro, né presente.

