Ascolta l’audio di questo articolo

Introduzione

Secondo la tradizione e grandi Maestri come Ramana Maharshi, i chakra non sono tappe obbligate per la realizzazione, ma “nodi” creati dall’io separato. Attraverso la pratica del Rebirthing Transpersonale è possibile sciogliere queste contrazioni fisiche e mentali, sperimentando la vera natura del Sé (Sat-Chit-Ananda) e liberandosi dalle illusioni del tempo e dello spazio.

“Quando tutti i nodi del cuore sono sciolti, allora anche qui, in questa nascita umana, il mortale diventa immortale. Questo è tutto l’insegnamento delle scritture.” — Katha Upanishad

Ken Wilber: L’essere umano normale, come Freud ha ampiamente dimostrato, vive sotto il dominio di una tirannia ben organizzata: una tirannia imposta dal senso di un io separato in fuga sia dalla morte, sia da un’amorevole unione con il mondo dei fenomeni.
In queste circostanze, l’io non partecipa coscientemente alla luce e alla vita del Buddha, di Dio o del Brahman, ed è forzato a limitarsi invece a pallidi sostituti in forme mentali simboliche, con una corrispettiva “de-formazione”.

Una volta che l’essere/coscienza/beatitudine del proprio Sé senza forma viene distorta, costretta e sottomessa a questa tirannia, appare in forme ristrette conosciute come chakra. È per questa ragione che ci si riferisce correttamente ai chakra come granthi (nodi) e sankhocha (contrazioni).

Nella Chandogya Upanishad leggiamo: “Acquisendo la dottrina si trova la liberazione dai nodi”. E nella Mundaka Upanishad: “Colui che invero conosce quel Supremo Brahman diventa lo stesso Brahman. Liberato dai nodi del cuore trova l’immortale”.

Allo stesso modo, secondo il Surangama Sutra, il Buddha Sakyamuni spiega la liberazione come la definitiva dissoluzione dei nodi che abbiamo creato, tornando all’essenziale unità della nostra stessa Mente.

Tuttavia, in verità, la liberazione finale (essendo una condizione senza tempo e quindi eterna in tutti i mondi e in tutti i sé) non è il risultato dell’azione dello scioglimento dei nodi, ma piuttosto il tacito riconoscimento che questi nodi non ostruiscono e non possono ostruire la coscienza ultima. In breve, la liberazione non è l’effettivo scioglimento di questi nodi, ma la silenziosa ammissione che essi sono già sciolti in quanto non possono influire sull’essenziale natura del Sé.

Qui giace la chiave del paradosso dei chakra: alla fine essi si dissolvono con la realizzazione che non è affatto necessario dissolverli. Quindi, i chakra non sono reali, nel senso che non pongono una barriera alla realizzazione del Sé, né costituiscono un obbligatorio percorso a tappe verso la liberazione. In ultima analisi, non ci sono livelli nell’eterno, né strati dell’infinito.

Che i chakra in sé non siano reali è la conclusione della maggior parte dei grandi saggi, siddha, mistici e maestri come Krishnamurti, Shankara e praticamente di tutti i maestri Zen.
Per nominare solo l’illustre Sri Ramana Maharshi: “Non perdere tempo a meditare sui chakra, i nadi, o sui mantra di divinità o su qualunque altra cosa di questo tipo. I sei centri sottili, i chakra, sono solo raffigurazioni mentali per i principianti dello yoga.”

Questo è il punto verso cui molta della nostra discussione deve essere diretta: i chakra appaiono reali solo all’io che costruisce questi nodi nella sua fuga sia dalla morte, sia dall’unità con tutta la manifestazione. La fuga dalla morte genera il tempo, mentre la fuga dall’unità genera lo spazio. Il mondo creato dall’io dello spazio e del tempo è davvero il samsara (il ciclo delle illusioni), le corde che costituiscono il nostro legame. I chakra non sono che i nodi di queste miserevoli corde.

(Testo liberamente tradotto e adattato da Ken Wilber)

Dalla Teoria all’Esperienza: Il Rebirthing Transpersonale

Quanto descritto in queste righe, citando le autorevoli fonti dei testi classici e di grandi Maestri, trova una conferma empirica e diretta nelle esperienze con il Rebirthing Transpersonale.

È molto frequente che il soggetto che si sottopone all’esperienza della respirazione intensa sperimenti sensazioni di oppressione o delle contrazioni fisiche proprio in corrispondenza dei chakra. A queste contrazioni sono spesso associate problematiche personali e irrisolte di vario genere.

Tuttavia, proseguendo con la pratica e affidandosi al respiro, il soggetto sperimenta con profondo sollievo lo sciogliersi di questi “nodi”. Questo rilascio permette di accedere a un diverso stato di coscienza e alla consapevolezza del Sé come pura luce.

Si giunge così a cogliere la propria natura essenziale, al di là delle prigioni del pensiero e del tempo, sperimentando ciò che la tradizione dello Yoga definisce Sat-Chit-Ananda (Essere – Coscienza – Beatitudine). È questa l’esperienza tangibile della Liberazione che, attraverso la trascendenza dell’io, porta alla percezione del Sé Transpersonale e conduce al risveglio, mettendo fine, una volta per tutte, ai conflitti interiori.

Per approfondire 

FILIPPO FALZONI GALLERANI