Ad agosto 2026, sul mio sito filippofalzoni.com, ho pubblicato 103 articoli. I miei scritti non sono generati dall’Intelligenza Artificiale, che ho iniziato a utilizzare principalmente per scovare i refusi e, per un breve periodo, per aggiungere l’audio agli articoli, agevolando chi legge dallo smartphone.
Recentemente ho iniziato a porre all’IA domande su temi specifici, per facilitare il lavoro di elaborazione e formattazione dei testi. Tuttavia, proprio lavorando all’ultimo brano sui miti, ho constatato in prima persona ciò che afferma Federico Faggin: l’intelligenza artificiale non è intelligente. Interrogata su dinamiche relative allo sviluppo interiore, l’IA ha dimostrato di non comprendere che la comparsa di immagini mitiche nei sogni o nelle visioni è il modo in cui la psiche traduce un evento interiore già in atto. Ha frainteso il processo, sostenendo che fosse l’apparire stesso delle immagini a indurre lo sviluppo spirituale. Un grave qui pro quo concettuale.
Certamente per molte operazioni l’IA è utilissima e rappresenta un rivoluzionario progresso tecnologico. Tuttavia, c’è un aspetto che mi fa riflettere: se da un lato la sua straordinaria rapidità mi permette di risparmiare ore di lavoro e facilita la ricerca, dall’altro mi rendo conto che oggi chiunque può pubblicare articoli apparentemente validi pur non avendo alcuna reale conoscenza o esperienza diretta dell’argomento trattato.
Faccio un esempio. Tempo fa ho scritto diversi articoli sulla Psicologia Transpersonale, frutto di anni di pratica sul campo e di studi approfonditi. Se per scriverli ho impiegato poche ore, per acquisire la conoscenza e l’esperienza necessarie a farlo ho impiegato un gran tratto della mia vita.
Quando ho chiesto all’IA “Che cos’è la Psicologia Transpersonale”, in pochi secondi mi ha fornito questa sintesi:
La Psicologia Transpersonale è la disciplina che integra la ricerca psicologica occidentale con lo studio degli stati non ordinari di coscienza e la saggezza delle tradizioni spirituali, estendendo la mappa della psiche umana oltre i confini dell’io individuale. Se la psicologia classica si è occupata di curare le patologie dell’ego e la psicologia umanistica di realizzarne le potenzialità, la prospettiva transpersonale si spinge oltre: indaga ciò che si trova al di là della maschera della personalità razionale. In questa visione, l’essere umano non è riducibile a una semplice struttura biologica o a un insieme di condizionamenti biografici, ma è inteso come espressione di una consapevolezza più vasta.
I Tre Pilastri Fondamentali della Psicologia Transpersonale:
L’Ampliamento della Mappa Psichica: L’inconscio non è solo il serbatoio dei traumi rimossi (Freud) o l’archivio degli archetipi collettivi (Jung), ma comprende livelli superiori e dimensioni spirituali capaci di veicolare esperienze di unità, trascendenza e illuminazione.
L’Uso degli Stati Non Ordinari di Coscienza: Attraverso strumenti come il respiro circolare, la meditazione o la trance estatica, la coscienza si libera dal filtro analitico. Il sintomo somatico o la sofferenza esistenziale cessano di essere limiti patologici per rivelarsi come simboli e tappe di un processo di guarigione e risveglio.
L’Integrazione tra Corpo, Mente e Spirito: La realizzazione spirituale non consiste nel fuggire dal corpo o nel rinnegare la materia, ma nell’incarnare la consapevolezza trascendente all’interno della vita quotidiana e delle relazioni. Non è un costrutto teorico, ma una via esperienziale che guida l’individuo dal ricongiungimento con la propria ombra fino al riconoscimento della propria natura essenziale.
Che dire? L’Intelligenza Artificiale, in modo sintetico, mi ha restituito un testo valido e corretto, in grado di espandersi in pochi istanti per indicare i principali autori di riferimento e la sintesi del loro pensiero.
A questo punto sorge una domanda cruciale, specialmente nel mio campo: come si potrà valutare la reale preparazione di chi scrive? Molte persone si sono avvicinate al Rebirthing Transpersonale proprio perché la lettura dei miei articoli trasmetteva loro l’autenticità del mio vissuto e la profondità del mio pensiero. In futuro, per i lettori sarà davvero difficile distinguere chi possiede una reale esperienza clinica e spirituale da chi si limita a pubblicare testi impeccabili generati da un algoritmo. Personalmente non lo vivo come un problema: il mio lavoro mi dà grande soddisfazione e mi trovo ormai nella fase conclusiva del mio percorso professionale.
Purtroppo, ben prima dell’avvento dell’IA, il mondo delle discipline olistiche era già affollato da figure con migliaia di follower che diffondono metodi basati sull’onnipotenza del “pensiero positivo”, travisando nozioni di fisica quantistica e riducendo il lavoro interiore a mera autosuggestione. Operano veri e propri raggiri ai danni di persone in difficoltà, che spendono molto denaro finendo solo per essere illuse e allontanate dal vero sentiero. Curiosamente, in questo specifico contesto, interrogare criticamente l’IA potrebbe persino aiutare a distinguere ciò che poggia su solide basi psicologiche e tradizionali da ciò che è solo fumo negli occhi e pseudo-scienza.
Molti studiosi mettono in guardia sui gravi rischi che un uso indiscriminato dell’IA potrebbe comportare. Alcune ricerche indicano che il quoziente intellettivo medio è in calo: i giovani sono disabituati allo sforzo critico perché, invece di applicarsi per comprendere i problemi complessi, trovano risposte immediate e predigerite senza dover allenare il cervello.
Del resto, i pericoli per l’umanità contemporanea sono molteplici: basti pensare ai cambiamenti climatici, alle guerre e agli squilibri sociali. Di fronte a tali emergenze, i rischi dell’Intelligenza Artificiale passano quasi in secondo piano. L’IA rimane uno strumento che, se usato con saggezza, può rivelarsi più benefico che dannoso.
Secondo la mia visione, tutto ciò che accade è il risultato di un’infinità di fattori imperscrutabili, prodotto di cause lontane e foriero di effetti imprevedibili, su cui abbiamo ben poco controllo. Alla fine, tutto si dispiega come deve, secondo le invisibili leggi della vita.

Come ricorda l’insegnamento perenne di Ramana Maharshi, l’unica cosa che dobbiamo e possiamo riformare è la nostra stessa mente: “Correggere sé stessi è correggere il mondo intero. Il sole è semplicemente luminoso. Non corregge nessuno. Poiché risplende, il mondo intero è pieno di luce. Trasformare te stesso è un mezzo per dare luce al mondo intero”.

Notevole, al riguardo, è il frammento di Eraclito che recita: «Il conflitto è padre di tutte le cose, di tutte re; e fa degli uni dèi, degli altri uomini; gli uni schiavi e gli altri liberi». Questo significa che le polarità antagoniste sono intrinseche alla dinamica della vita; tuttavia, è l’integrazione degli opposti a condurre all’emancipazione, mentre il dualismo diviso imprigiona.
Raggiunto un certo livello di coscienza, si può essere partecipi dei problemi del mondo e, al contempo, accettare con equanimità la tragicommedia della vita, assaporando la serenità insuperabile che nasce dal risiedere nella pura consapevolezza, liberi dalla morsa delle scelte compulsive, dei desideri e delle paure.
Quando ci si libera dal dualismo della mente condizionata, si è più presenti, autentici e vivi. Se la storia e la cronaca ci mostrano le guerre e la negatività di un’umanità spesso violenta, lo sguardo limpido ci permette di riconoscere le bellezze della natura, di provare ammirazione per la saggezza dei grandi uomini, per la musica e per l’arte. Si sviluppa la fiducia che tutto rientri in un vasto processo evolutivo, in cui il conflitto stesso agisce da motore trasformativo. Comprendiamo allora che bene e male sono polarità inseparabili del mondo fenomenico, illusioni che il risveglio permette di trascendere.
L’incontro con grandi maestri spirituali e con persone che hanno acceso i fuochi puri dell’amore, dell’empatia e dell’amicizia mi ha mostrato il volto luminoso dell’esistenza. La vita, nella sua totalità – con i suoi misteri, le sue logiche nascoste, le sincronicità, i momenti di dolore e di estasi, di confusione e di chiarezza – mi appare davvero meravigliosa e ineffabile. Un mondo fatto di sola luce, privo di ombre, porterebbe alla totale cecità.
L’uomo contemporaneo può ritrovare la reale sostanza indicata da parole immense come Unità, Trascendenza e Illuminazione (ormai usurate da un uso commerciale e banale) solo vivendo pienamente l’esperienza, oltrepassando la prigione egoica. La respirazione circolare del Rebirthing Transpersonale è, a mio avviso, la via esperienziale più rapida e diretta verso la serenità e l’autorealizzazione. Tuttavia, non avrebbe alcun senso considerare una tecnica come la panacea definitiva se la si separa dal duro confronto con la vita quotidiana e dal costante lavoro su se stessi.
Il “fare anima” richiede l’osservazione onesta del proprio mondo interiore e il coraggio di attraversare prove difficili. L’integrazione profonda di Corpo, Mente e Spirito suggerita dalla Psicologia Transpersonale è un compito eroico, sideralmente lontano dalle rassicuranti ricette della New Age o dalle religioni exoteriche seguite dalle masse.
Per dare un senso al vivere, per realizzarsi e trovare pace, bisogna attraversare il fuoco dei conflitti interiori. Nel mio caso, fu inizialmente un’esperienza di profonda vicinanza con la morte a illuminare il sentiero spirituale. Detto questo, il respiro del Rebirthing Transpersonale si è rivelato il catalizzatore decisivo per integrare il piacere e il dolore, le luci e le ombre, guidandomi verso l’autorealizzazione, per quanto i limiti umani lo consentano.
Alla fine, al di là di ogni concettualizzazione, senza più nulla da conquistare e senza più identificarsi nel personaggio che cerca di raggiungere un obiettivo, fluire con la vita nella semplice presenza della mente spontanea non richiede né sforzo né pensiero: è la lucida quiete della mente liberata.

Per approfondire:


La ricerca di una nuova coscienza 

Miti e Simboli 

FILIPPO FALZONI GALLERANI