Per conoscere ciò che è vero dobbiamo riconoscere ciò che è falso

Parlare della natura della coscienza e della conoscenza di sé conduce spesso alla possibilità che ne nasca più confusione che chiarezza. Gran parte ciò dipende dal fatto che se si esaminano le cose superficialmente è facile cadere in continue contraddizioni a causa dei significati che si danno alle parole. Nell’ambito della ricerca interiore i termini che producono più problemi sono: “IO” e “” che spesso sono usati come sinonimi e a volte contrapposti come sostanzialmente antitetici. L’ego, può essere inteso come il peggior nemico produttore di ogni illusione, e del senso di separazione dal mondo o come centro della coscienza individualizzata, può essere inteso come la maschera e come lo spirito, il Sé transpersonale. Così che dopo anni di lettura di testi spirituali, molti si chiedono se si debba ucciderlo o realizzarlo? Quando leggiamo le frasi dei saggi senza aver approfondito attraverso un’osservazione consapevole e diretta come stanno le cose, la mente offuscata da concetti, pare che l’io sia a volte il nemico della consapevolezza, mentre a volte esso è considerato il suo stesso centro e meta della ricerca interiore.

Si dice che la meditazione rafforza l’io, (per forza dell’io la psicologia intende la capacità di osservare con distacco), e i più grandi maestri dell’Advaita suggeriscono di meditare sulla sensazione “io sono” sino a percepire l’essenza dell’io e riconoscerne l’unità con Brahman. Gurdjieff basava il suo insegnamento sul ricordo di sé. Nello stesso tempo si dice che qualcuno ha un grande ego, come dire che è egocentrico o presuntuoso. Si dice che si deve uccidere l’io, e che “non è l’io ad avere problemi, ma è l’io il problema stesso”. L’“io e il mio” in molti testi classici indiani rappresentano per antonomasia i veleni della mente e sono considerati la causa della inevitabile separazione e del conflitto tanto che paiono una versione orientale del peccato originale in quanto tutti gli uomini perdono il senso di unità con la vita quando l’io si sviluppa. Dimenticarsi di sé per amore del prossimo, tornando come fanciulli è essenziale nel messaggio cristiano. Il significato di questi termini cambia radicalmente secondo la prospettiva con cui si considerano.

Per chiarire l’argomento possiamo dire che l’individuo che osserva con chiarezza finirà riconoscere se stesso come coscienza realizzare il vero io nella presenza come substrato di ogni sentire, nel testimone senza forma, che è oltre il pensiero e le immagini poiché è solo l’invisibile presenza consapevole. Da questa prospettiva non condizionata di un’attenzione trasparente l’individuo riconosce che la natura del conflitto nasce dall’identificazione con l’immagine di sé creata dal pensiero che crea il tempo psicologico, il desiderio, la divisione e il conflitto. Il pensiero utile come strumento, diventa un filtro che ci allontana da una chiara percezione di ciò che è e ci conduce fuori di noi e lo vediamo nel mondo che abbiamo costruito. Il risveglio ci permette di sentire che siamo coscienza e percepire con chiarezza le mutevoli manifestazioni della personalità e la tendenza a identificarsi in ogni maschera e a separarci dalla realtà.

Risiedere nello spazio della coscienza permette di vedere con chiarezza ed evitare il conflitto creato dal pensiero, lo spirito ci porta otre lo spazio-tempo nell’ineffabile continuo infinito presente. Il Sé è inteso come soggetto e mai come oggetto, l’io è oggetto della consapevolezza. Perciò non occorre ricercare il sé dato che è impossibile trovarlo, ma solo quando la coscienza risiede in esso può percepire con chiarezza, altrimenti il pensiero produce l’illusione dello spazio tempo e di un mondo solido l’ha fuori separato da chi osserva. Si riconosce allora come la religione e la spiritualità, per come sono generalmente vissute, benché contengano un anelito alla luce e alla verità, siano per l’uomo l’opposto di ciò che rappresentano e invece di condurre alla liberazione siano un ulteriore motivo di divisione e un vano tentativo di fuga dal mondo concreto dell’io separato, che produce per sua natura relazioni conflittuali e per paura della morte un tempo psicologico illusorio con cui allontanarla da cui sorgo i conflitti comuni all’umanità. Possiamo risolvere il problema della sofferenza solo con una diversa consapevolezza che nasce dalla spontanea identificazione nel sé che abbraccia equanime la realtà mutevole dell’io e dei fenomeni.

Forse è più chiaro se diciamo che:

1 Il Sé è Consapevolezza, lo spirito trascendente, il “testimone senza testimone”, essenza e substrato della realtà. Oltre gli attributi, Oltre lo spazio e il tempo. Inconoscibile.

2 L’anima è la nostra vera natura espressione di geni, della storia collettiva della psiche, dei cromosomi e delle forze cosmiche che agiscono sino al livello delle particelle subatomiche, attraverso cui la coscienza individuale si manifesta spontaneamente guidando il corpo all’azione e al riposo.

3 L’ego un’immagine creata dal pensiero e dalla memoria, di natura instabile e mutevole, con cui la mente s’identifica. Condizionato dalle immagini del passato l’io cerca invano di controllare il fluire della vita e di trovare stabilità e illuminazione, nella costante frustrazione della transitorietà dei fenomeni. Ignaro dell’interdipendenza dei fenomeni cerca il piacere e fugge il dolore perduto in una rete sempre più intricata d’ingiunzioni contraddittorie. L’ego è identificazione della coscienza con il corpo.

4 Anima ed ego sono essi stessi fatti di coscienza, solo la consapevolezza ne permette l’esistenza, e sono quindi degli involucri con cui si riveste e nel suo cammino verso la sorgente, per lungo tempo dimentica la propria natura riduce il suo essere a ciò che la mente immagina. Solo la consapevolezza è oltre il tempo e il mondo degli oggetti, il in questo senso è Tutto e il mondo non esiste separato da esso.

La confusione di significati su quanto s’intende con termini relativi al nostro stesso essere, produce tra l’altro un mondo diviso tra scettici e creduloni: chi si attacca a certe visioni del mondo e chi le rifiuta senza aver davvero chiara la posizione e prospettiva di chi è che crede o rifiuta. Pochi sono gli individui in grado di osservare ciò che è, e vedere con chiarezza la realtà senza distorcerla per adattarla ad anguste e relative gabbie concettuali. Vedere con chiarezza dentro di sé trovare autentici stati di Unione è possibile se smettiamo di dipendere dai concetti e dalle credenze. Ognuno deve personalmente entrare in contatto con la propria anima che è oltre tutti i pensieri della mente e le immagini dell’io. E’ quindi inutile discutere oltre, perché la risposta al problema della ricerca di Sé verrà soltanto se il lettore di queste righe andrà oltre queste stesse parole, per osservare con chiarezza la mente e i suoi giochi tanto da non restarne più schiavo… Per conoscere ciò che è vero dobbiamo riconoscere ciò che è falso.

Filippo Falzoni Gallerani, Dicembre 2009

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