Introduzione

Il testo che segue è un profondo estratto da One Taste: The Journals of Ken Wilber, una lettura fondamentale per chiunque esplori le vie della non-dualità. Attraverso la lente del Kundalini Yoga e del Buddhismo Dzogchen, Wilber ci guida oltre le comuni trappole della ricerca interiore, invitandoci a riconoscere che il divino non è una meta lontana o un nemico da sconfiggere, ma la nostra stessa natura immutabile. Buona lettura.

Da “One Taste, The Journals of Ken Wilber” (Libera traduzione)

Il cuore del Kundalini Yoga e del sistema dei sette chakra si fonda su un’unica, grande verità: tutti i chakra, senza eccezione, sono forme radiose della Shakti (l’energia della Dea) in un eterno abbraccio con Shiva (il puro Testimone senza forma).
Tutte le forme sono una cosa sola con il Vuoto. Shiva e Shakti fanno eternamente l’amore, legati l’uno all’altra in una fiera devozione che il tempo, il tumulto, la morte e il destino non possono nemmeno sfiorare.
Nel Buddhismo Dzogchen, questa stessa idea trova espressione nel thangka dell’Adi Buddha (il Buddha Supremo), Samantabhadra, e della sua consorte, Samantabhadri.

L’Unione di Vuoto e Forma

Samantabhadra è raffigurato come una figura di un profondo blu scuro, seduto nudo nella posizione del loto. Nel suo grembo, unita a lui nell’atto dell’amore, siede Samantabhadri. Anch’essa è nuda, ma di un bianco luminoso e brillante.
Samantabhadra rappresenta il Dharmakaya, il vuoto radicale: è completamente senza forma e quindi “nero” (come il sonno profondo senza sogni).
Samantabhadri rappresenta il Rupakaya, l’intero mondo della forma: si mostra brillante, bianca e radiosa.

Vuoto e Forma, Coscienza e Materia, Spirito e Mondo. Stanno facendo l’amore, uniti nell’estatico abbraccio dell’uno nell’altra. Sono uniti nell’eternità dal legame infallibile di un Amore invincibile. Sono, l’uno per l’altra, un solo sentire: la percezione non duale, il “One Taste” (Un Solo Sapore).

Questo thangka non è un mero simbolo. È la rappresentazione di una realizzazione diretta. Quando ti interiorizzi e riposi nell'”Io-Io” come Testimone senza forma, tu sei letteralmente Samantabhadra: sei il grande “Non Nato”, il Divino inqualificabile. Sei un grande, nero Vuoto d’infinito abbandono.

Tuttavia, nello spazio di quel vuoto che tu sei, l’intero universo sorge istante dopo istante. Le nuvole galleggiano nella tua consapevolezza, gli alberi appaiono, il canto degli uccelli è una cosa sola con te. Perché tu, come Osservatore senza forma (Samantabhadra), sei una cosa sola con l’intero Mondo della Forma (Samantabhadri). È, a tutti gli effetti, un’eterna unione erotica.

Tu stai letteralmente facendo l’amore con l’intero mondo mentre esso si manifesta attimo dopo attimo. Le brutali e tortuose divisioni tra soggetto e oggetto crollano, e tu e il mondo entrate in un’unione intima, sensuale ed estatica, fatta di radiosità e abbandono. È il tuono e il lampo del sentire non duale. Ed è sempre stato così.

I due errori sulla via del “One Taste”

In genere, chi intraprende questa via commette due errori principali: il primo nel cercare il contatto con il Testimone, il secondo nel tentativo di passare dal Testimone alla percezione non duale.
Il primo errore: cercare di “vedere” il Testimone: Cercando di prendere contatto con l’Io-Io, si immagina spesso di dover “vedere qualcosa”. Ma non c’è nulla da vedere. Devi semplicemente risiedere come Testimone di tutto ciò che appare: tu sei il puro e vuoto Osservatore, non un oggetto che può essere osservato.
L’errore sta nel cercare l’Osservatore come se fosse una luce speciale, una grande beatitudine o una visione improvvisa. Tutte queste cose sono oggetti, non sono l’Osservatore, che è il tuo stesso essere.
Certo, nel sentire non duale tu sarai ogni cosa che percepisci, ma non puoi arrivarci sforzandoti di “vedere” la Verità: è proprio quello sforzo a impedirlo. Devi iniziare con Neti, Neti (“Io non sono questo, io non sono quello”). Il primo errore sabota il Testimone cercando di renderlo un oggetto afferrabile, quando in realtà esso è “percepito” solo come una sensazione di fondo di Grande Libertà e Distacco.

Il secondo errore: la guerra contro l’Ego. Riposando in questa Libertà, osservando imparzialmente tutto ciò che sorge, noterai che il sé separato (l’ego) emerge nella consapevolezza esattamente come qualsiasi altra cosa. Puoi sentire la “contrazione dell’io” proprio come senti le tue gambe, un tavolo o una roccia. Questa contrazione è una tensione interiore, spesso localizzata tra gli occhi e associata a una sottile rigidità muscolare in tutto il corpo-mente. È uno sforzo difensivo di fronte al mondo.
Una volta notata questa tensione, molti credono che per entrare nella percezione non duale ci si debba prima liberare dell’ego.
Questo è il secondo errore, ed è fatale perché blocca saldamente l’ego al suo posto. Pensiamo che l’ego nasconda lo Spirito, mentre, di fatto, è semplicemente una radiosa manifestazione dello Spirito stesso, come ogni altra forma dell’universo.
Inoltre, l’unica entità che vuole liberarsi dell’ego… è l’ego stesso. Il Testimone ama ogni cosa che sorge proprio com’è. Ama l’ego, perché il Testimone è la mente-specchio imparziale che riflette e abbraccia tutto. L’ego, però, decide di giocare al gioco di “liberarsi di se stesso” per garantirsi la sopravvivenza (finché c’è un gioco, c’è un giocatore). Come disse Chuang Tzu: “Il desiderio di liberarsi dall’ego non è, esso stesso, una manifestazione dell’ego?”. Non puoi usare uno sforzo per liberarti da uno sforzo, finiresti solo per raddoppiarlo.

La Pratica: Sull’orlo della scoperta

E allora le pratiche e la disciplina?
Quando riposi nel Testimone o risiedi nel Vuoto, limitati a notare la contrazione dell’io. Rimani lì e sentila. Nel momento in cui la osservi, ne sei già libero, perché non sei più identificato con essa. La stai guardando dalla posizione del Testimone, che è da sempre libero da tutti gli oggetti.
I pensieri fluiscono, le sensazioni scorrono, l’ego appare. Tu osserva tutto in modo spontaneo, ugualmente e imparzialmente.
È in questo semplice stato senza sforzo che la percezione non duale può manifestarsi più facilmente. Non c’è nulla che tu possa fare per causarla: è già e da sempre completamente presente. Il massimo che tu possa fare, attraverso lo sforzo, è evitare i due errori principali. Evitarli ti condurrà sul bordo del precipizio del tuo Volto Originario.
Quel punto è oltre il tuo controllo. Riposa come Testimone, senti la contrazione dell’io: non farlo come una strategia faticosa, ma casualmente e spontaneamente, per tutto il giorno, rimanendo sull’orlo della scioccante scoperta di te stesso.

I passaggi in sintesi:

  • Riposa come Testimone. Senti la contrazione dell’io e nota che tu (il Testimone) sei consapevole di essa, ma non sei essa. Sei libero.

  • Rilassati in quella Libertà. Abbandonati all’apertura e al vuoto.

  • Lascia che l’ego sia. Proprio come permetti alle nuvole e agli alberi di esistere.

In quello spazio, noterai che la sensazione di Libertà non ha un centro né un contorno. I pensieri e il mondo intero galleggiano in essa. E tu sei Quello. Il cielo è la tua testa, il vento il tuo respiro, la terra la tua pelle, e tutto è intimamente vicino. Tu sei il Mondo finché rimani in questa infinita Pienezza. Questo è il mondo “non duale”, senza interno ed esterno, senza inizio né fine, senza una via e senza una meta. Come disse Ramana Maharshi, questa è la verità finale.

Per approdondire:

Prova ad ascoltarti  
La Coscienza dell’Unità

FILIPPO FALZONI GALLERANI