Secondo le più avanzate ricerche sulla Coscienza, la consapevolezza della non dualità può essere colta attraverso la semplice attenzione nel qui e ora, quando non c’è alcuna interferenza da parte del pensiero. Lo stato di “presenza” di una mente sgombra dal passato permette di percepire in modo chiaro e nuovo i pensieri e riconoscere che ciò cui ci riferiamo come “io” è esso stesso un pensiero e non un’entità indipendente.

 Valle

Se non confondiamo le parole con ciò che esse indicano si è in grado di andare oltre la rete concettuale e così iniziare a vedere con chiarezza la Realtà. Il pensiero è indispensabile per costruire una macchina o per organizzare attività pratiche, ma di fronte alla Coscienza non abbiamo a che fare con qualcosa che possa essere afferrato dall’analisi o dalle parole.

La presenza consapevole che ci risveglia alla realtà non divisa si manifesta quando siamo liberi dal “conosciuto” e osserviamo la “coscienza di essere” come fosse per la prima volta. La sensazione di essere è tanto ovvia che ci sfugge. Quest’attenzione consapevole libera dalla prigione del dialogo interno e dalla memoria condizionante dell’io diviso, dissolve l’ansia che il pensiero stesso crea. La paura, infatti, non può coesistere con la consapevolezza poiché la paura nasce dalle false identificazioni dell’io e che il risveglio dissolve.

Il risveglio è un’immediata trasformazione della prospettiva che cambia radicalmente la nostra relazione con alcuni dei più basilari condizionamenti culturali. Siamo stati educati sin dall’infanzia a una visione della vita basata sull’egocentrismo e sul dualismo; ma quando riconosciamo che non siamo “l’io che possiamo osservare” ma testimoni impersonali del divenire, siamo liberi dall’illusione della separazione. A soltanto a questo punto possiamo cogliere interconnessione degli opposti e riconoscere la natura non-duale della realtà.

Quando siamo una cosa sola con il Tutto, anche la morte non è nulla di spaventoso se non il naturale pulsare di essere e non essere che si può affrontare allo stesso modo in cui si accolgono i cicli giornalieri della veglia e del sonno. Nella morte come nel sonno infatti e non cessa la vita ma solo la percezione “dell’io separato”. Abbiamo paura di perdere proprio ciò che è causa e origine della sofferenza umana.

Il sole non brilla là fuori ma dentro di noi.

Benché la liberazione sia frutto immediato del risveglio alla propria “vera natura”, l’uomo per abbandonare le più tenaci illusioni deve affrontare delle prove che lo conducono a diversi livelli di consapevolezza e disinganno. La maturazione che conduce alla realizzazione del Sé Transpersonale, tranne rarissimi casi, è frutto di un profondo lavoro interiore. Prima che possa manifestarsi la serenità senza confini dello “stato naturale” il confronto con l’inconscio e le immagini che ci condizionano è spesso doloroso, come una morte-rinascita. I miti rappresentano questo processo in molti modi come discesa al mondo infero, lotta con il drago.

È necessario vivere con autenticità e coraggio per giungere all’individuazione che ci emancipa dall’inconscio collettivo e ci permette di esprimere la nostra irripetibile unicità. Ciò implica che è necessario integrare l’ombra e affrontare i traumi non risolti e le false identificazioni, prima che sia possibile lo spontaneo manifestarsi della “consapevolezza non divisa” come condizione stabile e non un’esperienza passeggera di cui presto l’io si appropria come credenziale autogratificante.

Per questo la catarsi e il lavoro “psicologico” di emancipazione dagli archetipi che ci dominano è spesso fondamentale. La Psicologia Transpersonale si propone di riconoscere e integrare i contributi che ci tramandano le tradizioni sapienziali dell’Oriente e le visioni del mondo che da esse derivano. Non solo dobbiamo riconoscere e valorizzare questi contributi arricchendoli con le conoscenze della scienza, ma rivedere alla luce di una visione più universale i limiti del pensiero occidentale e riconoscere come il mondo moderno sia ancora condizionato da una visione ristretta e distorta dell’uomo e della vita sul pianeta. Tali limiti del pensiero hanno conseguenze potenzialmente catastrofiche per l’intera umanità. La Psicologia Transpersonale in accordo con le tradizioni sapienziali promuove l’espansione della consapevolezza verso la liberazione e accoglie sia l’ipotesi dell’illuminazione immediata del risveglio, sia il progressivo sviluppo attraverso appropriati metodi di autoindagine ed efficaci tecniche esperienziali psicocorporee. Dalle antiche tradizioni sapienziali ci sono state tramandate molte mappe di questo sviluppo: dal fango al divino, dall’incoscienza alla super-coscienza, che oggi possiamo integrare alla luce delle conquiste della Scienza moderna. Comprendere e riconoscere i livelli di sviluppo, avere una mappa aggiornata del sentiero evolutivo è certamente d’aiuto all’io maturo, è necessario inoltre che la mente sia aperta e ricettiva, pronta a riconoscere i propri inganni o è facile cadere in una nuova forma di egotismo spirituale. E’ essenziale poi impegnarsi in una pratica autenticamente trasformativa per incarnare il cambiamento. La realizzazione di Sé non implica lo sforzo ma l’energia dell’attenzione senza alternative e intelligenza discriminante. L’io personale non può fare altro che smettere di essere d’ostacolo poiché la realtà si rivela solo quando non interferisce.

Come per l’alchimista vale il detto: “ogni passo che farai è la meta” poiché non viviamo per raggiungere qualcosa, ma per risvegliare la Coscienza nel presente. Cerchiamo, più o meno consciamente “l’attimo eterno”, in questo divenire dove tutto è transitorio e impermanente, sentiamo emergere l’impulso all’autotrascendenza, alla realizzazione e all’unione con la Sorgente da cui tutta la manifestazione scaturisce: l’Assoluto oltre il pensiero, oltre lo spazio e il tempo, il testimone senza forma di ogni fenomeno, oltre l’essere e il non essere.

Possiamo osservare la crescita spontanea della consapevolezza senza ostacolarla imprigionandola nelle anguste prospettive di un sentire convenzionale. Dal riconoscimento delle nostre percezioni distorte nasce il risveglio. La crescita è quindi un processo naturale che non possiamo accelerare con sforzi egocentrici, ma che possiamo evitare di intralciare togliendo di mezzo gli inutili ostacoli dell’io e del pensiero dualista.

Possiamo riconoscere che autoaccadiamo senza scelta mossi da un potere del tutto inconoscibile. Ci pare di poter scegliere e agiamo come se così fosse, mentre siamo mossi da energie che non conosciamo. È saggezza riconoscere l’inganno prospettico della conclusione superficiale che ci fa illudere del libero arbitrio di un io separato che invero non abbiamo.

Invece di sforzarci di cambiare dobbiamo risvegliarci dall’illusione del falso io e dagli inganni del tempo psicologico che ci imprigionano. L’uomo cerca pace e felicità, ma insegue illusioni che causano sofferenza e così lotta con se stesso, perduto nel disordine anarchico dei livelli confusi e delle immagini riflesse dell’io narcisista.

La Saggezza Perenne indica la via della liberazione nella presa di coscienza diretta dell’IO SONO oltre l’identificazione con il corpo-mente.

Tale suprema identità non può essere percepita perché è ciò che percepisce, non può essere vista perché è ciò che vede. Il nostro stesso Sé è Brahman, l’Assoluto e chi sperimenta questa verità si libera dalla sofferenza e vive in serena equanimità. La realizzazione della coscienza non divisa o dell’Unità è l’essenza del Vedanta, e di ogni sentiero di autoconoscenza, tuttavia non è qualcosa di lontano o d’irraggiungibile poiché, come posso constatare da anni con il Rebirthing applicato con la prospettiva dell’autoindagine, il risveglio è accessibile a ogni ricercatore maturo e sincero.

Milano Novembre, 2015 – Filippo Falzoni Gallerani

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