Questo articolo non riguarda specificamente la respirazione che si applica con  il Rebirthing. ma alcuni aspetti del substrato filosofico della Psicologia Transpersonale e della Filosofia Orientale. L’intento è il condividere argomenti che possono facilitare lo sviluppo di una nuova coscienza e aiutare la soluzione dei tanti problemi che affliggono l’umanità.

Per affrontare correttamente un problema dobbiamo per prima cosa comprenderne le cause profonde. E’ una riflessione inquietante rendersi conto, osservando noi stessi e il mondo, che tuttavia non basta riconoscere le cause per risolvere il problema. Secondo la Teosofia le principali cause del problema umano sono tre: l’ignoranza, la paura e l’egoismo. Nei tanka Tibetani invece troviamo al centro della ruota della vita tre animali che rappresentano i tre veleni: il maiale che rappresenta l’ignoranza o la confusione mentale, il serpente che rappresenta l’odio o l’ira, il gallo simboleggia la cupidigia o l’attaccamento.
Per lo Yoga Sutra indù la mancanza di consapevolezza della realtà (avidya, ignoranza1), l’egoismo, o senso dell’io-separato (asmita), l’attrazione e la repulsione verso gli oggetti e l’attaccamento, costituiscono le grandi afflizioni o kleśa che sono la causa di tutte le miserie della vita”. La causa fondamentale di tali miserie è avidya, l’ignoranza che distorce la realtà con l’identificare il conoscitore con il conosciuto, il Sé con l’io, o la Coscienza con il suo veicolo, il corpo-mente.
Osservando in profondità le nostre sofferenze e i problemi della società in cui viviamo, riconosciamo che hanno origine dalle stesse cause, anche se sono passati oltre due millenni da quando questi insegnamenti sono stati diffusi. L’intelligenza ha permesso all’uomo di raggiungere straordinarie capacità tecniche e scientifiche, ma l’umanità non è ancora capace di vivere in pace e in armonia.
Vediamo bene che in tutto il mondo gli uomini vivono ancora nel conflitto a causa degli stessi mali e per questo raramente possono dirsi felici e realizzati. E’ chiaro che se non se ne eliminano le cause, i problemi individuali e collettivi non possono essere risolti.
La saggezza indù e buddhista non hanno cambiato radicalmente la coscienza umana, allo stesso modo il lettore può condividere queste idee senza che nessun cambiamento profondo avvenga nel suo intimo. Perché, seppur necessario, non è sufficiente capire le cause per da fine al conflitto.
Ciò accade perché la mente e il pensiero, che sono meravigliosi strumenti di cui dovremmo servirci per il campo che compete loro,  in questa fase evolutiva ci dominano e condizionano le nostre percezioni e le nostre reazioni. Infatti non è il pensiero, che per sua natura è condizionato e limitato, che può metterci in contatto con il Sé e con la Vita. Anzi la realtà in sé attraverso i filtri del pensiero e delle parole ci sfugge sempre più. Si potrebbe anche dire che l’individuo non si libera dai tre veleni perché comprende queste cose solo sul piano mentale ed è il pensiero stesso che quando ci imprigiona produce la paura, l’ignoranza e l’egoismo. In questo modo fa un pessimo uso di queste conoscenze. Ad esempio vede questi problemi sempre negli altri senza riconoscerli in sé. S’immagina di essere spirituale perché conosce e si aggrappa a questi concetti senza avere alcuna apertura del cuore e dell’intuizione. E’ per questo che nelle religioni2 c’è spesso tanta contraddizione tra l’ideale e i fatti concreti.
L’Advaita Vedanta, lo Zen, maestri come Krishnamurti, Ramana Maharshi, Nisargadatta Maharaj e recentemente la Psicologia Transpersonale con tecniche esperienziali mostrano una via oltre il pensiero.

Il risveglio della Consapevolezza

La vera rivoluzione interiore è un profondo cambiamento di prospettiva, un diverso livello di consapevolezza che implica la trascendenza del pensiero condizionato. Solo riconoscendo il movimento del pensiero e i suoi limiti possiamo andare oltre ad esso.
Quando si approfondisce questa conoscenza con le pratiche esperienziali psicofisiche, si comprende che  il nostro vero nemico è il pensiero.  Il pensiero crea il tempo psicologico, l’immaginario passato e futuro e con esso il condizionamento e l’ansia. Una mente prigioniera non può percepire la realtà. Le esperienze transpersonali ci mostrano che c’è in noi una coscienza non condizionata, e che appena andiamo oltre le nubi del pensiero può svelarsi il potenziale di sintonia, amore, intuizione, ispirazione, armonia e serenità.
A questo punto bisogna ricordare che un’esperienza d’illuminazione non è il coronamento del cammino spirituale bensì il primo passo. Da quel momento, infatti, possiamo perseguire un sentiero che non è la risposta del pensiero, del conosciuto, ma sintonia immediata con il qui e ora. Ma, appena il pensiero se ne appropria diviene un ricordo e quando lo si persegue con intenzione questo stato viene di nuovo perduto.

Dice Tilopa nel Mahamudra: La mente, come lo spazio puro, trascende completamente il mondo del pensiero: rilassati nella tua natura intrinseca, senza né abbandono né controllo. La mente senza obiettivi è Mahamudra e con il perfezionamento l’illuminazione è raggiunta”.

Solo una coscienza libera dai vincoli del pensiero può porre fine a questa condizione d’interminabile conflitto interiore. Come vediamo, le religioni2 (religione da religere = riunire) invece di unire l’umanità in una grande famiglia, appena divengono strumenti del pensiero, sono motivo delle più grandi divisioni ideologiche e quindi di guerre sanguinose. Nel nome di Dio si son fatti e si continuano a fare i peggiori crimini. Purtroppo molto spesso anche gli individui che si ritengono appartenenti ai movimenti spirituali moderni raramente cercano l’unità interiore, il silenzio mentale, l’integrazione dell’inconscio. Si limitano invece a cercare di conformarsi alle ideologie condivise e cercano di imporre ad altri un’Unità immaginaria mentre rimangono attaccati a un’immagine sociale dominata dall’“Ego spirituale”.
Per la massa le cause del male sono sempre esterne… il nemico è l’altro e piuttosto che cercare le cause del male in sé stessi si preferisce trovare colpevoli all’esterno.
Da secoli i saggi insegnano che la mente è uno specchio che crea illusioni e che conduce a  una realtà immaginaria in cui è facile perdersi. Insegnano che la soluzione del problema si trova in noi stessi, in un risveglio a un sentire profondo che trascende le parole e conduce alla pienezza dell’essere.

Sri Ramana Maharshi diceva: Non meditare sii! .

Solo se i singoli individui prendono coscienza degli inganni mentali e si sintonizzano con un diverso modo di sentire la società potrà mutare. Nelle fasi della crescita abbiamo cercato di adeguarci alla società senza riconoscere quanto fosse malata e abbiamo accettato le sue regole auto-frustranti. A questo punto dobbiamo liberarci da ogni autorità esterna e vedere il mondo con occhi nuovi, permettendo che l’intuizione e la spontaneità del cuore ci guidino a un comportamento appropriato e armonico al fluire della vita.
Molti accusano dei mali che affliggono il mondo i governi, le industrie belliche, l’industria farmaceutica, le multinazionali, le banche, la finanza e i super ricchi, o vedono cospirazioni internazionali. Se da un lato è certamente giusto riconoscere e denunciare il male, per trovare e proporre soluzioni alternative, dobbiamo ricordare sempre che, per risolvere un problema, dobbiamo eliminarne le cause in noi stessi e realizzare nel quotidiano un diverso modo di vivere e di sentire uscendo dalla logica egocentrica e separativa che condividiamo con l’umanità e che è la vera origine di questi problemi. Trovare il nemico fuori di noi, cercare di cambiare il mondo senza conoscere se stessi e gli inganni dell’io, si è sempre dimostrato vano.

Note:

[1] Per ignoranza s’intende soprattutto l’ignorare di ignorare e percepire quindi in modo distorto la realtà. La radice di ogni paura è la paura della morte ma la paura prende mille forme. Che si tratti di paura di soffrire, paura del futuro, paura di non essere amati, paura di sbagliare, la paura in qualunque forma paralizza l’intelligenza e offusca il pensiero. L’egoismo e l’egocentrismo, sono una delle più importanti cause della divisione e di conflitto. L’ignorare di ignorare rende schiavi di idee preconcette ed impedisce di accogliere prospettive diverse. La paura impedisce la comprensione della realtà e produce violenza. L’egoismo o identificazione con un’immagine di sé, “l’Io e il Mio”, secondo la saggezza tradizionale indiana, sono la causa prima della sofferenza e del conflitto.
[2] Come giustamente osserva Ken Wilber:… La religione ha sempre adempiuto a due funzioni molto importanti, ma molto differenti una dall’altra. Da una parte, agisce in modo da dare un senso all’io separato: offrendo dei miti, delle storie, dei racconti, dei rituali, delle ricostruzioni che insieme aiutano l’io separato a trovare un senso e a sopportare i pesi e le ferite del duro destino. Questa funzione della religione non cambia necessariamente né abitualmente il livello di coscienza di una persona; essa non offre né trasformazione radicale, né la possibilità di una liberazione che distrugga completamente la sensazione di essere un io separato. Al contrario, offre consolazione all’io, lo fortifica, lo difende e gli dà importanza. Finché l’io separato crede ai miti, compie i rituali, recita le preghiere e accetta i dogmi, sarà, si crede, fermamente “salvato” – sia immediatamente nella gloria di Dio o attraverso le intercessioni della Dea, sia più tardi in una vita dopo la morte che garantisce una beatitudine eterna. Per un altro verso, la religione è anche servita – e questo il più delle volte per una piccola minoranza d’individui – a una trasformazione radicale, di liberazione. Questa funzione della religione non fortifica la sensazione di essere un io separato, essa lo distrugge totalmente. Invece di consolazione, porta la distruzione, invece di un rifugio, il vuoto, invece del conforto, una rivoluzione, insomma piuttosto che un supporto convenzionale, questa funzione provoca una trasmutazione, una trasformazione dal profondo della coscienza stessa.

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FILIPPO FALZONI GALLERANI