Il Maestro disse:

Tutti i Buddha e tutti gli esseri viventi non sono altro che un’unica Mente: non vi è alcun altro metodo spirituale.

Questa Mente, mai nata, da tempi senza inizio, non è mai cessata di esistere; né blu né gialla, senza forma né aspetto, non dipende né dall’essere né dal non-essere, né dal vecchio né dal nuovo; non è né lunga né corta, né grande né piccola, aldilà di ogni delimitazione o denominazione, di là da ogni possibilità di essere percepita o considerata come un oggetto; eccola, essa è la Realtà in sé!

Ma, alla prima considerazione pensativa, la si perde…

Illimitata e insormontabile si direbbe spazio vuoto!

Così, questa mente-unica è il Buddha e tra il Buddha e gli esseri viventi non vi è differenza.

Tuttavia, gli esseri viventi cercano sempre da qualche altra parte, attaccandosi ai fenomeni e, così facendo perdono tutto, perché andando alla ricerca del Buddha con la loro idea del Buddha e ricercando la mente con la loro mente erronea, anche sforzandosi per interi kalpa, non potrebbero approdare a niente.

Essi ignorano che il Buddha appare spontaneamente a chi cessa di evocarlo liberandosi dal processo pensativo. Questa mente, dunque, è il Buddha e il Buddha è la totalità degli esseri viventi. Quando egli è un “essere vivente”, la mente non ne viene per niente diminuita e quando essa è il Buddha, per niente aumentata.

Se non credete fermamente che questa mente sia il Buddha e se volete praticare attaccandovi ai caratteri particolari (fenomeni) per ottenere i meriti, siete in preda ad un totale malinteso e così devierete dal Sentiero.

Questa mente è il Buddha. Non vi è altro Buddha e neppure altra mente. Questa mente chiara e pura somiglia allo spazio vuoto, perché in nessun punto avrà mai una forma particolare. Quando si suscita uno stato di mente particolare a causa dell’intromissione dei pensieri, ciò vuol dire deviare dalla sostanza delle cose e attaccarsi ai caratteri particolari. Ora, non si è mai visto, da tempi senza inizio, un Buddha attaccato alle “particolarità” (cioè ai fenomeni).

Esercitarsi con le sei paramita e con infinite pratiche, per diventare Buddha, significa seguire una via graduale e, da sempre, non si è mai visto qualcuno diventato “Buddha per gradi”.

E’ sufficiente risvegliarsi a questa mente-unica per non aver più la minima realtà da trovare; questa è la vera Buddhità. Il Buddha e gli esseri viventi sono indifferenziati nella mente-unica che, come lo spazio vuoto, non è mai confusa e mai si deteriora. Infatti, guardate il sole che illumina il mondo intero.

Al suo levare, la luce si spande sulla terra, ma lo spazio in se stesso non diviene più luminoso. E quando il sole sparisce e le tenebre ricoprono la terra, lo spazio non si oscura affatto. La luce e l’oscurità si scacciano l’un l’altra, ma lo spazio resta vuoto e immutato per sua natura. La stessa cosa accade per questa mente del Buddha e degli esseri viventi.

Vi sono alcuni che considerano il Buddha come potatore dei segni particolari di essere puro, libero e luminoso, mentre al contrario, gli esseri viventi sono portatori qualità di esseri impuri, offuscati e incatenati al Samsara. Tuttavia, chi afferma questo, non otterrà mai il Risveglio, neanche dopo innumerevoli kalpa, poiché si attacca ai fenomeni. In questa mente-unica, quindi, non c’è nient’altro da cercare, perché la mente stessa è il Buddha.

Oggigiorno, i praticanti che non si sono risvegliati a questa mente, in sostanza non fanno che produrre pensieri su pensieri, cercando il Buddha all’esterno e continuano a praticare attaccandosi ai caratteri particolari. Questo è un cattivo metodo e non la Via del Risveglio.

 

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