Introduzione

Questo saggio traccia un ponte concettuale ed esperienziale tra l’immensa eredità della mitologia comparata e le moderne pratiche di esplorazione della coscienza. Attraverso il pensiero di tre giganti del Novecento – Ananda Coomaraswamy, Henry Corbin e Mircea Eliade – si indaga come le strutture mitiche e simboliche non siano relitti del passato o fantasie allegoriche, ma mappe viventi e attuali delle dinamiche psichiche profonde. L’articolo dimostra come l’esperienza diretta del Rebirthing Transpersonale attualizzi queste mappe, permettendo al praticante di vivere spontaneamente la dissoluzione dell’ego, l’emersione dello spazio immaginale e la realizzazione spirituale delineata dalla saggezza tradizionale.

 

Miti e Simboli: Coomaraswamy, Eliade e Corbin

Quando osservo le tappe del percorso personale o delle persone che si sottopongono all’esperienza della respirazione e cerco di definire in cosa consista la realizzazione liberatoria che è meta della Psicologia Transpersonale e di ogni percorso di risveglio, trovo di notevole interesse riscoprire il valore dei Miti delle tradizioni Oriente-Occidente. Mentre il pensiero razionale e materialista liquida i miti come fantasie di menti primitive o semplici metafore poetiche prive di riscontro oggettivo, essi racchiudono in realtà un senso universale profondo e coerente. Allo stesso modo le fiabe, come mostrano gli studi di Marie-Louise von Franz, rivelano significati psicologici di grande importanza. La saggezza tramandata nei secoli dalla coscienza collettiva utilizza il mito e la fiaba come mappe degli eventi interiori e delle prove che l’individuo affronta per raggiungere l’autorealizzazione, quella che Jung chiamava “Individuazione” e che i mistici chiamano Unione, Risveglio o Liberazione.

La realizzazione del Sé è il tema fondamentale di questa ricerca. Molti si avvicinano a pratiche come il Rebirthing Transpersonale per superare squilibri psicosomatici, ansia o depressione; tuttavia, la vera salute olistica non si limita al benessere fisico o all’assenza di sintomi. Essa include la dimensione spirituale e una trasformazione più profonda, in grado di farci guardare alla vita, e alla morte, da una prospettiva radicalmente diversa che si può definire un Nuovo Piano di Coscienza.
La Nuova Coscienza non è certo lo sviluppo narcisistico dell’ego come proposto dalle pratiche New Age in voga. È la riscoperta di qualcosa di antico e immutabile, riguarda la nostra Essenza che non è prigioniera del tempo e dell’evoluzione. È ciò che da sempre già siamo quando ci liberiamo dagli inganni mentali e dalle false identificazioni, le quali non di rado possono cedere il passo a vivide visioni e immagini simboliche. Per questo articolo mi riferisco più all’Occidente che all’Oriente e mi baso su una sintesi dei testi di autori considerati tra i più autorevoli esperti della mitologia e dello studio comparato delle religioni: Ananda Coomaraswamy, Henry Corbin e Mircea Eliade.

Ananda Coomaraswamy (1877-1947): Storico dell’arte, filosofo e orientalista ceylanese-britannico, fu a capo del Rilevamento Mineralogico di Ceylon e, per tre decenni, Curatore e Ricercatore Capo di Arte Asiatica al Museum of Fine Arts di Boston, dove creò la prima collezione organica d’arte orientale in Occidente. Tra i massimi pionieri dello studio comparato tra l’arte sacra dell’Oriente e dell’Occidente e figura centrale del pensiero tradizionalista, ha dedicato la sua vita e la sua autorevole produzione saggistica a dimostrare come le forme artistiche e mitiche tradizionali non siano meri manufatti estetici, ma manifestazioni simboliche di un’unica Verità metafisica universale.

Henry Corbin (1903-1978): Filosofo, orientalista e islamista francese, è stato Direttore di Ricerca all’École Pratique des Hautes Études della Sorbona e fondatore del Dipartimento di Iranologia di Teheran, salvando dall’oblio testi fondamentali della teosofia islamica attraverso la celebre Bibliothèque Iranienne. Tra i massimi interpreti europei della mistica persiana e pilastro dei Colloqui di Eranos insieme a C. G. Jung, ha introdotto nella cultura occidentale il concetto di Mundus Imaginalis (‘ālam al-mithāl) e l’ermeneutica del ta’wīl, consacrando il simbolo e l’immaginazione spirituale a organi primari di conoscenza metafisica.

Mircea Eliade (1907-1986): Storico delle religioni, mitologo e scrittore rumeno, ha guidato per decenni la cattedra di Storia delle Religioni all’University of Chicago (che oggi porta il suo nome), dirigendo la monumentale The Encyclopedia of Religion e ricevendo lauree honoris causa dai più prestigiosi atenei mondiali. Tra i più eminenti studiosi del sacro del Novecento, la sua opera accademica esplora la morfologia del mito e del rito come accessi alla Realtà Ultima, dimostrando come l’uomo religioso e spirituale cerchi costantemente di rompere il tempo profano per riattualizzare il Tempo Sacro delle origini (In illo tempore), inteso come il contatto diretto con la Coscienza essenziale che trascende il divenire temporale.

 

Ananda Coomaraswamy

In anni recenti i libri di Coomaraswamy mi hanno straordinariamente appassionato. Consiglio la lettura dei testi che trovate nella bibliografia, lasciando per ultimo Il Grande Brivido. Nel ponderoso volume Il Grande Brivido, Ananda K. Coomaraswamy attinge alla mitologia comparata per illustrare il viaggio dell’anima dal piano dell’ego individuale al ricongiungimento con il Sé trascendente (transpersonale). I principali miti e simboli analizzati nell’opera costituiscono la rappresentazione delle tappe e delle dinamiche di questa realizzazione interiore:

La Porta Stretta e le Symplegades (Le Rocce Cozzanti): Rappresentano il passaggio paradossale tra i contrari (bene/male, tempo/eternità). Il varco tra le rocce che si scontrano o le fauci del mostro simboleggia l’uscita dalla dimensione duale e condizionata per accedere all’Eterno Presente (Janua Coeli).
La Ricerca del Vello d’Oro e del Sacro Graal: Miti della “ricerca” (quest) in cui un centro perduto o un tesoro inaccessibile (il Vello, la Coppa, la Pianta) simboleggia la natura divina originaria dell’uomo, custodita e difesa da draghi o mostri (i desideri e i vincoli dell’ego).
La Spada di Luce e il Guardiano della Soglia: Armi solari, folgori o cherubini con spade fiammeggianti posti a guardia dell’Albero della Vita. Simboleggiano il discernimento metafisico (viveka) e il fuoco purificatore necessario per spezzare l’illusione prima di entrare nel regno dello Spirito.
La Decapitazione e lo Smembramento Rituale: Presente nel mito di Medusa, nei rituali vedici e nei racconti arturiani (come Sir Gawain e il Cavaliere Verde). Rappresenta la necessaria “morte dell’ego” e la dissoluzione della mente razionale individuale per consentire la rinascita dell’Uomo Universale.
La Discesa nel Ventre della Balena (La Katabasis): L’inghiottimento da parte del mostro marino o la discesa negli inferi (come Giona, Eracle o Odisseo) simboleggiano la notte oscura dell’anima e l’integrazione delle ombre della psiche prima della risurrezione spirituale.
Il Labirinto e il Filo di Arianna: Il labirinto è la mente discorsiva e il mondo fenomenico in cui l’anima rischia di smarrirsi; il filo di Arianna rappresenta la continuità della consapevolezza o la dottrina tradizionale che guida la psiche verso il centro e ne permette il ritorno.
L’Arrampicata sull’Asse del Mondo (Axis Mundi): L’ascensione lungo l’Albero Cosmico, la scala di Giacobbe o il raggio solare. Miti che esprimono la verticalizzazione della coscienza, il cui superamento della “sommità” dell’albero o della volta celeste equivale al definitivo affrancamento dai cicli della manifestazione.

Ognuno di questi motivi mitici descrive, nella visione tradizionale di Coomaraswamy, non una narrazione fantastica, ma la trama simbolica di un percorso interiore in cui la psiche trascende la propria individualità egoica per realizzare l’Unità indivisa della Coscienza risvegliata. Henry Corbin e Mircea Eliade offrono straordinari parallelismi a questa prospettiva, rileggendo il mito e il simbolo non come allegorie arbitrarie, ma come autentica mappa dello sviluppo della conoscenza spirituale.

Nel Rebirthing Transpersonale, questa mappa si traduce in esperienza vissuta: durante la respirazione circolare, la trascendenza dell’ego e la realizzazione del Sé si compiono spontaneamente, accompagnate talvolta dall’affiorare di vivide visioni e simboli archetipici.

Henry Corbin

Il lavoro di Corbin, considerato tra i maggiori esperti di Sufismo, si fonda sul recupero dell’Anima Mundi e sul concetto fondamentale di Mundus Imaginalis (‘ālam al-mithāl), un regno ontologicamente reale che si colloca tra il mondo dei sensi e quello dell’intelletto puro. Le visioni che affiorano durante la respirazione, analoghe alle immagini che Jung descrive nel Libro Rosso, appartengono a questa dimensione: esse rappresentano, attraverso simboli archetipici e mitici, le dinamiche del vissuto interiore. Dove Coomaraswamy attinge alla Philosophia Perennis e alla metafisica orientale, Corbin giunge alle medesime strutture attraverso la mistica islamica Sufi.

Il Ta’wīl come rappresentazione della dissoluzione dell’ego: Il termine arabo ta’wīl significa letteralmente “ricondurre alla sorgente”. Corrisponde al discernimento descritto da Coomaraswamy, dove la psiche rappresenta nel mito la trasformazione interiore dalla forma esteriore dell’ego al Sé, l’essenza della coscienza.
L’Angelo e il Sé trascendente: Nei suoi studi sulla teosofia persiana (Suhrawardī e Ibn ‘Arabī), Corbin descrive l’incontro con l’Angelo (il Guide Personnel) non come un evento esterno, ma come il modo in cui la psiche simboleggia l’esperienza dell’anima che riconosce la propria natura celestiale e trascendente — la rappresentazione del ritrovamento del Graal.
Il Passaggio Periglioso (La Montagna di Qāf): Nei racconti visionari di Suhrawardī, l’attraversamento della montagna cosmica Qāf per raggiungere l’Oriente spirituale simboleggia il superamento dei confini dell’identità egoica, la “porta stretta” analizzata da Coomaraswamy, per giungere al Sé.
Il Mito degli Uccelli e del Sīmurgh: Nel mito, trenta uccelli si mettono in viaggio alla ricerca del loro Re, il Sīmurgh, affrontando valichi insidiosi e attraversando sette valli: questo viaggio rappresenta la purificazione interiore dai desideri e dalle illusioni dell’ego.
La Morte dell’Ego: La valle del nulla e dell’annientamento (Fanā’) simboleggia la fase in cui l’identità individuale e l’egoismo vengono completamente consumati.
L’Atto del Ta’wīl: Quando gli uccelli reduci giungono alla presenza del Re, non trovano una figura esterna ma uno specchio in cui vedono se stessi (in persiano, sī morgh significa letteralmente “trenta uccelli”). La narrazione del viaggio esteriore si rivela così come la rappresentazione simbolica dell’unione tra il pellegrino e la Divinità interiore: l’anima non “incontra” il Re come altro da sé, ma rappresenta la scoperta di essere sempre stata la manifestazione dell’unica Essenza.

Nel Sufismo, il Fanā (“estinzione”) rappresenta lo stadio in cui l’illusione di un sé separato viene superata. Non si tratta di una distruzione della personalità, ma della fine dell’identificazione con l’ego (nafs), che apre al Baqā’(“permanenza”), in cui l’individuo agisce nel mondo come veicolo trasparente della Realtà Divina. Nella respirazione circolare, la momentanea sospensione del controllo analitico apre direttamente le porte allo spazio dell’Immaginale: le visioni e i simboli archetipici che affiorano traducono spontaneamente l’esperienza del ta’wīl, dissolvendo l’involucro del piccolo ego nella dimensione vivente del Mito.

Mircea Eliade

Eliade è uno degli autori che ho letto con passione fin dalla gioventù, traendone grande ispirazione. Ecco alcuni degli aspetti che considero fondamentali:

Il Tempo Sacro e la Riattualizzazione del Mito: Per Mircea Eliade, il mito non è una narrazione fantastica o una spiegazione ingenua del mondo, ma rappresenta la rivelazione dell’Essere e la manifestazione tangibile del Sacro (ierofania): il Sé.
Il Mito come Evento Primordiale: Le gesta degli dèi e degli eroi non appartengono a un passato remoto, ma costituiscono modelli eterni e viventi che rivelano la struttura stessa della Realtà psichica e delle sue dinamiche.
La Frattura del Tempo Profano: Il mito rappresenta la liberazione dalle gabbie mentali del tempo lineare e ordinario (tempo profano), per accedere al qui e ora e al Continuo Infinito Presente.
Il Ritorno alle Origini (In Illo Tempore): L’esperienza mitica rappresenta il varco verso il Tempo Sacro delle Origini, consentendo all’essere umano di uscire dai limiti della propria biografia contingente e ralizzare il Sé, la cosciemnza atemporale.
Dalla Storia all’Essenza: Il mito rappresenta, attraverso immagini simboliche, il dissolversi dell’illusoria identificazione con l’ego per restituire la coscienza alla radice sacra e immortale del Sé Transpersonale.

Nel Rebirthing Transpersonale, la sospensione della mente discorsiva disattiva la radice stessa del tempo profano, aprendo il varco verso una presenza atemporale. L’esperienza della rinascita vissuta nel corpo e nella psiche riattualizza l’evento primordiale descritto da Eliade: la coscienza si libera dalle forme del divenire storico e riconosce la propria origine sovra-individuale nel Sé.

Il Sé (Ātman) nell’Advaita Vedānta e nella Psicologia Transpersonale

La mia formazione è in gran parte basata sulla filosofia indiana e in particolare sull’Advaita Vedānta che, grazie al contatto diretto con Sri Babaji e allo studio approfondito di Maestri come Ramana Maharshi e Nisargadatta Maharaj, è stato il più importante catalizzatore trasformativo. L’Advaita Vedānta (“non-dualità”) affronta il medesimo processo attraverso la via della conoscenza (Jñāna) e del discernimento tra ciò che è reale e ciò che è illusorio.

La dissoluzione dell’Ahaṁkāra: L’Ahaṁkāra (il “costruttore dell’io” o il senso dell’ego) identifica erroneamente la coscienza pura con il complesso mente-corpo. Attraverso la ricerca interiore (Vicāra), questa identificazione fallace cade.
Identità tra Ātman e Brahman: Con il superamento dell’ego, si scopre che il vero Sé (Ātman) non è mai stato limitato individualmente, ma è sempre stato uno con l’Assoluto (Brahman). Come nel Fanā’, la goccia d’acqua non viene distrutta, ma riconosce di essere l’oceano.

Nella Psicologia Transpersonale (sviluppata da figure come Stanislav Grof, ideatore della Respirazione Olotropica, Roberto Assagioli e Ken Wilber), la destrutturazione dell’ego viene analizzata sia sotto l’aspetto fenomenologico sia sotto quello clinico-esperienziale:

La Morte e Rinascita Psichica: Attraverso stati non ordinari di coscienza (come la respirazione olotropica o il Rebirthing Transpersonale), la psiche valica i confini della mente biografica. L’ego perde il suo ruolo di “regista” e centro di controllo.
L’Emergenza dello Spazio Transpersonale: La caduta delle difese egoiche permette l’emergere di materiale archetipico e simbolico (in sintonia con l’Immaginale di Corbin e il Libro Rosso di Jung), fino al raggiungimento di un senso di unità cosmica e di integrazione con il Sé transpersonale.

Trasformazione attraverso il respiro

Nel Rebirthing Transpersonale e nella psicologia d’orientamento archetipico, il respiro circolare (continuo, senza pause tra inspirazione ed espirazione) agisce come un catalizzatore alchemico. La sua funzione primaria non è semplicemente l’ossigenazione o la decondizionante scarica neurovegetativa, ma la trasmutazione del livello di realtà dell’esperienza: il passaggio dal soma (il sintomo reificato) alla psyche (il simbolo vivente).
Nella vita quotidiana, le difese dell’ego e la mente analitica tendono a “somatizzare” ciò che non riescono a metabolizzare sul piano della consapevolezza. Il trauma, la resistenza o l’ombra irrisolta si fissano nel corpo sotto forma di contrazioni muscolari, blocchi diaframmatici, tensioni croniche o sensazioni di soffocamento. Il sintomo somatico è un simbolo congelato, ridotto a pura materia fisica o dolore opaco. È la mente razionale che dice: “Ho un crampo”, “Mi manca l’aria”, “Ho un peso sul petto”. L’effetto del respiro circolare consiste nell’iniettare energia (il prana o pneuma) all’interno della struttura rigida del sintomo, alterando lo Stato Ordinario di Coscienza e allentando la presa del controllo egoico.

Le Quattro Fasi della Trasformazione Alchemica del Respiro

La transizione dal sintomo corporeo alla dimensione simbolico-archetipica segue un preciso percorso esperienziale durante la sessione:

La Somatizzazione e la Resistenza (Nigredo): Nelle prime fasi del respiro continuo, il corpo risponde spesso intensificando il blocco. Compaiono le cosiddette “resistenze somatiche”: tetania, rigidità, sensazione di freddo o dolore localizzato. Se il soggetto cerca di analizzare razionalmente la sensazione, rimane bloccato al livello biologico.
La Fluidificazione energetica: Mantenendo il ritmo circolare senza interrompere il flusso, la concentrazione si sposta sulla “percezione pura”. L’iper-focalizzazione sul punto di tensione, sostenuta dal respiro, rompe il guscio della contrazione fisica. Il dolore cessa di essere percepito come un oggetto solido e si trasforma in vibrazione, carica elettrica o calore.
L’Emersione del Simbolo (Mundus Imaginalis): È il momento di svolta transpersonale. La tensione somatica, una volta fluidificata, si traduce nel linguaggio proprio dell’inconscio primordiale: l’immagine e il mito interiore. Il peso sul petto smette di essere una compressione toracica e diventa la visione di un macigno, di un’armatura di ferro o di un’oppressione ancestrale. La contrazione alla gola si trasforma nell’immagine di un nodo, di un urlo inespresso o di una spada incastrata. La sensazione di soffocamento sfocia nel ricordo perinatale del passaggio nel canale del parto.
La Risignificazione e lo Scioglimento: Quando la tensione somatica si traduce spontaneamente in simbolo nel piano imaginale, il vissuto cessa di essere percepito come un mero disturbo corporeo e svela la propria dimensione di significato. Il soggetto non subisce più una contrazione isolata, ma vive il mito interiore della propria trasformazione. L’immagine archetipica rappresenta e accompagna la dissoluzione del blocco: non è l’analisi dell’ego a sciogliere la tensione, ma la resa della mente razionale al flusso del respiro, attraverso cui la coscienza si ricongiunge alla propria espansione e unità originaria.

L’Integrazione e il ta’wīl del corpo

Se nella teosofia di Henry Corbin il ta’wīl è l’atto dell’intelletto spirituale che riporta il fatto storico al suo significato d’origine, nel Rebirthing Transpersonale il respiro circolare agisce come il vero e proprio ta’wīl del corpo: un movimento che riconduce la contrazione fisica alla sua radice originaria nella Coscienza.

In questa dinamica, il corpo cessa di essere percepito come un involucro opaco afflitto da sintomi fastidiosi e si rivela per ciò che è: lo specchio vivente del nostro stato interiore. Non è l’ego che, superando i blocchi, “conquista” l’esperienza transpersonale; è l’abbandono al flusso del respiro che disattiva le resistenze mentali, permettendo alla coscienza di riconoscere la propria natura essenziale e non-duale, mentre i condizionamenti somatici si dissolvono spontaneamente.
Per la seduta di Rebirthing Transpersonale tutta la complessità dei concetti usati da questi grandi studiosi serve solo a confermare la validità e la coerenza di ciò che, durante la pratica, avviene in modo del tutto spontaneo e naturale. Non serve alcuna preparazione culturale, né occorre comprendere o interpretare l’esperienza, la cui efficacia è istantanea e non concettuale. È sufficiente affidarsi alla respirazione intensa e continua: è il respiro stesso a compiere il lavoro liberatorio, dissolvendo le tensioni ed espandendo la consapevolezza in modo diretto, immediato e accessibile a chiunque. È tuttavia profondamente significativo riconoscere queste connessioni con le più alte tradizioni spirituali e filosofiche di ogni tempo e luogo.

Per approfondire:

Simboli e visioni nella Psicologia Transpersonale e Archetipica

 

Bibliografia

Coomaraswamy A. K.:

Induismo e Buddismo, Storia, dottrina, credenze e scritture sacre, Ediz. Rusconi, Milano 1973-94

La Trasfigurazione nella Natura e nell’Arte, Ediz. Rusconi, Milano 1976-90

Il Grande Brivido. Saggi di simbolica e arte, Ediz. Adelphi, Milano 1987

La Danza di Siva, Ediz. Adelphi, Milano 2011

Tempo ed eternità, Ediz. Mediterranee, Roma 2014

La Dottrina del Sacrificio, Ediz. Luni, Milano 2015

Sapienza Orientale e cultura Occidentale, Ediz. Lindau, Torino 2018

 

Corbin H.:

L’immaginazione creatrice nel sufismo di Ibn ‘Arabī, Ediz. Rusconi, Milano 1977

Tempo Ciclico e Gnosi Ismaelita, Ediz. Mimesis, Milano 2013

La Sophia Eterna, Ediz. Mimesis, Milano 2014

 

Mircea Eliade:

Mefistofele e l’Androgino, Ediz. Mediterranee, Roma 1971

Lo Sciamanesimo e le Tecniche dell’Estasi, Ediz. Mediterranee, Roma 1974

Il Mito dell’Eterno Ritorno, Rusconi Ediz., Milano 1975

La Creatività dello Spirito, Ediz. Jaca Book, Milano 1975

Da Zalmoxis a Gengis-khan, Ediz. Ubaldini, Milano 1975

Giornale, Ediz. Boringhieri, Torino 1976

Notti a Sarampore, Ediz. Jaca Book, Milano 1979

La Prova del Labirinto, Ediz. Jaca Book, Milano 1979

Storia delle Credenze e delle Idee Religiose, Ediz. Sansoni, Firenze, Tre vol. 1979

Arti del Metallo ed Alchimia, Ediz. Boringhieri, Torino 1980

Immagini e Simboli, Ediz. Jaca Book, Milano 1980

Il Serpente, Ediz. Jaca Book, Milano 1981

Occultismo Stregoneria e Mode Culturali, Ediz. Sansoni, Firenze 1982

Yoga Immortalità e Libertà, Sansoni Ediz., Firenze 1982

Il Sacro e il Profano, Ediz. Boringhieri, Torino 1984

Il Mito della Reintegrazione, Ediz. Jaca Book, Milano 1989

Sull’Erotica Mistica Indiana e altri Scritti, Ediz. Bollati – Boringhieri, Torino 1998

Il Mito dell’Alchimia, L’Alchimia Asiatica, Ediz. Bollati – Boringhieri, Torino 2001

FILIPPO FALZONI GALLERANI