con Capra

La comprensione intellettuale delle parole di saggezza dei maestri come astrazione concettuale non conduce da nessuna parte, poiché l’insegnamento va vissuto e rinnovato in ogni istante. Per incarnare ciò che abbiamo capito dobbiamo andare oltre al pensiero e viverne la realtà.

Come insegnano i saggi d’ogni tempo la vita dell’uomo nella condizione mondana ordinaria è “un’illusione senza significato che produce frustrazione e noia”. Il male che più affligge l’uomo è un senso d’insoddisfazione e di mancanza d’amore per la vita. Gli individui che vivono questo stato di alienazione dalla propria essenza sono vittime di conflitti interiori e quindi nelle relazioni. Tuttavia evitano di cercare la radice dei problemi e trovano invece mille modi per fuggire la realtà in dimensioni spirituali create dalla mente che non hanno nulla a che fare con lo Spirito.

La confusione individuale riflessa nella storia collettiva si manifesta nel continuo susseguirsi di sanguinari conflitti tra etnie, popoli e nazioni e molto spesso in nome di Dio.Lo sviluppo del pensiero razionale e le grandi conquiste scientifiche e tecniche dell’era moderna non hanno risolto il problema della violenza e dello smarrimento dell’uomo. Neppure hanno insegnato ad agire come in una grande famiglia in cui se ci s’aiuta reciprocamente c’è benessere per tutti. Parlare di pace mondiale pare un’ennesima illusione utopistica, un sogno che l’umanità così com’è non potrà mai realizzare. Fino a che gli individui continuano a proiettare l’ombra sull’altro e si lasciano pilotare da politici corrotti e incapaci che la loro stessa passività e irresponsabilità ha prodotto, la situazione non potrà migliorare.

Nello stato egocentrico e confuso in cui ognuno combatte per i suoi interessi è difficile sperare nella pace planetaria. Le nazioni si comportano in geopolitica come parenti che bisticciano per un’eredità mettendo in campo pressioni di ogni genere per ottenere il massimo per sé. E’ già molto difficile capire cosa sia la cosa più giusta e coerente da fare ma se ognuno cerca a priori solo il suo interesse è ovvio che i conflitti sono inevitabili. Le dinamiche internazionali sono di certo estremamente più complesse di un’eredità familiare, ma la prima causa delle dinamiche distruttive è sempre la visione parziale ed egoista della mente divisa.

Le parole dei Maestri

La specie umana tra milioni d’individui occasionalmente produce dei saggi, dei risvegliati o Maestri che svelano gli inganni della mente e indicano la via della liberazione. Non si rivolgono alle masse che non potrebbero comprenderli ma ai ricercatori più avanzati. Suggeriscono un’emancipazione e una trascendenza di sé che non sono fuga dal mondo bensì armonia con il presente.

Solo di recente persino la scienza è giunta a una visione unitaria di Psiche e Materia e ipotizza un Multiverso olografico la cui essenza immateriale pare una coscienza cosmica che si auto-crea come nel sogno. Con parole diverse tutti i veri maestri insegnano che non siamo individui separati, ma siamo la Coscienza senza forma non separata dal Tutto che, dimentica di sé, si è identificata con il corpo-mente. Ci siamo identificati con immagini mentali e oggetti creati dal pensiero e viviamo nella maya che ci allontana dalla vera vita. Ma anche queste parole, se non cerchiamo di penetrarne il significato con autentica introspezione, non significano nulla.

I Maestri invitano a riconoscere la nostra vera natura, il testimone impersonale, indiviso e onnipervadente e che è ciò che ci rende coscienti, l’osservatore dello scorrere di queste righe. I Maestri suggeriscono di scartare l’illusione che fa credere di essere un agente indipendente e per questo il surrender, cioè la resa a un potere che trascende la persona, è un prerequisito essenziale. L’accettazione di “ciò che è” senza il conflitto con “ciò che dovrebbe essere” è il solo modo di percepire la realtà con chiarezza sufficiente da permetterne la trasformazione.

Il messaggio è stato ripetuto in mille modi dai maestri di ogni tempo, ed è oggi persino confermato dalla Scienza, tuttavia pare proprio che pochissimi colgano il messaggio tanto che ogni generazione ripete gli errori della precedente. Così i conflitti non hanno fine e le parole dei saggi sono ridotte ad astrazioni fuori portata che nessuno cerca di applicare al proprio vivere.

Pericoli e tranelli

Ciò che colpisce non è il fatto che la maggioranza delle persone preferisca la partita di calcio alla pratica dell’autoindagine, la TV alla riflessione sulle parole di Ramana Maharshi o di Krishnamurti, che è una cosa naturale e inevitabile nel contesto culturale umano nel suo insieme. Ciò che sconcerta è il fatto che questi insegnamenti siano profondamente distorti proprio dalla maggioranza di coloro che si professano esperti se non veri e propri maestri. Ciò dimostra che perseguire una ricerca spirituale può condurre ad un ingigantirsi dell’ego e del senso di separazione piuttosto che all’auspicata armonia.

Pochi cercano nella giusta direzione ovvero indagano sulla natura del cercatore stesso mentre solo così si va oltre alle narcisistiche immagini di sé che il pensiero crea. Purtroppo anche tra coloro che cercano nella giusta direzione davvero pochi evitano l’errore della falsa prospettiva poiché la massa della società la condivide come normalità. La prospettiva egocentrica si maschera in mille modi ed ecco cosa succede in molti casi.

Chi è attratto dalla ricerca spirituale dopo aver superato le fasi giovanili del pensiero magico e compreso i limiti delle dottrine e dei metodi indirizzati al sostegno dell’io e all’automiglioramento, alfine comprende che sta cercando il cercatore, che cerca se stesso. Allora è maturo per avvicinarsi all’autoindagine dell’Advaita e legge con passione Krishnamurti o Nisargadatta Maharaj e ha un’intuizione sull’unità della coscienza che i Maestri comunicano.

Nel momento in cui comprende, vive un momento di luce e serenità mai provati prima di una qualità del tutta diversa e superiore ai “piaceri” conosciuti. Ha fatto un momentaneo balzo oltre la mente condizionata che gli ha offerto la percezione dello splendore della Realtà oltre il pensiero.

Ma a questo punto, invece di coltivare quello stato oltre la mente che si manifesta nel momento in cui l’identificazione con l’io-persona scompare, s’immagina di nuovo di essere un individuo, ora un po’ più speciale, grazie a quel momento di luce che intanto se ne è andato. Dopo momentanee esperienze di questo tipo molti son già pronti a indossare un nuovo personaggio con l’aura del maestro. Così non si lascia il falso io per entrare nella Coscienza non divisa, ma per indossare le fogge di un io assai più tenace, che è sempre pronto a dar consigli e insegnamenti anche a chi non glieli chiede non vedendo che è a se stesso che dovrebbero essere applicati.

L’io che si considera possessore della conoscenza già così la contraddice

Poiché la coscienza di gregge è accompagnata dalla speranza di trovare pastori che conducano alla verità senza che ci si prenda la briga di trovarla, appena s’indossa la maschera del maestro presto si trovano persone ben contente di poterci vedere come guida spirituale e che nel tempo si sforzeranno di crederlo per timore di non aver più una guida.

Anche se abbiamo avuto profonde intuizioni, basta un attimo per ricadere nelle identificazioni con le nuove maschere che l’ego crea per darsi importanza. E’ difficile mantenere la consapevolezza lasciando morire a ogni istante ogni falsa identificazione. Per questo si dice “mente Zen, mente di principiante” poiché il risveglio è un continuo rinnovarsi, un fluire che non lascia impronte. E’ necessario un radicale cambiamento della prospettiva per poter ascoltare e comprendere senza il filtro dell’egocentrismo che riduce ai propri parametri ciò che non può contenere e sono necessarie una grande energia e lucidità per non confondere le nostre fantasie non-dualiste con la realtà obiettiva dell’Unità della coscienza e del suo contenuto nel vissuto d’ogni istante.

Un atteggiamento senza “né attaccamento né abbandono” per la logica convenzionale è una contraddizione, mentre è un’esperienza autoevidente nell’attenzione senza alternative insegnata dai saggi. “Osservare senza l’osservatore” sembra un concetto astruso, ma come esperienza è uno stato di presenza mentale che si manifesta spontaneo quando siamo nel qui e ora liberi dal pensiero come quando ci s’immerge nella musica e nel respiro.

La nostra vera realtà come puro Essere, non nato perché oltre lo spazio e il tempo, Testimone senza forma dei diversi stati di sonno, sogno e veglia, è una realtà autoevidente quando sono dissolte le false identificazioni con il corpo e il personaggio. Ma i ricercatori spirituali hanno più difficoltà di altri a fare questo passaggio perché sono molto attaccati al loro ruolo di ricercatori che si dissolverebbe quando, superate le apparenze, ci si rendesse conto che siamo già la coscienza/consapevolezza che cercavamo.

Cercare colui che sta cercando

Le parole dei maestri possono toccare chi già è pronto, ma non inducono alcun cambiamento se non c’è un particolare stato di recettività e apertura mentale. Nessuno può sostituirsi a noi nel riconoscimento del nostro vero essere e alfine ci si confronta col fatto che non bastano neppure le esperienze profonde perché anch’esse sono passeggere.

Leggere o ascoltare parole di saggezza infatti raramente modifica lo stato di coscienza e senza una particolare apertura e recettività è impossibile cogliere ciò che si rivela solo con un sentire profondo che implica passione e energia. Per entrare in questa consapevolezza non concettuale e immediata esistono particolari tecniche esperienziali che coinvolgono il corpo, la mente e la consapevolezza come ad esempio quella del Rebirthing Transpersonale che è un metodo specifico per ritrovare l’Unità interiore e l’integrazione.

Filippo Falzoni Gallerani, Milano, dicembre 2015

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