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Introduzione
In questo saggio, Filippo Falzoni Gallerani traccia l’evoluzione della psicologia dalle sue origini nelle antiche tradizioni sapienziali fino alla moderna visione Integrale. Attraverso l’analisi della “Grande Catena dell’Essere” e la guarigione della storica frattura tra ragione e misticismo, l’autore esplora come la Psicologia Transpersonale abbia restituito dignità alle dimensioni spirituali dell’essere umano. Esaminando i contributi di Carl Gustav Jung, Stanislav Grof e Ken Wilber, il testo offre una mappa completa della coscienza, ricordando infine che la vera “psicologia dell’Essere” richiede sempre un’esperienza diretta e un autentico risveglio interiore.
Psicologia Transpersonale e Integrale: L’Evoluzione della Coscienza
La Psicologia ha origine dalle antiche tradizioni spirituali ma, per affermarsi come scienza, ha presto assunto un approccio materialista che ha escluso le dimensioni più profonde dell’Essere.
Per secoli filosofi e mistici hanno riconosciuto la “Grande Catena dell’Essere” (o “Grande Campo dell’Essere”), che è rappresentato da dimensioni e livelli che trascendono e includono i precedenti: dalla materia, alla vita, alla mente, all’anima, allo spirito. Negli ultimi 3000 anni, i filosofi della Saggezza Perenne si sono trovati in accordo quasi unanime sui principali livelli del Grande Campo, sebbene il numero delle divisioni possa variare:
- Alcune tradizioni presentano solo tre maggiori livelli (corpo, mente e spirito; o grossolano, sottile e causale).
- Altri ne hanno presentati cinque (materia, corpo, mente, anima e spirito).
- Altri ancora sette, come per i sette chakra del Kundalini Yoga.
Filosofi come Plotino e Aurobindo hanno usato una dozzina di livelli di coscienza, mentre altri avevano distinzioni molto complesse con ben 108 suddivisioni. In ogni caso, il Grande Campo è un immenso nido morfogenetico che offre uno spazio di sviluppo ai potenziali umani.
La Frattura tra Ragione e Spirito
In Occidente la religione si allontanò presto dallo Spirito, e l’uomo ne fece un sanguinario strumento di potere in palese contraddizione con gli insegnamenti di quel Dio che si voleva imporre al mondo intero. La reazione a questa decadenza ispirò l’Illuminismo, che rappresentò vittoria della Ragione sul dogma e la superstizione.
Tuttavia, la reazione ai misfatti delle religioni fu eccessiva e si spinse troppo oltre, sino a negare del tutto l’esistenza dell’anima e dello spirito. Fu come buttare il bambino con l’acqua sporca: per combattere i crimini della Chiesa e osservare i fatti senza il filtro del dogma, si negò l’esistenza dell’autentica spiritualità, considerando “reale” solo la materia. Da questa prospettiva, avere fede diventò un po’ come credere a Babbo Natale, le esperienze mistiche furono viste come una forma d’isteria e i mondi invisibili considerati pura fantasia.
Purtroppo, ancor oggi è vero che a livello di massa ciò che viene presentato come spirituale ha troppo spesso i connotati patologici di una fuga dalla realtà, di una “stampella dell’ego”, che è solo una parodia della vera spiritualità. Il risveglio spirituale è sempre l’eccezione, si dice infatti che “pochi cercano la Verità e di quei pochi, pochi la trovano”. Ma il fatto che la trascendenza dell’io, la percezione dell’Unità della vita e della sacralità dell’Essere siano esperienze destinate a pochi, non ne inficia in alcun modo la realtà.
Da Jung alla Psicologia Transpersonale
C. G. Jung fu accusato di misticismo proprio perché riconosceva l’importanza dell’anima e della realizzazione del Sé. Egli considerava i simboli delle religioni come prodotti dell’inconscio collettivo che, se correttamente interpretati, rappresentano il cammino interiore attraverso il quale l’individuo si emancipa per individuarsi e autorealizzarsi. Ma per il solo fatto di trattare temi che la scienza considerava tabù, la psicologia junghiana è stata a lungo esclusa dalle istituzioni. Al contrario, la visione materialistica e riduttiva di Freudha profondamente influenzato gran parte della cultura occidentale.
Una svolta decisiva si ebbe quando la Fisica quantistico-relativistica mise in evidenza una realtà ineffabile oltre lo spazio-tempo che poteva finalmente collimare con le visioni dei mistici. Negli anni ‘60, tra la rinascita dell’interesse per la filosofia orientale e le esperienze con sostanze psichedeliche che aprivano le porte a inesplorate dimensioni della psiche, i tempi furono maturi per colmare questa grave lacuna: nacque prima la Psicologia Umanistica e, in seguito, la Psicologia Transpersonale.
Questa area di ricerca ha cercato di offrire un’interpretazione psicologica della Grande Catena dell’Essere, riadattandola alle conoscenze scientifiche moderne e riconoscendo i piani sottili, esistenziali e spirituali dell’essere umano. Figure come Stanislav Grof (con la Respirazione Olotropica) e Ken Wilber sono tra i rappresentanti più illustri di questo movimento.
La Psicologia Integrale di Ken Wilber
Secondo Wilber, uno dei problemi più comuni della psicologia moderna consiste nel confondere gli stati prerazionalicon gli stati transrazionali (soltanto perché entrambi si posizionano fuori dalla sfera “razionale”). Per superare questa confusione, ha ideato la Psicologia Integrale, una vera e propria evoluzione del pensiero transpersonale.
Wilber cerca di unire il meglio della ricerca scientifica psicologica con l’essenza delle grandi tradizioni spirituali, integrando le intuizioni premoderne, moderne e postmoderne.
Nel primo capitolo del suo libro “Psicologia Integrale”, Wilber chiarisce le basi essenziali del suo terreno di ricerca, definendo la complessa architettura della coscienza umana:
- Le funzioni: includono la percezione, il desiderio, la volontà e l’azione.
- Le strutture: (alcune delle quali inconsce) includono il corpo, la mente, l’anima e lo spirito.
- Gli stati: includono quelli normali (veglia, sonno e sogno) e quelli alterati (non ordinari e meditativi).
- I modi: includono l’estetica, la morale e la scienza.
- Lo sviluppo: si espande per l’intero spettro; dal subconscio al conscio al superconscio; dall’Id, all’ego, allo Spirito; muovendosi dal livello “prepersonale” al “personale” e infine al “transpersonale”.
- Gli aspetti relazionali: si riferiscono alla mutua interazione della coscienza con il mondo esteriore e socioculturale.
Il grande limite storico della psicologia è che le diverse scuole hanno scelto di studiare solo uno di questi frammenti, annunciando che fosse l’unico esistente.
Il Comportamentismo ha ridotto tutto ai comportamenti osservabili. La Psicoanalisi alle strutture dell’io e all’Id. Le Scienze Cognitive hanno ridotto la coscienza a un mero biocomputer neuronale. Di contro, le Psicologie dell’Orienteeccellono negli ambiti transpersonali ma hanno una comprensione limitata dello sviluppo psicologico di base, mentre molte scuole Transpersonali si sono focalizzate solo sugli stati alterati senza una coerente teoria dello sviluppo.
Wilber considera tutti questi approcci validi ma parziali, e con la sua Psicologia Integrale offre finalmente un quadro completo del mistero della natura umana.
Conclusione: L’Esperienza oltre la Teoria
Le teorie sono necessarie per orientarsi, ma non è sufficiente conoscerle per ottenere una trasformazione reale.
Una vera “psicologia dell’Essere” non può essere insegnata a chi non è pronto, e non può essere praticata correttamente da chi si limita a comprendere i concetti intellettuali senza avere sperimentato direttamente il proprio Sé. Non bastano letture o ascoltare conferenze; è necessaria una profonda e sincera autoindagine, il coraggio di confrontarsi con la propria Ombra e un autentico risveglio del cuore.
Filippo Falzoni Gallerani, Milano settebre 2015

