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Introduzione:
L’Illuminazione è spesso fraintesa come un traguardo mistico per pochi eletti o un potere sovrannaturale. In realtà, è il ritorno al nostro stato naturale: una condizione di serena spontaneità e di vera salute mentale, libera dal costante rumore di fondo del pensiero. In questo articolo, attraverso le lenti della Psicologia Transpersonale e l’esperienza diretta del Rebirthing, esploriamo come il risveglio della consapevolezza sia una possibilità concreta e a disposizione di chiunque abbia il coraggio di guardarsi dentro.
L’esperienza dell’Illuminazione
Roger Walsh, nel prestigioso Journal of Transpersonal Psychology scrisse sull’illuminazione: Come suprema condizione, gli oggetti e le immagini appaiono, ma sono istantaneamente riconosciuti come espressioni, proiezioni e modificazioni della consapevolezza. Ora sembra che vi sia solo consapevolezza che manifesta sé stessa nell’universo. Questo stato è variamente descritto come la “Mente Una” dello Zen, la Supermente di Aurobindo, l’Ātman-Brahman o il Sat-Cit-Ānanda (Essere, Coscienza, Beatitudine) dell’Induismo. La consapevolezza si è risvegliata e vede sé stessa in tutte le cose, riconoscendosi in sé come tutti i mondi, i reami e gli esseri dell’universo, senza essere confinata dallo spazio, dal tempo e da limiti di qualunque tipo, poiché è essa stessa a creare spazio, tempo e limiti. Essa è insieme trascendente al mondo e pienamente immanente, come il mondo stesso. Questo è detto essere la realizzazione finale: illuminazione, salvezza, Wu, Moksha, Fanā, la fine di tutte le ricerche, lo scopo di tutti gli scopi, il bene supremo, summum bonum, il più alto fine e il più alto bene dell’esistenza umana.
Perché parlare di Illuminazione oggi
Nel libro L’Io Trasparente, volume I che ho scritto oltre vent’anni fa, la parola “Illuminazione” appare ventidue volte; nel volume II, di circa 450 pagine — una raccolta di brani di saggezza tratti dalle opere di grandi Maestri che ho distribuito nei corsi didattici,— la parola compare settantuno volte. Ho creduto molto importante trattare questo tema controverso per chiarire che l’Illuminazione non è qualcosa di fantasioso e irraggiungibile, non implica doti straordinarie o santità. È invece una possibilità realistica per chiunque. Detto in due parole: è il raggiungimento di uno stato mentale di serena spontaneità, che è lo stato naturale di una mente libera dal costante chiacchierio interno. Potremmo dire che l’illuminazione è la vera salute mentale che tutti cercano. Per C. G. Jung l’individuazione (diventare chi si è veramente) è un percorso essenzialmente spirituale: “Il cammino dell’individuazione non è solo una terapia, è una via di salvezza nel senso religioso del termine, poiché riconduce l’uomo al centro di se stesso, che è anche il centro dell’universo.” (L’Io e l’Inconscio) – “Circa un terzo dei miei casi non soffre di alcuna nevrosi clinicamente definibile, ma dell’insensatezza e della mancanza di scopo della propria vita.” (Psicologia e Religione) – “Chi guarda fuori, sogna; chi guarda dentro, si sveglia.” (Lettere Vol. 1)
Andare oltre il pensiero: lo stato naturale
Per l’autorealizzazione è necessario avere il coraggio di guardarsi dentro, integrare l’Ombra riconoscere i limiti del movimento del pensiero. Siamo soliti confondere la mappa con il territorio, le parole con le cose e così non ci è possibile riconoscere la nostra vera natura: la presenza di una mente risvegliata come uno specchio limpido. Le tecniche esperienziali come il Rebirthing Transpersonale, se opportunamente applicate, sono una via maestra per questo risveglio della consapevolezza non concettuale. La vera guarigione dal mal di vivere deriva dalla conoscenza del Sé cosciente, ma questo Sé non potrà mai essere un oggetto di percezione, perché è il puro soggetto a monte delle percezioni. Non possiamo vedere “ciò che vede” o sentire “ciò che sente”. Siamo Coscienza-Consapevolezza appena ci svegliamo dai condizionamenti mentali e smettiamo di identificarci con mente e corpo. Mente e corpo sono strumenti di straordinaria importanza, espressioni dell’intelligenza della Natura, ma, se ci identifichiamo con essi, diventiamo esseri comuni incapaci di vivere pienamente. A causa di questa falsa identificazione, la maggior parte degli individui passa gran parte della vita insoddisfatta, in ansia, vittima dell’insicurezza e schiava dei condizionamenti. Le guerre, le ingiustizie sociali e i disastri ecologici sono espressione dell’inconsapevolezza dei singoli che formano la società in cui viviamo.
Tradizioni sapienziali: Gnosi e Vedanta
Sin dall’antichità, le tradizioni sapienziali indicavano le lacune degli esseri umani e suggerivano vie di liberazione dalla patologia collettiva. Gli gnostici dividevano l’umanità in tre categorie: gli Ilici, identificati con corpo e materia; gli Psichici, morali e razionali ma non liberati; gli Pneumatici, portatori della scintilla divina. La maggioranza degli individui appartiene alla categoria degli ilici e una piccola minoranza è di Pneumatici. Anche il Vedanta proponeva una visione analoga: Dehātma-buddhi, identificazione con corpo ed ego; Jīvātma, coscienza mentale in ricerca; Ātman-Brahman, realizzazione non-duale, mokṣa. Anche in questo caso la maggioranza appartiene alla prima categoria. Una delle vie maestre per la trascendenza di questa falsa identificazione sono le tecniche di meditazione e respirazione. Pneuma per gli gnostici e Prāṇa per gli indù, sinonimi di “respiro”, rappresentano il principio vitale cosciente. L’Illuminazione quindi è facilitata dall’entrare in contatto cosciente con questo flusso vitale, metodo d’eccellenza per poter riconoscere il centro di se stessi come consapevolezza, stabile e serena
Ciò che l’Illuminazione non è: la trappola dell’ego spirituale
Si può dire che con l’Illuminazione non succede nulla di speciale, e tuttavia tutto cambia. Un grave equivoco contemporaneo è l’idea che sia l’ego a “illuminarsi”. Questo fraintendimento, diffuso dal movimento new age e dal cosiddetto “pensiero creativo”, è una forma di narcisismo spirituale. Se credo che l’io psicologico possa creare la realtà con il pensiero, sono più vicino alla psicosi che all’Illuminazione. Quando intuiamo la natura del Sé, riconosciamo che non c’è nessuno che debba liberarsi e nulla da cui liberarsi. Non si tratta di migliorarsi, ma di riconoscere ciò che siamo già. L’io personale è una funzione utile sul piano convenzionale, non la nostra vera identità. Questo “io”, quando entriamo in contatto consapevole con il soffio vitale attraverso il Rebirthing Transpersonale, ci appare come una forma effimera e trasparente, e il mondo come una rappresentazione, una danza spontanea della natura, che possiamo riconoscere per quello che è senza preoccuparci di raggiungere qualcosa, fiduciosi che la vita andrà comunque come deve andare.
Sincronicità e destino a livello transpersonale
Da una prospettiva transegoica accadono eventi sincronistici, non perché l’ego crei la realtà, ma perché si è in sintonia con la vita. Shakespeare scriveva: “Quando l’anima è pronta, anche le cose lo sono”. A volte, infatti, pare che tutto cospiri perché anche un progetto impossibile si realizzi grazie a inspiegabili “coincidenze”. La vita ci appare allora come uno specchio dello stato interiore e le cose che ci capitano paiono determinate dalla nostra natura interiore e dalla capacità di fluire con la vita. Le grandi tradizioni orientali, la psicologia junghiana, la Psicosintesi e la Psicologia Transpersonale confermano questa visione. In tempi recenti, i paradigmi emergenti della fisica quantistica e le ricerche di Federico Faggin paiono poter indicare che l’essenza stessa della materia è espressione di un’energia-coscienza di cui facciamo inseparabilmente parte e di cui, in un certo senso, siamo co-creatori.
Esperienza diretta e trasmissione vivente
I testi di saggezza sono stati per me un fondamentale supporto, soprattutto come conferma e strumento di integrazione, ma ciò che scrivo si fonda sull’esperienza diretta. È stato per me fondamentale il rapporto con Sri Babaji, maestro spirituale che incarnava questa coscienza. Sri Babaji ci incitava al risveglio e al lavoro per il bene comune nell’Unità e ci insegnava a purificare la mente attraverso il mantra; considerava il Rebirthing uno Yoga adatto per gli occidentali e per questi tempi di decadenza. Egli stesso mi suggerì di praticare e diffondere questo metodo di respirazione, che ho sviluppato integrando la Psicologia Transpersonale con le filosofie orientali. Le pratiche non mi hanno reso speciale, ma mi hanno condotto ad arrendermi alla vita e a trovare serenità e armonia nel quotidiano. Non è l’io avido di trascendenza a raggiungere l’Illuminazione, ma chi ha integrato l’ombra e smascherato gli inganni mentali. Il Vedanta insegna che siamo Essere-Consapevolezza-Beatitudine, e il risveglio consiste nel riconoscere che siamo già Quello.
Il grande saggio Ramana Maharshi così rispose a domande sulla liberazione nella Ramana Gītā: «Lo stabilizzarsi nel Sé da solo è sufficiente per liberare da ogni legame… Stabilisciti nello stato naturale attraverso il silenzio mentale, libero da tutte le tendenze: il conoscitore conosce sé stesso come “Ciò”, senza alcun dubbio.»
«Mentre cerchi scopri che non sei né il corpo né la mente, ma l’amore del Sé in te per il Sé in tutto…»
Nisargadatta Maharaj
Filippo Falzoni Gallerani

