Introduzione
In questo saggio, Filippo Falzoni Gallerani affronta uno dei temi più sentiti e complessi dell’esistenza umana: la ricerca dell’amore e l’origine dei conflitti sentimentali. Attraverso un affascinante parallelismo tra psicologia del profondo, alchimia e tradizioni spirituali d’Oriente, l’autore ci svela come l’autentica armonia di coppia sia irraggiungibile finché cerchiamo nell’altro la soluzione al nostro vuoto interiore. Solo realizzando le “nozze mistiche” dentro di noi – integrando il maschile e il femminile, la forma e il vuoto – possiamo liberarci dalla dipendenza e aprirci a relazioni fondate sul vero amore. Infine, viene illustrato come il Rebirthing Transpersonale possa essere un potente strumento di consapevolezza in questo cammino.
Rebirthing Transpersonale e Relazioni: L’Alchimia dell’Amore
Non è per amore della sposa, ma per amore del Sé, che la sposa mi è cara.
La felicità degli individui dipende in primo luogo dalla qualità dei loro rapporti amorosi. Quando si è innamorati, tutti i problemi paiono svanire. La ricerca della felicità affettiva è però, invero, un sentiero doloroso, pieno di frustrazioni e delusioni. I giorni della passione di frequente lasciano il posto a conflitti, a noia o a diverse forme di dipendenza, sfociando spesso nella gelosia e nella possessività. Questi e molti altri elementi distruttivi che presto subentrano nel rapporto, rendono difficili e dolorose gran parte delle relazioni amorose. Molti cercano di dimenticare i travagli dell’amore accontentandosi di rapporti superficiali; altri cercano di nascondere il loro vuoto interiore investendo le proprie energie nella ricerca del potere e del denaro, concentrandosi sulle apparenze.
Il problema è forse più grave oggi, perché molti uomini paiono impreparati ad adattarsi ai profondi cambiamenti sociali di questi tempi. Secondo i nuovi valori, la donna non è più sottomessa al maschio o considerata un’entità inferiore al suo servizio, mero strumento di procreazione quasi privo di diritti. Per secoli le problematiche sentimentali passavano in secondo piano, poiché i matrimoni erano decisi dalle famiglie, generalmente per motivi d’interesse e per contingenze pratiche. I ruoli venivano accettati e subiti come un’inalienabile regola universale. Dagli anni ‘60 a oggi le dinamiche sono radicalmente cambiate, ma l’uomo contemporaneo non pare ancora in grado di confrontarsi alla pari con il femminile, mostrandosi spesso spaventato, insicuro, o reattivo e violento. Le separazioni e i divorzi sono in continua crescita. Allo psicoterapeuta si rivolgono sempre più spesso persone in crisi sentimentale, ed è superfluo ricordare i frequenti omicidi compiuti da uomini che non accettano di essere lasciati, considerando la donna una loro proprietà.
Ricordo che da ragazzo, ancora studente di Psicologia, avevo l’impressione che i libri che studiavo affrontassero in modo solo indiretto il vero problema di ogni uomo e di ogni donna: trovare l’amore. Mi pareva che la psicologia non desse sufficiente importanza alla questione centrale dell’umanità, che immaginavo risiedere nella comprensione e nel superamento degli ostacoli che ci impediscono di realizzare relazioni autentiche.
Freud dava un’importanza primaria alla sessualità, ma non parlava specificamente di amore e completezza nella coppia. Il suo interesse era rivolto principalmente allo sviluppo della pulsione sessuale e al superamento delle diverse fasi che il bambino attraversa nei primi anni, sino al prevalere – superata la pubertà – della pulsione riproduttiva e, quindi, della maturità genitale [nota 1].
Immaginavo che l’uomo realizzato fosse solo colui che era in grado di vivere un’autentica e felice relazione d’amore a tutti i livelli, e non chi avesse risolto soltanto le proprie problematiche sessuali. Ricordo che un giorno, durante un colloquio con il Professor Beluffi (primario del reparto in cui facevo training presso l’ospedale Paolo Pini e mio mentore negli studi psichiatrici), esposi quest’idea. Gli chiesi: “Non pensa, professore, che la vera sanità dell’individuo e la sua realizzazione saranno possibili solo quando l’evoluzione interiore gli permetterà di amare in vera pienezza e armonia, realizzando così una coppia e una famiglia davvero felici?”. Mi rispose, sintetico, con un’altra domanda: “Non pensi invece che forse l’evoluzione porterà verso una completezza androgina degli individui?”.
Riflettei molto su questa ipotesi, che fino ad allora non avevo considerato. Notavo la profonda contraddizione culturale per la quale, da un lato, essere coinvolti dal desiderio di rapporti (o anche soltanto essere assorbiti da romantiche ricerche d’amore) viene visto come una debolezza antitetica alla vita spirituale; mentre dall’altro, l’unione del maschile e del femminile rappresenta al contempo un sacramento, un simbolo universale di completezza e il sommum bonum per l’uomo comune.
Era come se il messaggio implicito fosse: “Dio è amore, ma è meglio evitare relazioni coinvolgenti se si aspira alla liberazione”. La donna, infatti, veniva spesso vista come l’ostacolo maggiore all’autorealizzazione maschile: l’uomo che aspira a raggiungere saggezza e spiritualità deve superare la dipendenza sentimentale, che offusca la ragione, e la schiavitù dagli istinti sessuali.
Nello stesso tempo, però, i simboli dell’alchimia che studiavo attraverso l’interpretazione psicologica di Jung [2] avevano come tema centrale proprio il matrimonio mistico, lo Hieros Gamos [3], tra il principio maschile e quello femminile, il Re e la Regina. La Pietra Filosofale simboleggiava la realizzazione interiore dell’alchimista, proiettata esteriormente sul piano della materia. L’unione dei principi maschile e femminile aveva il potere di tramutare i metalli vili in oro incorruttibile, allo stesso modo in cui, interiormente, l’integrazione degli opposti portava alla realizzazione del Sé.
Solo per citare alcuni dei tanti esempi: i simboli del Tantrismo indù hanno come apice l’unione di Shiva e Shakti, i principi maschile e femminile, il vuoto e la forma. Lo yogi tantrico può realizzare l’Assoluto persino attraverso un rito erotico [4]. Nell’Induismo, la filosofia di Shankara [5] è uno dei pilastri più riconosciuti, e i suoi commentari alle Upanishad rappresentano a tutt’oggi una vetta del pensiero umano. Benché Shankara non faccia riferimenti espliciti alla sessualità, esprime lo stesso concetto di unione degli opposti e d’integrazione, similmente alle altre vie mistiche. Solo la Coscienza Non-Duale, secondo Shankara e i maestri del Vedanta, conduce alla vera Realtà, oltre le illusioni della mente [6]. Mi colpì che in un frammento, rispondendo alle domande “Qual è la cosa più difficile?” e “Chi è un vero eroe?”, egli affermasse rispettivamente: “Capire le donne” e “Chi non si fa confondere da loro”.
Per quanto riguarda il buddhismo tibetano, questa frase tratta dal Mahamudra [7] di Tilopa [8] è sufficiente a indicarci l’importanza dell’unione tantrica: “Quando ti unisci a un karmamudra [9], sorgerà la pura consapevolezza della beatitudine e del vuoto. Attraverso questa unione benedetta di intuizione e di mezzi opportuni, fai scendere lentamente, trattieni e riporta indietro la bodhicitta [10], conducendola alla fonte per saturare l’intero corpo. Ma questa consapevolezza si presenta solo se la lussuria e l’attaccamento sono assenti. Allora, guadagnando lunga vita e giovinezza, brillante come la luna, radiante e chiaro, con la forza di un leone, potrai ottenere rapidamente il potere mondano e l’illuminazione Suprema”.
Anche per l’antica filosofia cinese l’uomo era considerato l’intermediario tra Cielo e Terra; nel Taoismo l’unione e l’equilibrio dello Yin e dello Yang (i principi Femminile e Maschile) sono alla base della Via della Liberazione.
Solo vivendo ho compreso che quest’unione tra uomo e donna è certamente possibile, ma perché possa realizzarsi nella realtà – in una relazione felice – deve prima aver luogo all’interno dell’individuo. L’individuo deve prima accettare la sua “solitudine essenziale” e riconoscere il vero Sé, che nella sua pienezza contiene già la polarità maschile e femminile. L’uomo (o la donna) deve aver realizzato in sé l’autosufficienza e l’integrazione degli opposti, altrimenti non risolverà mai il problema dell’armonia con l’altro [11].
È a causa della continua fuga dalla realtà che la maggioranza degli esseri umani ha relazioni infelici. Attraverso l’autoindagine e l’osservazione clinica di innumerevoli casi, mi sono reso conto del grave errore che si commette nel cercare all’esterno la felicità e la completezza, senza aver prima riconosciuto e accettato intimamente quel vuoto che disperatamente cerchiamo di colmare.
Nel pensiero non troveremo mai la realtà che è oltre ad esso
Se non c’è integrazione nella coscienza dell’”animus” e dell’”anima”, se non ci arrendiamo al nostro sentire più intimo e autentico senza farci confondere dai desideri e dall’identificazione con l’io, questa mancanza interiore verrà inesorabilmente proiettata all’esterno, prendendo forma in relazioni conflittuali e insoddisfacenti.
Se ci poniamo di fronte alla vita alla continua ricerca di qualcosa che speriamo di trovare (o che temiamo di non trovare), questo atteggiamento carico di aspettative e paure ci terrà imprigionati nel pensiero. Il pensiero distorce la percezione della realtà: le nostre stesse proiezioni, alla fine, ci deluderanno sempre. Nella tensione verso l’esterno perdiamo il contatto con noi stessi e, di conseguenza, con la chiara percezione del presente che sgorga solo da una mente sgombra. È da questa mancanza di lucidità che originano infinite illusioni e rovinose delusioni.
L’alchimia dell’Unione di Maschile e Femminile deve avvenire prima di tutto interiormente. L’unione di Shiva e Shakti, Cielo e Terra, Purusha e Prakriti, Vuoto e Forma, Essere e Non-Essere: queste sono le nozze mistiche dell’individuo che integra in se stesso la polarità complementare, raggiungendo l’individuazione nel Sé. Non si tratta di un’androginia solipsistica, di una chiusura in se stessi volta all’isolamento, bensì della sicurezza di bastare a se stessi, condizione indispensabile per poter tessere relazioni sane.
Il Vuoto, il “non essere” e la morte ci spaventano perché non li riconosciamo come processi polari e complementari dell’Essere; dobbiamo invece trovare il coraggio di accogliere la realtà a cui, in ogni caso, non possiamo sfuggire.
La nostra identificazione con le immagini mentali è la radice stessa della sofferenza
Quando siamo interiormente pronti, quando abbiamo accettato la Realtà così com’è, le nostre relazioni diventano armoniche e ci scopriamo liberi dalla dipendenza. Questa centratura ci permetterà, all’occorrenza, anche di uscire da relazioni ormai logore senza strascichi, rancori, recriminazioni o rimpianti, liberi dalla paura del futuro o della solitudine.
Ed è spesso proprio in quel momento che il partner che abbiamo cercato invano per anni appare, inaspettato, nella nostra vita. Bastare a se stessi, avere il coraggio di mostrarsi per quello che si è, e accettare quella solitudine interiore che nessuno potrà mai colmare del tutto, sono condizioni imprescindibili per non vivere d’illusioni. Solo così si può realmente comprendere l’altro, evitando rapporti di dipendenza destinati a degenerare nel conflitto. Solo questa autenticità ci prepara agli incontri in cui si manifesta il vero amore. L’equilibrio interiore dell’autosufficienza è il pre-requisito di qualunque sana relazione.
L’errore nasce a monte, nell’impostazione stessa con cui ci affacciamo alla vita: cercare di risolvere il problema fuori di noi, aggrappandoci all’illusione di trovare qualcuno che possa riempire un vuoto interiore che non abbiamo mai avuto il coraggio di affrontare. Nessuno potrà mai colmare quel vuoto per noi. Esso si dissolve soltanto se lo riconosciamo e lo accettiamo per quello che è, smettendo di fuggire nelle illusioni e nel “tempo psicologico” delle aspettative.
Accade così che, per evolvere, dobbiamo passare attraverso relazioni dolorose che fanno da specchio alla nostra nevrosi nel grande teatro delle proiezioni. Solo se siamo profondamente sinceri con noi stessi e impariamo a riconoscere queste dinamiche per ciò che sono, riusciamo a liberarcene. Nei rapporti sentimentali è facilissimo cadere in innumerevoli forme di auto-inganno. Molto spesso, ad esempio, agiamo facendo cose solo per compiacere il partner, pur non sentendole spontanee. Il risultato è paradossale: se alla fine l’altro si innamora, sorge in noi il dubbio logorante che non stia amando il nostro vero sé, ma la “maschera” che ci siamo sforzati di indossare. Inoltre, recitare una parte non spontanea finirà presto per risultare insopportabile.
Con queste premesse, i rapporti si trasformano inevitabilmente in un motivo di sofferenza. In questo senso, le relazioni affettive possono essere considerate “pericolose” per chi è alla ricerca di serenità. Non a caso, nel corso della storia, uomini e donne hanno spesso scelto la vita monastica non tanto per un’autentica vocazione spirituale, quanto per sottrarsi all’arena insidiosa della vita sentimentale.
Solo quando siamo in sintonia con la vita e ci abbandoniamo al suo spontaneo fluire, senza aggrapparci a speranze o scappare da paure, possiamo instaurare relazioni davvero felici. E siamo in sintonia con la vita unicamente quando ci liberiamo dai conflitti creati dal pensiero, con il suo fardello di desideri e condizionamenti. È il pensiero a creare l’”io” separato, nutrendolo di memorie e aspettative. Fino a che non ci smascheriamo da questa falsa identificazione con il personaggio generato dalla mente, non troveremo mai vera sintonia con un partner, perché non saremo in armonia con ciò che è.
Respirazione e individuazione
Uno dei motivi per cui la tecnica del Rebirthing Transpersonale risulta tanto efficace in questo ambito, consiste nel fatto che, durante la respirazione intensa, il praticante è dolcemente indotto ad accogliere le sensazioni spiacevoli o dolorose con la stessa apertura con cui accoglie quelle piacevoli. Sappiamo di essere entrati in aree profonde dell’inconscio; attraverso la catarsi e il riconoscimento del “rimosso”, ci liberiamo dal suo antico influsso. Con questa attenzione incondizionata alle forti sensazioni prodotte dal respiro, ci sintonizziamo con il presente, assumendo la pura prospettiva del Testimone: colui che non desidera e non teme.
L’assenza dell’interferenza del pensiero ci conduce in uno stato in cui l’”osservatore”, fino a quel momento separato dall’esperienza, scompare. Tutto si manifesta nella pura chiarezza di una coscienza indivisa. Questa chiara percezione della realtà, che si eleva oltre le gabbie concettuali, fa sì che spesso, anche in una singola seduta, si possano sciogliere problematiche affettive radicate, aprendo la visuale su nuovi orizzonti di senso.
I momenti di profondo risveglio vissuti durante le sedute diventano tratti stabili della personalità quando questo atteggiamento di “Testimone senza scopi” viene coltivato con costanza nella vita quotidiana. Ci si accorgerà allora che è sufficiente compiere questo intimo passo di resa alla Realtà per aprirsi alla saggezza intuitiva. Essa sboccia spontaneamente non appena l’ego decide di farsi da parte e lasciare libero il campo. Vivremo così esperienze di una pienezza che mai avremmo osato immaginare. E proprio allora, quando avremo smesso di percepirne il bisogno disperato, saremo finalmente pronti a vivere relazioni amorose autentiche e felici.
Riflessioni dei Maestri
“La meditazione non è mai preghiera. La preghiera, la supplica, nasce dall’autocommiserazione. Si prega quando si è in difficoltà, quando c’è il dolore; ma quando c’è la felicità, la gioia, non c’è supplica. Quest’autocommiserazione, così profondamente incorporata nell’uomo, è la radice della separazione. Ciò che è separato, o si crede separato, sempre alla ricerca dell’identificazione con qualcosa che non sia separata, crea solo maggiore divisione e pena. Dal fondo di questa divisione s’invoca il cielo o il proprio marito, o qualche divinità della mente. Questa invocazione può trovare una risposta, ma la risposta è l’eco dell’autocommiserazione nella sua separazione. (…) La meditazione è lontana da tutto ciò. In quel campo il pensiero non può entrare; non c’è nessuna separazione e quindi nessuna identità. La meditazione è all’aperto; non ha segreti. Tutto è esposto, chiaro. Allora la bellezza dell’amore è.”
— Jiddu Krishnamurti
“All’amore non si può pensare, l’amore non si può coltivare, l’amore non si può praticare. La pratica dell’amore, la pratica della fraternità, resta pur sempre nell’ambito della mente, e perciò non è amore. Quando tutto questo è giunto a termine, nasce l’amore, e solo allora saprete che cos’è l’amore. Dunque l’amore non è quantitativo, ma qualitativo. Voi non dite: “amo tutto il mondo”; ma quando saprete come amare una sola persona, saprete come amare tutti. Ma, poiché non sappiamo come amare una sola persona, il nostro amore per l’umanità è fallace. Quando si ama, non è questione di uno o di molti; vi è soltanto l’amore. Soltanto quando vi è amore tutti i nostri problemi potranno risolversi, e soltanto allora potremo conoscerne la beatitudine e felicità.”
— Jiddu Krishnamurti
“È forse il sesso un prodotto dal pensiero? Il sesso, il piacere, la delizia, la compagnia, la tenerezza in esso implicita, tutto ciò è un ricordo rafforzato dal pensiero? Nell’atto sessuale vi è un senso di dimenticanza di sé, di abbandono, un senso di non presenza della paura, dell’ansia, delle preoccupazioni della vita. Ricordandovi di questo stato di tenerezza e di autoabbandono, e desiderandone la ripetizione, ci riflettete su, per così dire, fino all’occasione successiva. Si tratta di tenerezza o di un mero ricordo di qualcosa che non è più e che, attraverso la reiterazione, sperate di catturare nuovamente? Non è forse la ripetizione di qualcosa, per quanto piacevole possa essere, un processo distruttivo?”
— Jiddu Krishnamurti
“Provate a essere, unicamente essere. Concedetevi giornalmente abbastanza tempo per sedervi nella calma e provare, solo provare, a oltrepassare la personalità e le sue ossessioni. Perseverando in tal modo non potete fallire. Quello che importa soprattutto è la serietà e la sincerità; bisogna proprio che abbiate la nausea di essere la persona che siete e che vediate il bisogno urgente di essere liberi dalle identificazioni inutili, da un fascio di ricordi e di abitudini.”
— Sri Nisargadatta Maharaj
Note al Testo
[1] Per approfondire la visione moderna della prospettiva psicoanalitica sulle dipendenze affettive, sebbene limitata rispetto a quella Transpersonale, si rimanda a studi sul tema dello sviluppo sessuale freudiano e della maturità genitale.
[2] Vedi l’illuminante testo “Psicologia e Alchimia” di C. G. Jung, Edizioni Boringhieri.
[3] Hieros Gamos: matrimonio mistico, unione sacra. Celebrato in primavera, è un antico rituale simbolico i cui partecipanti assumevano le caratteristiche delle divinità. In alchimia, l’unione tra i principi maschile e femminile della materia è la chiave della pietra filosofale per trasformare non solo i metalli in oro, ma la coscienza stessa dell’alchimista.
[4] Lo Yogi può sperimentare l’estasi dell’Unità con l’Assoluto attraverso il rito sessuale solo se lo vive senza concupiscenza, identificandosi cioè con il sé transpersonale e con le forze cosmiche che si esprimono attraverso di lui.
[5] Shankara analizza così la Soggettività Assoluta: “Vi parlerò adesso della natura di questo Testimone Assoluto. Se lo riconoscerete potrete superare i vincoli dell’ignoranza, e raggiungerete la liberazione. Vi è una Realtà che esiste di per sé, e che è alla base della nostra coscienza individuale. Tale Realtà è Testimone degli stati della coscienza egoica e degli involucri corporei: è il Conoscitore degli stati di coscienza di veglia, sogno e sonno profondo. E’ consapevole della presenza o assenza della mente e delle sue funzioni. E’ il vostro Sé reale. […] La sua natura è la Mente (Coscienza) eterna. […] E’ il vostro Sé reale, l’Essere Supremo, l’Antico. Essa non smette mai di provare gioia infinita. E’ sempre la stessa. La Coscienza”. Ramana Maharshi chiama questa Coscienza-consapevolezza “Io-io”, la Soggettività Assoluta.
[6] Questa comprensione porta alla realizzazione del Sé come Soggettività assoluta priva di attributi.
[7] Per approfondimenti, si consiglia la lettura o l’ascolto del testo completo del Mahamudra di Tilopa.
[8] Tilopa (928-1009) fu un mahasiddha indiano del Buddhismo Vajrayana e ideatore del sistema di pratica spirituale noto come Mahamudra, volto al conseguimento veloce dell’illuminazione. È considerato il primo patriarca della tradizione Kagyu del Buddhismo tibetano.
[9] Karmamudra: consorte spirituale nella pratica sessuale tantrica.
[10] Il termine sanscrito Bodhicitta, “Mente d’illuminazione” o “Mente del Risveglio”, è caratteristico del Buddhismo Mahāyāna.
[11] Naturalmente, questo principio di integrazione interiore si applica anche alle relazioni omosessuali, poiché i ruoli sessuali (maschile/femminile, Yin/Yang) rappresentano attitudini e polarità psichiche universali, ben prima che condizioni fisiologiche.
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Riassunto (Casella in fondo): In questo saggio profondo, Filippo Falzoni Gallerani indaga le radici dei conflitti sentimentali e della dipendenza affettiva. Tracciando un ponte tra la psicologia del profondo, i simboli dell’alchimia junghiana (lo Hieros Gamos) e le filosofie non-duali orientali, l’autore dimostra come l’armonia di coppia sia irraggiungibile finché cerchiamo all’esterno la cura per il nostro vuoto interiore. Solo realizzando in noi stessi l’integrazione tra maschile e femminile, forma e vuoto, possiamo bastare a noi stessi e incontrare l’altro nell’autenticità. Il Rebirthing Transpersonale si rivela uno strumento d’elezione per sintonizzarsi con il “Testimone” silenzioso, liberando la mente dalle illusioni e aprendo la strada al vero amore.

