Riassunto
Dalla breve stagione di sperimentazione pionieristica degli psichedelici alla censura della guerra alle droghe, fino alla moderna psichiatria farmacologica: una riflessione sul confinamento chimico della psiche e sul potenziale terapeutico degli stati non ordinari di coscienza. Esplorando i punti di contatto tra la cartografia espansa di Stanislav Grof, il Rebirthing Transpersonale e la gnosi non-duale dell'Advaita Vedanta, l'articolo introduce una selezione tratta da Vita Breve della Psichiatria di Piero Cipriano.
Introduzione
Nel panorama contemporaneo della salute mentale si avverte con sempre maggiore urgenza l’esigenza di ripensare i fondamenti stessi del benessere interiore e della cura dell’animo. Leggendo in questi giorni un saggio brillante e controcorrente, Vita Breve della Psichiatria, dal Manicomio alla Psichedelia di Piero Cipriano, emergono i passaggi storici e ideologici che hanno condotto la clinica ufficiale a un pericoloso vicolo cieco che non va oltre una visione materialistica. Le sperimentazioni che la psichiatria ha occasionalmente contemplato per poi proibirle e molti recenti studi, dimostrano che le esperienze transpersonali e mistiche sono spesso la via che conduce alla vera guarigione, ben oltre la soppressione del sintomo a scapito della consapevolezza di sé.
L’opera ricostruisce con lucidità quella fertile e breve stagione in cui la psichiatria pionieristica osò avvalersi delle sostanze psichedeliche. Quegli strumenti, capaci di dischiudere stati non ordinari di coscienza, avevano mostrato potenzialità cliniche ed evolutive straordinarie: non semplici palliativi sintomatici, ma autentici percorsi di liberazione, reintegrazione e autorealizzazione per soggetti afflitti da depressioni croniche, dipendenze o gravi traumi esistenziali. Eppure, come la storia del Novecento ci ricorda, quell’esplorazione venne bruscamente interrotta: la cosiddetta “guerra alle droghe” non si limitò a proibire l’uso sociale di molecole e piante sacre tramandate da millenni dalle culture indigene, ma ne congelò del tutto la ricerca accademica, costringendo la sperimentazione alla clandestinità.
Al centro della riflessione di Cipriano vi è lo stridente contrasto tra questo approccio esperienziale ed espansivo e il modello medico mainstream. Laddove le istituzioni ottocentesche utilizzavano le mura e le contenzioni fisiche del manicomio per segregare la sofferenza psichica, la psichiatria contemporanea tende a servirsi di una sorta di “camicia di forza chimica”, attraverso un impiego massiccio di molecole che anestetizzano, spengono il sintomo e generano dipendenza, la persona viene spesso pacificata ma depotenziata, isolata dal proprio mondo interiore e disconnessa dal nucleo della propria sofferenza.
Tuttavia, il superamento del paradigma riduzionista cartesiano-newtoniano non passa esclusivamente attraverso la psichedelia farmacologica. Decenni di osservazioni cliniche avviate da Stanislav Grof, co-fondatore della psicologia transpersonale e corroborate da un numero crescente di evidenze sc ientifiche moderne, hanno dimostrato che il respiro e il lavoro sul corpo costituiscono una via d’accesso immediata, autonoma e profondamente sicura ai medesimi stati espansi.
In questo territorio si colloca il Rebirthing Transpersonale, che condivide con la Respirazione Olotropica di Grof la capacità di superare i limiti angusti dell’inconscio freudiano. Entrambi i metodi non si arrestano alla catarsi emotiva, allo sblocco bioenergetico o alla rielaborazione biografica e perinatale (il trauma della nascita teorizzato da Otto Rank), ma aprono le porte alla vastità della dimensione transpersonale. Se Grof, pur descrivendo l’esperienza mistica, focalizza la propria cartografia prevalentemente sulla fenomenologia dell’inconscio perinatale, sulle visioni archetipiche e sull’ampliamento verso una coscienza cosmica, il Rebirthing Transpersonale si orienta in modo ancora più diretto verso il cuore delle tradizioni sapienziali orientali.
Più che l’esplorazione dei contenuti psichici o dei paesaggi archetipici, l’approdo fondamentale del Rebirthing Transpersonale è la realizzazione del Sé in sintonia con l’Advaita Vedanta e con gli insegnamenti di maestri della non-dualità come Ramana Maharshi e Nisargadatta Maharaj. Nel momento in cui i confini egoici si dissolvono (ego dissolution) e cessa l’identificazione con la mente, l’esperienza non si ferma al viaggio interiore: sfocia nell’auto-indagine, il riconoscimento della nostra vera natura non-duale e, per dirla con Gurdjieff, nel risveglio a una consapevolezza obiettiva.
I passaggi che seguono, tratti dal volume di Cipriano, descrivono questa soglia: dal sonno meccanico teorizzato da Gurdjieff alle cartografie perinatali e transpersonali di Grof aprendo a un paradigma in cui la coscienza non è più un’anomalia da silenziare, ma la via maestra verso la conoscenza.
“Vita Breve della Psichiatria, dal Manicomio alla Psichedelia“,
di Piero Cipriano Ediz. L. Lasorella, 2023, pp. 144-149)
… Allo stesso modo, si potrebbe rispondere alla domanda: cos’è la coscienza? Non lo so. Ma oramai sappiamo – o dovremmo sapere – che una società, per dirsi civile, deve accogliere tanto la coscienza ordinaria quanto la coscienza non ordinaria, senza trasformare gli stati di coscienza non ordinari in malattie, imprigionandoli con gli antipsicotici.
Ancor meglio, lo saprebbe dire Gurdjieff; anzi, Ouspensky tradurrebbe così il pensiero di Gurdjieff:
“Vi sono quattro stati di coscienza possibili per l’uomo”. L’uomo ordinario vive soltanto negli stati più bassi di coscienza, giacché i due stati superiori gli sono inaccessibili.Il primo stato è il sonno e il secondo è la veglia, nel primo le persone sognano e nel secondo “camminano per le strade, scrivono libri, discutono soggetti sublimi, si occupano di politica, si ammazzano a vicenda”: è uno stato ottimisticamente sopravvalutato e chiamato “coscienza lucida”.
“Il terzo stato di coscienza è il ricordarsi di sé”. Uno stato che a molti accade, magari per pochi attimi prima di scomparire per sempre.
“Il quarto stato di coscienza è la coscienza obiettiva”, anche definito, talvolta, “illuminazione”, ma ha anche altri nomi – nirvana, samadhi, satori eccetera. Normalmente l’uomo – la gran parte – dorme, poi si sveglia e crede di essere in uno stato diverso: si muove, parla, agisce; e però “è pressoché nello stesso stato in cui era quando dormiva”.
È, costui che dorme, sia da dormiente che da sveglio, l’uomo macchina che “vive nel sonno”.
“Quello che chiama la sua coscienza lucida non è che sonno”.
Un esempio? Si prenda la guerra. “Vi è la guerra in questo momento. Cosa significa? Significa che molti milioni di addormentati si sforzano di distruggere molti milioni di altri addormentati.
Si rifiuterebbero di farlo, naturalmente, se si svegliassero”. Ma dormono. E dunque è “possibile arrestare le guerre?”. Certamente. “Basterebbe che la gente si svegliasse”. Ma “come svegliarsi?”. “Per svegliarsi non basta desiderarlo”.
“È possibile pensare per migliaia di anni, è possibile scrivere biblioteche intere, inventare teorie a milioni e tutto questo nel sonno, senza alcuna possibilità di risveglio”.
“Anzi, teorie e libri “inventati e scritti da gente addormentata avranno semplicemente l’effetto di trascinare altri uomini nel sonno, e così di seguito”.
“Un uomo pienamente sviluppato è colui che consegue lo stato mistico”. “Gli stati mistici” sono “sprazzi di ciò che noi chiamiamo uno stato di coscienza obiettivo”.
A quanto pare, lo stato di coscienza che la scienza chiama ordinario – sonno e veglia – è uno stato di coscienza ristretto, crepuscolare, ancora dormiente; lo stato di coscienza che la scienza definisce non ordinario o alterato e che talvolta spegne con i farmaci antipsicotici, invece, non è alterato per niente, perché è lo stato coscienziale che consente la gnosi.
Attraverso quali fasi si consegue la coscienza espansa di cui parla Gurdjieff lo spiegano due psichiatri. Uno è Salvador Roquet, opera in Messico negli anni Sessanta. All’inizio è un semplice medico igienista che si ingegna per eradicare la febbre gialla dal Messico; diventa psichiatra più tardi, quando ha all’incirca cinquant’anni, e proprio con lo scopo di curare le persone con le piante enteogene che ha imparato a usare grazie al magistero della sabia mazateca María Sabina (Roquet è uno dei primi psichiatri che impara e applica gli insegnamenti di María Sabina). Ma a differenza della sabia, Roquet non adopera solo i funghi, ma anche il peyote, la Salvia divinorum, la datura, la Rivea corymbosa e l’ayahuasca. E anche Ketamina e LSD.
“Molti degli psichiatri migliori e più innovativi che in seguito hanno lavorato con le piante e le sostanze chimiche psicoattive hanno trascorso periodi di formazione con Roquet”.
Purtroppo, lo psichiatra messicano condividerà il destino di Leary, e nello stesso periodo anche Roquet è “vittima della guerra alle droghe” e nel 1974 è arrestato, imprigionato per nove mesi, mentre la sua clinica viene distrutta.
È Roquet che, per primo, divide l’esperienza psichedelica in quattro fasi: la fase iniziale, dispercettiva, poi quella mistica, a seguire quella in cui domina una sensazione di morte imminente o ego death e, per ultima, la fase in cui l’io si ristruttura alla luce dell’esperienza appena vissuta.
Stanislav Grof ha ripreso questo schema, suddividendo l’esperienza psichedelica in diverse fasi: Una fase estetica (visioni coloratissime, caleidoscopiche, geometriche, frattaliche, mandala).
Una fase psicodinamica semplice, che si potrebbe infatti definire freudiana (sovvengono ricordi di un passato che non si spinge oltre i primi anni dell’infanzia – il materiale di lavoro di Freud).
Una fase perinatale, che si potrebbe definire rankiana (si hanno sensazioni analoghe a quelle del parto, si sente di rinascere, si assumono posture neonatali); qui Grof si rifà a psicanalisti eretici come Otto Rank, che ne Il trauma della nascita definiva la nascita il trauma più intenso dell’esistenza, perché si corre immediatamente il pericolo di morire: per questo nascita e morte sono embricate.
Se dunque il parto è stato pericoloso o travagliato, ecco che il resto dell’esistenza sarà dominato dall’angoscia di morire; e dunque l’angoscia di morte deriva non solo dal sapere di essere destinati a morire, ma anche dall’aver vissuto, nascendo, il rischio di morire.
Per ultima c’è una fase transpersonale, che si potrebbe definire junghiana ma che da Grof in poi è possibile definire ancora meglio grofiana, nella quale la coscienza personale si fonde con il cosmo: si verificano esperienze potenti di telepatia, bilocazione, viaggi nel tempo, incontri con divinità o defunti.
Un tipo a parte di esperienze transpersonali sono quelle che Abraham Maslow, nel 1962, definisce esperienze di picco, per differenziare lo stato estatico dalle esperienze mistiche.
Insomma, una definizione più laica del fenomeno, perché agli scienziati scoccia avere a che fare col misticismo: i ricercatori, a seconda del proprio orientamento spirituale, nomineranno questi stati di coscienza nei quali l’io si perde e si fonde (ego dissolution) esperienza mistica oppure esperienza di picco. Le caratteristiche salienti delle peak experience, secondo Walter Pahnke e William Richards, sono: il dissolvimento dell’io, la contrazione del tempo e dello spazio, uno stato di beatitudine, illuminazione, rivelazione e di consapevolezza che quanto sta accadendo è vero, ma al tempo stesso è ineffabile, indicibile, incomunicabile; infine, la sensazione che l’esperienza (per questo detta apicale) sia la più importante mai vissuta nella propria vita.
Inutile dire che un’esperienza così potente non è solo banalmente terapeutica, ma è anche profondamente trasformativa. Da quel momento in poi, la persona è un’altra persona.
Oramai dovrebbe iniziare a essere chiaro in che misura la conoscenza degli stati non ordinari della coscienza porti – come scrive Grof – a “una revisione radicale delle idee di base sulla coscienza e sulla psiche umana, e a un approccio completamente nuovo alla psichiatria, alla psicologia e alla psicoterapia”.
Vale a dire che il modellino basato sull’inconscio freudiano che la psichiatria mainstream e quasi tutte le psicologie ancora oggi adottano risulta anacronistico, del tutto superato dai resoconti delle persone che hanno avuto esperienza di stati espansi di coscienza – e non solo quelli determinati dalle molecole psichedeliche. Gli stessi resoconti, infatti, vengono riportati da persone che sono state vicine alla morte (NDE) o da persone che hanno avuto esperienze extracorporee (OBE). La nuova cartografia psichica, a questo punto, deve contemplare non soltanto l’inconscio postnatale, ma anche un inconscio perinatale e perfino un inconscio transpersonale di memoria ancestrale (un inconscio che Jung, pur senza inebrianti, era stato capace di intuire).
In quegli stati coscienziali – continua Grof – “siamo in grado di ottenere l’accesso esperienziale diretto al mondo archetipico di dèi, demoni, eroi leggendari, entità sovrumane e spiriti guida”. E se tutto questo mette in imbarazzo si possono usare terminologie meno legate al misticismo, impiegando parole come numinoso invece di sacro e archetipi invece di dèi e demoni – ovvero, l’espediente adoperato da Jung, che può essere considerato il geniale precursore di Grof.
Sperimentare stati di coscienza nei quali il proprio io si dissolve nel cosmo e non c’è più separazione tra sé e non sé, ed è possibile quindi essere tanto una pianta che un giaguaro o una supernova, consente di fare esperienza di vissuti che portano inevitabilmente a una conoscenza opposta a quella oggi dominante (il paradigma meccanicistico materialistico cartesiano-newtoniano) non solo del mondo, ma di tutto l’universo. E così animali, piante, minerali: tutto appare legato in entanglement, come ci racconta finalmente la mistica visione della fisica quantistica.
E questo cambia la cartografia della mente, certo, ma cambia anche la cartografia del mondo.
A conclusione aggiungo questo paragrafo tratto da pagina 161
Ecco cosa andrebbe fatto: restituire il risveglio ai sani, a coloro che si reputano sani e svegli – e invece, direbbe Gurdjieff, dormono: e quindi pianificano le guerre – o a coloro che non si curano degli altri, forti della propria salute, sicuri della propria forza, della propria ricchezza, credendosi invincibili; sono questi esseri umani mesmerizzati che andrebbero risvegliati. Il loro ego dovrebbe morire e dopo rinascere; dovrebbero iniettarsi la compassione. Se i cosiddetti sani, soprattutto quelli che esercitano il dominio, si risveglieranno, si illumineranno, dotandosi della capacità di amare, anche i malati, i vecchi, i poveri e i reietti, potranno giovarsene. Era questo lo scopo di Huxley: guarire i sani. Illuminare le élite, cambiare a cascata l’umanità.»
Appendice: Riferimenti biografici e concettuali
Stanislav Grof (1931)
Psichiatra e ricercatore di origini ceche, è considerato uno dei massimi pionieri della ricerca sugli stati non ordinari di coscienza e tra i fondatori della Psicologia Transpersonale (insieme ad Abraham Maslow e Anthony Sutich). Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, prima a Praga e poi negli Stati Uniti presso la Johns Hopkins University e il Maryland Psychiatric Research Center, ha condotto migliaia di sedute cliniche con l’LSD, evidenziandone lo straordinario potenziale di esplorazione interiore e guarigione. In seguito al blocco governativo delle sperimentazioni psichedeliche, ha ideato con la moglie Christina la Respirazione Olotropica (Holotropic Breathwork), una tecnica che permette di accedere naturalmente agli stati espansi attraverso il respiro circolare, la musica evocativa e il lavoro sul corpo. Il suo contributo teorico fondamentale è la ridefinizione della cartografia della psiche, ampliata oltre l’inconscio biografico freudiano per includere le Matrici Perinatali di Base e la dimensione Transpersonale, aperta alla coscienza cosmica e agli archetipi.
Georges Gurdjieff (1866–1949)
Filosofo e mistico di origini greco-armene, fu un tenace ricercatore di antiche tradizioni sapienziali attraverso lunghi viaggi in Medio Oriente, Asia Centrale e Tibet. Rientrato in Occidente, diffuse l’insegnamento della Quarta Via: un percorso che, a differenza delle vie tradizionali del fachiro, del monaco o dello yogi, non richiede il ritiro dal mondo, ma si pratica nella vita quotidiana attraverso l’armonico sviluppo di corpo, sentimenti e mente, anche grazie a specifiche pratiche di movimento e auto-osservazione coltivate nel suo Istituto di Fontainebleau. La sua visione muove da una tesi radicale: l’uomo comune vive in uno stato di «sonno profondo», agendo come una macchina mossa da stimoli meccanici ed estrinseci anziché da una vera coscienza. Da questa illusione collettiva e da questo sonno delle élite derivano i conflitti e la follia delle guerre. Per Gurdjieff, il risveglio richiede una rottura drastica con gli automatismi dell’ego e una sofferenza cosciente, con l’obiettivo ultimo di restituire all’essere umano la sua autentica essenza e libertà interiore.
Ramana Maharshi (1879–1950)
È considerato uno dei più grandi saggi dell’India moderna e il principale punto di riferimento contemporaneo per l’Advaita Vedānta (la filosofia della non-dualità). Visse per oltre cinquant’anni ai piedi della montagna sacra Arunachala, nel Tamil Nadu. A soli sedici anni visse una spontanea e irreversibile esperienza di “morte dell’io”, da cui emerse con la consapevolezza stabile di essere pura Coscienza, eterna e slegata dalla dimensione psicofisica. Il cardine del suo insegnamento è la via dell’Atma-Vichara (l’auto-indagine interiore), attuata attraverso la domanda silenziosa e costante: «Chi sono io?». Per Maharshi la liberazione non richiede l’accumulo di conoscenze o tecniche complesse, ma il volgere lo sguardo all’interno per rintracciare l’origine del senso dell’io: sciogliendo l’identificazione con i pensieri e con la mente, si rivela la presenza spontanea del Sé (Atman-Brahman), immobile e priva di dualità.
Nisargadatta Maharaj (1897–1981)
Maestro della tradizione Navnath Sampradaya, condusse una vita esternamente ordinaria gestendo una piccola rivendita di sigarette tradizionali (bidi) nei quartieri popolari di Bombay, accogliendo ricercatori da tutto il mondo in una modesta stanza soppalcata. La sua prospettiva radicale e diretta è stata resa celebre a livello internazionale dall’opera Io sono Quello (I Am That). L’insegnamento di Nisargadatta prescinde da rituali e misticismi formali per concentrarsi sul puro senso di esistere: la sensazione primaria dell’«Io Sono» prima che vi venga attaccata qualsiasi etichetta concettuale (“io sono questo”, “io sono il corpo”, “io sono la persona”). Stabilizzandosi con risolutezza in questa presenza testimoniante, la coscienza oltrepassa l’illusione temporale e individuale per riconoscersi una con l’Assoluto immutabile e non-duale.
Bibliografia tratta dalla mia libreria
Stanislav Grof
Grof S., Halifax J.: L’Incontro con la Morte, Ediz. SIAD, Milano 1978.
Grof S.: Ancient Wisdom and Modern Science, State University of New York Press, Albany 1984.
Grof S.: Oltre il Cervello, Ediz. Cittadella, Assisi 1988.
Grof S., Valier M. L.: Human Survival and Consciousness Evolution, Ediz. State University of New York Press, Albany 1988.
Grof S.: The Adventure of Self-Discovery: Dimensions of Consciousness and New Perspectives in Psychotherapy and Inner Exploration, Ediz. State University of New York Press, Albany 1988.
Grof S., Grof C.: Oltre la Soglia: L’inconscio proiettato nell’eternità, Ediz. RED, Como 1988.
Grof S., Grof C.: Emergenza Spirituale: La crisi personale come rinnovamento profondo, Ediz. RED, Como 1993.
Grof S., Grof C.: La Tempestosa Ricerca di Se Stessi, Ediz. RED, Como 1995.
Grof S., Grof C.: La Mente Olotropica (La respirazione olotropica per giungere ai livelli più profondi della psiche), Ediz. RED, Como 1996.
Grof S.: Il Gioco Cosmico della Mente, Ediz. RED, Como 2000.
Grof S., Grof C.: Psicologia del Futuro, Ediz. RED, Como 2001.
Grof S.: Guarire le ferite più profonde, Macro Edizioni, Cesena 2013.
Grof S.: La Via dello Psiconauta: Enciclopedia del viaggio interiore, Ediz. Macro, Cesena 2022.
Ramana Maharshi
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Ramana Maharshi: L’Insegnamento Spirituale di Ramana Maharshi (prefazione di C. G. Jung), Ediz. Mediterranee, Roma 1992.
Ramana Maharshi: Spiritual Stories as told by Ramana Maharshi, Ediz. Sri Ramanasramam, Tiruvannamalai 2008.
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Nisargadatta Maharaj: Prior to Consciousness (a cura di Jean Dunn), Chetana, Bombay 1985.
Nisargadatta Maharaj: The Nectar of the Lord’s Feet: Final Teachings of Sri Nisargadatta Maharaj (a cura di Robert Powell), Shaftesbury 1986.
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Strassman R.: DMT La Molecola dello Spirito, Ediz. Spazio Interiore, Roma 2022
Leary T, Metzner, Alpert R.: L’Esperienza Psichedelica, Ediz. Sugarco, Milano 1969
Leary T.: Grande Sacerdote, Ediz. Sugar, Milano 1968
A cura di: Di Vita F.: La Scommessa Psichedelica, Ediz. Quidlibet Studio, 2020
Zolla E.: Archetipi. Aure. Verità segrete. Dioniso errante. Tutto ciò che conosciamo ignorandolo, Ediz. Marsilio, Venezia 1981
Kopenawa D. Albert B.: La Caduta del Cielo, parole di uno sciamano Yanomami, Ediz. Nottetempo, Milano 2018
Estrada Á.: Vita di María Sabina: La sciamana dei funghi allucinogeni, Savelli / Sensibili alle Foglie
Furst P.T.: Allucinogeni e Cultura, Ediz. Cesco Ciapanna, Roma 1981
Castaneda C.: Viaggio a Ixtlan, Ediz. Astrolabio, Roma 1973
Per approfondire
Nisargadatta Maharaj e Autorealizzazione

