Fu sotto la dinastia dei Sui, nel 592, che il Maestro Seng-tsan trovò in Tao-hsin un discepolo degno di divenire il suo successore. Quale simbolo della trasmissione regolare della Legge gli rimise la veste che veniva dal Bodhidharma, primo patriarca dello Zen in Cina. Tao-hsin morì nel 606 gran parte della sua vita è oscura, ma del suo pensiero si può avere un’idea attraverso una composizione metrica nota sotto il nome di Hsin-hsin-ming, o «Inscritto sullo spirito credente », che è uno dei più preziosi contributi dati dai maestri antichi all’interpretazione della dottrina dello Zen. Ecco una traduzione alquanto libera del poema:

INSCRITTO SULLO SPIRITO CREDENTE

La Via Perfetta non conosce difficoltà,

Esclude solo ogni preferenza:

Allontanato odio e amore,

Essa si rivela a pieno, senza maschera.

Basta introdurre una differenza di un decimo di pollice,

E terra e cielo si separeranno:

Se vuoi che la Via ti sia manifesta

Non concepire pensiero né per essa né contro di essa.

Opporre ciò che tu ami a ciò che non ami

Ecco la malattia dello spirito:

Se non s’intende il senso profondo della Via

La pace dello spirito sarà turbata e nulla si otterrà.

Perfetta come il vasto spazio

Alla Via nulla manca, e nulla è in essa superfluo:

Invero, è perché si fanno delle scelte

Che la sua essenza profonda non la si scorge più.

Non star dietro alle complicazioni dell’esterno

E non dimorare nel vuoto interno,

Quando lo spirito resta sereno ed uno

Il dualismo delle cose svanisce da sé.

Quando l’unità non la si intende completamente

Si cerca di rimediare in due modi a tale perdita –

La negazione della realtà può condurre alla assoluta negazione

di essa,

Mentre affermando il vuoto si può andare a contraddire se stessi.

Verbalismi e raziocinazioni,

Più ci diamo ad essi, più siamo fuori strada;

Perciò metti via parole e concetti

E non vi sarà posto per cui non potrai passare liberamente.

Rifacendoci alla radice coglieremo il significato,

Correndo dietro alle cose esterne perderemo invece la ragione.

Nel punto in cui saremo illuminati interiormente

Andremo di là dal vuoto del mondo che ci sta di contro.

Le trasformazioni svolgentesi nel mondo vuoto che abbiamo dinanzi

Sembrano tutte reali a causa dell’ignoranza:

Non tentare di cercare il vero,

Cessa solo di attaccarti alle opinioni.

Non appoggiarti al dualismo,

Evita con cura di fermartici,

Non appena concepisci un bene e un male

Ne seguirà la confusione e lo spirito sarà perduto.

I due esistono per l’Uno,

Non attaccarti però nemmeno a questo Uno

Quando lo spirito uno non è turbato,

Nessun danno ti verrà dalle diecimila cose.

Nessun danno venendo da esse, è come se non esistessero

Quando la mente non è turbata, è come se essa non esistesse

Il soggetto si fa calmo non appena l’oggetto viene meno

L’oggetto viene meno non appena il soggetto si fa calmo:

L’oggetto è tale per il soggetto,

Il soggetto è tale per un oggetto:

Sappi che la correlazione fra i due

Poggia in ultima analisi sull’unità del vuoto. Nell’unità del vuoto i due sono uno

E ognuno dei due contiene in sé tutte le diecimila cose

Quando fra questo e quello non viene fatta distinzione alcuna

Come potrebbe sorgere una visione parziale e affetta da pregiudizi?

La Grande Via è calma e aperta,

Nulla è facile, nulla è difficile:

Le piccole idee sono irrisolute,

Tardano tanto più ad andarsene per quanto più affrettatamente sono state assunte.

L’attaccamento non si tiene mai entro dei limiti

Esso conduce di certo sulla via sbagliata:

Lascia la presa, e che le cose siano quali sono,

La loro essenza né ritirandosi né sussistendo.

Obbedisci alla natura delle cose e sarai in armonia con la Via,

Calmo, naturale e libero d’ogni cura;

Ma se i tuoi pensieri sono vincolati ti allontanerai dalla verità,

Essi si faranno sempre più pesanti e ottusi, non saranno più affatto pensieri sani.

Non essendo più sani, la tua mente sarà turbata;

Che scopo ha dunque essere parziali e unilaterali?

Se vuoi andare sulla via dell’Unico Veicolo

Non devi nutrire pregiudizio contro i sei oggetti dei sensi.

Se non nutrirai pregiudizio contro i sei oggetti dei sensi,

Sarai a tua volta tutt’uno con l’illuminazione; I saggi non agiscono

Mentre gli ignoranti vincolano se stessi

Mentre in sé il Dharma non ha una individuazione,

Essi si attaccano, nella loro ignoranza, ad oggetti particolari.

Il loro stesso spirito che crea le illusioni.

Non è questa la maggiore delle contraddizioni?

E’ l’ignoranza a generare il dualismo di riposo e non-riposo,

L’Illuminato non ha né simpatie né antipatie:

Tutte le forme di dualismo sono state inventate dallo stesso spirito, per ignoranza.

Esse sono come mere apparizioni, come fiori dell’aria:

Perché turbarci, col cercare di afferrarle?

Guadagno e perdita, bene e male

Via con tutto ciò, una volta per tutte!

Se l’occhio non si addormenta,

Ogni sogno cesserà da se:

Se la mente mantiene la sua unità

Le diecimila cose appariranno di un’unica essenza.

Penetrando il mistero di questa essenza unica

Dimenticheremo di colpo tutte le complicazioni esteriori:

Quando le diecimila cose sono viste nella loro unità

Si ritorna all’origine e si resta quel che si è.

Si dimentichi il perché delle cose

E si raggiungerà uno stato senza simile:

Il movimento arrestato non è movimento

E l’immobilità messa in moto non è immobilità.

Quando il dualismo non trova più presa

La stessa unità non appare più come tale.

Il limite ultimo delle cose, oltre il quale esse non possono andare,

Non si definisce con regole e misure:

La mente in armonia con la Via è il principio dell’identità

Nella quale troviamo ogni agire sotto specie di immobilità

Ogni incertezza è completamente scacciata

E la giusta fede è ripristinata nella sua dirittura originaria

Ora nulla più è trattenuto,

Non v’è nulla di cui ci si debba ricordare

Tutto è vuoto, terso e rischiarantesi da sé.

Non v’è macchia, non vi è sforzo, non vi è dissipazione della forza.

Questo è il regno ove il pensiero mai giunge

Questo è il regno ove l’immaginazione non trova più presa.

Nel regno superiore della vera Quiddità

Non c’è né l’« altro » né l’« Io »:

Se si chiede una caratterizzazione diretta

V’è solo da dire: « Non due »

Nel non essere due, tutto è lo stesso

Tutto ciò che esso abbraccia: I saggi delle dieci regioni

Entrano tutti in questa fede assoluta.

Questa fede assoluta è al di là di tempo e spazio.

Allora un istante è diecimila anni

Non importa più come le cose sono condizionate,

se con essere » o col « non essere »

Si ha ogni cosa manifesta dinanzi a sé.

L’infinitamente piccolo è vasto quanto può esserlo la vastità,

Quando ci si dimentica delle condizioni esterne;

L’infinitamente grande è piccolo come può esserlo la piccolezza.

Se l’occhio si distoglie dai limiti oggettivi

Ciò che è, è lo stesso di ciò che non è,

Ciò che non è, è lo stesso di ciò che è:

Bada a non fermarti

Finché non hai raggiunto questo stato

Uno in tutto,

Tutto in uno – Basta che si realizzi ciò,

E che non ci si preoccupi più del non essere perfetti!

Lo spirito credente non è diviso, Diviso è lo spirito non credente

Questo è il punto in cui le parole vengono meno,

Perché non c’è passato, né futuro, né presente.

 (Tratto da Saggi sul Buddismo Zen di T. D Suzuki)

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