Gli Idoli (Raphael)

…. Lungo il tempo le aspirazioni dei popoli sono state riposte nell’avvento di un Messia, nell’avvento del Regno celeste, del Superuomo, della scienza, della macchina industriale e del potere burocratico; nell’avvento della democrazia o della dittatura, ecc. Ma tutti questi “avventi” non sono altro che proiezioni, sono sempre immagini cariche di aspettative e di poteri taumaturgici.
… Laddove vi sono idoli e immagini da adorare, la v’è idolatria. Gli idoli, creati dalla mente esteriorizzante e proiettiva, sono narcotici che offuscano la consapevolezza dell’essere. Gli uomini possono essere addormentati dalla potenza di un idolo costruito pazientemente da menti preparate.
… È inevitabile che, fino a quando la mente pone fuori di sé la sua salvezza, l’io “campa” e si perpetua e, finché sussiste l’io accaparratore, acquisitivo e reattivo, non c’è alcuna politica o scienza che possa dare salvezza. L’io non può vivere senza idolo, gli è sottomesso, e in suo nome si permette di tutto. Le qualità attribuite all’idolo hanno poco a che fare con l’effettiva presa di consapevolezza dell’ente proiettore, il quale aspetta passivamente che esso faccia i suoi miracoli. Ciò implica che, asservendoci alla nostra rappresentazione, comunichiamo con noi stessi in forma alienata. Se da una parte abbiamo foggiato l’idolo-miracolo, dall’altra l’idolo imprigiona noi. È il paradosso dell’individuo foggiatore d’immagini. Molti proiettano sull’idolo qualità di giustizia sociale, di fratellanza, di ordine, ecc., ma il soggetto operante non vive in sé queste qualità e non può viverle perché le ha proiettate, divenendone alienato. Molti fanno addirittura una rivoluzione per cambiare le cose, per creare giustizia, perequazione sociale e altro; conquistato il potere, quelle stesse persone che hanno combattuto per abbattere l’ingiustizia commettono altrettanta ingiustizia dei predecessori, magari in forme diverse. Ciò avviene perché esse hanno proiettato un’immagine rivoluzionaria, frutto, fra l’altro, di semplice reazione passionale, senza essere, o incarnare, l’essenza della rivoluzione. Noi rincorriamo le nostre proiezioni, i nostri idoli, i nostri fantasmi, senza mai raggiungerli perché, li poniamo, appunto, sempre di fronte a noi. Fino a quando non siamo noi stessi permeati di giustizia, di ordine e di compostezza, non potremo mai trionfare sull’ingiustizia sociale: quelle istituzioni sono sempre presiedute da enti “mancanti”.
… La politica è un potentissimo idolo, o feticcio, che ha milioni di devoti, di fedeli e anche di fanatici. E come, ad esempio, in nome dell’Amore del Cristo si è ucciso, così in nome della giustizia e del progresso sociale si commettono delitti detestabili e irrazionali. Tutte le strade della filosofia del divenire portano alla stessa meta: l’alienazione. Questo mondo non ha un fuori, non ha un altrove in cui la filosofia del divenire possa indirizzarlo. I progressisti e i conservatori, per quanto usino metodi diversi di potere, sono accomunati in un unico destino che è quello dell’alienazione.
… Fino a quando viviamo di proiezioni e di feticci non possiamo ristabilire la giustizia, l’uguaglianza e la fratellanza perché queste non devono essere espresse mediante il feticcio, ma vissute dalla nostra stessa coscienza.

liberamente tratto da Filosofia dell’Essere di Raphael

Gli attacchi di panico e il Rebirthing

Gli attacchi di panico e il Rebirthing

Se la respirazione è fondamentale per la salute e la soluzione di molti disturbi, la sua relazione con gli attacchi di panico è  cruciale. il Rebirthing Transpersonale si dimostra nella maggioranza dei casi il metodo più rapido ed efficace.

IN SINTESI:

  • Esiste un’evidente e riconosciuta relazione tra gli attacchi di panico e le alterazioni del respiro.
  • I sintomi dell’iperventilazione (capogiro, formicolio alle mani, timore di perdere il controllo, respiro affannoso, oppressione, vertigine, paura, depersonalizzazione e tachicardia) sorgono con estrema facilità  in coloro che, senza esserne coscienti, si trovano in condizione di subventilazione e respirazione irregolare.
  • Il Rebirthing ad approccio Transpersonale (che è una tecnica specifica di respirazione che va svolta sotto la guida di un esperto) permette di riarmonizzare la respirazione e risolvere i problemi legati all’iperventilazione.
  • L’esperienza permette inoltre di elaborare le emozioni represse, sciogliere i blocchi bioenergetici e ritrovare energia vitale e  serenità.
  • Osservando una vasta casistica risulta che il metodo permette di eliminare del tutto l’insorgere degli attacchi di panico e il timore anticipatorio, in modo sicuro e in poche sedute.

La respirazione e il disturbo da attacchi di panico (DAP)

 Il DAP (disturbo da attacchi di panico) si sta diffondendo soprattutto nel mondo industrializzato e si stima che ne soffra circa il 10% della popolazione. Al contrario di quanto si era creduto sino ai primi anni ’80, l’attacco di panico non è una forma d’ansia acuta, ma è un disturbo specifico a sé stante che può colpire chiunque. Nella maggior parte dei casi una sola crisi basta a far nascere l’ansia anticipatoria che il disturbo possa ripetersi.
Così, chi ha avuto una prima crisi in aereo eviterà di prendere altri voli, e nel timore si ripresenti eventualmente inizierà a evitare anche altri mezzi di trasporto. Temendo di essere colto da un attacco in auto inizierà a evitare i lunghi viaggi per poi restringere sempre più il suo raggio di movimento. Alcuni cominciano a poter guidare solo se accompagnati, sino a giungere, nei casi più gravi, a temere persino d’uscire di casa da soli. 
La terapia attualmente prescritta più di frequente è l’intervento farmacologico con antidepressivi, che hanno sostituito i tranquillanti usati in passato. Alla terapia farmacologica a volte vengono associate tecniche cognitivo-comportamentali che non sempre risolvono il problema. Da anni si è riconosciuta la relazione tra iper e ipo ventilazione (respirazione irregolare) e il DAP. Sin dagli anni ’80 personalmente ho ottenuto sorprendenti risultati con il Rebirthing Transpersonale, ma solo nel 2000 il Prof. Battaglia dell’Ospedale San Raffaele di Milano rese noto che, dopo dieci anni di ricerche, si era riconosciuta l’inconfutabile relazione tra gli attacchi di panico e la respirazione. Successivamente, altre ricerche negli Stati Uniti confermarono che le sensazioni scatenanti gli attacchi di panico hanno una relazione diretta con alterazioni del respiro. Anche dopo queste scoperte la medicina ufficiale propone quasi esclusivamente interventi farmacologici, senza prendere in considerazione l’importanza di lavorare direttamente sulla respirazione. Si cerca di eliminare i sintomi, senza affrontare le cause del disturbo. A volte al pronto soccorso si usa un sacchetto di carta nel quale far respirare il paziente per eliminare momentaneamente l’iperventilazione e abbassare l’ipocapnia.
La respirazione irregolare può essere originata da emozioni represse, da eccesso di autocontrollo e dalla perdita di contatto con la corporeità per di chi vive troppo nei pensieri.  Anche lo stress altera la respirazione e fa trattenere il respiro per controllare l’emergere delle emozioni. Irrigidendo il respiro creiamo la cosiddetta corazza psicosomatica che produce respirazione irregolare cronica e squilibri psicofisici.
I sintomi dell’iperventilazione infatti (capogiro, formicolii, timore di perdere il controllo, vertigine e tachicardia) sorgono con estrema facilità in coloro che respirano meno del dovuto.
 E’ molto frequente che in seguito ad un periodo stressante, l’individuo sperimenti sensazioni d’iperventilazione anche con pochi respiri profondi o soltanto quando inconsapevolmente cerca di ritrovare la respirazione più libera e normale. Vive così nel timore di lasciarsi andare alle sensazioni e rafforza questo circolo vizioso.

Il Rebirthing Transpersonale si rivela il metodo più rapido e sicuro per risolvere definitivamente gli attacchi di panico, perché attraverso la respirazione si agisce direttamente sulla causa del disturbo. Durante la seduta si elaborano le emozioni represse che sono le cause nascoste dei blocchi respiratori (respirazione contratta e irregolare). Si evita quindi il successivo insorgere di stati d’iperventilazione. In poche sedute si possono eliminare del tutto i sintomi, le cause e il timore anticipatorio che un attacco possa verificarsi in situazioni future.
Già nella prima seduta il soggetto riconosce il rapporto respiro-panico e si libera dall’angosciosa idea che tali sensazioni siano espressione di disturbi mentali o fisici. Respirare non è mai pericoloso né nocivo e il contesto della seduta permette di superare con facilità i momenti in cui eventualmente un trauma rimosso si manifesta, per poi lasciare uno stato di sollievo e serenità. 
La respirazione non solo è efficace alla soluzione del DAP, ma mette l’individuo in grado di entrare in contatto con l’energia vitale e profonde dinamiche psichiche che favoriscono lo sviluppo della consapevolezza e la conoscenza interiore.
Chi è predisposto al panico è predisposto anche all’estasi
Il metodo è molto semplice e non comporta una cultura specifica, ma per dare un’idea degli aspetti simbolici vorrei aggiungere  che attraverso la respirazione non solo otteniamo la soluzione del disturbo, ma scopriamo nuove dimensioni della coscienza e favoriamo quell’integrazione dell’inconscio che Carl Gustav Jung considerava essenziale nel processo d’individuazione e autorealizzazione dell’individuo. La soluzione dei conflitti attraverso conoscenza esperienziale del Sè fa rientrare questo metodo a tutti gli effetti nell’area della Psicologia Transpersonale.

Farò un bere accenno agli attacchi di panico dalla prospettiva della Psicologia Archetipica.
Il termine panico deriva dal mitico dio Pan, divinità benefica e positiva considerato il Signore della Natura e dell’energia vitale che la anima. Il suo improvviso manifestarsi provoca terrore nelle ninfe che fuggono di fronte a lui. Più esse fuggono e più Pan si sente spinto a inseguirle. Da questa situazione nasce il timor panico, rappresentato nel cortocircuito psichico tra il fuggire delle ninfe e l’eccitazione di Pan, poiché più scappano e più lo incitano all’inseguimento. Similmente per chi soffre di panico ciò si traduce in: “più mi spavento e più sto male, più sto male e più mi spavento”. Il mito narra che quando Pan incontra la ninfa Eco, ed essa gli riflette la sua stessa immagine come in uno specchio, egli è in grado di vedere sé stesso e da questa presa di coscienza si genera in lui una profonda trasformazione, detta l’albedo di Pan. Quest’esperienza d’autocoscienza trasforma Pan, che diventa bianco e si ritira in meditazione in una grotta in uno stato di beatitudine e pace simile a quello di un mistico Yogi. In questa forma incarna l’intelligenza e la saggezza della natura.
Jung, affermava che gli déi che abbiamo rimosso (gli archetipi dell’inconscio collettivo) sono diventati sintomi. I messaggi dell’inconscio che non riconosciamo e reprimiamo diventano causa dei nostri conflitti interiori. Così la forza vitale è spesso repressa dall’ego, che pretende di avere il controllo, e quando erompe  ci terrorizza perché temiamo di abbandonarci a essa. Se invece la riconosciamo e ci arrendiamo, essa si trasforma in uno stato di libertà, di estasi e di unità con la vita. Si trascendono gli inganni dell’io e si ristabilisce l’equilibrio e con esso l’integrazione con il nostro vero Essere nel fluire spontaneo della vita.

La seduta di Rebirthing Transpersonale, da questa prospettiva, può paragonarsi all’incontro di Pan con la ninfa Eco, l’energia inconscia che accolta nella consapevolezza porta il soggetto a prendere coscienza che ciò che lo spaventa è un’energia benefica, una espressione della natura. Riconosce che l’immagine di sé che chiamiamo “ego” è solo una parte e un riflesso di una più ampia coscienza impersonale. In essa troviamo sintonia con il qui e ora e siamo liberi dalle ansie e dalle paure create dal pensiero. Si passa rapidamente dalla paura di perdere il controllo all’abbandono cosciente alla Vita. Riconosciamo che dal profondo emerge la saggezza e l’intuizione che possono guidarci oltre le gabbie delle parole verso quello stato che il grande mistico indiano Shri Ramana Maharshi chiamava lo Stato Naturale.
 Spesso chi ha sofferto di attacchi di panico dichiara di ritenersi fortunato di essere passato attraverso quelle crisi, perché se non fosse stati spinti da quel disturbo a cercare una soluzione con la respirazione, non avrebbero mai neppure conosciuto le dimensioni profonde della coscienza e la serenità e pienezza prodotte dal contatto con la propria essenza interiore. Non solo aveva del tutto risolto ogni paura, ma per la prima volta si era pienamente aperto al fluire armonico della vita con autenticità spontanea e rinnovata vitalità.

Per maggiori informazioni, per prenotare un incontro o una consulenza via Skype:

1 + 2 =

Gli inganni dell’ego

È la verità che libera non il tuo sforzo di liberarti

Se si dimentica che lo spazio e il tempo non esistono e che appartengono solo alla mente, come si può osar parlare di spirito? Se non siamo stupiti di meraviglia nell’osservare lo spontaneo apparire dell’io e del mondo nello spazio della coscienza come possiamo riconoscere il vero Sé?

Slider-Home-Filippo-Falzoni-7

 

La coscienza dell’uomo in tutto il mondo e da secoli è vittima di una specie di allucinazione collettiva prodotta da una fallace prospettiva del pensiero condizionato da percezioni illusorie.
Molti studiosi considerano la crisi attuale, che è caratterizzata dal crollo delle ideologie e dal potere basato sull’egoismo, sta portando alcuni individui a una Nuova Coscienza che oggi è di certo indispensabile per affrontare i problemi sociali ed ecologici. Sarà il risveglio da questa allucinazione prodotta dal dominio dell’ego, che con il suo bagaglio di condizionamenti è alla radice della divisione e del conflitto, che fa sì che la nevrosi sia la condizione “normale” di quasi tutti gli esseri umani. Ma se ci illudiamo di cambiare senza riconoscere la natura dell’io e gli inganni prospettici che produce gireremo intorno senza mai liberarci dal conflitto. Se non riconosciamo i limiti del pensiero e attribuiamo all’io una natura indipendente, la nostra visione sarà di certo distorta e motivo d’angoscia e quando si parte da presupposti sbagliati qualunque teoria che ne deriva non potrà che causare ulteriore confusione.
L’illusione di essere un oggetto nella coscienza prodotto dalla memoria (l’ego e la sua storia) e non la coscienza stessa, testimone senza forma oltre il tempo, produce ansia, allontana dal presente e ci incatena al Samsara (la ruota della vita con i suoi alti e bassi).
Il problema creato dal cosiddetto falso io è universale, ma userò come esempio la teoria del “Pensiero Creativo” oggi molto in voga, perché rappresenta bene come anche un concetto saggio e costruttivo diventi sciocco e persino dannoso quando si basa sulla prospettiva dell’io come agente separato in grado di creare secondo la propria volontà la realtà esterna.
La coscienza che ci connette con il Tutto, con l’intelligenza insita nelle particelle subatomiche, con il nostro potenziale creativo, si manifesta quando l’io, il tempo e il pensiero scompaiono e nell’immediatezza spontanea del fluire della vita esprimiamo il nostro “vero io”, il Sé – Coscienza – Testimone. Nella presenza mentale facciamo la cosa giusta al momento giusto, i pensieri vanno e vengono senza attrito o conflitto, l’attenzione al presente dissolve il senso di separazione tra osservatore e osservato, e siamo guidati a realizzare in armonia il destino, la parte che la vita ci ha dato nel teatro dello spazio-tempo.
Se, identificati con desideri e paure, ci sforziamo di immaginare di ottenere ciò che vogliamo, questa sarà un’espressione dei nostri condizionamenti, quindi ben lontana dalla sintonia con il cosmo, con il silenzio interiore da cui sorge l’intuizione, con il cuore che accetta ciò che è compassionevolmente e con equanimità. Cosi la pratica del pensiero creativo, senza che la mente si sia “arresa” alla Grande Mente e al “cuore”, anziché terapeutica è anch’essa motivo di ulteriori illusioni e delusioni. La confusione e la conflittualità che affliggono la società e gli individui in tutto il mondo dipendono dal fatto che la percezione convenzionale condivisa è egoicamente polarizzata e per questo la normalità è patologica, mentre la liberazione dagli inganni mentali, la chiarezza percettiva di una mente libera dai condizionamenti e dal passato è una condizione tanto rara da esser mitizzata: invece di chiamarla stato naturale, la si chiama illuminazione, cosicché l’ego può esaltarsi nella sua vana ricerca con il suo carico di fantasie di grandezza. L’ego trova un buon motivo per continuare a esistere tanto che il cosiddetto ego spirituale, che affligge i ricercatori della New Age. è il più subdolo e forse l’ultimo inganno sulla via della liberazione. Bisogna capire che la ricerca è vana in quanto è già tutto qui quando l’io scompare e le porte della percezione sono in nitida sintonia con il “qui e ora”.

Profonde verità e narcisistiche illusioni si confondono

La distorsione, prodotta dalla erronea prospettiva della separazione egoica, ha creato la società attuale su cui gravano grandi problemi economici, politici ed ecologici. Il pensiero che scaturisce da questa divisione ha creato enormi conflitti che l’uomo non pare in grado di risolvere. La competizione, l’egoismo, la paura, il desiderio di avere sempre di più, la superficialità e l’indifferenza dominano il pensiero e corrompono il mondo. L’uomo che desidera uscire dal conflitto deve trovare una modalità della coscienza che non sia dominata dal pensiero e dall’egotismo. Quanto ci viene offerto da molti psicologi e terapeuti d’avanguardia molto spesso non aiuta a supere il nodo essenziale del falso io e contiene quindi qualcosa d’ingannevole e auto-contraddittorio.
I movimenti del “Pensiero Positivo” anche se esprimono concetti di buon senso, cadono in un ingannevole narcisismo quando attribuiscono al pensiero proprietà che non appartengono a questo piano superficiale della coscienza. Al contrario di quanto affermano molti autori contemporanei, le tradizioni spirituali di ogni tempo sono concordi nel riconoscere un ambito specifico e ristretto al pensiero che è spesso considerato il principale ostacolo che offusca la percezione della realtà.
L’idea che i nostri pensieri plasmino la realtà che ci circonda e che con il pensiero attiriamo il nostro destino, concetto che non è del tutto sbagliato dalla prospettiva del Sè, dalla prospettiva dell’io dà adito a terribili fraintendimenti e può persino produrre problemi psicologici gravi. Infatti, il pensiero che nasce dalla prospettiva dell’io non ha nulla a che vedere con la Mente Creativa e con l’Unità della Coscienza, anzi, anche se positivo ostacola il fluire armonico degli eventi e la percezione di ciò che è. Intuire che il mondo e l’io non sono separati dalla Coscienza attraverso cui ne facciamo esperienza e aver fiducia che la vita sa prendersi cura di noi se fluiamo con cuore aperto, è qualcosa di assai diverso dai pensieri ottimistici creati ad arte in reazione alle nostre paure.
Se penso: “io creo il mondo che mi circonda” sono già perduto nell’illusione, dal momento che con “io” intendo la “persona”, l’entità creata dal pensiero attraverso la memoria e quindi la “storia” e le maschere con cui mi identifico. Se attribuiamo a quest‘io illusorio e non al Sé Cosciente l’onnipotenza creativa, siamo più vicini alla psicosi che all’illuminazione.
Dalla prospettiva del Sé, è evidente l’interdipendenza tra la consapevolezza e la materia, tra l’essere e il divenire, tuttavia il Sé non crea ciò che desideriamo secondo il nostro condizionamento, ma ciò che è giusto e vogliamo veramente secondo leggi a noi ignote, che il pensiero non può avvicinare perché solo l’intuizione e la via del cuore e della saggezza –armonia, possono attingervi.
Il piano Causale, il Testimone senza forma, è il substrato del mondo fenomenico, il quale non esisterebbe separato da esso, ed anche in questo caso ci si riferisce ad un livello di coscienza che si può percepire nell’assorbimento profondo e che non ha nulla a che fare con il pensiero bensì solo con l’insight profondo e immediato.
Il risveglio interiore, che trasforma la nostra relazione con la realtà, non è un pensiero o un modo nuovo di pensare, bensì la chiara percezione della realtà e dei limiti del pensiero, che ci libera dal castello di illusioni in cui eravamo perduti. Ma non è l’io che può liberare se stesso, è la verità che libera, non il tuo sforzo di liberarti…

Abbiamo trattato altrove la natura del Sé, che per la saggezza perenne è una cosa sola con la Coscienza impersonale, con il Brahman e non ritorno qui sull’argomento.

Mettendo in luce le incongruenze del pensiero creativo non intendo negare l’ovvia influenza che ha il pensiero su ogni banale aspetto della vita quotidiana (il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto) ma vorrei che fosse chiaro che stiamo osservando il problema secondo una prospettiva più profonda. Se ad esempio, una statistica dimostra che gli ottimisti hanno il 70% in meno di probabilità di morte per cardiopatia, non discuto che l’ottimismo e la serenità favoriscono la salute, piuttosto dubito che un soggetto pessimista possa diventare ottimista attraverso uno sforzo volontario, attraverso una reazione mentale al pessimismo. Penso invece che vedere con chiarezza il nostro pessimismo e il movimento del pensiero che l’ha creato, con mente attenta e libera dalle identificazioni, possa recidere le radici stesse del pessimismo perché, scomparso il conflitto interiore, vivere il momento è la sola cosa che conta, la sola cosa reale.
Ogni serio ricercatore giunge ad accorgersi che il lavoro sul pensiero porta al silenzio e alla illuminante verità di una percezione non divisa in soggetto-oggetto. Ciò va oltre l’ottimismo e il pessimismo, è un’attenzione equanime libera da aspettative, del tutto estranea all’attaccamento a polarità positive in contrapposizione a quelle negative… Già nel terzo secolo prima di Cristo il maestro taoista Chung Tzu riconosceva chiaramente l’interdipendenza dei fenomeni e insegnava che la cosiddetta positività al fine nasce dall’aver trasceso gli opposti.

Diversi livelli attraverso i quali osservare la realtà

Aggiungo altre riflessioni, anche a costo di ripetermi, perché credo che l’importanza dell’argomento lo richieda. Come ho detto, in numerosi libri di successo troviamo scritto che finalmente è stato svelato il segreto della vita che porterà alla soluzione del problema umano: il pensiero crea! Con questo s’intende che attiriamo con i pensieri ciò che ci capita e quindi decidendo di pensare positivamente tutto andrà per il meglio e potremo trasformare il mondo. L’idea di poter avere totale padronanza sul destino è estremamente allettante. Ma, nella vita reale, basterà affrontare qualche dolorosa delusione per prender atto che le cose non seguono i nostri desideri e che i fatti del destino non rispondono ai nostri pensieri. Echi del pensiero magico ci spingono in questa direzione illusoria. Un proverbio indiano recita più o meno così: Vuoi far ridere Bhaghwan? Raccontagli i tuoi progetti.

Nello stesso tempo è insostenibile anche considerare che la nostra vita non rispecchi quello che siamo e che gli accadimenti che tessono la storia della nostra esistenza siano solo un’accozzaglia di fatti casuali riducibili a probabilità statistiche. Tutti siamo colpiti quando nella vita ci accadono le coincidenze più improbabili, spesso questi eventi ci fanno intuire i disegni invisibili del destino. Già nella prima metà del ‘900 C. G. Jung ha trattato il tema della sincronicità, fenomeno che certamente rivoluziona ogni visione materialista dell’esistenza. Chi scrive ha avuto una vita costellata da incredibili coincidenze e soprattutto nel rapporto con il Maestro in India eventi certamente inspiegabili erano all’ordine del giorno. C’è da ripetere che anche queste misteriose correlazioni tra eventi accadono indipendentemente dai nostri pensieri e sono più frequenti quando nella psiche dell’individuo sono attivate delle istanze archetipiche (e anche in questo caso non è il pensiero, bensì la psiche profonda ad influenzare il nostro vivere e gli eventi).

Il pensiero positivo può rafforzare l’Ombra

Le rimozioni e l’ipocrisia connaturata all’ego che sfugge la propria ombra sono le fondamenta della prigione nevrotica. L’ego, per sostenere la posizione del pensiero positivo, cade nella paradossale strategia di scacciare i pensieri negativi rafforzando l’Ombra e questa contrapposizione rafforza il conflitto interiore.
L’io che, seguendo la guida fallace del desiderio, s’impegna in “pensieri positivi” nell’illusione che i pensieri creino la realtà obiettiva dimenticando l’influenza dell’inconscio, potrà solo ingigantire l’ombra prodotta dalle rimozioni.
C’è un’enorme distanza tra un atteggiamento di questo genere e qualunque Filosofia Perenne, ma è molto facile essere ingannati da qualcosa che non è del tutto falso pur contenendo l’errore di fondo di confondere la Coscienza con il pensiero, l’io con il Sé.
Il pensiero, strumento indispensabile sul piano lineare del divenire, per costruire una macchina, per imparare una lingua, per risolvere un problema matematico, è un ostacolo alla realizzazione di ciò che è esperienza diretta dell’Essere, e per rendersene conto basta meditare a fondo le parole di Jiddu Krishnamurti la cui lucida visione conduce a riconoscere i terribili conflitti che nascono dal dominio del pensiero. Questo è l’universale inganno dell’ego che non riguarda solo le illusioni semplicistiche della New Age, ma ogni aspetto della nostra vita.

Ogni medaglia ha due facce

Se credere nell’onnipotenza dell’io è patologico (patologia diffusissima in quest’era dominata dal materialismo spirituale e dal narcisismo) il quadro cambia radicalmente quando, riconosciuta l’illusoria natura dell’io, constatiamo che non c’è divisione tra la consapevolezza e il mondo. Dalla prospettiva del Sé causa ed effetto si annullano nell’interdipendenza. Quando giungiamo ad avere uno spiraglio di luce direttamente dallo Spirito (come pura consapevolezza impersonale oltre il tempo) comprendiamo l’assurdità delle fantasie allettanti che ci hanno ingannato, e scopriamo la libertà dell’Essere nella sua spontanea armonia e innata saggezza.
Anche le più profonde intuizioni che hanno significato quando si è consapevoli di essere immersi nel flusso delle nostre limitate percezioni, in una bolla spazio-temporale creata dalla mente, sono prive di senso dalla prospettiva dell’ego che considera il mondo materiale differente dalla mente che lo percepisce, reale e solido e confonde il mistero della Realtà con le ideologie e le tradizioni che lo condizionano a livello conscio e inconscio. Sono le ideologie a creare la divisione e a farci perdere il contatto con noi stessi e il silenzio mentale della percezione non divisa.
Quando dimentichiamo che non stiamo osservando un mondo esterno oggettivo, bensì stiamo percependo le risposte del nostro sistema nervoso e che queste percezioni sono condizionate dal modo in cui è stato programmato il nostro modo di pensare, cioè se non riconosciamo la distorsione radicale dell’egotismo, possiamo creare solo fantasie consolatorie in cui l’ego gira a vuoto.
L’universo non esiste indipendentemente da qualcuno che lo percepisce, ma chi lo percepisce è il nostro vero Essere, il Testimone senza forma per natura indivisibile da ciò che è percepito e non certo l’ego “persona” che immaginiamo.
L’ego è il fantasma del pensiero che pare abitare l’apparato psicosomatico e lo percepiamo come noi stessi, mentre invero siamo la consapevolezza non divisa e oltre al tempo, sempre presente, di questa e di ogni altra percezione.
Non solo i cinque sensi ci offrono percezioni parziali, ma tali percezioni sono interpretate secondo le abitudini del pensiero che è stato condizionato e programmato per millenni a percepire la realtà da una prospettiva dualista ed egocentrica. La realtà che percepiamo è stata creata da un modo di pensare emerso da poco e non del tutto dalle tenebre della superstizione.
I pensieri che ci condizionano sono un ostacolo alla percezione diretta della Realtà e ogni autentico risveglio a ciò che trascende lo spazio-tempo non può essere descritto in parole e ridotto a concetti, spiegato e inserito in una “nuova teoria”, può essere colto soltanto nel silenzio dell’attenzione che trascende il tempo e i concetti e nella spontaneità dello “stato naturale” che è la nostra vera natura.
Questa consapevolezza naturale sta emergendo spontaneamente in coloro che hanno il coraggio di guardare con sincerità dentro di sé ed affidarsi alla saggezza intrinseca dell’intelligenza intuitiva. Ciò libera istantaneamente dalla nevrosi e dal conflitto e dai disturbi psicosomatici che ne derivano. Tecniche che usano la respirazione come il Rebirthing Transpersonale sono uno strumento efficace per trascendere il pensiero ed entrare in contatto con l’Essere e lo Stato Naturale. L’attenzione al respiro e l’abbandono alle sensazioni permettono di andare oltre i pensieri e percepire direttamente il Testimone. Da ciò la libertà di essere come siamo e svolgere ciò che la vita vuole da noi in armonia. La vita ci soddisfa, facciamo scelte sagge, non creiamo inutile karma negativo, siamo in sintonia con gli armonici mandala dei campi morfici della Coscienza, e i pensieri sono spontaneamente positivi, costruttivi e compassionevoli.
Tuttavia utilizzare questi stessi metodi esperienziali con un approccio dualista (positivo contro negativo) che ricade nelle logiche dell’ego come fanno molte scuole, che paradossalmente si proclamano olistiche, non conduce se non per caso alla liberazione.

E’ facile cadere nell’inganno

Molti esempi ci possono far comprendere come sia facile cadere in queste distorsioni percettive dell’io come creatore degli eventi. Quando si passa attraverso quello che chiamiamo un periodo sfortunato, ci accadono incidenti e sgradevoli imprevisti e nello stesso tempo siamo giù di morale e non riusciamo a vedere i lati belli della vita. E’ naturale che in questi periodi i pensieri siano spesso negativi e autocritici. Poi, da un giorno all’altro, la situazione cambia, la nostra mente torna serena, ci accettiamo per quel che siamo, ristabiliamo un contatto più spontaneo con la vita e contemporaneamente le cose attorno a noi ricominciano ad andare bene e pare che la fortuna di nuovo ci accompagni. Ovviamente in questo periodo la mente è occupata da pensieri positivi. Da un certo punto di vista è straordinario constatare come sia inestricabile il legame tra il mondo interno e quello esterno, poiché contemporaneamente al cambiamento dell’atteggiamento interiore è cambiato il mondo attorno a noi, come se gli eventi “casuali” della vita rispondessero al nostro mutato sentire. Di nuovo proviamo quei momenti in cui il mondo appare luminoso, tutto va bene senza sforzo in un fluire spontaneo, nulla è fuori posto e notiamo frequentemente la sincronicità di coincidenze armoniche. In poco tempo la recente “depressione” viene superata e la si ricorda come un fertile periodo di crescita, una prova che abbiamo superato e una lezione della vita che dovevamo apprendere. Smettiamo di identificarci con quell’io autocritico e preoccupato (pre-occupato) e ci pare che siamo noi con i nostri pensieri a creare la positività che ci circonda. Non ci rendiamo conto che è ritornato un periodo positivo di cui non possiamo attribuirci il merito perché sono proprio l’assenza dell’ego e la resa spontanea alla vita che lo determinano. Anche quando riconosciamo di essere finalmente in una certa misura liberi dall’ego, dobbiamo riconoscere che si tratta di uno stato che va e viene indipendentemente dai nostri sforzi psicologici, direi anzi che si manifesta proprio quando smettiamo di sforzarci e ci arrendiamo alla realtà. Ma la misteriosa interrelazione sincronica tra interno ed esterno, è confusa con una relazione di causa-effetto: quando penso positivo va tutto bene. Quello che penso accade… Invero non sono i pensieri a fare andare bene le cose ma il ritrovare se stessi oltre i pensieri a farci ritrovare armonia. L’armonia è accompagnata da pensieri positivi e non ne è il prodotto.

L’ego che vuole sentirsi padrone della scena come agente indipendente, inserisce un legame di causa ed effetto tra il “pensiero” e gli “avvenimenti” ma poiché, come chiaramente appare da un esame attento, ciò è illusorio, invece che alla saggezza conduce a ulteriori inganni.
E’ chiaro che da questa prospettiva siamo candidati al doverci sentire in colpa quando il vento cambierà e dovremo passare attraverso un altro periodo di prove, perché se è merito nostro quando le cose vanno bene, sarà colpa nostra quando sorgono difficoltà. Invece di cercare l’armonia rafforzeremo l’ego che cerca di evitare ciò che teme con pensieri di falso ottimismo.

Un altro esempio che mostra lacune nella teoria del Pensiero Creativo ci è offerto dalla constatazione che a volte si può essere depressi mentre tutto esteriormente continua ad andare bene e che si può essere di buon animo in periodi difficili. Non siamo infatti predisposti a notare l’assenza di correlazione, mentre ci salta agli occhi quando c’è coincidenza tra pensiero ed eventi. Ed è sempre l’ego ad ordire quest’inganno che ci allontana dalla liberazione e dal nostro essere autentico e spontaneo.
Il saggio invero è colui che resta stabile nella buona e nella cattiva sorte, perché non si identifica con il personaggio, ma arrendendosi alla vita è a contatto con il Sé e con il Tutto. Non si tratta di un tale sempre fortunato e sorridente, ma di un individuo realmente umano e spontaneo.
Per dimostrare la superficialità della teoria del Pensiero Creativo, Ken Wilber usa l’esempio di Hiroshima: è assai improbabile che tutte le vittime pensassero allo stesso modo con un’identica volontà autodistruttiva, è anche ovvio che tra le vittime ci saranno stati certamente molte migliaia di ottimisti.

Ciò da cui si può deviare non è il vero Tao

E’ tuttavia un segno positivo dei tempi che un gran numero di persone siano attratte dal fare qualcosa per cambiare il loro atteggiamento verso il mondo e tentino, partendo dalla condizione dualista in cui ci troviamo, metodi per indurre un cambiamento verso una diversa qualità della vita. Seguire un sentiero che poi si rivela illusorio può essere l’insegnamento di cui si ha bisogno. Perché l’ego possa essere trasceso è necessario passare attraverso l’esperienza della delusione, dal momento che solo quando riconosciamo ciò che è falso permettiamo al vero di apparire.
La Nuova Coscienza non duale, non ego-refererenziale, che i mistici hanno anticipato e i più avanzati studiosi moderni riconoscono, sta emergendo in seno alla vecchia e onnipresente concezione dualista che è fortemente cristallizzata e ancora dominante. Secondo approfonditi studi contemporanei al momento una Nuova Consapevolezza è già emersa per il 2-3 % della popolazione mondiale e questo numero, anche grazie alla crisi attuale delle ideologie, potrebbe svilupparsi rapidamente.
Per ora è naturale quindi che gran parte di coloro che sono attratti dalle filosofie in voga, di fronte alle dimensioni di armonia, sincronicità e alle misteriose trame degli eventi siano ancora sviati dai tranelli dell’ego che se ne attribuisce il merito e utilizza il pensiero creativo per continuare il suo gioco, ma speriamo che il gioco stia per finire e possano emergere un nuovo mondo e una società più giusta e armonica.
Per molti è ancora facile illudersi quando occasionalmente un desiderio si avvera esattamente secondo i sogni o qualcosa improbabile accade dopo averlo pensato, l’idea dell’io separato che crea il mondo gli sembrerà reale, senza prendere in considerazione che l’accaduto può essere spiegato come presentimento, precognizione, o una semplice sincronicità.
Secondo i guru del pensiero creativo, oltre ad ottenere successo materiale, si possono produrre a volontà ottimismo e allegria, ma si può constatare come sorridersi allo specchio quando si è depressi non funziona.
Come ho già detto, illudendosi di determinare gli eventi si rafforza la sensazione di un io separato. Se ci si ammala, anziché accettare la malattia e il processo di guarigione, si presenterà il senso di colpa di non aver coltivato abbastanza il pensiero positivo o di nascondere pensieri negativi. La distorsione, con cui abbiamo iniziato a confondere lo Spirito, cui dovremmo arrenderci con l’ego (che è antitetico alla dissoluzione nel Sé) conduce a travisare del tutto i veri insegnamenti. Si rafforza la tendenza a sfuggire il dolore e a cercare il piacere, quando il messaggio perenne è l’accettazione delle polarità. Si crede che la liberazione e il risveglio di cui si è sentito parlare, sia la felicità effimera che viene dall’esaudire i desideri che ci legano agli oggetti esterni, dimenticando che si tratta invece proprio della liberazione da questa dipendenza. E’ la consapevolezza che ci libera dai conflitti mentali e ci fa percepire l’attimo eterno, quella consapevolezza nel qui e ora oltre i confini del pensiero e del tempo che ci porta alla pienezza della vita oltre il conflitto. E’ facile prendere strade sbagliate quando uno stuolo di esperti ci offre l’allettante illusione di poter essere felici e prosperi attraverso semplici esercizi mentali basati sulle affermazioni positive o simili pratiche.

Il Risveglio della Consapevolezza

I maestri della Filosofia Perenne insegnano che dovremmo essere consapevoli del flusso disordinato dei pensieri e che dovremmo mettere ordine e pacificare la mente ancor prima di pensar d’iniziare a percorrere un sentiero spirituale. Se è vero che accadono inspiegabili coincidenze che paiono dirette a uno scopo, dobbiamo ricordare di non cadere nell’inganno dell’io come creatore dello spettacolo. Quest’io, se lo analizziamo, non è altro che un pensiero mutevole e ripetitivo che emerge nel flusso dei pensieri e scompare nell’attenzione non divisa della presenza mentale.
Questo “io” è un’illusione in quanto non ha un’esistenza indipendente da stati interni ed esterni, è prodotto della memoria e del pensiero, ed è una realtà concettuale e linguistica più che la fantasmatica entità oggettiva con cui ci identifichiamo. Per comprendere dovremmo andar oltre alle parole e riconoscere, in uno stato di lucida osservazione diretta, la natura mutevole del pensiero “io” e arrivare all’essenza che è oltre il pensiero e le parole, oltre i dualismi ed i concetti.
Per definire lo stato della coscienza del vero sé si usano termini come: “il Testimone senza forma”, la sempre presente consapevolezza“, o: “la coscienza-consapevolezza priva di attributi substrato di ogni fenomeno”. Il Sé è l’essenza della coscienza, l’Io–io di cui parla Ramana Maharshi (l’Io impersonale che osserva l’io). Lo siamo già appena smettiamo di perderci in maschere egoiche.
Quando viene il tempo in cui l’io si dissolve, appare chiaro che un potere ben più grande e misterioso regola il mondo e le nostre azioni. Per arrenderci a esso dobbiamo rinunciare alle fantasie di onnipotenza dell’io separato, che rafforzano quel fantasma mentale che ci allontana dalla verità e dal silenzio necessario perché si possa sentire che siamo un’anima, e la volontà della vita si possa manifestare, con i suoi “miracoli”, attraverso di noi in spontanea semplicità.
Se è chiaro che l’ego nei suoi tentativi di auto-miglioramento crea solo paradossi e ulteriori conflitti, dobbiamo anche riconoscere i limiti e gli ambiti del libero arbitrio. Per lo sviluppo della consapevolezza la responsabilità individuale ha più a che fare con l’autenticità dell’essere che con sforzi di cambiare. Dobbiamo vedere con chiarezza e accettare ciò che è, e sarà l’autenticità del sentire a produrre il cambiamento.

Riconoscere i meccanismi di Transfert e Controtransfert

Gli operatori nel campo delle tecniche di crescita interiore non devono dimenticare alcune basi della psicologia analitica come il Transfert e il Controtransfert.
C. Gustav Jung ha riconosciuto che in tutte le relazioni in cui un soggetto dischiude le sue emozioni e i suoi profondi sentimenti a un altro, si crea un particolare legame emotivo. La proiezione del paziente verso il terapeuta è influenzata da archetipi che inducono una relazione emotiva particolarmente intensa. Questi archetipi che emergono dall’inconscio, rappresentano figure come quella del padre, del saggio, del maestro, della guida spirituale e persino di divinità mitologiche e, attraverso questa proiezione, chi è nella posizione di guida è investito da un’autorevole aura di superiorità e potere. Questo è un nodo centrale della psicologia analitica che Jung, spesso attraverso l’analisi dei sogni, risolveva portando il paziente a superare la dipendenza e a riconoscere in sé l’istanza inconscia proiettata.
L’individuazione del paziente si attua attraverso la consapevolezza che, ad esempio, le qualità proiettate sulla figura del “maestro” (ad esempio saggezza e intuizione) sono sue potenzialità nascoste. Il soggetto cioè proietta fuori qualcosa che è potenziale in lui. Attraverso l’ascolto e l’integrazione dell’inconscio, il paziente può farle emergere e divenire attuali in sé.
Il soggetto allora non dipenderà più da un’autorità esterna, che sia quella del padre o del terapeuta, ma potrà agire secondo la propria coscienza autentica e spontanea come adulto responsabile e libero. A livello più profondo non dipenderà da un Dio esterno creato dal mito, si libererà dalla possessione dell’archetipo proiettato per riconoscere la natura universale della Coscienza di cui è parte nell’Unità della Vita.
La soluzione del Transfert permette all’individuo che ritrae le proiezioni, di vedere con chiarezza che il terapeuta esperto ha compito di fare da specchio perché i giochi della mente dominata dall’inconscio possano essere riconosciuti. Questo riconoscimento è un aspetto cruciale della “guarigione” e facilita l’emergere di potenzialità e capacità sepolte e sconosciute all’individuo. Sarebbe molto grave che il terapeuta, invece di aiutare l’altro nel processo di autorealizzazione, si compiacesse di identificarsi con l’archetipo e sfruttasse il potere che ne consegue.
Lo psicanalista esperto ben conosce i pericoli del Controtransfert che consiste appunto nel soggiacere al legame emotivo con il paziente, ed entrare nel ruolo di guru e di padre che inevitabilmente indurrà una condizione di dipendenza psicologica producendo come risultato l’opposto di ciò che l’analisi si prefigge. Chi si pone come guida al Pensiero Creativo, o ad altre forme di nuove terapie, generalmente non si rende conto di quanto sia forte la seduzione prodotta dalle circostanze che si creano quando ci si pone in una relazione d’aiuto e come le illusioni egoiche si rinforzino in un gioco di proiezioni.
Immaginiamo questo esempio: in un bel sito di Internet prometto successo e salute attraverso la mia tecnica appresa in Oriente, la gente s’interessa al mio lavoro allettata da promesse di felicità, li metto nelle condizioni di aprire il loro cuore e di proiettare su di me l’immagine del Guru. Quando un buon numero di persone paga i miei seminari mi pare che ciò sia la più bella dimostrazione per me e per gli altri che il mio metodo funziona, infatti sono diventato ricco e mi sento rispettato e ammirato, ero un uomo qualunque ed ora sono trattato come un Maestro… Posso quindi sentirmi in diritto di insegnare che: “se farete come me anche voi potrete raggiungere questo stato di prosperità e padronanza sul destino ed essere felici”. Se la vostra vita continua nel tempo a essere miserevole e conflittuale dipende dal fatto che non avete seguito a fondo i miei insegnamenti e dovete partecipare ad altri seminari per finalmente imparare a cambiare i vostri pensieri inconsci, ecc…
La figura del Guru in India è culturalmente concepita in modo assai differente, la resa al Guru è uno strumento efficace a eliminare la presunzione dell’ego. Mi arrendo al Guru nello stesso modo in cui mi arrendo e accetto il mio destino, senza confondere la dimensione umana del maestro con il ruolo che rappresenta. I veri Guru anche in India sono una minoranza, sono degli specchi purissimi e, con il loro comportamento spesso paradossale, distruggono ogni illusione e dipendenza per spingere il devoto a essere luce a se stesso, a svegliarsi alla propria vera natura, a riconoscere il potenziale della sua anima e del suo vero essere.
Un giovane appassionato di filosofia orientale e letture New Age certo cullerà il sogno di diventare un giorno lui stesso un maestro. Se nel tempo si pone come insegnante e la gente inizia a trattarlo come tale e a mettersi nelle sue mani, è difficile che abbia la forza di rendersi conto che insegna cose che ha compreso, ma mai del tutto realizzato. Sentirsi un maestro lo fa sentire bene e ciò ingannevolmente gli pare già un segno di autorealizzazione. La sua sicurezza è precaria poiché dipende dai suoi seguaci che, seguendolo, creano il personaggio della guida che lui invero non può essere. Se i suoi limiti umani venissero a galla e loro ritraessero le proiezioni si sentirebbe un nulla. Non è facile riconoscere che ciò che siamo veramente è il grande mistero, la nostra umanità più autentica che è difficile trovare se non si va oltre i condizionamenti e la frammentazione del pensiero. Non è il prodotto delle proiezioni altrui e sino a che non si è superato l’inganno egoico che ci spinge a diventare qualcuno, tutti vivremo nella rete del tempo e del pensiero che inevitabilmente produce i conflitti e l’alienazione che vediamo riflessa nel mondo intero.
La liberazione e l’autorealizzazione si manifestano attraverso l’autotrascendenza, in antitesi con le temporanee illusioni dell’ego che si è immedesimato nella personalità superficiale gratificata dal ruolo di guru indotto dal Controtransfert e questa è una trasformazione radicale.
Una coscienza integrata non dipende dal mondo perché lo percepisce con chiarezza. L’individuazione è oltre i ruoli sociali e non può essere confusa con il gioco di specchi che produce ogni relazione in cui ci si apre interiormente all’altro. Alla fine, non c’è nulla che debba essere criticato, anche se questa società produce numerosi pseudoguru che pretendono di avere la ricetta della felicità e vendono illusioni ma che nel tempo non passeranno il vaglio dell’esperienza. Solo così gli individui delusi, che vorranno continuare la ricerca saranno spinti a riconoscere gli inganni del pensiero e ad accedere a quella presenza mentale, a quella chiarezza percettiva, a quello stato naturale che dissolvono il dualismo.

Filippo Falzoni Gallerani 2010

Ogni individuo intuisce giustamente di condividere la stessa natura dell’Atman, ma distorce tale intuizione applicandola al suo sé separato; ritiene che il suo io sia immortale, onni-comprensivo, centrale nel cosmo, estremamente importante. Cioè, sostituisce l’Atman con l’ego. Poi, anziché trovare la totalità effettiva e senza tempo, si limita a sostituirla con il desiderio di vivere eternamente; anziché fondersi con l’universo, desidera possederlo; anziché fondersi con Dio, si sforza di fare la parte di Dio.

J. HILLMAN

 

 

Il significato del termine religioso è: riunire tutte le proprie energie per comprendere la natura e il movimento del pensiero, riconoscerne i limiti e andare oltre.

J. KRISHNAMURTI

FILIPPO FALZONI GALLERANI