Efficacia delle pratiche esperienziali

Le più potenti pratiche esperienziali, per quanto efficaci, non possono essere la panacea dei problemi umani. Qualunque metodo funziona soltanto se applicato correttamente. In questo brano cerco di chiarire il motivo che determina la liberazione o l’autoinganno.

Le tecniche di respirazione sono il metodo naturale più efficace per la soluzione dell’ansia e di molti disturbi. Sciogliere i blocchi della corazza psicosomatica e ottenere una respirazione libera e naturale è d’importanza cruciale per la salute olistica. Non mi soffermo sugli aspetti propriamente terapeutici che ho già trattato in molti scritti e sui quali c’è già un’ampia letteratura. Oltre alla risoluzione dei disturbi psicofisici, queste tecniche possono aprire alla conoscenza di Sé ed è questo l’aspetto più importante per l’autorealizzazione. Nell’uomo, infatti, è innato un anelito alla libertà interiore e alla conoscenza. L’uomo una volta che ha soddisfatto i bisogni primari, ha più che mai necessità di dare senso Siamo immersi nella realtà dello Spirito, ma non lo vediamo perché lo Spirito stesso è substrato e testimone della realtà.
Di fronte al problema della morte e del non essere che lo attende, ha bisogno di trovare ciò che in lui non è nato né muore per affrontare con coraggio il vivere ed esprimere in spontaneità il suo potenziale. Per entrare in sintonia con la vita e con la morte e
coglierne il senso è necessaria una profonda ricerca interiore. Poiché è la conoscenza della natura universale del Sé che libera dalla sofferenza e recide alla base le radici della paura.
L’ego insegue esperienze piacevoli che non possono durare, mentre il Sé testimonia la natura profonda dell’Essere. Per questo non c’è tecnica, anche tra le più efficaci, con cui si possa risolvere il mal di vivere se il praticante non ha compreso con quale prospettiva impostare la ricerca. Qualunque metodo funziona solo se è applicato nel modo giusto e per far buon uso delle tecniche esperienziali bisogna avere la giusta prospettiva e soprattutto evitare l’autosuggestione e gli inganni dell’ego che confondono anche i ricercatori avanzati. 
Tecniche di respirazione intensa come il Rebirthing Transpersonale o la Respirazione Olotropica di Stanislav Grof, praticate con l’atteggiamento opportuno, sono straordinariamente efficaci per esplorare sé stessi, per catarsi liberatorie, per l’autoguarigione e il risveglio tanto che spesso poche sedute sono sufficienti per realizzare una stabile chiarezza e serenità interiore. Tuttavia se non si è stati istruiti correttamente e si dirige l’esperienza secondo delle aspettative preconcette, la stessa pratica diventa una via di fuga e un autoinganno anziché un’espansione della consapevolezza. Il medesimo metodo che può rapidamente condurre al risveglio, se è mal applicato, può amplificare l’egotismo. Questo vale anche per la meditazione e le pratiche psicospirituali in genere. Come dice Elémire Zolla: “Ciò che s’impara dipende dal perché si vuole imparare”, e naturalmente c’è un’enorme differenza tra il cercare esperienze gratificanti e il cercare “colui che sta cercando”.
E’ necessaria totale sincerità con sé stessi, il coraggio di stare con le sensazioni e accogliere l’ombra e l’ignoto. La conoscenza del Sé è elusiva, poiché è oltre la mente e riguarda uno Stato dell’Essere e non un pensiero. Il Sé (o consapevolezza impersonale) è un abisso che contiene l’universo, fa paura perché è la morte dell’ego. Il mondo è dentro di noi ma noi immaginiamo di essere in lui. Il risveglio è un ribaltamento di questa prospettiva in cui sperimentiamo l’identificazione con il Tutto.

Conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei

I saggi insegnano che il corpo-mente con cui l’uomo s’identifica è solo un oggetto, che appare e scompare nel Sé che è consapevolezza senza confini, ed è il nostro vero essere profondo. Ciò che è mutevole e temporaneo non è reale, mentre la Consapevolezza è oltre il tempo e lo spazio, è la Realtà che non muta, il substrato di ogni altra realtà. La tecnica di respirazione in sé è semplicissima e intuitiva, tuttavia l’intuizione rivelatrice del risveglio non può essere di facile portata senza la giusta predisposizione. Come ho detto, sono necessarie indicazioni corrette e l’atteggiamento opportuno. Per trarne benefici profondi è basilare dirigere l’attenzione oltre il piano mentale, al sentire immediato senza alternative, perché è da questa prospettiva transegoica della consapevolezza che il respiro può condurre alle dimensioni più profonde della coscienza dove si risolve definitivamente il problema dell’ansia e del timore.
L’ansia è un disturbo talmente diffuso che per le persone “normali” la serenità e la chiarezza mentale sono una condizione rara e passeggera. Siamo in un’epoca in cui l’alienazione è una patologia endemica. Per spiegare questa condizione di separazione dal proprio sé dell’uomo contemporaneo trovo appropriata la nota metafora della carrozza con cavalli, auriga e padrone all’interno, a indicare i piani fisico (la struttura della carrozza), vitale (i cavalli), mentale (il nocchiere) e spirituale (il padrone all’interno).
Se la mente (il nocchiere) non è in contatto con il signore che siede all’interno della carrozza (il Sé transpersonale) i cavalli (l’energia vitale) non vanno dove dovrebbero. Se la mente è confusa, cioè il nocchiere è vittima di illusioni e conflitti interiori, è probabile che ci siano incidenti di percorso e che il corpo subisca dei danni. Quando si è perduto contatto con il Sé il viaggio è insicuro, non ha direzione e scopo e una vita priva di senso è deprimente.
Il “Sé” ovviamente non è un individuo superiore latente in noi; è piuttosto l’intelligenza intrinseca della natura che governa la danza degli atomi e delle molecole. E’ il mistero della consapevolezza: il testimone della sensazione di Essere. Qualcosa che il pensiero non può afferrare perché è a monte del pensiero stesso.
La metafora della carrozza è molto antica, Platone nel Fedro descrive una carrozza tirata da due cavalli, uno bianco e uno nero, che rappresentano forze opposte. Se l’auriga è in contatto con l’Iperuranio (mondo delle idee, al di là del cielo) il cavallo bianco lo conduce verso l’alto. Se l’auriga non è in grado di contemplare il mondo superiore, il cavallo nero prevarrà su quello bianco e lo trascinerà fuori strada verso il basso.
Nella Bhagavad Gita, Krishna (il Sé) guida il carro su cui combatte il trepidante Arjuna (l’io) e lo sprona ad affrontare con coraggio la battaglia agendo secondo quanto il momento richiede. Non entro qui nel magnifico e illuminante capolavoro della Filosofia indiana che è un tema troppo vasto e profondo per essere trattato in poche righe, ma voglio ricordare che i maestri insegnano che Yoga è Coraggio e il termine coraggio deriva da cuore, cioè suggerisce l’azione ispirata dal cuore e non dalla mente. Il Sé, dicono i saggi, risiede nel cuore.

Il coraggio di vedere le cose come sono

Le forme popolari delle religioni rinforzano l’idea che la guida sia fuori di noi, ma è in noi che dobbiamo trovare la guida poiché l’aderire a una fede e dipendere da autorità esterne inibisce la ricerca della verità. D’altra parte il razionalismo e la prospettiva egocentrica condivisa evitano con cura di avvicinarsi all’ignoto e a tutto ciò che non può spiegare e ridurre in parole e pensieri. Di certo l’autoindagine è scoraggiata in una società materialista, dominata da interessi economici disumanizzanti, prigioniera di una visione ristretta, impegnata in uno sviluppo tecnologico che non ha riguardo per la natura e i valori umani.
L’uomo che ha perduto il contatto con sé stesso, cerca nel pensiero una guida, si aggrappa a mappe obsolete o si conforma alla massa e segue altri che sono sperduti come lui. Non sapendo ascoltare il Sé profondo, egli cerca nella mente una soluzione al senso di smarrimento che la mente stessa ha creato. Solo quando egli riconosce la sua impotenza e sa di non sapere e quindi si arrende alla realtà, può iniziare a sentire l’ispirazione e l’intuizione che sono la sola guida sicura.
Solo se la mente è serena può arrendersi al Sé impersonale che è vita-morte, essere e non essere, nella spontaneità dell’attimo, mentre l’intelletto svolge le funzioni che gli competono senza interferire. La presenza senza alternative di fronte alla realtà di una mente libera da condizionamenti è la fine del divenire e dell’ansia. Ma non è una condizione comune perché le parole tutti possono ripeterle, mentre vedere con chiarezza la realtà e realizzare nel vissuto ciò che si è compreso è cosa totalmente diversa, come sentire il silenzio dietro a ogni suono…

La guida interiore non si trova nel campo del pensiero

Riconoscere il nostro vero Essere, ritrovare spontaneità e pienezza non è affare che il pensiero possa risolvere, è necessario aver avuto accesso a uno stato di coscienza non ordinario per superare l’identificazione con la mente. La respirazione intensa è un metodo rapido e privo di controindicazioni per entrare in contatto con queste dimensioni esperienziali che la mente e il pensiero non possono raggiungere. Yoga è la fine delle fluttuazioni della mente. Solo quando il lago è perfettamente calmo la sua superficie riflette senza deformazioni. Ma abbiamo visto che la mente non può calmare la mente anzi, quando cerca di calmarla si agita anche di più perché si dissocia da sé stessa. 
Attraverso il respiro possiamo andare oltre la mente e trovare la sorgente dell’Io Sono e immergerci nel Sé, l’Invisibile, l’Impensabile, privo di attributi, che permea ogni cosa. Una volta che attraverso la respirazione si è in contatto con il Sé e si riconosce la natura dell’ego, si è in armonia con la Vita e liberi dall’ansia e dalla paura. Direi meglio: non si ha paura della paura e non si è ansiosi di fronte all’ansia, perché non si tratta di liberazione nell’indifferenza, ma di vivere con pienezza e partecipare alle gioie e ai dolori come a una rappresentazione, integrando gli opposti nell’Unità e arrendendoci al potere del Sé che ci agisce. Così la vita sarà sempre una continua esperienza di crescita interiore e non più un problema da risolvere.

Filippo Falzoni Gallerani, Milano

Sri Nisargadatta Maharaj: “Ciò che può essere descritto dall’intelletto fa parte del conosciuto, che non può aver nulla a che fare con la Realtà”.

Piccola bibliografia sulla respirazione

Grof, S. Grof, C.: Emergenza Spirituale (la Crisi Personale come Rinnovamento Profondo), Edizioni RED, Como 1993
Grof, S, Grof C.: La Tempestosa Ricerca di Sé Stessi, Edizioni RED, Como 1995
Grof S, Grof C.: La Mente Olotropica (La Respirazione Olotropica per giungere ai livelli più profondi della psiche) Ediz. RED, Como 1996
Grof, S.: Il Gioco Cosmico della Mente, Ediz. RED, Como, 2000
Grof S, Grof C.: Psicologia del Futuro, Ediz. RED, Como, 2001
Falzoni-Gallerani F.: Il Respiro dell’Anima, Ediz. Armenia, 1991,
cartaceo e eBook: https://filippofalzoni.com/pubblicazioni/
Falzoni-Gallerani F.: Rebirthing Transpersonale, Ediz. Rusconi, 1996
cartaceo e eBook: https://filippofalzoni.com/pubblicazioni/
Falzoni-Gallerani F.: L’Io Trasparente, 2 vol. Ediz. privata, Milano 2005
Falzoni-Gallerani F.: La Saggezza non Dualista. Ediz. privata, Milano 2009

Guida o terapeuta?

Guida o terapeuta?

Dopo tanti anni trovo sempre entusiasmante il mio lavoro. Vedere ogni giorno gli incredibili risultati che la respirazione può produrre è una soddisfazione incomparabile. L’intensità e la profondità delle esperienze rendono ogni giornata appassionante. La pratica seppure molto semplice  ha basi scientifiche, filosofiche e spirituali profonde che è molto difficile riassumere in poche parole.
Ho sempre avuto la passione di condividere ciò che trovo illuminante e un moto spontaneo mi spinge a trasmettere ciò che ho compreso. Ho scritto molte pagine e numerosi libri, ma mi rendo conto che nell’era informatica è necessaria la sintesi ed è questo che ora cerco di fare.
Credo che il tempo dei Maestri sia finito, i grandi hanno già parlato e le verità essenziali sono già state dette, scritte e tradotte in ogni lingua. E’ facile ripetere le parole dei Maestri del passato e con questo far credere di essere “più spirituali” di chi non le conosce, ma questo è già cadere in un inganno mentale. Lo Spirito non è nelle parole, nell’esperienza, nella cultura ma nella vera umanità e autenticità dell’essere. E’ venuto il tempo di vivere gli insegnamenti con umiltà e sincerità e di incarnare la verità spontanea del cuore invece di sostenere delle idee, per “spirituali” che possano essere. Per vivere in verità dobbiamo lasciare la prospettiva convenzionale e rifiutare ciò che è falso anche se per la maggioranza è la norma. Appena ci identifichiamo con le fluttuazioni mentali perdiamo il contatto con il vero “Essere”, con la “presenza non divisa, qui e ora”. Chi si crede un Maestro inevitabilmente crea proiezioni e dipendenza e a questo punto anche le parole di saggezza possono essere dannose se conoscerle fa sentire superiori a chi le ignora. Persino i concetti spirituali possono diventare una prigione mentale che allontana dallo Spirito, dilata l’ego e complica la vita. Ciò che libera non nasce da motivazioni egocentriche, bensì è una diversa percezione del rapporto con il mondo, oltre la mente divisiva che è all’origine di ogni conflitto. Per questo si dice: “Il metodo giusto in mano all’uomo sbagliato funziona nel modo sbagliato”. Chi è a contatto con il “Sé” è semplice e autentico, è se stesso senza pretese di essere ciò che non è; non si sente “qualcuno” e tantomeno cerca di diventarlo. 
Chi vede la realtà oggettivamente fluisce con il divenire senza bisogno di un’immagine di sé e trova spontaneo ciò che lo guida alla realizzazione. Ha successo perché non lo cerca. Il terapeuta è colui che “assiste alla guarigione”, non agisce, ma si limita a suggerire un metodo e a creare un contesto adatto, per risvegliare il potenziale di autoguarigione di ognuno. E’ colui che aiuta l’individuo a trovare il Maestro, l’energia, l’entusiasmo e le risposte in sé stesso e a non avere quindi più bisogno d’aiuto.
Diventare padroni del software del cervello significa riconoscere chi è il padrone di casa e quindi usare il pensiero per quel che serve senza diventarne schiavi. Solo andando oltre l’identificazione con il personaggio immaginario dell’ego, si attinge alla vita, ci si risveglia alla realtà e si realizza il progetto esistenziale per il quale siamo nati.

Filippo Falzoni Gallerani

La Spiritualità

Siamo immersi nella realtà dello Spirito, ma non lo vediamo perché lo Spirito stesso è substrato e testimone della realtà

Anni di letture possono essere una necessaria preparazione, ma non conducono a capire e conoscere la dimensione spirituale. Ideologie e opinioni si contrappongono in ogni tempo e luogo e le parole non sono ciò che indicano.

Migliaia di volumi sono stati scritti, ma alfine ha valore solo l’esperienza diretta, perché lo Spirito non appartiene alla dimensione del pensiero. La Realtà precede la conoscenza concettuale e quindi qualunque cosa si dica al riguardo è falsa e gli aforismi di saggezza dei Maestri si possono comprendere senza fraintendimenti solo dopo aver vissuto ciò che indicano.

Un’intuizione trasformativa, quando è messa in parole, diventa “pensiero” e per questo le parole che riguardano la dimensione del cuore sono efficaci solo se chi legge sperimenta a sua volta la stessa intuizione. E’ un insight profondo ciò che risveglia dagli inganni mentali e apre all’esperienza diretta. Il Rebirthing Transpersonale è un efficacissimo catalizzatore di questo cambiamento di prospettiva.

Cambiando prospettiva appare un nuovo mondo

L’esperienza della Spiritualità è un modo nuovo e diverso di guardare che permette di vedere la bellezza e la sacralità della vita, un diverso modo di ascoltare che rivela i significati profondi e un sentire del cuore di empatia e comprensione. Spiritualità è la consapevolezza del Testimone impersonale in noi, che abbraccia con equanimità i fenomeni. Questa consapevolezza del Sé rivela la realtà senza distorsioni e conduce alla saggezza e alla serenità. Permette di trascendere i limiti della mente condizionata e di accedere alla Liberazione. A questo punto il mistico indiano proclama “io sono Brahman”, sono solo Coscienza, immutabile, eterna. Oltre al piano causale del Testimone c’è ciò che i mistici chiamano Parabrahman, lo Spirito assoluto, che è oltre la coscienza e che è quindi un’inqualificabile essenza priva di attributi, che tuttavia quando viene esperita intuitivamente libera dai vincoli del tempo.

Percepiamo qualcosa della Realtà spirituale quando la mente è quieta e l’attenzione non è offuscata da dubbi, conflitti, rancori, desideri, illusioni, paure e dall’ininterrotto dialogo interno. E’ necessario un sincero e profondo lavoro su se stessi per padroneggiare la mente e osservare con distacco i giochi dell’io con una nitida percezione di ciò che è senza che subentrino giudizi e autoinganni.

Per entrare in contatto con la Realtà è necessario abbandonare l’identificazione con il corpo-mente e andare alla radice della sensazione di essere. Al risveglio dal sonno ci appaiono il mondo e lo spazio-tempo solo dopo che abbiamo preso coscienza di essere. L’“io sono” è quindi il seme e la base della realtà. Immergendoci nella sensazione “io sono”, non ci identifichiamo più con questo o quello, con le immagini riflesse dell’ego ma diventiamo una cosa sola con la Coscienza-Consapevolezza.

Per il mistico Dio è pura Coscienza, la Suprema Identità che è la nostra natura più profonda. La Coscienza, attraverso la quale si percepiscono lo spazio e il tempo, non nasce e non muore, è oltre gli attributi e il pensiero ed è quindi vano ogni tentativo di descriverla o di percepirla come oggetto.

Spiritualità e religione

Spiritualità e religione sono cose diverse, ma spesso confuse e sovrapposte. La storia ci mostra che l’uomo ha fatto della religione l’esatto opposto del messaggio spirituale che ne era la base. La Chiesa Cristiana ne è l’esempio più drammatico. Stentiamo a credere che il messaggio di Gesù, basato sull’amore e il perdono, abbia prodotto per secoli una religione tanto sanguinaria, che invece di unire ha diviso l’umanità. Spiritualità è andare oltre ogni ideologia e percepire il mistero dell’Essere nella sua Unità trascendente.

Ma come diceva Herman Hesse: “Una religione vale pressappoco l’altra. Non ce n’è alcuna per mezzo della quale non si possa diventare saggi, né alcuna che non si possa praticare come la più stupida delle superstizioni”. 

Spiritualità e scienza

Scienza e religione sono state per secoli acerrime nemiche e solo recentemente si sta riconoscendo una possibile integrazione. La scienza materialista ha escluso le dimensioni invisibili dello spirito, ma alla luce delle recenti scoperte della fisica e della biologia, possiamo ragionevolmente concepire, in una moderna visione del mondo l’esistenza di dimensioni che trascendono e animano la materia e riconoscere che, come insegnavano i mistici, il mondo in cui viviamo è un’illusione sensoriale.

La Scienza solo recentemente è stata costretta dall’evidenza sperimentale a prendere in considerazione il problema della Coscienza. I nuovi paradigmi quantistici presentano straordinari paradossi che scuotono la logica convenzionale. La biologia non è meno stupefacente quando ci mostra che il corpo è composto da oltre centomila miliardi di cellule e le informazioni contenute in una sola cellula riempirebbero una pila di libri alta 61 metri. Se moltiplichiamo le informazioni di una cellula per centomila miliardi, possiamo immaginare l’inimmaginabile natura del nostro corpo, che è animato da un’energia intelligente che organizza le funzioni di questa infinita galassia.

Le cellule a loro volta sono composte da migliaia di molecole e queste da atomi che si sono formati assieme all’origine dell’universo, atomi che sono eterni e immutabili, non nascono, non crescono, non si riproducono, non muoiono. A loro volta gli atomi sono composti da particelle che hanno un comportamento che sovverte ogni legge della Fisica classica. Le particelle subatomiche sono non locali, cioè possono essere contemporaneamente qui e altrove… Quindi la sostanza stessa di cui siamo fatti è il prodotto di un’energia intelligente che emerge dall’abisso dell’ignoto, che la si chiami “Singolarità”, Big Bang o Brahman… Se questa è la stoffa di cui siamo fatti, è quindi vero che siamo l’espressione di uno “spirito” invisibile che è oltre i fenomeni. Per questo è ragionevole pensare che se ci mettiamo in contatto con la nostra natura profonda possiamo sperimentare il mistero dell’Assoluto, l’armonia con l’Universo e scoprire in noi incredibili potenzialità.

La Spiritualità tuttavia non è la ricerca di una conoscenza da possedere per avere il controllo sugli eventi, è invece la fine dell’egocentrismo ed essenzialmente l’Amore e la Bontà che si manifestano nella spontanea resa a ciò che è. Si manifesta con i fuochi puri della simpatia, dell’equanimità e dell’amore.

Quando abbandoniamo l’identificazione con il corpo e l’io sociale, possiamo sentire l’Unità della Vita ed essere un’espressione dell’amore da cui la vita stessa emerge. Questo ci rende più autenticamente noi stessi in semplicità, perché è a questo punto che il personaggio che rappresentiamo nella vita quotidiana svolge la sua parte in armonia con il tutto e come dicono i saggi: “Poiché non ha un io, lo realizza completamente”. Siamo felici quando esprimiamo il progetto insito in noi, quando, placata la mente, esprimiamo i valori del cuore e della nostra essenza.

Filippo Falzoni Gallerani, Milano 2016

Campi morfici

Il biologo e filosofo inglese Rupert Sheldrake ha ideato l’interessante, seppur controversa, teoria dei campi morfici. Secondo la sua visione la materia risponde a un sottostante e preesistente disegno che ha una natura immateriale o psichica, un campo morfico (o morfogenetico) che guida atomi, molecole e cellule a realizzare una specifica forma. Alle geometrie simmetriche e bellissime di un fiore sottostà un campo morfogenetico attorno cui si organizza il suo sviluppo. Quando il bruco nel bozzolo passa attraverso il processo di trasformazione in farfalla, ci sono fasi in cui parti del suo corpo si sciolgono inglobando parti del bozzolo stesso per poi solidificarsi in una nuova forma. Il campo morfico è il disegno di farfalla cui aderiscono molecole e cellule del corpo dissolto del bruco e della seta, trasformandolo in qualcosa di diverso e di nuovo. La coscienza (l’invisibile campo morfico) del “fiore” crea il fiore, la “farfalla” invisibile si costruisce un corpo con le cellule di seta e il corpo dissolto del bruco… dall’invisibile procede il visibile. Si suppone che i campi morfici non riguardino solo le trasformazioni di forme viventi o minerali, ma forse anche la possibilità di sequenze di avvenimenti complessi e ci sia una risonanza tra tutti gli esseri viventi. Le esperienze degli uomini lasciano delle tracce morfiche che influenzano le esperienze attuali. Per questo le preghiere, i riti e i mantra che sono stati ripetuti per secoli ci paiono più suggestivi e “veri”. I campi morfogenetici possono offrire una spiegazione anche ai corsi e ricorsi storici e soprattutto alla incapacità dell’uomo di risolvere i conflitti ed evitare nuove guerre e sofferenze. Nonostante uno sviluppo tecnologico, che implica grande intelligenza e organizzazione, non abbiamo ancora imparato a vivere insieme senza conflitti e stupidamente ripetiamo da millenni gli stessi drammi individuali e collettivi. Si crede che la risonanza morfica che agisce nel presente faccia sì che l’esperienza di ogni uomo influenzi la coscienza collettiva. Perciò, raggiunto un numero critico di individui risvegliati, sarà possibile un salto evolutivo della coscienza umana. La fine dei tempi come la fine del tempo psicologico da cui sorgono ansie e preoccupazioni e la vita eterna, come consapevolezza dell’attimo e della natura trascendente dell’Essere. Il cammino spirituale è quindi essenzialmente questo risveglio alla realtà attraverso l’integrazione dell’io nel Sé. E finché non ci sveglieremo dal sogno dell’ego le cose non cambieranno. Che i campi morfogenetici esistano davvero come Sheldrake immagina o ci siano diverse spiegazioni questo discorso ha comunque un senso. Assomiglia al concetto di inconscio collettivo di Jung, e sotto molti aspetti alla Filosofia Orientale che considera il Brahman substrato atemporale e immutabile della realtà e l’ego una momentanea illusione. Per la Filosofia Perenne la materia è Maya, un’illusione, mentre lo Spirito è la vera realtà oltre lo spazio e il tempo. Un cambiamento interiore autentico implica quindi un diverso contatto con l’essenza creativa. Il risveglio individuale alla pienezza del Sé mette fine alla prospettiva egocentrica e permette di uscire dai vecchi schemi che ci imprigionano ed è anche l’unico modo con cui poter eventualmente aiutare l’umanità in crisi.

Esporrò ora brevemente un’idea sulla relazione tra gli stati di trasparenza dell’io e il manifestarsi di eventi sincronici. Quando siamo a contatto con il Sé, percepiamo la coerenza significativa del destino, troviamo buona fortuna in mezzo alle difficoltà e scopriamo una nuova possibilità di fluire in armonia con gli alti e bassi della vita. Con autenticità e passione, in serena spontaneità, senza nevrosi e inutili proiezioni. Agli stati di trasparenza dell’io e di consapevolezza non divisa corrispondono campi morfici peculiari di forma mandalica, che creano quelle che appaiono come le più improbabili coincidenze significative e le inaspettate circostanze che tessono la magia del quotidiano. Riconosciuto e dissolto il conflitto interiore con l’intuizione dell’interdipendenza degli opposti, siamo in armonia con la vita nel qui e ora e siamo liberi dal passato che imprigiona gli individui inconsapevoli. Sentiamo cariche di senso anche le banali circostanze di ogni giorno e viviamo in presa diretta con l’attimo, senza lasciare spazio al pensiero condizionato. L’effetto di questo stato non diviso della coscienza  ha poco a che vedere con il pensiero positivo e il pensiero creativo. Osservando i fenomeni con una prospettiva egoica e narcisista la realtà è sempre percepita in modo distorto. Non si tratta infatti di far accadere quello che vuole il nostro io, ma di svegliarci alla realtà! Non vediamo che il corpo, la mente e l’energia sono all’interno della consapevolezza, senza di cui non esisterebbero? Ci rendiamo conto che noi siamo tutto ciò? Non ci accorgiamo che una cosa semplice come la respirazione è la connessione con l’energia che anima ogni cellula? Questo non è un concetto, è un fatto! Ma pochi davvero osservano consapevolmente perché queste non sono cose che interessano all’ego che vuol esser grande. Quando la consapevolezza è libera dalle distorsioni del pensiero ciò che accade è espressione di un mandala armonico che risponde al progetto dell’anima, espressione della nostra vera natura. Quando si vive in questa consapevolezza, si riscopre la naturale armonia della vita al di là dei movimenti di superficie. L’io che cerca di cambiare la realtà con “pensieri positivi” rimarrà sempre frustrato e prigioniero nella dimensione del desiderio. La libertà interiore è un prerequisito del risveglio. Coloro che riconoscono la natura del Sé, notano che il mondo esteriore ne è magicamente influenzato con l’armonico realizzarsi degli eventi positivi-negativi che conducono all’autorealizzazione e alla pienezza del Sé. Così Liberazione e Realizzazione vengono assieme.

Max Planck, Nobel della fisica, arrivò ad affermare: “Non esistono leggi fisiche, non sono mai esistite e mai esisteranno.” In sintesi non esisterebbero verità, ma solo possibilità, le quali si possono o no attualizzare con la collaborazione della coscienza che percepisce.

Russell Targ sostenne che viviamo in universo olografico e non-locale. Quindi ogni piccola parte riproduce il tutto, un micro-sistema riproduce un macro-sistema e ogni sistema è connesso agli altri attraverso il proprio campo informazionale.

Il neuroscienziato Karl Pribram scopre che il cervello umano è molto di più che un computer biologico e che le sue funzioni sono di tipo olografico.

L’epigenetica dimostra definitivamente che la coscienza influenza il DNA e la realtà, non tanto attraverso il pensiero consapevole, quanto attraverso le emozioni e le verità radicate nell’inconscio e nelle memorie cellulari.

Su Ramana Maharishi e il Non-dualismo

Questo brano riassume gli insegnamenti di quello che è riconosciuto tra i più grandi mistici e saggi dell’India moderna.
Lo pubblico perché il Rebirthing Transpersonale che è un un metodo esperienziale molto semplice si rivela efficace non solo ridare vitalità, energia e salute, ma che spesso conduce a profonde esperienze interiori legate al risveglio della consapevolezza e alla scoperta del Maestro interiore che è il nostro vero Sé.

Bhagavan Sri Ramana Maharshi e il Non-Dualismo

Ramana Maharshi nacque il 30 dicembre 1879 in un villaggio non lontano da Madurai nel Tamil Nadu. Il suo risveglio spirituale fu spontaneo e tutta la sua vita fu espressione della saggezza di chi avendo trasceso l’ego e colta l’illuminazione incarna la pienezza del Sé Transpersonale.

Da ragazzo all’età di sedici anni il giovane Ramana ebbe la sensazione di stare per morire. E’ probabile che sia stato quello che oggi chiamiamo un attacco di panico, ed è interessante notare che studi recenti dimostrano che chi è predisposto al panico è predisposto all’estasi[1]. In quel momento invece di opporsi a questa sensazione e tentare di sfuggirla, la penetrò completamente, si arrese al fatto di star per morire e cercò di osservare e comprendere in che cosa consisteva la morte. In quel momento pensò, se muore il corpo, resta la mente? Se la mente e la memoria si estinguono con il corpo, che cosa resta?

Ebbe allora la chiara percezione di essere la vita stessa, oltre l’io, la mente e il corpo. Percepì con chiarezza che il pensiero “Io Sono”, che precede la consapevolezza del mondo, emerge dall’Assoluto e riconobbe che la natura profonda di ogni essere è quest’Assoluto.

Ebbe esperienza diretta di tutto ciò che i testi dell’Advaita, che lui avrebbe letto e commentato soltanto in seguito, descrivono. Riemerse da quest’esperienza senza mai perdere, per il resto della sua vita esemplare, la Coscienza del Sé con cui era completamente identificato. Assorto nella beatitudine del Sé non ebbe più interesse per il mondo esteriore.

Lasciò la casa e si ritirò a vita contemplativa in una grotta sul monte Arunachala, nei pressi di Tiruvannamalai, una montagna sacra sin dall’antichità alla quale nei Veda è dedicata una storia famosa dove visse in stato di samadhirimanendo assorto in silenzio per lunghissimi periodi.

Vicino a questo sacro monte, che lo aveva attratto con una forza ignota, avrebbe passato il resto della sua vita.

Della vita di Ramana si potrebbero raccontare centinaia di episodi straordinari e la sua vita è un esempio di saggezza, umiltà e amore incondizionato. La sua sola presenza toccava il cuore di tutti, grandi maestri vennero a inchinarsi ai suoi piedi riconoscendo in Lui un’incarnazione di saggezza. Senza aver studiato il Sanscrito e senza aver ricevuto alcuna iniziazione realizzò l’essenza degli insegnamenti spirituali e continuò la catena ininterrotta dei maestri Non-dualisti, come dopo di Lui Nisargadatta Maharaj, il quale dopo il risveglio lasciò la vita ascetica, per incarnare il Sé mantenendo una vita“normale” nella quotidianità. (Nisargadatta Maharaj sarà l’argomento del mio prossimo articolo).

Sri Ramana lasciava serenamente il corpo il 14 aprile 1950. Quel giorno il fotografo francese Henri Cartier-Bresson che risiedeva all’ashram, fu testimone di un fenomeno emblematico. Alla sera una stella con una scia simile quella di una cometa illuminò il cielo, lo attraversò lentamente sino alla cima del monte Arunachala, dove parve fermarsi un po’ per poi scomparire dietro di esso.

Henri controllò l’orologio ed erano le 20,47. Tornato all’ashram seppe che esattamente alle 20,47 Sri Ramana Maharshi aveva smesso di respirare.
Quando una grande anima lascia il corpo accadono spesso fatti di questo genere, come gli arcobaleni appaiono a ciel sereno alla scomparsa di un grande Lama[2].
Non mi dilungo sui fatti storici della sua vita, che chiunque sia interessato può leggere in dettaglio su questo link:
http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/mancusoramana.pdf.
Mentre scrivo queste righe ricordo anche che Sri Babaji in mia presenza una volta disse che delle migliaia di maestri che l’India aveva generato, solo pochi erano veri maestri e poi aggiunse che Ramana Maharshi era uno dei più grandi, un vero Rishi, un portatore della saggezza perenne.

Il Non Dualismo

Gli insegnamenti di Sri Ramana Maharshi, (allego sotto alcune pagine di Sue parole) sono una purissima espressione della filosofia Advaita. Advaita significa “non dualità”, “non dualismo” e per essere più precisi: “al di là di dualismo e non dualismo”.
Naturalmente in queste poche righe non ho intenzione di addentrarmi che molto superficialmente nella vastissima e poliedrica filosofia Indiana.
Tanto per dare una vaga idea a chi non conosce l’argomento, ad esempio, il Dio Shiva, nel Vedanta è identificato come la Coscienza, è lo stesso Sé. Perciò il Sé (Dio) non potrà mai essere conosciuto come “oggetto”: non può esser visto perché è ciò che vede, non può essere udito perché è ciò che ode, non può essere pensato perché è ciò che pensa. E’ oltre lo spazio e il tempo e contiene in sé tutta la manifestazione.
Non ha forma, ma è la base di ogni forma. E’ la suprema identità. E’ sempre soggetto e mai oggetto. E’ l’Uno senza un secondo.
Può essere conosciuto solo per immedesimazione. Nel cuore la coscienza immersa nel Sé partecipa all’eterno.
Quando si supera l’identificazione con il corpo e la mente percepiamo di essere Spirito, l’Uno atemporale che tutto contiene, là dove le parole, il pensiero e la fantasia non possono giungere, nel mondo dell’inesprimibile quiddità dell’essere.

I primi versi dell’Avadhoota Gita, un testo delle Upanishad che come la Ribhu Gita Ramana Maharshi occasionalmente citava, così recitano:

1 Sri Avadhoota Dattatreya disse: è solo per grazia del Signore se un’anima o due aspirano all’unione con Lui, sfuggendo a seri pericoli.

2 Come posso prostrarmi di fronte a quel Sé senza forma, il solo immutabile bene, che riempie di sé ogni cosa, attraverso la sua stessa natura e potere?

3 Ogni cosa è fatta di terra, acqua, luce, aria, spazio, come le onde di un miraggio, non ha sostanza; ma io sono senza errore, uno senza un secondo; a chi allora dovrei prostrarmi?

4 Tutto non è altro che il Sé. Non esiste vicinanza né distanza, come posso dire una cosa senza negarne un’altra?

5 Questa è l’unica sostanza degli insegnamenti Vedici, l’essenza di tutto il conoscere del sentire. Per mia natura io sono il Sé senza forma che vive in ogni cosa.

Il primo capitolo di questa Gita si conclude con questi versi:

74 Nel Sé non c’è presagio, non c’è talismano, nulla da imparare, non c’è prosodia da studiare. Avadhoota Dattatreya, che nuota nell’oceano della non differenziazione, canta nella delizia di un cuore puro la grandezza della verità.

76 Ogni cosa né è, né non è, ogni cosa non è né vera né falsa. Parlo del Sé come lo trovo in me stesso con piena conoscenza della materia.

Dalla prospettiva Advaita le mitologie, gli dei e i rituali sono trascesi e integrati in una coerente visione d’insieme. Gli Dei sono considerati archetipi utili alla mente per dare forma alle energie che ci agiscono, e i racconti mitologici sono interpretati come metafore che indicano le dinamiche della psiche umana nella sua lotta per il risveglio e la liberazione.
Solo l’ingenuo prende alla lettera le scritture che mal interpretate danno adito alla superstizione e a pericolose illusioni.
Comprendendo il significato psicologico dei racconti mitologici si trovano le indicazioni per affrontare gli inganni della mente e i problemi del mondo. Ed è vivendo sul piano dello Spirito (dell’atman), cioè oltre i conflitti della mente, che si può realizzare ed esprimere il Sé. Il Sé (o la Coscienza-Consapevolezza) nella sua natura essenziale non è diviso in osservatore e osservato, interno-esterno, perché ogni coppia di opposti deve il suo esistere all’interdipendenza. Tutto è contenuto nell’Uno, nellaconsapevolezza non divisa che è appunto il substrato coscienziale in cui appaiono i fenomeni del divenire e le creazioni della mente e del pensiero.

La scienza stessa ci dice che spazio e tempo sono un’illusione percettiva. Invero viviamo nel continuo infinito presente, ma siamo prigionieri di tempo psicologico, fatto di ricordi e anticipazioni che è causa di desiderio è paura. Esso ci pare reale ma è solo una categoria creata dal pensiero, utile per orientarci nel mondo. Perdere contatto con il presente, schiavi del tempo, è la malattia umana che ostacola l’armonia e l’intuizione.
Il pensiero è uno strumento fondamentale per l’uomo, ma ha i sui ristretti ambiti e non è in grado di cogliere il mistero della realtà, la vita non può essere imprigionata entro i suoi confini condizionati.
Il “liberato in vita” incarna l’esperienza concreta di chi avendo trasceso l’identificazione con l’io e avendo riconosciuto le illusioni mentali, si è stabilizzato nella consapevolezza del Sé; è il testimone libero di legami che osserva il divenire della vita in perfetta equanimità e ne diventa l’espressione armonica e spontanea.

Nello stato di non dualità i conflitti interiori sono dissolti.

Per la psicologia del profondo il processo di autorealizzazione avviene attraverso l’integrazione dell’inconscio, dell’Anima e dell’Ombra. La realizzazione del Sé o Individuazione è il cammino eroico di coloro che hanno il coraggio di guardare nell’abisso, nel profondo dell’essere, riconoscere l’illusorietà dell’io e di rinascere al vero Sé che è pienezza e autenticità dell’Essere. Un processo iniziatico di morte e rinascita al vero Sé.
Maestri come Ramana Maharshi incarnano e diffondono una profonda serenità, la loro equanimità e saggezza liberano le menti confuse dal giogo del pensiero autofrustrante. La loro vita è uno spontaneo servizio al bene di tutti.

Tat Tvam Asi, Tu sei Quello!

In queste righe non ho voluto raccontare i fatti storici che riguardano Sri Ramana, né limitarmi a ricordare ed elogiare la grandezza di un santo indiano, già c’è molto materiale disponibile. Vorrei fare qualcosa di diverso che non troviamo negli scritti su di lui. Vorrei portare il lettore a riflettere sull’importanza pratica e trasformativa del sentiero dell’autoindagine che ha indicato e delle difficoltà che impediscono a gran parte dei lettori di capire l’attualità del suo insegnamento.
C’è chi, dopo qualche brutta esperienza con il fanatismo e la corruzione che regnano nelle sette e nelle chiese, rifiuta come fantasioso e irreale qualunque argomento spirituale, e così facendo è come se buttasse il bambino con l’acqua sporca, perché Ramana Maharshi invero offre insegnamenti autentici, efficaci, preziosi e sempre attuali.

Altri invece idealizzano la spiritualità indiana e rischiano di cadere nell’errore, come fa la maggior parte dei ricercatori spirituali, di mitizzare il personaggio, di farne un idolo, dimenticando che, ciò che realmente conta, è l’incarnare il suo messaggio, piuttosto che mettere fiori e incensi sotto la sua foto.

Non si può cogliere l’attualità pratica ed esperibile dell’insegnamento, se si pensa che cose del genere riguardano solo i santi e non sono in vero alla portata di ogni ricercatore sincero. Chiediamo le sue benedizioni senza seguire le sue indicazioni, quando la sola benedizione è il risveglio alla conoscenza di sé che ci ha indicato.
Di certo per comprendere le sue parole e viverne il significato è indispensabile avere passione per la conoscenza e per la verità, essere in grado di mettere da parte i preconcetti religiosi o antireligiosi e avere il coraggio di lasciare le rassicuranti ideologie che ci condizionano.
Se con mente sgombra e attenta si avvicinano le parole di saggi come Ramana Maharshi, esse possono davvero risvegliare la coscienza e far percepire l’Unità della vita. In tal modo il cuore si sintonizza con il flusso spontaneo del Sanatan Dharma (la legge dell’armonia universale) e solo cosi l’essenza del suo insegnamento è davvero trasformativa e liberatoria.

Ogni uomo può trovare la realizzazione del sé, riconoscere l’Unità e trovare pace interiore senza inseguire il destino di nessun altro e senza cercare alcuna somiglianza con un santo che ovviamente è una figura irraggiungibile solo per il fatto che non siamo noi.
La realizzazione è l’adempiere al proprio destino senza imitare nessuno. E’ l’essere autenticamente ciò che si è. La serenità sorge quando si è liberi dal conflitto della mente divisa… finalmente “a casa”.

Il santo è un essere umano come gli altri che ha il destino di fare la parte di colui che indica la via della liberazione e del risveglio. E’ responsabilità di chi ascolta il suo messaggio indagare con sincerità la via dell’autoindagine e trovare in sé la Verità.
Il Maestro ci guida dal vero maestro, il Sat Guru che è il nostro stesso Sé.

In verità sarebbe sufficiente comprendere gli insegnamenti per avere quei profondi insight che possono aprire al nuovo piano di coscienza e condurre alla liberazione. Ma gli uomini hanno molte difficoltà ad accogliere le idee che mettono in discussione la struttura dell’io, e l’ego, che è immagine mentale creata in anni di condizionamento, non vuol mai lasciare il campo e si aggrappa al conosciuto e alla maschera. Ma se non si ha il coraggio di lasciare l’angusto ambito dell’io e del pensiero, se non si fa esperienza diretta di stati di coscienza non ordinari e se non si accolgono nuove prospettive, le parole non servono a nulla e non si potrà mai percepire qualcosa di sacro e di eterno.
Per la mente occidentale, inoltre, è difficile comprendere che il mondo fenomenico è Maya, un’illusione. Ramana Maharshi paragona il mondo fenomenico ai riflessi che appaiono sullo specchio. In assenza dello specchio essi non esistono, non sono reali. Le immagini dipendono dallo specchio, l’immagine c’è ma non è la realtà è un riflesso, per cui si potrebbe dire che esiste e non esiste. La coscienza è lo specchio reale e oltre il tempo su cui appaiono i riflessi del divenire. Se lo specchio è distorto il mondo appare distorto.
Se Shiva è la pura Coscienza-consapevolezza, Paramashiva (Brahman) è oltre e prima della Coscienza, è l’Assoluto impensabile e inconoscibile da cui essa emerge e in cui manifesta. Questo è lo stato di Turya il Vuoto, il Sahaja Nirvikalpa Samadhi[3], in cui Ramana viveva in grande umiltà.

In questi anni la Psicologia Transpersonale ha interpretato la tradizione spirituale in termini moderni e usato tecniche psicofisiche tratte dalla tradizione orientale per rendere esperibile all’’uomo contemporaneo la dimensione essenziale dell’Essere. Non solo questi studi mostrano la coerenza del Vedanta con le vette della Filosofia Perenne, ma persino coerenza con i nuovi paradigmi scientifici. Le conoscenze scientifiche degli ultimi decenni confermano che lo spazio e il tempo non esistono e sono relativi alle nostre percezioni. La fisica ci descrive un universo immateriale la cui sostanza è solo informazione. Gli atomi che compongono il nostro corpo stesso fisico sono composti da particelle “dalla natura non locale” e si comportano in modo paradossale. La teoria delle stringhe che implica undici dimensioni, la teoria olografica, le teorie quantistico-relativistiche, ecc. ovvero la visione della Realtà proposta dalla scienza moderna, mi pare più fantastica della visione dei saggi. Per questo oggi la dimensione spirituale può essere compresa in un’ottica non regressiva e superstiziosa, ma alla luce della nuova emergente consapevolezza di esser parte di un universo multidimensionale e intelligente con il quale possiamo integrarci armonicamente.

La conoscenza del Sé (Jnana Yoga o Atma Vichara) è la via di liberazione indicata dai saggi del passato e del presente da Socrate ai più grandi filosofi occidentali come Nietzsche e Heidegger. Tutti hanno indicato che la meta finale è la conoscenza del sé. Riconoscere che stiamo cercando il cercatore stesso. Lascio quindi la parola a Ramana Maharshi, qui di seguito trovate i suoi insegnamenti essenziali che sono la via più diretta verso la meta della liberazione interiore.

Filippo Falzoni Gallerani, Milano, Ottobre 2014

 

Per approfondimenti vedi:

La Vita di Sri Ramana Maharshi:

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/mancusoramana.pdf

Gli Insegnamenti di Sri Ramana Maharshi:

Testi pubblicati recentemente e altro materiale in italiano nel sito: http://www.ramana-maharshi.it/

Ho tradotto dall’inglese la Ramana Gita, che è una raccolta di domande e risposte con devoti avanzati: Ramana Gita: http://www.ramana-maharshi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=51:ramana-gita&catid=35&Itemid=60

Piccola bibliografia essenziale:

Ramana Maharshi: Chi Sono Io?, Ubaldini Editore Roma, 1977

Goodman D.: Ramana Maharshi e il Suo Insegnamento, Edizioni Il Punto d’Incontro, Vicenza, 1987

Osborne, A. Ramana Maharshi e la Via della Conoscenza, Edizioni Vidyananda, Assisi, 1997

Osborne A.: Ramana Maharshi and the Path of Self-Knowledge, K.S. Mani B.I. Publications New Delhi, 1976

Ganapati Muni: Ramana Gita, Dialogues with Sri Ramana Maharshi, Ramana Maharshi Centre for Learning Bangalore, Third Edition, 1994

Osborne A.: The Teachings of Ramana Maharshi in His own Words, Sri Ramanasram, Tiruvannamalai, 2008

Ramana Maharshi: Spiritual Stories as told by Ramana Maharshi, Sri Ramanasramam, Tiruvannamalai, 2008

Cohen S. S.: Reflections on talks with Sri Ramana Maharshi, Sri Ramanasramam, Tiruvannamalai, 2006

Note:

1) Sahaja nirvikalpa samadhi. Questo è lo stato del jnani (risvegliato alla conoscenza del sé) che ha definitivamente e irrevocabilmente eliminato il suo ego. ‘Sahaja’ significa “naturale” e ‘nirvikalpa’ significa “nessuna differenza”. Un jnani in questo stato è in grado di agire naturalmente nel mondo, proprio come fa qualunque ordinaria persona. Sapendo di essere il Sé, il ‘sahaja jnani’ non vede differenze fra sé e gli altri e nessuna differenza fra se stesso e il mondo. Per una tale persona, ogni cosa è una manifestazione dell’invisibile Sé.

2) Nirvikalpa samadhi. Questo è lo stato che precede la realizzazione del Sé. In questo stato c’è una consapevolezza del Sé temporanea, ma priva di sforzo; però l’ego non è stato eliminato definitivamente. E’ caratterizzato da un’assenza di coscienza corporea. In questo stato si ha una temporanea consapevolezza del Sé nell’assorbimento interiore, ma non si è in grado rimanere in contato con il mondo e l’azione. Quando la coscienza corporea torna, l’ego riappare.

3) Savikalpa samadhi. In questo stato particolare, la consapevolezza del Sé viene mantenuta dallo sforzo costante. La continuità del samadhi dipende totalmente dallo sforzo compiuto per mantenerlo. Quando l’attenzione sul Sé vacilla, la consapevolezza del Sé viene a essere oscurata.

FILIPPO FALZONI GALLERANI