L’arte di respirare

“L’alimentazione, l’esercizio fisico, la resilienza dei nostri geni, il fatto che siamo magri, giovani o saggi: niente di tutto questo importa se non respiriamo in modo corretto. La colonna mancante della salute è il respiro. Tutto parte da lì.”
Questo è sottotitolo in copertina del libro di James Nestor, L’arte di Respirare, (2021) che è un compendio dei potenti effetti trasformativi delle pratiche di respirazione portate avanti da ricercatori di campi più diversi, dagli esperti di tecniche orientali, agli psichiatri d’avanguardia, apneisti da record, ai campioni sportivi, sino alle più avanzate ricerche scientifiche di prestigiose università come la Stanford University altri centri che sottopongono la respirazione a sofisticate ricerche empiriche.
Le affermazioni del sottotitolo e molti degli esempi trattati in questo volume, per me sono solo una conferma di ciò che conosco e che da molti anni insegno.
Tuttavia la scuola di Rebirthing Transpersonale che ho fondato, oltre a riconoscere la cruciale importanza della respirazione per ogni aspetto della salute fisica utilizza la respirazione in particolar modo per promuovere il benessere mentale ed emotivo e condurre ai livelli superiori della consapevolezza.
La salute fisica (che comprende l’attivazione delle difese immunitarie di grande importanza in questi tempi di COVID) seppur fondamentale, non è la soluzione dei problemi più importanti dell’individuo.
La salute olistica implica benessere psico-spirituale che è l’ingrediente fondamentale di una vita pienamente vissuta che conduce all’autorealizzazione.
Credo sia importante chiarire che il Rebirthing Transpersonale, non è un esercizio di “corretta respirazione che dobbiamo imparare e poi praticare”, ma un metodo di respirazione intensa che produce in poche sedute sblocchi bioenergetici ed esperienze psicospirituali che modificheranno radicalmente il nostro rapporto con l’attività respiratoria, facendo si che dopo poche sedute si troverà spontaneamente la modalità più corretta di respirare che risponde ai nostri specifici bisogni metabolici.
Una modalità “personale” che quindi non può essere standardizzata.
Dopo le sedute di Rebirthing Transpersonale, infatti, si acquisisce nel modo più naturale una respirazione corretta e sana, senza alcun ulteriore bisogno di applicare intenzionalmente qualche tecnica.
Ci si accorgerà, ad esempio, che nostro sonno è del tutto differente e rigenerante perché durante la notte il nostro respiro sarà libero e armonico e durante la giornata sentiremo il torace e il diaframma più mobili ed elastici, ma soprattutto, attraverso una mente libera dai condizionamenti, dalle paure saremo liberati dal chiacchierio interno, avremo una chiara percezione della realtà e saremo portati ad armonizzare le nostre relazioni e a fluire in armonia con le circostanze della vita.
La seduta comprende, prima della pratica con il respiro delle istruzioni e degli insegnamenti per facilitare le esperienze transpersonali verso il risveglio della consapevolezza che la respirazione può indurre e alla fine della pratica respiratoria un profondo rilassamento per integrare l’esperienza.

A confronto con il grande caos

Ogni tradizione sapienziale indica nella conoscenza di Sé non solo lo scopo e la meta dell’esistenza ma anche una soluzione ai problemi del vivere e una via di liberazione dalla sofferenza.
Ma sembra che ormai quasi nessuno sia in grado di capire il senso della vita e gli insegnamenti tramandati da secoli. La maggioranza delle persone non solo non persegue l’autoconoscenza e non si ferma mai ad ascoltare il sentire profondo, ma non sa neppure cosa si intenda con il termine “Sé” e, se mai, lo confonde con il curriculum vitae e con le apparenze e le maschere dell’io con cui ha ben poco ha che vedere.
Alla base di ogni cammino di maturazione verso la saggezza che permetta di vincere la sofferenza, ci sono delle conoscenze basilari che il mondo d’oggi, nel suo cammino suicida, ha del tutto dimenticato.
Oggi molti di coloro che parlano di Yoga, di spiritualità o di filosofia orientale involontariamente ne fanno spesso una parodia. Si può notare una decadenza spaventosa anche delle religioni che ormai presentano solo le ombre svuotate di senso delle verità spirituali rivelate. E mi riferisco solo a coloro che agiscono in buona fede e non agli scandali e al business che hanno corrotto gran parte di questi ambienti.
Per iniziare un percorso di autoindagine e liberazione, si dovrebbe in primo luogo riconoscere che i sensi ci ingannano e che la mente va messa a tacere e utilizzata come un semplice strumento adatto a situazioni pratiche e materiali. Se non sappiamo controllare la mente, saremo vittime di pensieri che producono soltanto ansia, divisione e conflitti.
Viviamo in un mondo di illusioni mentali e l’egocentrismo ne è il più distruttivo e immediato prodotto, ma pare che ci si stia dirigendo passivamente e ciecamente verso la distruzione e verso una sempre più fitta confusione sociale e politica, dimenticando ogni insegnamento di vera saggezza.
Purtroppo anche chi, più o meno correttamente, affronta temi filosofico-spirituali, li propone quasi sempre senza viverli e applicarli nella propria vita, come se fossero solo gli altri a doverli mettere in pratica. Ma i saggi ci hanno avvertito che una verità espressa da chi non la incarna diventa falsità, ma ci si attacca alle parole e nessuno pare farci caso.
Quando meschini interessi personali e un’angusta visione della realtà dominano gli individui, quando desideri e paure impediscono l’operare dell’intelligenza e il denaro e il mercato sono la guida collettivamente perseguita e accettata, è difficile immaginare che l’umanità sia in grado di risolvere i problemi e le pressanti sfide che si affacciano all’orizzonte.
D’altro lato non si devono dimenticare le enormi potenzialità dell’essere umano, le straordinarie capacità di rinnovamento, le vette di saggezza che in lui da secoli si sono manifestate e la realtà oggettiva di un substrato spirituale in ogni individuo.
Non è solo frutto di speranza credere che dopo la decadenza possa sorgere un nuovo splendore e come la fenice che risorge dalle sue ceneri, dal nichilismo e dalla caduta di tutti i valori possa emergere una nuova era di rigenerazione e armonia.
Numerose ricerche sull’evoluzione psichica sembrano, infatti, confermare che molto spesso i più profondi processi evolutivi sono preceduti da profonde crisi, tanto che il cammino eroico dell’autorealizzazione e della “seconda nascita” è preceduto dal confronto con il mondo infero e la morte dell’ego.
Certamente l’individuo dovrebbe impegnarsi in tutto quanto è in grado di fare per non essere travolto dalla confusione collettiva, dagli inganni delle parole, dalle contrastanti ideologie, da tutti gli “ismi” e dai condizionamenti imprigionanti che lo allontanano da una chiara percezione della realtà.
Per trovare se stessi quindi il primo passo consiste nel differenziarsi dalla coscienza collettiva.
Non si tratta, infatti, di uniformarsi a idee o di inseguire ideali, bisogna anzi liberarsi da tutto questo chiacchierio mentale. Se, come suggeriscono alcuni scienziati, l’universo assomiglia più un grande sogno che a una grande macchina ciò che conta, più che il pensiero è lo stato di coscienza e la soluzione dei problemi è il grado di risveglio.
Non sarà certo attraverso i movimenti sociopolitici, con i buoni propositi ispirati dall’ecologismo stile Greta Thumberg tanto in voga oggi, o con il moralismo, con il politicamente corretto e l’accoglienza degli immigrati che cambieranno le cose, se non avviene una rivoluzione interiore e un radicale cambiamento della coscienza individuale.
Per quanto buoni siano certi principi, non sono mai le idealizzazioni che migliorano le cose, e la storia ci mostra come proprio nel nome di Dio o nel perseguimento di ideologie umanitarie si son fatte le stragi più crudeli.
I problemi che ci assillano hanno come causa la disarmonia mentale e le reazioni che stiamo mettendo in atto per cambiare le cose sono espressione della medesima disarmonia.
Sono i confini e le barriere della mente che devono essere trascesi e per farlo dobbiamo riconoscere la frammentazione prodotta dal pensiero e ritrovare la nostra essenza che è la sola coscienza unificante. Infatti ci si integra con la natura solo comprendendo ciò che ci separa da essa e risvegliandoci a una diversa consapevolezza in cui interno ed esterno, osservatore ed osservato non sono divisi e contrapposti.
Finché viviamo in conflitto con noi stessi e in disarmonia con la vita non possiamo sperare di vedere nascere un mondo migliore.
Sinché non ci svegliamo non possiamo uscire dai brutti sogni che stiamo inconsapevolmente creando. Finché ci aspettiamo che siano gli altri a cambiare e non rivoluzioniamo le nostre prospettive alienate, sarà difficile vedere miglioramenti attorno a noi.
Siamo giunti a un punto in cui, come rivelava la Dea a Parmenide, anche la nostra intelligenza e le nostre migliori intenzioni non sono che un ostacolo alla realizzazione.
Tanti secoli fa i saggi definivano Yoga la “fine delle fluttuazioni mentali”, e l’illuminazione la comprensione di essere parte di una sola Coscienza, che trascende lo spazio e il tempo, illusoriamente frammentata nella molteplicità del divenire.
I saggi di ogni tempo e cultura insegnavano che l’essenza è Sat Chit Ananda e il mondo fenomenico Maya, e indicavano vie per il risveglio dalle illusioni mentali e per il riconoscimento che siamo animati da un principio divino, incorruttibile, che emerge dalla beatitudine del puro Essere, che è a monte di tutti i fenomeni, che li abbraccia senza che esserne contaminato.
Un inconcepibile Vuoto è il substrato reale di tutte le apparenze, un’immutabile trasparenza contiene l’illusorio divenire che la mente proietta sullo specchio della coscienza, e riconoscere che siamo questo spazio senza confini è beatitudine.
Comprendere questo può apparire, a chi non ne ha esperienza, un’astrazione lontana dal quotidiano, mentre al contrario questa presa di coscienza è indispensabile proprio per poter vivere felicemente e pienamente nel mondo delle passioni, dei desideri, del denaro, della sessualità e dell’io.
La mente ci inganna con infiniti tranelli e la soluzione è spesso paradossale, mentre con una logica lineare si finisce quasi sempre in labirinti circolari auto-contraddittori.
Ho scritto molte pagine sugli inganni dell’io-immagine con cui ci si identifica dimenticando se stessi, ma so bene che queste sono sempre parole che non bastano a risvegliare l’intuizione profonda della realtà che indicano, ed è per questo che da decenni insegno una pratica esperienziale di respirazione intensa che può condurre al silenzio mentale, alla percezione diretta e al riconoscimento del Sé cosciente come essenza indivisa di ogni cosa.
Negli anni ho raccolto centinaia di brani, di aforismi e di testi a sostegno di queste verità che appartengono alla tradizione della Filosofia Perenne, ma alfine, è con la conoscenza di Sé, che ha luogo nell’intimo di ognuno, che si giunge alla liberazione.
Questo “Sé” non appartiene al tempo e alla memoria, non è descritto dal curriculum vitae; è l’attimo non diviso in soggetto-oggetto. E’ l’hic et nunc al di fuori dello spazio e del tempo che precede il pensiero il quale crea, col ricordo e l’aspettativa, l’illusione del mondo.
Mi rendo conto che detto così sembra trascendentale e complesso mentre è la semplice realtà di questo e di ogni momento. E’ anche la fine del dolore e del conflitto. Ma chi ha voglia di riflettere a fondo sulla Realtà e sull’Essere?
Allego alcuni brani di saggezza antichi di secoli ma sempre attuali per questi tempi, come sempre di distruzione e rinascita, che indicano con le parole dei maestri questa realtà ineffabile.
Non la si trova perché non è mai stata perduta e perché proprio l’io che vuol raggiungerla è d’ostacolo alla percezione della sua spontanea e atemporale onnipresenza.
Per chi ne avesse voglia, questi antichi scritti di questo sito possono forse essere di ispirazione e il Rebirthing Transpersonale uno strumento e un’occasione per realizzarne la realtà.

Zen: Essenza della mente, di Huang-Po: https://filippofalzoni.com/mastri-cinesi-dello-zen/
Dal Tan Ching, di Hui Neng https://filippofalzoni.com/dal-tan-ching-di-hui-neng/
Mahamudra di Tilopa: https://filippofalzoni.com/mahamudra-di-tilopa/
Ego: https://filippofalzoni.com/oh-ego/?et_fb=1&PageSpeed=off

Simboli e visioni nella Psicologia Transpersonale e Archetipica


Una delle illustrazioni con cui Jung ha decorato il Libro Rosso

Nelle tradizioni sapienziali della tradizione classica l’inconscio era concepito come un mondo metafisico e reale abitato da forze benigne e malefiche che possono influenzare e dirigere il nostro vivere. Al giorno d’oggi gli psicologi trattano in genere molto riduttivamente l’inconscio, ad eccezione delle correnti Transpersonali e Archetipiche, di cui parlo in queste righe. Il mondo degli archetipi e delle figure mistiche e mitiche che abitano il regno della psiche, sono state oggetto di studio sin dall’alba delle civiltà ed è alla base di ogni cultura e fonte di conoscenze filosofiche.
La mitologia d’Oriente e d’Occidente, Cristiana e Pagana, mostra la straordinaria ricchezza delle figure che rappresentano le energie che ci dirigono. Le religioni sono ricche di tali immagini simboliche e le visioni e ispirazioni dei fondatori sono le basi della civiltà. Mistici, yoghi, sciamani danno una descrizione di questi mondi immaginali che trova, con nomi diversi, evidenti paralleli in ogni epoca e luogo, tanto da poter riconoscere una realtà oggettiva a queste istanze psichiche. L’Oriente ha conservato opere vastissime come il Mahabharata e il Ramayana ma, oltre alle religioni sono pilastri della nostra cultura universi visionari come l’Odissea e l’Iliade, che sono espressione di questi mondi mitici nei quali l’eroe si deve confrontare con difficili prove per realizzare se stesso. Dopo il confronto con il mondo immaginale sotterraneo, come l’affrontare mostri, sconfiggere demoni, la discesa all’Ade o la salita ai cieli e simili iniziazioni, i premi per l’eroe vittorioso sono il ritorno a casa, la riconquista del regno, la rinascita, la vittoria sulla morte, il risveglio e la liberazione.

Troviamo questi temi in Egitto e in Tibet, in leggende e fiabe, nei racconti di Giasone e il vello d’oro, nei miti Orfici, il per non citare i neoplatonici come il grande Plotino e le sue Enneadi. Le visioni e le immagini che sorgono in noi spontaneamente dall’alba delle civiltà rappresentano la sorgente nascosta di verità esoteriche che il pensiero razionale non può cogliere in quanto si tratta di energie e di stati dell’essere esperienziali e non di concetti.
Nel Rinascimento abbiamo la riscoperta di culti orientali e pagani, e personaggi come Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Giordano Bruno, trattano ampiamente di fantasmi psichici che la magia e la suggestione posso produrre e di poteri invisibili che ci agiscono.
Nel secolo scorso C. G. Jung ci ha lasciato un’opera grandiosa nella quale ha dato un’interpretazione al significato che hanno per la psiche i simboli religiosi e alchemici, raccogliendo in anni di studi testi medievali e gnostici di inestimabile importanza. In testi come Psicologia e Alchimia e Psicologia e Religione e altri ponderosi volumi i simboli sono tradotti in modo tale da offrire nuove prospettive e illuminanti intuizioni sul vero significato delle religioni e per comprendere gli aspetti esoterici e trasformativi delle dottrine sapienziali.
Jung ha permesso la pubblicazione del Libro Rosso 50 anni dopo la sua scomparsa, perché era certo di non poter essere compreso. I suoi dialoghi interiori con le visioni e immagini sarebbe stata interpretata dalla scienza imperante come una manifestazione psicotica. In verità si tratta di un’opera di sostanziale importanza per la Psicologia del futuro, in quanto la descrizione del rapporto dialettico che Jung ebbe con le immagini dell’inconscio in un periodo critico della sua vita è un percorso iniziatico che, benché intrinsecamente personale, rappresenta il viaggio interiore che dall’alba delle civiltà l’uomo affronta per trovare il proprio vero Sè. Questo ci induce a riconoscere che il processo psicoterapeutico è essenzialmente esperienziale, e le interpretazioni intellettuali per quanto corrette non hanno alcuna efficacia trasformativa se non sono vissute. Jung curò di rappresentare queste esperienze con dipinti che decorano il volume di grande bellezza artistica e calligrafica, molto simile a un codice miniato medievale. Un Pdf del Libro Rosso – testo in Inglese – con le bellissime immagini dipinte da Jung è visibile: https://www.dropbo RedBook.pdf.
Per fare un altro esempio, gli antropologi che hanno sperimentato sostanze psicoattive come l’Ayahuasca e il DMT, sono stati sbalorditi dal constatare che una sostanza chimica può condurre in mondi abitati da presenze dinamiche, entità di forme impensabili che si manifestano per dare il benvenuto e offrire insegnamenti su sconosciute dimensioni dello spazio tempo, sulla natura della coscienza e del cosmo. (Vedi T. McKenna).
Anche queste esperienze confermano la realtà immateriale, ma attiva e operante, di questo mondo potente e vastissimo cui possiamo accedere solo in particolari stati di coscienza. Per ritornare a esperienze comuni, come non ricordare la fantasmagoria di immagini che si possono manifestare nei sogni che occasionalmente rappresentano epifanie stupefacenti e cariche di significato e di precognizione.
Lo studio dei sogni, ovviamente, non inizia nel ‘900 con Freud ma ha radici antichissime, e non solo come mezzo per cogliere presagi, viaggiare nello spazio e nel tempo o per comunicare con i defunti, ma anche come percorso di guarigione. Nell’antica Grecia la terapia passava attraverso il sogno e Terapeutas era colui che assisteva alla guarigione. Il malato era condotto in un tempio sotterraneo dove sarebbe stato guidato da esperti sacerdoti a entrare in un sonno profondo durante il quale la divinità poteva guarirlo attraverso un sogno. Tale metodica era detta “incubazione” e si dice che Jung stesso avesse accesso al mondo visionario che ha descritto, con questa pratica di distacco della mente da tutti i pensieri verso una specie di sonno vigile in cui si può partecipare coscientemente ai sogni. Potrei andare avanti per molte pagine a citare autori che si sono dedicati allo studio di queste realtà ormai rimosse dalla cultura contemporanea, da Neumann a Eliade e in particolare la Psicologia Archetipica di J. Hillman che ha cercato di cogliere la rivelazione che sta alla base del pensiero di Jung, assieme al lavoro e agli scritti di Sonu Shamdasani che ne ha curato l’opera e studiato la vita e le origini del suo pensiero nel modo più minuzioso e profondo. (Per chi desidera approfondire metto in fondo una piccola bibliografia dei testi consultati.)
In anni recenti nell’opera di Peter Kingsley ho trovato un’ennesima attendibile testimonianza che le radici della nostra cultura e il pensiero dei grandi filosofi alla base della nostra logica sono scaturiti da esperienze in stati di coscienza che trascendono il pensiero, in cui l’io del filosofo scompare ed egli è posseduto da una superiore consapevolezza, la si chiami Daimon, Atman, Sé, o Logos… Kingsley dimostra con appassionanti studi storici come i filosofi presocratici iniziati ai misteri portassero dall’esperienza nell’altra realtà una visione che distruggeva la comune percezione condivisa dagli uomini, che la si chiami Avidya, Maya o inganni dell’io. In stati di assorbimento interiore i filosofi incontravano gli dèi che mostravano loro una realtà indivisa senza tempo oltre la mente, la nascita e la morte, senza creazione né distruzione.
Posseduti dal contatto con la divinità erano iniziati alla percezione della realtà atemporale, all’attimo eterno, alla coscienza indivisa dell’Uno primordiale da cui siamo emanati… Queste esperienze interiori erano la chiave della saggezza e della comprensione dei problemi umani. Kingsley mostra chiaramente come tutto questo non è stato compreso poiché non si tratta di concetti astratti ma di stati di coscienza non ordinari di consapevolezza unitaria oltre all’ego, inesprimibili con le parole. Cercando di razionalizzare il messaggio esso diventa oscuro, ed è per questo che abbiamo perduto le radici di saggezza della nostra stessa cultura e siamo prigionieri del pensiero frammentato.
Nei secoli gli studiosi di Parmenide invece di cercare l’iniziazione all’altra realtà da cui egli aveva tratto la conoscenza, si sono limitati a discutere sulle sue parole come il fondatore del pensiero “razionale”, trascurando due aspetti fondamentali del suo modo di accedere alla conoscenza: Metis e Elenchos. Metis è la particolare qualità di intensa consapevolezza che senza sforzo può essere consapevole di tutto all’istante. Mentre le nostre menti vaganti se ne vanno nei loro viaggi senza fine, essa sta sempre a casa. E la sua casa è ovunque. Metis, sente, ascolta, osserva… (Sembrano parole di Krishnamurti sull’attenzione non divisa). Il termine Elenchos rappresenta la capacità di comprendere e comunicare in modo convincente le verità ispirate dalla dea.
Ecco alcune righe tratte da una libera traduzione del libro: “Reality”, pag. 153, Cap. 12, Scrive Kingsley:
“Il fatto che entrambi Parmenide e Socrate abbiano dato particolare importanza al processo di elenchos è molto significativo considerando che sono spesso visti come i due grandi padri della filosofia. E potrebbe sembrare sorprendente che questa corrispondenza non sia mai stata considerata e compresa. Ma a un esame più attento possiamo capire perché pochi hanno voluto farlo. La pratica di elenchos non era una questione di scelta personale o di soddisfazione per Socrate. I resoconti concordano che ha fatto ciò che ha fatto, spinto da un comando divino: gli era stato ordinato di farlo dagli dei. Parmenide, spiega che il processo di elenchos gli fu rivelato da un essere divino. Anche lui non aveva alcuna scelta in merito. Gli fu dato il divino comando di riportare ciò che era stato mostrato in un altro mondo, oltre al mondo dei viventi; ed è questo esattamente quello che fece. I due padri fondatori di una filosofia “razionale” invero stavano entrambi portando avanti una missione per conto degli dei. Per tutta la sua vita Socrate continuò a ricevere la guida divina che lo aveva portato innanzitutto alla pratica dell’elenchos. Ci arrivò attraverso oracoli, ma soprattutto attraverso i sogni. Per quanto riguarda Parmenide: le prove lo connettono con un lignaggio di sacerdoti esperti di incubazione e dell’evocare la guida divina attraverso i sogni. E il poema che espone il suo insegnamento su elenchos è il risultato diretto di un’incubazione, esperienza che lo ha portato faccia a faccia con la dea. Troviamo lo stesso processo di base che si ripete da secoli, più tardi, con i cosiddetti scrittori ermetici in Egitto, che lasciarono testi che registrano la conoscenza divina ricevuta in stati di incubazione, che poi sono stati incaricati di rendere disponibile agli altri esseri umani. Per tornare all’essenziale: il nocciolo del processo di elenchos mostrato a Parmenide dalla dea consisteva nel fatto che gli uomini e le donne “non sanno nulla”. “Non sapere nulla”. Il cuore del messaggio di Socrate e lo scopo incrollabile dei suoi elenchos era di mostrare alle persone che non sanno niente. Non c’era speranza di conoscenza reale senza prima aver accettato e compreso questo. Gli elenchos di Socrate presero la forma molto particolare nel fare sì che le persone con cui parlava si contraddicessero: rivelare che nonostante la loro apparente conoscenza, erano completamente in autocontraddizione con sé stessi. Per Parmenide e Socrate, l’umana condizione mostra che siamo totalmente in contraddizione con noi stessi – viviamo, camminiamo in auto contraddizione – e tutta la nostra intelligenza e le migliori intenzioni peggiorano soltanto la situazione”…
L’uomo nell’antichità percepiva una coscienza che permea e trascende la natura, mentre lo scientismo moderno riduce tutto a materia e non considera reale ciò che non è misurabile… L’inconscio è tutto ciò che si muove in noi al di fuori del raggio della nostra consapevolezza, e la nostra consapevolezza ordinaria è molto superficiale, spesso è un chiacchierio legato a fatti quotidiani di nessuna importanza, a desideri e timori e dalla ricerca di sicurezza e piacere. Raramente ascoltiamo i moti profondi dell’animo e siamo all’oscuro di tutti i processi fisiologici che si svolgono naturalmente senza la nostra partecipazione. Anche la respirazione, che è una funzione sia volontaria, sia involontaria, è quasi sempre meccanica ed estranea al nostro sentire. E’ inconscia l’eredità non solo fisica e cromosomica, ma anche culturale di tutti gli antenati e non ci rendiamo conto di essere espressione dell’inconscio collettivo che domina il nostro sentire sino a quando, attraverso l’autoindagine, ci differenziamo da esso esprimendo le nostre autentiche peculiarità. Dentro di noi, oltre i confini angusti della memoria e dell’io fenomenico, ci sono le radici profonde dell’Essere, l’afflato dello Spirito e del Soffio che ci tiene in vita e che ci anima come consapevolezza. Scendendo consapevolmente sino a queste radici della coscienza si giunge alla meta di ogni ricerca metafisica e conoscenza di Sé, cioè all’Unità che è l’Alpha e l’Omega e l’integrazione di Yin e Yang.
E’ l’armonia e la pienezza che nasce dall’integrazione degli opposti, maschile e femminile, Essere e divenire, vuoto e forma, il Sé e l’io. Al giorno d’oggi c’è molta confusione su questo tipo d’esperienze, da un lato l’umanità è sempre più imprigionata dal pensiero razionale materialista e dalla natura meccanica della società, dall’altro si nota che, a parte alcune ottime pubblicazioni che permetterebbero una seria guida alla conoscenza, c’è un proliferare di correnti pseudo spirituali che insegnano una parodia di ogni vera esperienza metafisica. Le follie dei falsi maestri che plagiano i creduloni ha disgustato molti, tanto che a sentir parlare di visioni spirituali si sospetta subito qualcosa di malato.
Nell’attuale decadenza culturale a volte si confondono prodotti della fantasia e dell’auto suggestione per autentiche esperienze psichiche, oppure ci si rifiuta del tutto di prendere in considerazione il mondo dell’anima. Ho trattato in altre pagine la cosiddetta “pre-trans fallacy” ovvero la confusione tra le esperienze pre-egoiche con le esperienze transegoiche, delle prerazionali con le transrazionali, delle pre-personali con le transpersonali, in quanto tutte appartenenti a una dimensione non egoica, personale e razionale, si possono confondere tra loro mentre sono di natura radicalmente diversa, in un caso prima della ragione nell’altro oltre la ragione, ecc. Non riconoscere questa differenza porta a considerare fantasie isteriche e le visioni di un mistico, o viceversa considerare uno stato catatonico un samadhi. Alcuni psichiatri riducono tutti gli stati meditativi a una regressione patologica e, sul fronte opposto, praticanti entusiasti ma inesperti, considerano meditazione dei momentanei stati di assenza che sono invero semplici fughe dalla realtà.
C’è poi un altro aspetto altrettanto importante: se scartiamo l’auto suggestione e le fantasie egoiche, le espressioni della psiche anche quando sono autentiche spontanee possono ingannare e produrre squilibri della personalità quando non le si coglie in modo corretto. Gli archetipi hanno caratteristiche numinose e mitiche che possono condurre chi non è preparato fuori strada in quanto l’identificare l’io fenomenico con l’archetipo è patologico. Userò l’esperienza di una partecipante a un mio seminario come esempio adatto a chiarire ciò che vorrei esprimere.
M. mi scrive dopo un recente seminario: Racconto dell’esperienza: “All’inizio della visione ero in un posto invaso da un’intensa luce gialla, dove tutti i partecipanti al seminario erano uniti con me in un canto corale di preghiera, bellissimo, erano chini, ma potenti nel canto. Lo spazio si è poi dilatato all’infinito e tutti noi eravamo nella luce di un deserto africano, ma non era caldo. Si è quindi unita a noi una folla immensa di persone vestite con una tunica color tabacco e pregavano cantando, chini anche loro. Io ufficiavo una cerimonia sacra, all’inizio ero con loro, poi non li ho più visti, ero da sola in uno spazio infinito e, dalle mie spalle, si è alzato lentamente un cobra, è andato verso il collo, è salito dalla nuca, su lungo la testa, poi sopra la testa e la sua testa era lì sopra come un piccolo ombrello che mi proteggeva, potente. Io ho iniziato ad allungarmi indietro, come fossi il cobra, (se tentassi di farlo ora mi spaccherei la schiena!). E’ andata avanti così per un po’: avevo bisogno di allungarmi indietro. Era liberatorio, potente e bellissimo. La mia parte razionale ha cominciato a dirmi che era meglio non correre rischi fisici. Quando ho smesso di chinarmi indietro, mi è arrivato un messaggio dall’alto: “hai il tuo posto, prendilo!” (è da ieri che continuo a chiedermi quale è il mio posto, cribbiolino e poi, che tipo di posto??? spirituale? devo cominciare a fare qualcosa che fino ad ora non ho mai fatto? devo andare in qualche posto? devo cambiare qualcosa nella mia vita? Falzoni illuminami per favore! Altrimenti diglielo tu a quello che mi parla di essere più chiaro! Questo è quanto. Se hai tempo, se hai voglia, mi piacerebbe leggere un tuo commento”.
La persona è una signora matura ed equilibrata, che non si è mai particolarmente interessata allo yoga o alla ricerca metafisica, e che affronta queste visioni con il dovuto distacco e ironia. Grazie alla mia presentazione del metodo ha evitato di inflazionare il proprio ego con fantasie di grandezza. Avvicinarsi senza le opportune indicazioni a questo tipo di fenomeni l’avrebbe potuta portare a considerarsi una persona davvero “speciale”, prescelta per un grande compito umanitario… Immagino quanti maestri improvvisati le avrebbero detto che aveva ricordato una vita passata in cui era una grande sacerdotessa e ora deve ritrovare tale autorevole stato. Questo è il pericolo “dell’ego spirituale”: la miglior maschera in cui nascondersi, che porta a fantasie di onnipotenza ad illusioni, frustrazioni e conflitti. Si possono comprendere questo tipo di comunicazioni che giungono dall’inconscio senza gonfiare l’ego.

Quando M. sente dentro di sé: “hai il tuo posto, prendilo!possiamo intenderlo come: “diventa ciò che sei” di Nietzsche, ovvero realizza il tuo vero Sé, vivi con autenticità, certo non è un suggerimento di diventare chissà chi. La realizzazione del Sè (l’autorealizzazione) è presagita dall’inconscio con immagini iniziatiche e mistiche che sono solo simboli di sanità. Se il soggetto immagina di essere esaltato a ruoli di grandezza mistica invece di liberarsi ed emanciparsi dall’ego per vivere in autenticità spontanea, può invece cadere in un’illusione maniacale narcisistica.
Per trovare sé stessi non c’è bisogno di immaginarie iniziazioni in monasteri segreti, né si deve diventare differenti e “spirituali”.
Si tratta della folgorante scoperta dell’illusorietà dell’io fenomenico separato dal Sé trascendente da cui emerge, che è risvegli e liberazione da pensieri e illusioni. Ci si accorge semplicemente che siamo già e da sempre ciò che cercavamo… Non cambiamo il nostro comportamento esteriore, ma non siamo più “divisi”. I conflitti io/altro, mente/corpo, coscienza/natura, son dissolti nella pienezza… Uno stato che “intender non lo può chi non lo prova”. Il risveglio si rivela una realtà assolutamente differente dall’idea che comunemente si immagina. Non assomiglia per nulla a quanto pensavamo dell’illuminazione. Non c’è nessuno che si illumini, piuttosto si dissolve il cercatore dell’illuminazione.
È la chiara percezione della realtà, senza il filtro del pensiero condizionante dall’egocentrismo. In un certo senso si potrebbe dire che non succede nulla, che non cambia proprio nulla eppure è finita la lotta, è finita la ricerca, fine del conflitto e dell’insoddisfazione. Si è dissolta la paura della morte e l’attaccamento al mutevole divenire, senza né controllo né abbandono, si vive con spontanea autenticità. Non c’è bisogno che di alcun riconoscimento da parte di nessuno, perché si vive in una straordinaria semplicità e chiarezza, senza bisogno di sostenere nessuna parte e ruolo se in naturale semplicità… Fluire con la vita perché siamo la Vita e non separati da essa, offre una straordinaria sensazione di libertà e pienezza. Al contrario chi si esalta posseduto dall’idea di incarnare il personaggio del risvegliato o del prescelto, ricade ancor più nel dualismo e in nevrosi narcisistiche. Il principale danno all’integrità dell’individuo che fraintende il messaggio spirituale è l’autoinganno che impedisce di ragionare con chiarezza in una paralisi dell’intelligenza. Per questo molti rifiutano di avvicinarsi ad argomenti metafisici, che anche la persona istruita le guarda con sospetto nel dubbio nascondano irrazionalità e follia. La ricerca di sé, invero, è un cammino difficile, ma, se da un lato possiamo vedere nel mondo la decadenza e il nichilismo, dall’altro vediamo sorgere l’alba di una nuova coscienza e un’emergente rinascita spirituale. Ed è proprio in questi tempi di rapida trasformazione che la realizzazione di sé diventa una necessità, e la sola guida sicura la troviamo nella riscoperta della saggezza perenne che nasce dalla pace mentale e dal risveglio del cuore.

FilippoFalzoni Gallerani, Milano 2019

27 agosto 1946 Mircea Eliade esule a Parigi scrive nel diario:
Penso di essere il solo a poter superare gli insuccessi a catena, le sofferenze, le malinconie, la disperazione, nel momento in cui, con uno sforzo di lucidità e di volontà, capisco che rappresentano, nel senso concreto, immediato del termine, una discesa agli Inferi. Appena uno “capisce” che sta realizzando questo smarrimento labirintico negli Inferi, sente di nuovo, decuplicate, quelle forze spirituali che credeva di aver perduto da lungo tempo. In quell’istante, ogni sofferenza diventa una “prova” iniziatica.

Bibliografia:

Calasso R.: Ka, Adelphi Milano 1996
Calasso R.: Le Nozze di Cadmo e Armonia, Adelphi, Milano, 1998
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Eliade Mircea: Giornale, Ediz. Boringhieri Torino 1976
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Fabbro F.: Neuropsicologia dell’esperienza religiosa, Edizioni Ubaldini, Roma, 2010
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Jung C.G.: Psicologia e Religione, Editore Boringhieri Torino 1979
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Che cosa c’è di “spirituale” in tutto questo

Ricordo che nel 1989-90, quando scrissi il mio primo libro sulle tecniche di respirazione, a causa di un ritardo della stampa, ebbi modo di ricorreggere il testo durante il mio annuale soggiorno in India. Alla prima rilettura ringraziai il cielo di quel ritardo editoriale. Rimasi quasi inorridito nell’accorgermi che avevo scritto almeno nove pagine di severe critiche sull’uso improprio delle tecniche di respirazione, di meditazione ed in particolare del Rebirthing.
Nella serenità himalayana, messe da parte le irritate reazioni dell’ego professionale che aveva dominato in quelle pagine, pensai che non dovevo criticare nessuno e scrivere soltanto ciò che ritenevo corretto senza preoccuparmi di come altri si improvvisassero terapeuti o guide spirituali senza rendersi conto di ingannare sé stessi e i pazienti con fantasie narcisiste. Riconoscevo nel Rebirthing la tecnica più potente ed efficace che avessi mai sperimentato, nonostante i fondatori americani del metodo la associassero a teorie semplicistiche per me inaccettabili.
Di fronte a queste lacune, che screditavano la validità del metodo, pensai fosse sufficiente portare avanti un approccio serio, senza prendere in considerazione le pericolose facilonerie che ne stravolgevano l’efficacia e ne screditavano il nome. Così al mio rientro dall’India portai all’editore Armenia un libro del tutto privo di anatemi e purgato da ogni critica alle scuole americane.
Pochi anni dopo mi fu proposto da Rusconi di scrivere un libro per illustrare in particolare il mio metodo. Nel 1996 pubblicai con il titolo “Rebirthing Transpersonale” un testo più specifico per differenziare il mio approccio, sempre evitando di fare critiche dirette. Da allora sono passati molti anni e ho scritto altri libri e vari articoli in cui ho cercato di evitare critiche dirette ad altre scuole, ma ho trovato indispensabile mettere in luce gli inganni dell’ego. Al giorno d’oggi infatti, internet ha diffuso su vastissima scala insegnamenti di filosofia orientale, meditazione, spiritualità, Yoga, sviluppo personale, Olismo, non-dualismo, ecc., ma molte di queste informazioni non soltanto sono scorrette, ma spesso anche svianti e dannose e devo esprimere il mio dissenso critico per la prospettiva egoica che nascondono. Da un lato tutto ciò che esiste ha diritto di esistere, tutto è un’apparizione momentanea ma per amore di verità mi par doveroso prendere in considerazione gli errori più diffusi e condivisi, se questo può evitare a qualcuno sofferenze e delusioni. L’intelligenza discriminante che svela inganni e illusioni è un ingrediente indispensabile sulla via della liberazione, e nel riconoscere ciò che è falso ritroviamo il vero, senza che ci sia conflitto.
Tutti cercano a loro modo la felicità, il benessere, l’amore, la sicurezza e la pace interiore, ma nella stragrande maggioranza dei casi lo fanno nella direzione sbagliata, e per questo è importante chiarire le coordinate del percorso.
La totalità psicosomatica dell’individuo è un algoritmo estremamente complesso, molto flessibile ma delicato tanto che basta un piccolo squilibrio per rompere l’armonia della salute olistica e l’integrità, che accompagnano la gioia di vivere e la realizzazione di sé. Si potrà vivere anche 90 anni in uno stato di disarmonia, ma non sarà vita pienamente vissuta, ma una faticosa e spesso dolorosa sopravvivenza.
Bastano piccoli blocchi emotivi e i più comuni condizionamenti psicologici, perché si disperda gran parte dell’energia che è alla base dell’intelligenza intuitiva, dell’empatia, dell’entusiasmo e dell’ispirazione.
Ogni cambiamento è impossibile se non da una prospettiva radicalmente diversa da quella comunemente proposta dalle discipline di automiglioramento quando queste non depurate dall’inganno dell’ego. Al contrario delle fantasie misticheggianti e delle estasi prodotte dall’autosuggestione, la liberazione nasce dal doloroso confronto con il lato oscuro, da una crisi, dalla disillusione e dalla resa[1].
Molti approcci, invece di affrontare i blocchi psicofisici e l’erronea prospettiva del ricercatore (gli inganni dell’ego), suggeriscono di pensare positivo e immaginare il cambiamento desiderato per creare così la propria realtà, come se si potesse avere questa libertà creativa senza aver prima riconosciuto chi siamo veramente, cosa stiamo cercando e perché lo cerchiamo.

Cerchiamo la verità che svela il nostro nulla o gratificazioni per l’ego in versione spirituale?

Invero il primo passo per iniziare qualunque processo autenticamente trasformativo è il coraggioso riconoscimento della nostra inconsistenza come individui indipendenti dalla vita stessa. Arrendersi alla realtà conduce al testimone trasparente a sé stesso, libero dal tempo che abbraccia il divenire. Vuoto e Forma, Essere e Divenire, Shiva e Shakti non sono altro che la pienezza della vita vissuta con coraggio e spontaneità.
In questo senso il Mahamudra di Tilopa afferma che “la più alta meta è l’essere ordinario privo di speranza e paura”.
Arrendersi alla realtà non ha nulla a che vedere con la passività, anzi implica attività efficace con il coraggio di vedere le cose come sono e di riconoscere i limiti dell’ego-immagine prigioniero di astrazioni e concetti.
Quell’io fatto di pensieri e aspettative non ha il controllo della situazione, anzi ne ostacola il fluire, ma difficilmente osa riconoscerlo e altrettanto difficilmente lascia la presa.
Questo autoinganno è l’errore più sottile e il problema più diffuso che impedisce di vedere e comprendere sé stessi e il mondo e che conduce ad una falsa percezione di sé.
Ed è per questo che è anche molto difficile da comunicare a chi non abbia il cuore aperto alla vita e la mente aperta al mistero e al sapere di non sapere.
Siamo energia-consapevolezza che abbraccia senza divisioni il reale e ci identifichiamo con un corpo separato dal mondo, seppure sia il corpo, sia le percezioni esistono all’interno di questa stessa consapevolezza, che è la nostra vera natura.
Siamo la vita che anima ogni essere, ma identificati con l’io abbiamo paura di morire e fantastichiamo sulla reincarnazione o la vita eterna come se fosse quell’ego che scompare appena siamo distratti o addormentati a dover durare per sempre… Come spesso ripeto, l’ego è illusorio in quanto è una non-entità, un’immagine mentale, un riflesso del pensiero e questo io vorrebbe trovare la liberazione? Che assurdità… Si spera che duri in eterno invece di comprendere che giova liberarsene immediatamente riconoscendone la natura illusoria e divisiva. Separiamo noi stessi dalla vita immaginando di essere qualcosa-qualcuno di esterno a ciò che percepiamo. Ma quando siamo in armonia tutto fluisce in spontanea pienezza e non c’è sensazione di un io separato con il suo bagaglio di pensieri. Non c’è neppur nessun bisogno di distruggerlo, basta riconoscere cos’è.
Molti pretendono di raggiungere uno stato, lo si chiami: consapevolezza, silenzio mentale, chiarezza, risveglio, ma esso sfugge a qualunque tentativo da parte dell’ego di raggiungerlo perché appartiene a un piano esperienziale oltre le immagini mentali che l’ego incarna, ma neppure lo si raggiunge cercando di annullare l’ego!
La coscienza del Sé è uno stato di totale libertà ed equanimità, che è impensabile per la mente che per natura si basa sulla contrapposizione delle polarità, mentre nella pienezza di sé si coglie la reale interdipendenza degli opposti.
Molti pseudo-insegnamenti spingono gli allievi a cercare qualcosa che non si potrà mai trovare perché si manifesta solo in una coscienza libera dal cercatore e dalla ricerca.
L’ego scompare nella consapevolezza senza scelta di ciò che è e con esso scompaiono i legami del passato e i condizionamenti che ci imprigionano, senza che questo implichi alcun vuoto di memoria, ma solo libertà dal conflitto.
Molti cercano il cambiamento senza comprendere che il problema non è cambiare, ma riconoscere chi vuole farlo, e che se osserviamo bene non abbiamo bisogno di alcun cambiamento perché tutto è già qui se si smette di cercare.
La divisione interiore tra “controllore e controllato”, che in questo modo si instaura, è sempre autofrustrante e cessa di essere un problema quando la accettiamo come semplice gioco della mente.
A volte gli insegnamenti spirituali, le ideologie di liberazione e autotrascendenza, attraverso cui molti cercano di affrancarsi dalla sofferenza, sono travisati a tal punto da amplificare la confusione.
Per vivere lo “stato naturale” (termine con cui Ramana Maharshi indica la coscienza del sé) non si possono usare metodi che complicano la situazione e conducono la mente impreparata ed ego-riferita in un ginepraio di paradossi.
Lo sforzo di liberarsi dallo sforzo crea un doppio sforzo e si è in ansia nella ricerca della pace. È fondamentale comprendere che la meditazione non può essere premeditata dall’ego che vuol liberarsi di sé stesso!
La percezione diventa chiara e luminosa quando siamo coscienti del testimone impersonale che riconosce l’io come una semplice funzione della mente.

[1] Nel mito: Proserpina viene rapita da Plutone, il Dio degli inferi, che un giorno, stanco delle tenebre, decide di affiorare alla luce e vedere un po’ di questo mondo. Plutone, quando vede Proserpina, così bella, viene abbagliato dalla sua bellezza e subito si precipita verso di lei, l’artiglia e la rapisce. Sua madre, la dea Cerere, dopo 9 giorni e 9 notti insonni di dolore, si rivolge a Giove, per implorarlo di riavere la figlia. Alle indecisioni di Giove, Cerere risponde con gravi siccità e carestie sulla Sicilia. Alla fine, Giove, invia Mercurio da Plutone, che deve obbedire e restituire Proserpina. Prima di farla partire, fa mangiare a Proserpina dei chicchi di Melograno. La discesa di Proserpina negli inferi rappresenta il cammino della Coscienza che scende in profondità, ad esplorare e conoscere gli aspetti più bui della personalità, attraverso prove ed errori, e progressive intuizioni, per poi risalire a nuova vita. Il Melograno è simbolo di Risurrezione, ed è per questo che Plutone fa mangiare a Proserpina dei chicchi di melograno, una volta risalita in superficie, alla luce. Plutone è il portatore di gravi turbamenti, viene considerato dal punto di vista simbolico come colui il quale è capace di portare a galla tutto ciò che non è stato ancora trasformato dalla Coscienza: distrugge gli ostacoli che impediscono la sintesi, passando di crisi in crisi. Le prove della siccità e delle carestie fanno parte del cammino dell’ascesa della Coscienza. Mercurio simboleggia la mente superiore, è il messaggero tra gli Dei (la Dimensione Spirituale) e gli uomini (la Dimensione Mentale) e quando compare, Plutone può solo ubbidirgli. Giove, re dell’Olimpo e Dio del Cielo e del Tuono, rappresenta le energie dell’Amore inclusivo e compare sempre a risolvere le situazioni, dopo che il dramma è stato consumato: è la celebrazione dell’Amore, che trionfa, dopo la battaglia e il dolore (Sepe, Onorati, Rubino, Folino, 2012).

Filippo Falzoni G., Milano

Serenità e fortuna

“Mi è sempre stato chiaro che la teoria New Age, secondo la quale immaginando una cosa con convinzione la si fa accadere, fosse ingannevole. E’ ovvio che avere in mente un progetto chiaro è utile quando si tratta di faccende materiali e concrete, ma quando ci si addentra nella conoscenza di sé o in un percorso di individuazione e liberazione queste idee di automiglioramento diventano dannose e allontanano dalla realtà. Per questo quando sentii parlare per la prima volta della cosiddetta “legge di attrazione” (che probabilmente è stata tratta da “Course in Miracles”, i tre volumi di moda negli anni ’80 sul potere della fede e del pensiero), mi parve subito un’ennesima illusione che trova un lucroso mercato nel variegato mondo dei nuovi approcci pseudo-spirituali, dove troviamo un confuso mix di filosofie orientali mal comprese, di teorie scientifiche banalizzate e di medicina alternativa senza basi concrete. Con questo non intendo screditare tutte le scuole di questo tipo o la medicina alternativa in genere che, quando ben applicata, è spesso più efficace e priva di controindicazioni della medicina tradizionale. Ma purtroppo nell’era di internet chiunque si può proclamare maestro e trovare seguaci anche se diffonde le teorie più assurde. Questo, oltre a danneggiare gli ingenui che si affidano a questi falsi maestri, scredita i seri ricercatori, le tecniche valide e la vera conoscenza. La “legge di attrazione”, per come viene in genere presentata, ha un certo successo perché indica reali possibilità latenti nell’individuo che tuttavia hanno ben poco a che vedere con i metodi proposti dalla teoria stessa.

Invero è possibile entrare nel flusso delle sincronicità armoniche, ma si tratta di stati dell’essere che non sono frutto del pensiero intenzionale, come erroneamente si insegna. Esiste la possibilità di una trasformazione che può dare una direzione positiva al destino, ma non può essere indotta dal desiderio e dalla riprogrammazione mentale. Le tecniche del “pensiero creativo” o l’uso delle “affermazioni positive”, che si pretende faranno andare tutto per il meglio, mi sono sempre sembrate ingannevoli e recenti ricerche su un gran numero di ex praticanti lo hanno confermato. Già da ragazzo mi ero reso conto che i momenti d’esaltazione e ottimismo spesso conducono in errore e attirano pesanti lezioni dalla vita, mentre momenti di accettazione della propria incapacità e coscienza dei propri limiti sono spesso forieri di occasioni fortunate. Quando si crede di aver capito tutto e di avere il controllo, eventi indesiderati presto ci disilludono. In questo senso i pensieri positivi non attraggono belle cose, anzi! L’autostima facilmente diventa hybris o nevrosi narcisistica. In passato ogni delusione di questo tipo mi riconduceva a momenti di introversione che mettevano in luce che nella mente albergavano contraddizioni e conflitti di diversa natura. Sapere che questa condizione psicologica fosse connaturata all’uomo, tanto da essere considerata normale, non mi era di gran sollievo. Il raggiungimento di scopi e la soddisfazione di desideri, inoltre, non era ciò che soddisfaceva i bisogni più profondi. Cercavo la “liberazione” ed ero convinto che fosse una meta raggiungibile, seppur inafferrabile ed elusiva, qualcosa che sapevo di aver assaporato e perduto molte volte. Cercavo con gli strumenti della psicologia, con lo studio dei testi classici e con diverse pratiche psicofisiche, di risolvere i conflitti interiori. Ma per anni vittorie e sconfitte si sono alternate senza darmi una stabile serenità e pienezza. In un certo senso anche quando avevo una buona vita e stavo bene, mi accorgevo di non essere mai del tutto soddisfatto. Di certo se ci si confronta con l’ideale non si sarà mai contenti, ma comunque mi pareva che mancasse qualcosa che non sapevo identificare e che i beni materiali non potevano soddisfare. La ricerca pareva girare attorno a una specie di mancanza di amore per la vita così com’è. Jiddu Krishnamurti direbbe: “il confronto tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere”, che spinge a una frustrante ricerca di automiglioramento senza fine. Imparare a memoria i testi dei saggi, incontrare maestri risvegliati e meditare in eremitaggi sull’Himalaya non sembrava sufficiente e neppure l’analisi junghiana, lo Yoga, le esperienze con le piante sacre e le diete purificanti. Solo dopo parecchi anni di ricerca ebbi, nel modo più inaspettato, un’esperienza interiore davvero trasformativa che a distanza di anni considero un vero risveglio. E’ impossibile definire con le parole quell’esperienza in cui è come se avessi compreso che “cercavo il cercatore”, che ero già “il me stesso” che cercavo, e non ero un mero prodotto del pensiero e del tempo. Seppure impossibile proverò a descriverne alcuni effetti. E’ stato come vedere la realtà autoevidente che come un’onda non è separata dal mare e dipende dal mare sotto ogni aspetto, allo stesso modo l’individuo è espressione della Vita. Come percepire la vita nel suo insieme, in un flusso continuo e indiviso, in cui non c’era un io-separato dalla scena. La realtà: una manifestazione sullo sfondo di un continuo presente senza tempo. Percepire che la vita mi agiva, del tutto al di là di ogni pretesa di controllo dell’io-persona. Era assurdo cercare di migliorare quel “me”, qualcosa che non esisteva nella realtà, se non come concetto mentale. Le coppie di opposti erano ricomposte in unità senza lacune. Ma le parole sono del tutto inadeguate ad esprimerlo. Cambiata la prospettiva, tutti i conflitti interiori che avevo cercato invano di risolvere non avevano affatto bisogno di essere risolti, perché esistevano a un livello che non mi toccava più. Erano solo pensieri, creazioni illusorie di un altrettanto illusorio “io”… Era evidente che non ero un pensiero e che le radici della coscienza che mi animano erano la Vita stessa nella sua pienezza, oltre qualunque concetto. Tutte queste cose le avevo lette e studiate negli anni, ma in quel momento ne sentii la realtà autoevidente. Potrei elencare un gran numero di prospettive coesistenti che comunque non potrebbero rendere attuale l’esperienza. In precedenza avevo già provato stati transpersonali in cui avevo percepito una simile realtà. Ma erano stati momenti passeggeri di cui la mente presto si impossessava. Concettualizzandoli ne perdevo la sostanza e presto diventavano un ricordo del passato e l’ego ritornava in prima fila. In questo caso, invece, non si trattava di uno stato di rapimento meditativo, o uno stato fuori dall’ordinario, non era un’esperienza, ma un riconoscimento della cosa più evidente e sostanziale riguardo alla natura del “me”, che non mi ha più lasciato.

Non potrai percorrere il sentiero prima di essere diventato il sentiero stesso

Appena ho smesso di sprecare energie alle prese con i falsi problemi dell’ego, ho percepito un’onda di chiarezza e di forza interiore che dispensava coraggio e benessere. Erano scomparsi ogni bisogno, ogni mancanza, era finita la divisione tra il giudicante e il giudicato, non c’era più di che essere insoddisfatti. La vita non aveva più nulla di problematico, non c’era nulla da temere, e anche l’enigma di “essere e non essere” non era un problema, anzi dava profondità e mistero alla quotidianità. In questo flusso, non ci sono immagini personali da sostenere, nessun bisogno di apparire agli altri in un modo o in un altro, nulla da mostrare e non siamo neppure qualcuno che ha raggiunto qualcosa. A questo punto l’Essere indiviso nel suo fluire si manifesta senza sforzo. L’assenza di ostacoli inutili e di conflitti interiori è lo stato della normale attività della mente che finalmente si è arresa alla totalità dell’Essere in un auto-accadere spontaneo e fluido. Non desiderando e non temendo, non temendo il timore né desiderando il non desiderio, prendendo la vita come viene secondo ciò che l’attimo richiede, tutto pare trovare un ordine ed un’armonia che vista dall’esterno sembra solo buona fortuna. Dicendo questo sembra che io riaffermi la legge di attrazione e il pensiero creativo, cioè se cambiamo noi cambia il mondo. E’ qui che credo sia necessario chiarire bene la differenza che è tanto radicale da apparire l’esatto opposto. Il surrender è la fine dell’io che vuole automigliorarsi… Coloro che insegnano la legge d’attrazione, suggeriscono di riprogrammare il cervello e sostituire i programmi negativi che producono insicurezza e conflitto con programmi di incoraggiamento e successo. In questo modo ciò che è programmato si traveste da programmatore per riprogrammarsi… Mentre è proprio quando non c’è più un io, né la presunzione di programmare, proprio quando non voglio nulla e non mi sento qualcuno, che la fortuna mi stupisce. Tutto va come deve e anche apparenti contrattempi si rivelano la miglior cosa in un contesto più ampio, come quando perdiamo l’aereo che poi sarebbe precipitato. E’ piuttosto una consapevolezza impersonale, senza desideri e alternative ad attirare le sincronicità armoniche e le coincidenze positive. E’ la fine di ogni pretesa e controllo. Il cammino di certo non ha nulla a che vedere con intenzionali riprogrammazioni, neppure con la pretesa di sapere che cosa programmare. Oltretutto dovremmo ricordare che il programmatore e il programmato esistono solo nell’immaginazione. Il dissolversi dell’io, la fine dell’autoinganno è una cosa seria, un impegnativo cammino di disillusione per il quale ci vuole molta attenzione ed energia. Reagire ai problemi quando la mente non vede chiaramente l’illusione dell’ego anziché risolverli, li amplifica. Arrendersi alla Realtà e riconoscere la natura del sé è un compito difficile, ben diverso da esercizi mentali per influenzare l’inconscio ecc. La conoscenza di sé conduce alla liberazione, ma è necessario ricercare nella giusta direzione e applicare, con coerenza, pratiche esperienziali efficaci.

Più di mille anni fa diceva Huang Po, importante maestro della scuola buddhista Zen cinese: “Quando l’Illuminazione è compiuta, egli non è libero dalla schiavitù delle cose, ma non cerca di essere liberato dalle cose. Il Samsara non è odiato da lui né egli ama il Nirvana. Quando raggiunge la perfetta illuminazione, essa non è né schiavitù né liberazione”.  

Filippo Falzoni Gallerani, Milano, ottobre 2017

FILIPPO FALZONI GALLERANI