L’arte di respirare

“L’alimentazione, l’esercizio fisico, la resilienza dei nostri geni, il fatto che siamo magri, giovani o saggi: niente di tutto questo importa se non respiriamo in modo corretto. La colonna mancante della salute è il respiro. Tutto parte da lì.”
Questo è sottotitolo in copertina del libro di James Nestor, L’arte di Respirare, (2021) che è un compendio dei potenti effetti trasformativi delle pratiche di respirazione portate avanti da ricercatori di campi più diversi, dagli esperti di tecniche orientali, agli psichiatri d’avanguardia, apneisti da record, ai campioni sportivi, sino alle più avanzate ricerche scientifiche di prestigiose università come la Stanford University altri centri che sottopongono la respirazione a sofisticate ricerche empiriche.
Le affermazioni del sottotitolo e molti degli esempi trattati in questo volume, per me sono solo una conferma di ciò che conosco e che da molti anni insegno.
Tuttavia la scuola di Rebirthing Transpersonale che ho fondato, oltre a riconoscere la cruciale importanza della respirazione per ogni aspetto della salute fisica utilizza la respirazione in particolar modo per promuovere il benessere mentale ed emotivo e condurre ai livelli superiori della consapevolezza.
La salute fisica (che comprende l’attivazione delle difese immunitarie di grande importanza in questi tempi di COVID) seppur fondamentale, non è la soluzione dei problemi più importanti dell’individuo.
La salute olistica implica benessere psico-spirituale che è l’ingrediente fondamentale di una vita pienamente vissuta che conduce all’autorealizzazione.
Credo sia importante chiarire che il Rebirthing Transpersonale, non è un esercizio di “corretta respirazione che dobbiamo imparare e poi praticare”, ma un metodo di respirazione intensa che produce in poche sedute sblocchi bioenergetici ed esperienze psicospirituali che modificheranno radicalmente il nostro rapporto con l’attività respiratoria, facendo si che dopo poche sedute si troverà spontaneamente la modalità più corretta di respirare che risponde ai nostri specifici bisogni metabolici.
Una modalità “personale” che quindi non può essere standardizzata.
Dopo le sedute di Rebirthing Transpersonale, infatti, si acquisisce nel modo più naturale una respirazione corretta e sana, senza alcun ulteriore bisogno di applicare intenzionalmente qualche tecnica.
Ci si accorgerà, ad esempio, che nostro sonno è del tutto differente e rigenerante perché durante la notte il nostro respiro sarà libero e armonico e durante la giornata sentiremo il torace e il diaframma più mobili ed elastici, ma soprattutto, attraverso una mente libera dai condizionamenti, dalle paure saremo liberati dal chiacchierio interno, avremo una chiara percezione della realtà e saremo portati ad armonizzare le nostre relazioni e a fluire in armonia con le circostanze della vita.
La seduta comprende, prima della pratica con il respiro delle istruzioni e degli insegnamenti per facilitare le esperienze transpersonali verso il risveglio della consapevolezza che la respirazione può indurre e alla fine della pratica respiratoria un profondo rilassamento per integrare l’esperienza.

La vita è il guru supremo (Sri Nisargadatta Maharaj)

5 Dicembre 1970

Interrogante: Veniamo tutt’e due da lontano, dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti. Il mondo in cui viviamo va in pezzi; e poiché siamo giovani, la cosa ci riguarda. I vecchi si augurano di avere una morte naturale, per i giovani non c’è questa speranza. Alcuni di noi possono rifiutare di uccidere, ma nessuno può rifiutare di venire ucciso. C’è una possibilità per noi di raddrizzare il mondo?
Maharaj: Che cosa ti fa credere che il mondo stia finendo?
I.: Gli strumenti di distruzione sono oggi straordinariamente potenti. Inoltre la nostra produttività è diventata nemica della natura e dei valori sociali e culturali.
M.: Stai parlando del presente. Ma è così altrove, e sempre? Una situazione spaventosa può essere temporanea e locale. Una volta trascorsa, sarà dimenticata.
I.: La catastrofe che incombe è di dimensioni immani. Viviamo nel mezzo di un’esplosione.
M.: Ogni uomo soffre solo e muore solo. Le cifre sono irrilevanti. La quantità di morte è la stessa se periscono migliaia di uomini o uno solo.
I.: La natura ne sopprime a milioni, e non è questo che mi spaventa. Può essere tragico e pieno di mistero, ma non è crudele. Ciò che mi fa inorridire è la sofferenza per mano umana, la distruzione e la desolazione. La natura è magnifica nel fare e disfare. Invece v’è meschinità e follia negli atti dell’uomo.
M.: È vero. I vostri problemi non sono il dolore e la morte, ma la bassezza e la follia radicali. E la bassezza non è anche una forma di follia? E la follia, un uso distorto della mente? Il problema umano è appunto questo: l’uso distorto della mente. Tutti i tesori della natura e dello spirito si schiudono per l’uomo che sa usare correttamente la mente.
I.: Qual è il giusto uso della mente?
M.: Paura e avidità causano il cattivo uso della mente. Quello giusto è al servizio dell’amore, della vita, della verità, della bellezza.
I.: Più facile dirlo che farlo. L’amore per la verità, per l’uomo e la buona volontà, sono un lusso! Ce ne vorrebbe tanto per raddrizzare il mondo, ma chi lo fornisce?
M.: Puoi cercare all’infinito la verità e l’amore, l’intelligenza e la buona volontà, implorando Dio e gli uomini invano. Devi incominciare da te, dentro di te: questa è la legge inesorabile. Non puoi cambiare l’immagine senza cambiare il volto. Anzitutto convinciti che il tuo mondo è il riflesso di come sei tu, e smetti di trovare l’errore a furia di ragionamenti. Occupati di te, raddrizza la mente e le emozioni. La volontà materiale seguirà automaticamente. Parli tanto di riforme: sociali, economiche, politiche. Lasciale perdere e bada al riformatore. Che tipo di mondo può costruire un uomo che sia stupido, avido, senza cuore?
I.: Se dobbiamo aspettare che cambi il cuore, bella attesa! È un consiglio di perfezione, il vostro, che è anche di disperazione. Quando tutti siano perfetti, lo sarà anche il mondo. Troppo ovvio!
M.: Ripeto che non puoi cambiare il mondo prima di aver cambiato te stesso: e bada! te stesso, non ognuno. Cambiare gli altri non è attuabile e nemmeno necessario. Ma se cambi te stesso, ti accorgi che non occorre cambiare nient’altro. Per vedere un’altra immagine, basta sostituire il film, non devi assalire lo schermo!
I.: Da dove vi viene tanta sicurezza?
M.: Non è di me che sono sicuro, ma di te. Tutto ciò che ti occorre è smettere di cercare all’esterno quello che puoi trovare solo dentro di te. Raddrizza la tua prospettiva prima di agire. Soffri di un’acuta forma di incomprensione. Detergi la mente, purifica il cuore, santifica la vita: questo è il modo più rapido di cambiare il tuo mondo.
I.: Tanti santi e illuminati hanno vissuto e sono morti. Non hanno cambiato il mio mondo.
M.: Come avrebbero potuto? Il tuo mondo non è il loro, né il loro è il tuo.
I.: Certamente c’è un mondo comune a tutti.
M.: Vuoi dire il mondo delle cose concrete, fatto di energia e materia? Ammesso che esista, non è quello in cui viviamo. Il nostro è un mondo di sentimenti e idee, attrazioni e repulsioni, gradazioni, valori, motivi e stimoli: un mondo completamente mentale. Biologicamente, ci occorre assai poco. I nostri sono problemi di altra natura. Creati da desideri, paure e idee sbagliate, si risolvono solo al livello mentale. Lo scopo è conquistare la mente; ma per farlo, devi andare al di là.
I.: Che significa oltrepassare la mente?
M.: Il corpo lo oltrepassi di già, non è vero? Non segui consapevolmente i processi della digestione, della circolazione e dell’evacuazione: sono automatici. Anche la mente dovrebbe funzionare senza pretendere attenzione. La nostra coscienza della mente e del corpo è pressoché ininterrotta perché ci costringono a occuparcene. Dolore e pena non sono altro che il corpo-mente che strilla perché gli si badi. Per andare oltre il corpo, devi essere sano. Per oltrepassare la mente, devi averla in perfetto ordine. Non puoi lasciarti alle spalle una bolgia, e tirar dritto. Ti c’impantanerai. “Raccogli le tue immondizie” sembra essere la legge universale. E più che giusta.
I.: Posso sapere come siete andato oltre la mente?
M.: Grazie al mio Maestro.
I.: Come fu?
M.: Mi disse ciò che era vero.
I.: Cioè?
M.: Che sono la Realtà Suprema.
I.: E voi?
M.: Gli credetti e l’ho tenuto a mente.
I.: Tutto qui?
M.: Sì, è bastato ricordare le sue parole.
I.: Davvero solo questo?
M.: E ti par poco? Fu un gran cosa ricordare il Maestro e le sue parole. A te do un consiglio anche più modesto: ricordati di te. L'”Io sono” è sufficiente a curare la mente e a portarti al di là. Basta un po’ di fiducia. Sta’ certo che non t’inganno. Voglio niente da te? Ti auguro il bene; questa è la mia natura. Perché dovrei ingannarti?
Anche il buon senso ti conferma che per soddisfare un desiderio devi porci sopra la mente. Se vuoi conoscere la tua vera natura, devi averti in mente tutto il tempo finché il segreto del tuo essere si svelerà.
I.: Perché la reminiscenza di sé porterebbe all’autorealizzazione?
M.: Perché sono i due aspetti di un unico stato. L’autoreminiscenza è nella mente, l’autorealizzazione è al di là. L’immagine nello specchio del volto, al di là dello specchio.
I.: Capisco. Ma qual è lo scopo?
M.: Per aiutare gli altri bisogna essere al di là del bisogno di aiuto.
I.: Voglio essere felice.
M.: Se vuoi dare felicità, sii felice.
I.: Che gli altri badino a sé.
M.: Amico, tu non sei isolato. La felicità che non puoi condividere è spuria. Solo il partecipabile è davvero desiderabile.
I.: Vero. Ma devo ricorrere a un maestro o no? Quello che dite è semplice e convincente. Lo terrò a mente. Ma non per questo vi rende il mio maestro.
M.: Non è l’adorazione di una persona il fatto determinante, ma la fermezza e la profondità della tua dedizione allo scopo. La vita stessa è il Maestro; sii attento alle sue lezioni e obbediente ai suoi comandi. Quando la fonte degli ordini è personalizzata, hai il maestro esterno; quando prendi gli insegnamenti direttamente dalla vita, il maestro è dentro. Comunque sia, egli si rivela parlando. Perciò ricorda, pondera, vivi, ama, cresci, fa’ tua la sua parola. Mettici dentro tutto, e otterrai tutto. Io ho fatto così. Tutto il mio tempo lo dedicavo al Maestro e a ciò che mi diceva.
I.: Sono uno scrittore. Potete darmi qualche consiglio specifico?
M.: Scrivere è sia un talento che un’abilità. Cresci nel talento e sviluppa l’abilità. Desidera ciò che è degno di esserlo, e desideralo bene. Come ti apri un varco nella folla, così ti aprirai la tua via tra gli eventi, senza smarrire la direzione generale. Se sei serio, è facile.
I.: Insistete sull’importanza di essere seri. Ma non siamo uomini di una sola volontà. Siamo un cumulo di desideri e bisogni, istinti e pulsioni. Strisciano gli uni sugli altri. Si alternano nel sopravvento reciproco, ma mai troppo a lungo.
M.: Non ci sono bisogni, ma solo desideri.
I.: Mangiare, bere, riparare e proteggere il corpo; la vita stessa che cos’è?
M.: Il desiderio di vivere è quello fondamentale. Tutto il resto ne dipende.
I.: Viviamo perché dobbiamo.
M.: Viviamo perché bramiamo l’esistenza sensibile.
I.: Una situazione così universale non può essere sbagliata.
M.: Non è sbagliata davvero! A luogo e tempo opportuni, niente lo è. Ma quando ti interessi alla verità, alla realtà, devi mettere in questione tutto, persino la tua vita. Se convalidi la necessità dell’esperienza sensibile e intellettuale, riduci la tua indagine a una ricerca di comodità.
I.: Cerco la felicità, non la comodità.
M.: Conosci una felicità che non sia quella della mente o del corpo?
I.: Ce n’è forse un’altra?
M.: Trovalo da te. Metti in questione ogni spinta, non trattare nessun desiderio come se fosse legittimo. Scevro di possessi, materiali e mentali, libero da qualsiasi preoccupazione per te, sii aperto alla scoperta.
I.: Nella tradizione spirituale dell’India si ritiene che la semplice vicinanza di un santo o di un realizzato agevoli la liberazione, sicché non occorrerebbe altro mezzo. Perché non organizzate una comunità, un ashram nel quale i devoti potrebbero vivervi accanto?
M.: Non appena creo un’istituzione, ne divento il prigioniero. Disponibile per tutti lo sono già. Un tetto e il cibo in comune non renderebbe la gente più ben accetta di ora. Vivere accanto, non significa respirare la stessa aria. Ma aver fiducia e obbedire, non permettere che le buone intenzioni del maestro vadano sprecate. Se hai il tuo maestro sempre nel cuore e ricordi le sue istruzioni: questo significa dimorare nel vero. La vicinanza fisica è la meno importante. Rendi l’intera vita un’espressione della fede e dell’amore per il maestro: questo è il vero dimorare con lui.

A confronto con il grande caos

Ogni tradizione sapienziale indica nella conoscenza di Sé non solo lo scopo e la meta dell’esistenza ma anche una soluzione ai problemi del vivere e una via di liberazione dalla sofferenza.
Ma sembra che ormai quasi nessuno sia in grado di capire il senso della vita e gli insegnamenti tramandati da secoli. La maggioranza delle persone non solo non persegue l’autoconoscenza e non si ferma mai ad ascoltare il sentire profondo, ma non sa neppure cosa si intenda con il termine “Sé” e, se mai, lo confonde con il curriculum vitae e con le apparenze e le maschere dell’io con cui ha ben poco ha che vedere.
Alla base di ogni cammino di maturazione verso la saggezza che permetta di vincere la sofferenza, ci sono delle conoscenze basilari che il mondo d’oggi, nel suo cammino suicida, ha del tutto dimenticato.
Oggi molti di coloro che parlano di Yoga, di spiritualità o di filosofia orientale involontariamente ne fanno spesso una parodia. Si può notare una decadenza spaventosa anche delle religioni che ormai presentano solo le ombre svuotate di senso delle verità spirituali rivelate. E mi riferisco solo a coloro che agiscono in buona fede e non agli scandali e al business che hanno corrotto gran parte di questi ambienti.
Per iniziare un percorso di autoindagine e liberazione, si dovrebbe in primo luogo riconoscere che i sensi ci ingannano e che la mente va messa a tacere e utilizzata come un semplice strumento adatto a situazioni pratiche e materiali. Se non sappiamo controllare la mente, saremo vittime di pensieri che producono soltanto ansia, divisione e conflitti.
Viviamo in un mondo di illusioni mentali e l’egocentrismo ne è il più distruttivo e immediato prodotto, ma pare che ci si stia dirigendo passivamente e ciecamente verso la distruzione e verso una sempre più fitta confusione sociale e politica, dimenticando ogni insegnamento di vera saggezza.
Purtroppo anche chi, più o meno correttamente, affronta temi filosofico-spirituali, li propone quasi sempre senza viverli e applicarli nella propria vita, come se fossero solo gli altri a doverli mettere in pratica. Ma i saggi ci hanno avvertito che una verità espressa da chi non la incarna diventa falsità, ma ci si attacca alle parole e nessuno pare farci caso.
Quando meschini interessi personali e un’angusta visione della realtà dominano gli individui, quando desideri e paure impediscono l’operare dell’intelligenza e il denaro e il mercato sono la guida collettivamente perseguita e accettata, è difficile immaginare che l’umanità sia in grado di risolvere i problemi e le pressanti sfide che si affacciano all’orizzonte.
D’altro lato non si devono dimenticare le enormi potenzialità dell’essere umano, le straordinarie capacità di rinnovamento, le vette di saggezza che in lui da secoli si sono manifestate e la realtà oggettiva di un substrato spirituale in ogni individuo.
Non è solo frutto di speranza credere che dopo la decadenza possa sorgere un nuovo splendore e come la fenice che risorge dalle sue ceneri, dal nichilismo e dalla caduta di tutti i valori possa emergere una nuova era di rigenerazione e armonia.
Numerose ricerche sull’evoluzione psichica sembrano, infatti, confermare che molto spesso i più profondi processi evolutivi sono preceduti da profonde crisi, tanto che il cammino eroico dell’autorealizzazione e della “seconda nascita” è preceduto dal confronto con il mondo infero e la morte dell’ego.
Certamente l’individuo dovrebbe impegnarsi in tutto quanto è in grado di fare per non essere travolto dalla confusione collettiva, dagli inganni delle parole, dalle contrastanti ideologie, da tutti gli “ismi” e dai condizionamenti imprigionanti che lo allontanano da una chiara percezione della realtà.
Per trovare se stessi quindi il primo passo consiste nel differenziarsi dalla coscienza collettiva.
Non si tratta, infatti, di uniformarsi a idee o di inseguire ideali, bisogna anzi liberarsi da tutto questo chiacchierio mentale. Se, come suggeriscono alcuni scienziati, l’universo assomiglia più un grande sogno che a una grande macchina ciò che conta, più che il pensiero è lo stato di coscienza e la soluzione dei problemi è il grado di risveglio.
Non sarà certo attraverso i movimenti sociopolitici, con i buoni propositi ispirati dall’ecologismo stile Greta Thumberg tanto in voga oggi, o con il moralismo, con il politicamente corretto e l’accoglienza degli immigrati che cambieranno le cose, se non avviene una rivoluzione interiore e un radicale cambiamento della coscienza individuale.
Per quanto buoni siano certi principi, non sono mai le idealizzazioni che migliorano le cose, e la storia ci mostra come proprio nel nome di Dio o nel perseguimento di ideologie umanitarie si son fatte le stragi più crudeli.
I problemi che ci assillano hanno come causa la disarmonia mentale e le reazioni che stiamo mettendo in atto per cambiare le cose sono espressione della medesima disarmonia.
Sono i confini e le barriere della mente che devono essere trascesi e per farlo dobbiamo riconoscere la frammentazione prodotta dal pensiero e ritrovare la nostra essenza che è la sola coscienza unificante. Infatti ci si integra con la natura solo comprendendo ciò che ci separa da essa e risvegliandoci a una diversa consapevolezza in cui interno ed esterno, osservatore ed osservato non sono divisi e contrapposti.
Finché viviamo in conflitto con noi stessi e in disarmonia con la vita non possiamo sperare di vedere nascere un mondo migliore.
Sinché non ci svegliamo non possiamo uscire dai brutti sogni che stiamo inconsapevolmente creando. Finché ci aspettiamo che siano gli altri a cambiare e non rivoluzioniamo le nostre prospettive alienate, sarà difficile vedere miglioramenti attorno a noi.
Siamo giunti a un punto in cui, come rivelava la Dea a Parmenide, anche la nostra intelligenza e le nostre migliori intenzioni non sono che un ostacolo alla realizzazione.
Tanti secoli fa i saggi definivano Yoga la “fine delle fluttuazioni mentali”, e l’illuminazione la comprensione di essere parte di una sola Coscienza, che trascende lo spazio e il tempo, illusoriamente frammentata nella molteplicità del divenire.
I saggi di ogni tempo e cultura insegnavano che l’essenza è Sat Chit Ananda e il mondo fenomenico Maya, e indicavano vie per il risveglio dalle illusioni mentali e per il riconoscimento che siamo animati da un principio divino, incorruttibile, che emerge dalla beatitudine del puro Essere, che è a monte di tutti i fenomeni, che li abbraccia senza che esserne contaminato.
Un inconcepibile Vuoto è il substrato reale di tutte le apparenze, un’immutabile trasparenza contiene l’illusorio divenire che la mente proietta sullo specchio della coscienza, e riconoscere che siamo questo spazio senza confini è beatitudine.
Comprendere questo può apparire, a chi non ne ha esperienza, un’astrazione lontana dal quotidiano, mentre al contrario questa presa di coscienza è indispensabile proprio per poter vivere felicemente e pienamente nel mondo delle passioni, dei desideri, del denaro, della sessualità e dell’io.
La mente ci inganna con infiniti tranelli e la soluzione è spesso paradossale, mentre con una logica lineare si finisce quasi sempre in labirinti circolari auto-contraddittori.
Ho scritto molte pagine sugli inganni dell’io-immagine con cui ci si identifica dimenticando se stessi, ma so bene che queste sono sempre parole che non bastano a risvegliare l’intuizione profonda della realtà che indicano, ed è per questo che da decenni insegno una pratica esperienziale di respirazione intensa che può condurre al silenzio mentale, alla percezione diretta e al riconoscimento del Sé cosciente come essenza indivisa di ogni cosa.
Negli anni ho raccolto centinaia di brani, di aforismi e di testi a sostegno di queste verità che appartengono alla tradizione della Filosofia Perenne, ma alfine, è con la conoscenza di Sé, che ha luogo nell’intimo di ognuno, che si giunge alla liberazione.
Questo “Sé” non appartiene al tempo e alla memoria, non è descritto dal curriculum vitae; è l’attimo non diviso in soggetto-oggetto. E’ l’hic et nunc al di fuori dello spazio e del tempo che precede il pensiero il quale crea, col ricordo e l’aspettativa, l’illusione del mondo.
Mi rendo conto che detto così sembra trascendentale e complesso mentre è la semplice realtà di questo e di ogni momento. E’ anche la fine del dolore e del conflitto. Ma chi ha voglia di riflettere a fondo sulla Realtà e sull’Essere?
Allego alcuni brani di saggezza antichi di secoli ma sempre attuali per questi tempi, come sempre di distruzione e rinascita, che indicano con le parole dei maestri questa realtà ineffabile.
Non la si trova perché non è mai stata perduta e perché proprio l’io che vuol raggiungerla è d’ostacolo alla percezione della sua spontanea e atemporale onnipresenza.
Per chi ne avesse voglia, questi antichi scritti di questo sito possono forse essere di ispirazione e il Rebirthing Transpersonale uno strumento e un’occasione per realizzarne la realtà.

Zen: Essenza della mente, di Huang-Po: https://filippofalzoni.com/mastri-cinesi-dello-zen/
Dal Tan Ching, di Hui Neng https://filippofalzoni.com/dal-tan-ching-di-hui-neng/
Mahamudra di Tilopa: https://filippofalzoni.com/mahamudra-di-tilopa/
Ego: https://filippofalzoni.com/oh-ego/?et_fb=1&PageSpeed=off

Dal Tan-Ching (Hui Neng)

Estratto da: la dottrina Zen del vuoto mentale di T. D. Suzuki ed Adelphi

24. Mahaprajnaparamita è un termine sanscrito della terra occidentale; in cinese (T’ang) significa ‘grande saggezza, l’altra sponda raggiunta’. Questa Verità deve essere vissuta, non soltanto pronunciata a parole. Se non è vissuta, è come un fantasma, un’apparizione.
Lo stato di Dharmakaya dello Yogi è uguale a quello del Buddha. Cosa significa maha? Maha significa ‘grande’. La capacità della Mente è ampia e grande, come il vuoto dello spazio. Ma star seduti con la mente vuota fa cadere nel vuoto dell’indifferenza. Lo spazio contiene il sole, la luna, le stelle, le costellazioni, la grande terra, le montagne e i fiumi. Tutte le erbe e le piante, gli uomini buoni e cattivi, le cose buone e cattive, l’inferno e il paradiso, sono nello spazio vuoto. Il vuoto della natura del Sé in tutti gli uomini è uguale ad esso.
25. La natura del Sé contiene nel vuoto tutti gli oggetti: quindi è grande. Tutti gli oggetti senza alcuna eccezione sono nella natura del sé. Osservando tutti gli esseri umani e non umani così come sono, il bene e il male, le cose buone e cattive, non li abbandona, né è contaminata da essi; è come il vuoto dello spazio. Quindi si chiama grande, cioè maha.
Chi è confuso dice queste cose a parole; il saggio le vive nella sua mente. Inoltre, le persone con le menti confuse pensano che sia grande solo se svuotano la mente dei pensieri: questo non è giusto. La capacità della Mente è grande; ma se la vita non l’accompagna è piccola.
Non dite questo soltanto a parole. Chi non impara a vivere la sua vita, non è mio discepolo.
26. Cos’è la prajna? La prajna è la saggezza. Se i tuoi pensieri non sono continuamente ottenebrati, e se vivi in continuazione la saggezza, questa è la vita della Prajna. Se anche un solo pensiero è ottenebrato, la Prajna non è più in azione.
Se anche un solo pensiero è saggio, cioè è illuminato, nasce la Prajna. Pur avendo sempre la mente ottenebrata, gli uomini dicono di vivere la Prajna. La Prajna non ha forma né aspetto, non è altro che l’essenza della saggezza.
Cos’è la Paramita? È un termine sanscrito della terra occidentale. In T’ang significa “l’altra sponda raggiunta” Se si capisce il significato di questo termine, ci si separa dalla nascita e dalla morte.
Se ci si lega a questo mondo oggettivo, appaiono la nascita e la morte, così come le onde appaiono dall’acqua. Questo si chiama “questa sponda”. Quando ci si stacca dal mondo oggettivo non vi è nascita e morte e si è come l’acqua che segue costantemente il suo corso.
Questo è “raggiungere l’altra sponda”. Da qui il termine Paramita. Chi è confuso dice soltanto la parola (Prajna) ma il saggio la vive nella sua mente.
Nello stesso momento in cui è detta soltanto a parole, diventa falsità; e se è una falsità non è una realtà. Solo se la Prajna è viva in ogni pensiero, questa è realtà. Chi capisce questa verità, capisce la verità della Prajna e pratica la vita della Prajna. Chi non la pratica è una persona qualunque. Se tu la pratichi e la vivi in ogni tuo pensiero, sei uguale a Buddha, Buoni amici, le passioni non sono altro che illuminazione (bodhi). Se il vostro pensiero precedente è confuso la vostra è una mente qualunque; ma non appena il pensiero successivo è illuminato, siete un Buddha.
Buoni amici, la Prainaparamita è la più onorata, la più grande e la più alta; non è in nessun luogo, non va e non viene; tutti i Buddha del passato, del presente e del futuro derivano da essa. Per mezzo della Grande Saggezza (mahaprajna) che porta all’altra sponda (paramita), i cinque skandha, le passioni e le innumerevoli follie sono distrutti. Quando si pratica questa disciplina si è un Buddha, e le tre passioni, desiderio, rabbia e follia si trasformano in Moralità (Sila), Meditazione (dhyana) e Saggezza (praina).
27. Buoni amici, secondo il mio modo di capire questa verità, da una sola Prajna derivano 84,000 saggezze. Questo perché vi sono 84.000 follie. Se non vi fossero queste innumerevoli follie, la Prajna sarebbe eternamente presente e non divisa dalla natura del Sé. Chi comprende questa verità è libero dai pensieri, dai ricordi e dagli attaccamenti, in lui non v’è errore o falsità.
Qui l’Essenza della Quiddità è presente tramite se stessa.
Se tutte le cose fossero considerate alla luce della saggezza non ci sarebbe né attaccamento né distacco. Questo vuol dire vedete nella propria natura e raggiungere la verità della condizione di Buddha.
28. Buoni amici, se volete entrare nel profondissimo regno della Verità (Dharmadhatu) e raggiungere il Prajnasamadhi, dovete iniziare subito ad esercitarvi nella vita della Prajnaparamita; dedicatevi al solo volume del Vajracchedika-prajnaparamita Sutra, e, osservando la natura del vostro essere, entrerete nel Prajnasamadhi. Dovete sapere che il vostro merito sarebbe senza misura, come è detto nei sutra di cui non ho bisogno di parlare in dettaglio.
Questa Verità dell’ordine supremo è insegnata alle persone di grande intelligenza e di capacità superiori. Se l’ascoltassero persone di poca intelligenza e di capacità inferiori, la fede non si risveglierebbe nelle loro menti.
Perché? Sarebbe come un grande drago che fa piovere nei torrenti del Jambudipa: città, paesi e villaggi sono inondati e spazzati via dalle acque, come se fossero le foglie di una pianta. Ma se la pioggia, per quanta fosse, cadesse sul grande mare, esso non aumenterebbe né diminuirebbe. Quando una persona del Grande Veicolo ascolta questo discorso, la sua mente si apre ed egli capisce per intuito.
Apprende così che la sua Natura è in origine dotata della saggezza della Prajna e che tutte le cose devono essere viste alla luce di questa saggezza; e non ha bisogno di dipendere dalle lettere. È come l’acqua della pioggia che non si conserva mai in cielo; il re-drago la estrae dai fiumi e dai mari, cosicché tutti gli esseri e le piante, senzienti e non-senzienti, si bagnano.
Tutte le acque che scorrono di nuovo insieme si versano poi nel grande mare, e il mare che accetta tutte le acque le fonde in una sola. Lo stesso è per la saggezza della Prajna che è la Natura originale di tutti gli esseri.
29. Quando una persona di capacità inferiori ascolta la dottrina immediata di cui si parla qui, è come una di quelle piante che per natura crescono piccole, e che, inzuppate da una forte pioggia, non riescono ad alzarsi e a continuare la loro crescita.
Così è per una persona di capacità inferiori. Pur essendo dotata della saggezza della Prajna come le persone di grande intelligenza, non riesce a intuire la Verità neanche mentre l’ascolta, a causa dei pesanti ostacoli prodotti dalle idee sbagliate e dalle sue passioni profondamente radicate.
È come una nuvola che oscura il sole: finché non si apre con forza i raggi di luce non sono visibili. Non c’è grandezza né piccolezza nella saggezza della Prajna, ma poiché tutti gli esseri hanno in sé pensieri confusi, cercano il Buddha per mezzo di esercizi formali, senza riuscire a penetrare nella natura del loro Sé. Ecco perché sono chiamate persone di capacità inferiori. Coloro i quali ascoltano questa dottrina ‘Immediata’ e non intraprendono esercizi formali, ma riflettendo dentro di sé elevano sempre la loro Natura originale alla giusta visione della Verità, rimangono…

Oh Ego! (V. R. Subramaniam)

Il grande mistico indiano Sri Ramana Maharshi aveva apprezzato un libretto intitolato: “All is ONE” scritto da un suo devoto, tale Vijay R. Subramaniam e ne aveva suggerito la lettura ad alcuni devoti. Anni fa avevo letto “All is ONE” di Michael Talbot, studioso dei nuovi paradigmi scientifici, che offriva una visione dell’Unità cosmica della realtà e della coscienza attraverso le scoperte della Fisica Quantistica. Invece, questo libretto che ha il medesimo titolo ma è più vecchio di quasi un secolo ed è scritto con un linguaggio molto semplice, l’esperienza coscienziale dell’Unita Cosmica è presentata attraverso la consapevolezza diretta di un risvegliato. Il risveglio o la consapevolezza della natura profonda dell’Essere, permette di riconoscere che siamo espressione di un’energia-intelligenza-consapevolezza che trascende il personaggio con cui ci identifichiamo. Se riconosciamo l’illusorietà dell’io e sappiamo superare gli inganni dell’egocentrismo, la Vita dischiude dimensioni impensabili e ci conduce alla saggezza e alla realizzazione. Ho tradotto di questo volumetto il capitolo dedicato all’ego che è davvero toccante e credo possa essere d’ispirazione per molti. Se a livello mentale può sembrare un’astrazione romantica a livello del cuore indica nel modo più semplice e diretto la Verità perenne che conduce alla Liberazione.

Libera traduzione del sesto capitolo di “All is One”. 

“EGO”

  1. Oh ego, tutti i mali del mondo vengono da te. Per distruggerti i re fanno le leggi e i saggi danno insegnamenti. Ma nonostante i loro sforzi da tempi immemorabili, ahimè sei ancora vivo, ti nascondi per poi riapparire ancora e ancora. Potrai mai aver fine? Sì, la tua fine si sta certamente avvicinando. Un altro Ego sta per eliminarti, è l’Ego Universale (il Sé) che si chiama: “Io sono Brahman”.
  2. Oh ego, non pensare che il tuo nemico sia come te. Tu sei transitorio mentre lui, è eterno. Tu sei arrogante e distingui sempre “io”, “tu” e “lui”, ma il tuo nemico è libero da questa presunzione. Come? Perché il Sé armonizza tutte le differenze e trasforma tutto in sé stesso. Inoltre, tu provi inimicizia verso di Lui perché pensi cerchi di ucciderti. Ma Lui non ha cattive intenzioni verso di te, dal momento che quando ti trovi in sua presenza tu non ci sei più. Lui ti considera solo una parte delle sue membra. La tua scomparsa in sua prossimità è effetto della tua stessa irrealtà; non pensa di ucciderti perché ai suoi occhi sei privo di sostanza. Pertanto, tu gli sei nemico, ma non Lui non ti è nemico. Anzi ti dico che tu sei nemico di te stesso.
    Perché? A causa del tuo narcisismo ti metti sempre in primo piano, prima del Grande Uno. E così immediatamente sei perduto e poi il Sé universale che era nascosto ti divora per risplendere come Tutto-luce.
  3. Oh ego, i mali delle tue azioni non hanno limiti. I tuoi desideri sono ad esempio: “Con quale titolo posso guadagnare onore?” “In quale forma devo apparire?” “Gli altri mi apprezzeranno?” “Saranno d’accordo con me e mi seguiranno?” “Diranno che sono il migliore?”.

Ahimè! Come breve è la tua vita! E ancora a quante cose aspiri! E quanto male fai! Hai ingannato te stesso credendo che ci sia felicità in tali idee egoistiche e nel differenziarti da tutti gli altri. Ma questo non è il tuo bene. Stando così le cose, non desiderare invano di governare su tutto. Con il tuo vano desiderio causi del male a te stesso e agli altri.
Ascolta il mio consiglio amichevole. In verità, Colui che tu consideri il tuo nemico mortale è tuo amico. Lui sa come renderti degno di vera grandezza e benedizioni. Arrenditi a lui. Questo Ego universale non ti tratta da nemico, anzi è il tuo più grande benefattore.

  1. In nessun modo potrai scoprire che cosa farà di te se non ti arrendi. Per quanto io parli non potrai capire. È questione di esperienza. Senza dubbio non farà niente di meno che portarti al Suo stato. Pertanto non preoccuparti per il futuro e arrenditi immediatamente. Potrai sempre allontanarti se la gioia non accompagna la resa. Proprio come il bere il latte inizia con un gusto gradevole e si conclude con la soddisfazione della fame, anche arrendersi inizia con la gioia e si conclude con la perfetta beatitudine al di là del piacere e del dolore. Quindi, il tuo fine senza dubbio è quest’Ego Universale, il Sé, detto Brahman-ahambhava.
  1. Quale sarà il tuo nome dopo la resa? Non vi sarà alcun nome oltre il tuo. I Veda ti lodano, il mondo ti loda; l’essenza degli insegnamenti religiosi è te stesso. Allora qual è la tua forma? Tutte le forme sono tue. Non esiste una forma che non sia tua. Ciò che è installato nei templi di culto sei tu, quanto descritto nei Veda sei tu, feste e celebrazioni sono tutte per te. Ora, cos’è in tuo potere? In tua presenza il mondo è attivo; ognuno è quello che è grazie alla tua presenza. In breve, tutte le cose glorificano e testimoniano il tuo essere. Non avresti neppure sognato di arrivare a questo stato. Inizia subito, non essere presuntuoso. L’Ego universale ti aspetta.
  2. Desideri svegliarti dal tuo sogno o vuoi continuare in esso? Per quanto tempo le immagini del sogno devono durare? Non essere pigro, scrollati di dosso il sonno, svegliati! Stai assistendo a immagini mentali e immaginando sempre di più. È tutto inutile. Basta scoprire chi è colui che vede le visioni. Non illuderti di essere queste immagini che sorgono e affondano in te. Svegliati. Nell’istante in cui ti svegli ti accorgi che la veglia è meglio di questo sogno. Alzati! L’Ego universale attende per rallegrarsi di vederti sveglio.
  1. Non temere la fine del presente sogno. Una volta che sarai sveglio potrai godere lo stesso e di più. Non sarai più illuso e potrai osservare tutto con allegro distacco, senza essere confuso. Quando comprendi la follia di tutte le apparenze non avrai più alcun problema. Nel sogno la tua immaginazione mentale assume forme. Al risveglio riconosci il sogno come sogno. Non confondere il sogno con la veglia. Conosci il sogno come sogno. Per fare ciò è necessario arrendersi al Sé cioè il risveglio dall’illusione di essere un individuo o io separato.
  2. Ti ho istruito per il tuo bene e non nel mio interesse. Se mi credi dovresti agire in conformità a ciò che ti ho insegnato. D’altra parte, se non vedi nulla di buono in quello che ho detto, puoi allontanarti da questo ideale. Come posso aiutarti se il mio consiglio e i consigli di tutti i santi non ti fanno alcuna impressione? Nessuno Stato è superiore a questo. Credimi, è per il tuo bene renderti conto di questa verità e attraverso di te altri potranno realizzarla. Liberati dalla presunzione e abbandona subito l’illusione. Renditi conto che l’Ego universale è il tuo vero Sé.
  3. Oh ego, vedi come sei schiavo di tutti e quindi soffri e come pietoso è il tuo stato! Tutti ti sono ostili a causa delle difficoltà causate da questa illusione e le immagini mentali aumentano di un milione di volte. Perché invece non lasci andare tutto e trai profitto cedendo al Maestro? Allora tutti i tuoi nemici diventeranno amici. Ma, solo l’Uno può essere così magnanimo ed è il Sé o Brahman-ahambhava.
  4. Dico queste parole non per egoismo. È semplicemente mio dovere e dico questo non per il tuo o il mio bene, ma per il bene di tutti.

The truth is Brahma-ahambhava the Universal “brahman-am-I”.

Vast Light of Grace! Transcendent Compassion

OM TAT SAT

FILIPPO FALZONI GALLERANI