Dalla Psicologia Transpersonale alla Psicologia Integrale

La Psicologia Transpersonale è un approccio alla spiritualità e alla filosofia perenne in linea con i nuovi paradigmi della scienza e del pensiero moderno. La Psicologia Integrale cerca di includere il meglio della ricerca scientifica della psicologia, la consapevolezza di sé e la terapia e trarre ispirazione dalle grandi tradizioni spirituali che ne sono state la base.
La Psicologia ha origine dalle tradizioni spirituali, ma per affermarsi come scienza ha presto assunto un approccio materialista che ha escluso le dimensioni più profonde dell’Essere. Per secoli filosofi e mistici hanno riconosciuto la “Grande Catena dell’Essere” o “Grande Campo dell’Essere”, che è rappresentata da dimensioni e livelli che trascendono e includono i precedenti: dalla materia, alla vita, alla mente, all’anima, allo spirito. Negli ultimi 3000 anni, i filosofi del Perenne si sono trovati in accordo quasi unanime sui principali livelli del Grande Campo, sebbene il numero delle divisioni di questi livelli possa variare. Alcune tradizioni presentano solo tre maggiori livelli (corpo, mente e spirito o grossolano, sottile e causale). Altri ne hanno presentati cinque (materia, corpo, mente, anima e spirito), altri sette come per i sette chakra del Kundalini Yoga. Filosofi del Perenne come Plotino e Aurobindo hanno usato una dozzina di livelli di coscienza, altri avevano distinzioni molto complesse con anche 108 suddivisioni dei livelli dell’Essere e della Coscienza. Il Grande Campo è un grande nido morfogenetico che offre uno spazio di sviluppo ai potenziali umani.
In Occidente la religione presto si allontanò dallo Spirito e l’uomo ne fece un sanguinario strumento di potere, che contraddiceva gli insegnamenti dello stesso Dio che si voleva imporre con la violenza al mondo intero. La reazione a questa decadenza ha ispirato l’Illuminismo che ha rappresentato la vittoria della Ragione sul dogma e la superstizione. Tuttavia la reazione ai misfatti delle religioni fu eccessiva e andrò troppo oltre sino a negare del tutto l’esistenza dell’anima e dello spirito. Fu come buttare il bambino con l’acqua sporca, perché per combattere i crimini della Chiesa e osservare i fatti senza il filtro del dogma, si negò del tutto l’esistenza dell’autentica spiritualità sino a considerare “reale” solo la materia. Da questa prospettiva avere fede è come credere a Babbo Natale, le esperienze mistiche sono viste come una forma d’isteria e i mondi invisibili sono considerati solo fantasia. Purtroppo ancor oggi è vero che a livello di massa ciò che viene presentato come spirituale e religioso ha troppo spesso i connotati patologici di una fuga dalla realtà, di una stampella dell’ego, che è una parodia della vera spiritualità. Il risveglio spirituale è sempre l’eccezione, si dice che “pochi cercano la Verità e di quei pochi pochissimi la trovano”. Ma il fatto che la trascendenza dell’io, la percezione dell’Unità della vita e della sacralità dell’Essere siano esperienze destinate a pochi non ne inficia la realtà.
C. G. Jung fu accusato di misticismo perché riconosceva l’importanza dell’anima e della realizzazione del Sé. Jung considerava i simboli delle religioni dei prodotti dall’inconscio collettivo che correttamente interpretati rappresentano il cammino interiore attraverso il quale l’individuo si emancipa per individuarsi e autorealizzarsi. Ma per il solo fatto di trattare temi che la scienza considera tabù, la psicologia junghiana è stata a lungo esclusa dalle istituzioni al contrario della visione materialistica di Freud che ha profondamente influenzato gran parte della cultura occidentale. I numerosi studiosi del Perenne, tra cui numerosi orientalisti, sono stati relegati sino ad anni recenti in un’area che la scienza ufficiale non ha mai preso seriamente in considerazione. Una prima svolta si ebbe quando la Fisica quantistico-relativistica mise in evidenza una realtà ineffabile oltre lo spazio-tempo che poteva collimare con le visioni dei mistici e giustificare fenomeni che la ragione considerava impossibili.
Negli anni ‘60 del secolo scorso i tempi erano maturi perché questa grave lacuna della psicologia fosse colmata con la nascita della Psicologia Umanistica e poi della Psicologia Transpersonale. La Psicologia Transpersonale ha cercato di offrire un’interpretazione psicologica della Grande Catena dell’Essere riadattata alle conoscenze scientifiche moderne. Una Psicologia che riconosce i piani sottili e le dimensioni esistenziali e spirituali dell’essere umano.
Stanislav Grof con le tecniche esperienziali della Respirazione Olotropica e Ken Wilber, con la sua straordinaria e vasta opera di sintesi sostenuta da ricerche interdisciplinari che abbracciano Oriente e Occidente, sono tra le figure più rappresentative del movimento transpersonale. Negli ultimi anni sono stati pubblicati sulla Psicologia Transpersonale centinaia di libri e il Journal of Transpersonal Psychology, le cui prime pubblicazioni risalgono alla fine degli anni ’60, è una vasta e interessantissima raccolta di studi e ricerche a sostegno di una visione ampia e coerente.
Dal momento che gli stati non ordinari di coscienza sono spesso la chiave di accesso alla nuova coscienza, la Psicologia Transpersonale ha dato ad essi eccessiva importanza. Secondo Wilber uno dei problemi più comune consiste nel confondere gli stati prerazionali con gli stati transrazionali dato che entrambi non sono razionali. Per colare queste lacune ha ideato la “Psicologia Integrale” che è un’ulteriore evoluzione della Psicologia Transpersonale. Wilber cerca di includere il meglio della ricerca scientifica della psicologia con l’essenza delle grandi tradizioni spirituali. Un tentativo di integrare alcune delle intuizioni di sorgenti premoderne, moderne e postmoderne, riconoscendo che ognuna ha qualcosa d’importante da insegnare.
Nel primo capitolo del suo libro “Psicologia Integrale”, Wilber inizia chiarendo le basi essenziali del terreno di ricerca: “La psicologia è lo studio della coscienza umana e delle sue manifestazioni nel comportamento. Le funzioni della coscienza includono la percezione, il desiderio, la volontà e l’azione. Le strutture della coscienza, di cui alcune sfaccettature possono essere inconsce, includono il corpo, la mente, l’anima e lo spirito. Gli stati di coscienza includono gli stati normali (veglia, sonno e sogno) e gli stati alterati (stati non ordinari e meditativi). I modi della coscienza includono l’estetica, la morale e la scienza. Lo sviluppo della coscienza si espande per l’intero spettro dal “prepersonale” al “personale” e al “transpersonale”, dal subconscio, al conscio al superconscio, dall’id, all’ego, allo Spirito. Gli aspetti relazionali e comportamentali della coscienza si riferiscono alla sua mutua interazione con il mondo oggettivo esteriore e il condiviso mondo socioculturale di percezioni e valori condivisi”. Il grande problema della psicologia, per come si è storicamente sviluppata, è che la maggior parte delle diverse scuole ha scelto solo uno dei molteplici aspetti di questo fenomeno straordinariamente ricco e sfaccettato, annunciando che solo quello era l’aspetto che valeva la pena studiare o perfino che era l’unico aspetto esistente. Il Comportamentismo ha ridotto la coscienza alle sue manifestazioni comportamentali osservabili. La psicoanalisi ha ridotto la coscienza alle strutture dell’io e al loro impatto con l’id. L’Esistenzialismo ha ridotto la coscienza alle strutture personali e alle modalità intenzionali. Molte scuole di Psicologia Transpersonale focalizzano l’attenzione solamente sugli stati alterati di coscienza, senza una coerente teoria dello sviluppo. Le Psicologie dell’Oriente tipicamente eccellono nella descrizione dello sviluppo della coscienza dagli ambiti personali a quelli transpersonali, ma hanno una comprensione molto limitata degli sviluppi precedenti, cioè dal prepersonale al personale. La scienza cognitiva porta l’empirismo scientifico ad affrontare il problema, ma spesso finisce nel ridurre semplicemente la coscienza alle dimensioni obbiettive dei meccanismi neuronali e a funzioni simili a quelle di un biocomputer, devastando così il mondo della vita e della coscienza stessa. Wilber considera tutti questi aspetti una parte importante della psicologia ma con la sua Psicologia Integrale offre un quadro più ampio del mistero della natura umana nella sua pienezza.
Le teorie sono necessarie per orientarsi ma non è sufficiente conoscerle per ottenere una trasformazione reale. Una psicologia dell’Essere non può essere insegnata a chi non è pronto e non può essere praticata correttamente da chi ha compreso i concetti senza avere sperimentato direttamente il proprio sé. Non bastano letture e ascoltare conferenze, è necessaria una profonda e sincera autoindagine, il confronto con l’ombra e un autentico risveglio del cuore.

Filippo Falzoni Gallerani

Compendio del pensiero di Ken Wilber,  traduzione della Dott.ssa Visini nel link: “Lineamenti di una psicologia integrale”.

Il Libro Psicologia Integrale: http://www.macrolibrarsi.it/libri/__psicologia-integrale-ken-wilber-libro.php

Scienza e ricerca interiore

Tratto da l’Io Trasparente, volume I.

Siamo intrappolati all’interno della bolla di percezione e quello di cui siamo testimoni è un riflesso della nostra visione del mondo, la nostra descrizione. Arrestando il dialogo interno, sfondiamo la barriera che ci separa da noi stessi.

Carlos Castaneda

La scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca.

Albert Einstein

Come abbiamo visto la Psicologia Transpersonale nasce dal bisogno di integrare le conoscenze della psicologia convenzionale e dell’approccio di una scienza rigidamente ristretta all’osservazione oggettiva e distaccata di fenomeni fisici, con le conoscenze caratteristiche dei cammini coscienziali e spirituali e con i nuovi paradigmi quantistico-relativistici. La descrizione del mondo che nasce dai nuovi paradigmi scientifici ci mostra un universo molto diverso da quanto percepito dai sensi ordinari e dalla concezione materialista comune. La natura olografica della realtà suggerita da molti scienziati è molto vicina alla descrizione dei mistici di tutti i tempi che sono giunti a questa conoscenza attraverso l’osservazione attenta di sé e della mente.

Si possono studiare le esperienze interiori e soggettive seguendo i principi basilari della scienza non ristretta, che amplia i suoi orizzonti alle ipotesi più rivoluzionarie per la comprensione della natura umana, senza trascurare il proprio rigore. Questa “scienza ampia” applica anche alle dimensioni immateriali i tre principi basilari: un’ipotesi e una procedura per confermare e mettere alla prova l’ipotesi attraverso la raccolta di dati e il confronto di questi dati con una comunità d’esperti che hanno ripetuto l’esperienza e raccolto altri dati evidenti. Le esperienze interiori possono essere sottoposte a ricerche che soddisfano questi requisiti scientifici: se ad esempio s’ipotizza la possibilità di esperienze interiori liberatorie e d’insight profondo, si applica una procedura appropriata (come la meditazione e le pratiche di respirazione); si osservano le esperienze direttamente sperimentate; infine si confrontano i risultati con un altro gruppo di meditanti esperti e si osservano coerenti correlazioni. Non solo la scienza, libera da anguste limitazioni, può essere applicata a ciò che riguarda le sfere interiori, ma è ormai inequivocabilmente dimostrato che gli stati di coscienza hanno correlati sul piano fisico e influenzano la realtà. Si può constatare, ad esempio, che quando il meditante raggiunge stati che egli trova ben definiti con termini come estatici, spirituali, o mistici, l’eeg presenta spesso ampie onde delta altresì caratteristiche del sonno senza sogni. (Vedi questi concetti sviluppati da Ken Wilber in INTRODUZIONE AL VOLUME 8 della sua opera omnia, che trovate nel volume II di questo libro). Altre alterazioni importanti riguardano le risposte dei neurotrasmettitori e sull’argomento rimando alla lavoro di Candace Pert.

Perché scienza e religione possano incontrarsi sono necessari chiarimenti su che cosa s’intenda per scienza e cosa per religione. Vediamo che, sia per la scienza sia per la religione, ci sono due modalità principali d’esplicazione. Se la scienza può essere ampia o ristretta, la religione può essere traslativa o trasformativa, ovvero sostenere l’io separato e consolarlo, oppure indicare vie e metodi per trascenderlo.

Dopo aver riconosciuto quali aspetti della scienza e della religione possono incontrarsi, dobbiamo anche constatare motivi di confusione che rendono arduo per la comunità scientifica accettare le realtà spirituali: la gente comune e gli accademici cadono nell’errore che Wilber definisce «pre-trans fallacy». Cioè: poiché le esperienze transpersonali e spirituali non sono razionali, si confondono con le prerazionali che sono regressive. Così il preegoico si confonde con il transegoico, il prerazionale con il transrazionale ecc. Questo porta a situazioni in cui o si considerano manifestazioni patologiche le esperienze spirituali, o si prendono per manifestazioni spirituali le esperienze patologiche. Quando queste difficoltà sono riconosciute e gli aspetti sani e malati dello sviluppo sono ben differenziati, si possono osservare e studiare con occhio scientifico anche le strade che conducono ai livelli superiori della coscienza. Con quest’integrazione la psicoterapia può comprendere la prospettiva della realizzazione spirituale, della trascendenza e della conoscenza di sé.

Citazioni:

… quando guardiamo una persona, l’immagine della persona è in realtà sulla superficie delle nostre retine. Eppure noi non percepiamo la persona come se fosse sulle nostre retine. Noi la percepiamo come se fosse “nel mondo là fuori”. Allo stesso modo, quando urtiamo il dito di un piede, noi sperimentiamo il dolore in quel punto. Ma il dolore non è realmente nel dito. È un processo neurofisiologico che è in atto. Creare l’illusione che le cose sono localizzate là dove in effetti non sono è la principale caratteristica dell’ologramma. (…) Una delle implicazioni più sorprendenti del potenziale quantico è la sua implicazione nella natura della posizione. A livello della nostra vita quotidiana, le cose hanno determinate posizioni, ma, a livello quantico, l’ubicazione cessa di esistere. Tutti i punti dello spazio diventano uguali a tutti gli altri punti nello spazio e non ha più senso parlare di qualcosa che sia separato da tutto il resto. I fisici chiamano questa proprietà “non-località”. […] Dovremmo sempre ammettere che la nostra rappresentazione della realtà può essere più facile da afferrare che la realtà stessa, ma non dobbiamo confondere le due cose.

Michael Talbot (autore di numerosi libri sul Nuovi Paradigmi della fisica quantistica)

Il mondo è il costrutto delle nostre sensazioni, percezioni, memorie. Conviene guardarlo come esistente in modo proprio e oggettivo. Ma certamente non diventa manifesto grazie alla propria esistenza. Il suo manifestarsi dipende da vari fatti in determinate parti di questo stesso mondo, cioè da certi avvenimenti che accadono nel cervello. La ragione per cui il nostro ego senziente, intelligente e pensante è introvabile all’interno della nostra rappresentazione scientifica del mondo è spiegabile facilmente con otto parole: perché è esso stesso quella rappresentazione del mondo. Il mondo mi è dato in una sola volta, non ve n’è uno esistente e l’altro percepito. Il soggetto e l’oggetto sono una sola cosa. Non si può dire che la barriera tra di loro sia crollata quale risultato delle recenti esperienze, per il semplice fatto che questa barriera non esiste. Il mondo è dato in una sola volta. Nulla è riflesso. L’immagine riflessa e quella originale sono identiche. Il mondo esteso nello spazio/tempo è solo la nostra rappresentazione.

Erwin Schrödinger, Premio Nobel per la Fisica

Le culture occidentali sono sempre state affascinate dai sogni, ritenuti in grado di divinare il futuro o di risvegliare ricordi del passato, persino delle vite precedenti. Recentemente, c’è stato molto interesse intorno ai sogni lucidi. La fisica quantica può spiegarci come e perché sogniamo? C’è un cervello olografico alla sua base?

Un estremo è l’idea di un mondo oggettivo che segue il suo regolare corso nello spazio e nel tempo, a prescindere da qualsiasi tipo di soggetto osservante: questa è stata l’immagine che ha guidato la scienza moderna. All’altro estremo c’è l’idea di un soggetto, che sperimenta misticamente l’unità del mondo e non ha più di fronte a sé un oggetto o un mondo oggettivo: questa è stata l’immagine che ha guidato il misticismo asiatico. Il nostro pensiero si muove da qualche parte nel mezzo, tra queste due concezioni limitate; dovremmo mantenere la tensione derivante da questi opposti.

Werner Heisenberg, Premio Nobel per la Fisica

L’accesso alla realtà olografica diventa disponibile esperienzialmente quando la nostra coscienza è libera dalla sua dipendenza dal corpo fisico. Fino a quando rimaniamo legati al corpo e alle sue modalità sensoriali, la realtà olografica può al meglio essere un costrutto intellettuale. Quando si è liberi dal corpo, la si sperimenta direttamente. Ecco perché i mistici parlano delle proprie visioni con tale certezza e convinzione, mentre coloro che non hanno sperimentato questo regno in prima persona restano scettici o addirittura indifferenti.

Kenneth Ring

Si può comprendere davvero che gli oggetti sono “eventi” solo quando si riconosce che spazio e tempo si compenetrano. […] La realtà trascendente e immanente sono astrazioni che escludono la vita ordinaria. La vita ordinaria è un’altra astrazione che esclude le altre due subtotalità.

Bohm, Premio Nobel per la Fisica

Poiché noi non siamo in fin dei conti separati dagli oggetti che osserviamo, e a un certo livello siamo un “continuum” con essi, non possiamo interagire con essi. In un certo strano senso noi siamo gli oggetti. […] I nostri sensi non sono separati da ciò che è “là fuori”, ma sono intimamente coinvolti in un complesso processo di feed-back, il cui risultato finale è di creare ciò che è “là fuori”. Cosa è là fuori? Il nostro mondo è “costruito” dalle parole dai nostri credo culturali. Ciò che chiamiamo realtà è imparata. […] La scoperta che la materia è soprattutto composta di spazio vuoto distrugge le nozioni di oggetti solidi dello scienziato di fisica. Secondo come la osserviamo, un’entità subatomica manifesta le proprietà di particella e di onda. Quando queste entità si comportano come particelle esse agiscono come se fossero impacchettate in un piccolo volume di spazi. […] La coscienza è il solo strumento che noi abbiamo per esaminare la coscienza. In tal modo siamo chiusi in un dilemma senza fine – uno specchio che riflette infinitamente una situazione riflessa, e dalla quale non c’è scampo.

Michael Talbot

 L’intima unità degli opposti non è affatto un’idea che si limita ai mistici, dell’Oriente o dell’Occidente. Se consideriamo la fisica dei giorni nostri, il campo in cui l’intelletto degli occidentali ha compiuto i più grandi passi, ci troveremo di fronte a un’altra versione della realtà come unione di opposti. Nella teoria della relatività, per esempio, i vecchi contrari della quiete opposta al moto sono diventati totalmente indistinguibili, e cioè “ciascuno è entrambi”. Un oggetto che appare in stato di quiete per un osservatore è, allo stesso tempo, in moto per un altro osservatore. Analogamente, la scissione tra onda e particella scompare nelle “ondelle”, e il contrasto tra struttura e funzione svanisce. Anche la secolare separazione della massa dall’energia è caduta con il E = mc2 di Einstein, e questi vecchi “opposti” sono ora visti semplicemente come due aspetti di una realtà, una realtà di cui Hiroshima è stata così drammaticamente testimone.

In maniera analoga, opposti quali soggetto e oggetto, tempo e spazio sono ora considerati reciprocamente interdipendenti cosicché formano un continuo intrecciato, una singola struttura unificata. Ciò che chiamiamo “soggetto” e “oggetto” sono, come comprare e vendere, solo due modi diversi di porsi di fronte a un singolo processo. E poiché lo stesso vale per tempo e spazio, non possiamo più parlare di un oggetto posto nello spazio o che si presenta nel tempo, ma solo di un evento spazio/tempo. La fisica moderna, in breve, mostra che la realtà può solo essere considerata un’unione di opposti. Riportiamo ora le parole del biofisico Ludwig von Bertalanffy: Se ciò che è stato detto è vero, la realtà è ciò che Nicola Cusano chiamò la coincidentia oppositorum. Il pensiero discorsivo rappresenta sempre solamente un aspetto della realtà ultima, chiamata Dio nella terminologia del Cusano; essa non esaurirà mai la sua infinita molteplicità. La realtà ultima è dunque un’unità di opposti. Dal punto di vista della coincidentia oppositorum (la coincidenza degli opposti), quelli che ritenevamo essere opposti completamente separati e irreconciliabili si sono rivelati, per dirla con la frase di Bertalanffy, “aspetti complementari della stessa e unica realtà”.

Ken Wilber, Oltre i Confini

Nella fisica quantistica, la materia e lo spazio/tempo vuoto diventano tutt’uno. I cosiddetti “materiali di base della realtà” non sono oggetti nel senso che noi conosciamo, ma (piuttosto) queste bolle nella schiuma quantica assomigliano a dei wormholes, cioè piccoli vortici attraverso la fabbrica dello spazio/tempo che possono collegare due regioni diverse dello spazio. I nostri cervelli costruiscono matematicamente la realtà obiettiva, interpretando frequenze che sono in fondo proiezioni da un’altra dimensione, un ordine più profondo di esistenza che è al di là sia dello spazio sia del tempo. Il cervello è un ologramma avvolto in un universo olografico. Pribram dice: “Non è che non ci siano tazze da tè e granelli di sabbia là fuori. Significa solo che una tazza da tè ha due aspetti ben diversi della propria realtà. Quando è filtrata dalla lente del nostro cervello, si manifesta come tazza. Ma, se fosse possibile liberarci dalle nostre lenti, noi potremmo sperimentarlo come un modello d’interferenze. Quale è reale e quale un’illusione? Entrambi sono reali per me”, continua Pribram, “o se volete, nessuna delle due è reale”. Possiamo considerarci come una massa confusa interamente avvolta nell’ologramma cosmico, considerarci come un cervello/mente olografico che osserva un mondo olografico, è di nuovo un’astrazione, un tentativo di separare due cose che in fondo non possono essere separate.

Michael Talbot

 

Lo spazio non esiste, il tempo non esiste, la massa non esiste. Ciò che può riempire il Nulla è solo un’idea…

Massimo Corbucci, Fisico nucleare

Conclusione

Se la realtà spirituale può apparire astratta e inconcepibile, è davvero interessante confrontarla con la descrizione della realtà gli scienziati che potete leggere qui sotto. L’idea che l’universo sia un prodotto della Coscienza, e che la materia, sia una forma creata dallo Spirito che la trascende, è negata dai materialisti che considerano invece la mente-coscienza quale prodotto casuale dell’evoluzione della materia. Sottopongo all’attenzione dei lettori le recenti teorie dei più eminenti scienziati sull’origine dell’Universo, tratti dalla rivista «Scientific America», perché è notevole costatare come la spiegazione “scientifica” sia altrettanto impensabile.

Com’è iniziato l’Universo

Nel 1983 James B. Hartie dell’Università della California a Santa Barbara e Stephen W. Hawking dell’Università di Cambridge applicarono la meccanica quantistica all’universo nel suo complesso, ricavando una funzione d’onda cosmica analoga a quelle degli atomi e delle particelle elementari. Tale funzione d’onda determina le condizioni iniziali dell’universo. Secondo questo metodo, la distinzione usuale fra futuro e passato scompare nei primissimi istanti dell’universo; la direzione temporale assume le proprietà di una direzione spaziale. Proprio come non vi è un confine dello spazio, così non vi è un inizio identificabile del tempo. In un’ipotesi alternativa, Alexander Vilenkin della Tufts University ha proposto una funzione d’onda con effetto tunnel determinata dalla probabilità relativa che un universo di dimensione zero diventi spontaneamente un universo di dimensione finita. In seguito Hawking e Neil G. Turok, anch’egli di Cambridge, hanno proposto che una bolla inflazionaria aperta potrebbe essersi creata spontaneamente dal nulla. Questa nuova versione dell’inflazione aperta evita la necessità del decadimento del falso vuoto, ma Vilenkin e Andrei D. Linde della Stanford University hanno messo in dubbio le assunzioni su cui si basano i calcoli. Nel frattempo, il resto dell’universo continua la sua espansione inflazionaria, come ha sempre fatto. Ma Vilenkin e Arvind Bolhe, anch’egli della Tufts University, hanno sostenuto che anche questa estensione dell’inflazione non descrive completamente l’origine dell’universo. Sebbene l’inflazione possa essere eterna nella direzione in cui procede il tempo, deve comunque aver avuto un inizio. Richard Gott iii e Li-Xin Li della Princeton University hanno proposto di recente che il cosmo sia intrappolato in uno stato ciclico, come un “crononauta” che torni indietro nel tempo e diventi la sua stessa madre. Una persona del genere non ha progenitori; non è possibile alcuna spiegazione della sua provenienza. Nell’ipotesi di Gott e Li, la nostra bolla si è staccata dal protouniverso ciclico: ora non è più ciclica, ma continuerà sempre a espandersi e a raffreddarsi. Purtroppo potrebbe essere molto difficile (sebbene forse non impossibile) mettere alla prova queste ipotesi. L’inflazione cancella quasi tutti i segni osservabili di ciò che l’ha preceduta. Molti fisici ritengono che una spiegazione più completa dell’universo preinflazionario e dell’origine delle leggi fisiche stesse, dovrà attendere una teoria fisica veramente fondamentale, forse quella delle stringhe. Vivere in un universo a bolla ha conseguenze interessanti, per esempio un osservatore alieno potrebbe passare tranquillamente dall’esterno all’interno della bolla. Una volta entrato, però, non potrebbe più uscirne (proprio come non possiamo farlo noi) perché dovrebbe viaggiare a velocità superiore a quella della luce. Un’altra implicazione è che il nostro universo è solo una di un’infinità di bolle immerse nel vasto mare agitato di falso vuoto in perenne espansione.

Filippo Falzoni Gallerani, 2005

Su Sri Aurobindo

Maestri Indiani:  Sri Aurobindo

Una nuova Coscienza

Aurobindo è una delle grandi figure dell’India moderna, ebbe una funzione politica per la liberazione dell’India dal giogo coloniale, ma è stato principalmente un profondo filosofo, un mirabile poeta e un grande mistico. Il modello di sviluppo dello Yoga Integrale ha ispirato la Psicologia Integrale e Transpersonale ed è un riferimento sempre valido all’interno delle più avanzate ipotesi scientifiche sulla natura della coscienza.
Aurobindo nasce a Calcutta nel 1872 da Krishnadan Ghose, un medico idealista e da Swarmalata Bose, figlia di Rajnarayan Bose, un noto letterato. Il padre, che ammirava la scienza e la tecnologia occidentali, lo manda a studiare in Inghilterra, ma gli invia pochissimo denaro perché troppo spesso lavora gratuitamente per i non abbienti. Così Aurobindo deve mantenersi con le borse di studio che ottiene grazie ai suoi eccellenti risultati. Supera tutti gli esami a Manchester e a Londra sino a essere ammesso al prestigioso King’s College di Cambridge, l’università delle classi dirigenti.

Dotato di una memoria e di un’intelligenza straordinarie impara l’italiano, il tedesco e lo spagnolo per poter leggere Dante, Goethe e Cervantes in originale e diviene presto un profondo conoscitore della letteratura occidentale antica e moderna. Al suo ritorno in India, Aurobindo è fortemente impressionato nel vedere che il suo paese è crudelmente sfruttato dagli inglesi che stanno cercando di sradicare l’antica cultura indiana come fosse solo superstizione di un popolo inferiore.
Nonostante abbia ruoli di prestigio come segretario personale del Maharaja di Baroda e sia vicepreside all’università di letteratura dove insegna, si mette alla guida di un movimento anticolonialista con l’intento di risvegliare la coscienza del suo popolo. Diventa un personaggio molto scomodo per l’Impero Britannico e nel 1908, denunciato da falsi testimoni, è arrestato e condotto nel carcere di Alipore con l’accusa di essere il mandante di un attentato dinamitardo. Vi rimarrà un anno in attesa di un processo che avrebbe potuto comportare la pena di morte, ma nell’isolamento del durissimo carcere avviene il suo pieno risveglio spirituale.
Entra in contatto con una guida disincarnata che lo porta a realizzare in poco tempo la pienezza dello Yoga della Gita e a riconoscere la propria essenza spirituale. Ricorda che questa è la stessa voce interiore che tempo prima lo aveva avvertito che presto avrebbe dovuto passare un periodo d’isolamento e totale solitudine. In carcere, nei momenti più difficili in cui la mente vacilla di fronte al naufragio del suo progetto esistenziale, riconosce in sé la presenza di una consapevolezza superiore che non appartiene al suo io ma a Vasudeva, il divino stesso in lui. (Vasudeva è un nome di Krishna).
Nel primo discorso pubblico dopo il rilascio afferma di aver compreso che una forza superiore ha diretto ogni avvenimento e dopo essere entrato in contatto cosciente con essa i suoi scopi non sono più politici, bensì il suo compito è quello di portare l’umanità verso più vasti spazi di consapevolezza. La sua realizzazione “Supermentale” è la manifestazione del gradino evolutivo che attende la coscienza umana.
Aurobindo racconta che quando, durante la reclusione, riconobbe in sé il Divino iniziò a vederlo in ogni cosa. Le stesse mura del carcere erano della sostanza di “Vasudeva” e persino i falsi testimoni e il pubblico ministero erano quell’Unico Essere. Le cose si volgono a suo favore e uscito dalla prigione si reca al Sud in Tamil Nadu dove vivrà il resto della sua vita a Pondicherry, una linda cittadina coloniale francese che si affaccia sul mare. Il Tamil Nadu è una delle più belle regioni dell’India, zona costellata da antichissimi e grandiosi templi, che da secoli è patria di dinastie di grandi Yogi tra cui Ramana Maharshi. Qui svolgerà il suo grande lavoro interiore che ha come scopo lo sviluppo della coscienza collettiva verso un più alto stato di consapevolezza.

Lo Yoga Integrale

Attorno a lui si riuniscono ricercatori spirituali e nasce un piccolo ashram, ma è dopo l’incontro con Mirra Alfassa, “Mère”, che sarà la sua controparte spirituale, che si sviluppa un grande centro che attira devoti da tutto il mondo. Mirra sin da bambina aveva manifestato straordinarie doti psichiche e paranormali ma, appartenendo a una famiglia d’intellettuali atei, dovette nascondere le sue esperienze extracorporee e transpersonali.
Nelle sue visioni le appariva una figura vestita con una specie di tunica bianca con lunghi capelli e occhi penetranti. Quando in visita in India incontrò Aurobindo lo riconobbe esattamente come il personaggio delle sue visioni persino negli inconsueti abiti orientali. L’incontro di una figura femminile in grado di aiutarlo sul piano pratico e di comprenderlo sul piano spirituale permise ad Aurobindo di portare avanti il grande progetto che, dopo la sua scomparsa nel 1950, inizia a prendere la forma di una città del futuro, basata sulla nuova coscienza.
Aurobindo concepisce il suo “Yoga Integrale” e si dedica a tempo pieno alla meditazione e alle sue opere filosofiche e poetiche e mantiene contatti con i devoti rispondendo a migliaia di lettere e per molti anni è tanto assorbito da questo compito da apparire in pubblico dal balcone della sua stanza solo una volta all’anno.
Aurobindo, che dormiva solo 3 ore per notte, scrive anche sei libri contemporaneamente. Al riguardo disse in una lettera: “Vorrei sottolineare che non pensavo quando scrivevo di filosofia come non penso mai quando scrivo queste lettere e queste risposte… Scrivo nel silenzio mentale cose che arrivano già formate… Il migliore sollievo per il cervello è quando il pensiero si forma fuori del corpo e al di sopra del capo. In ogni caso per me è avvenuto così”.
Oggi chi si addentra nei ponderosi 20 volumi della sua opera rimane sopraffatto dalla profondità, lucidità e ampiezza del suo pensiero. Tuttavia, con il suo caratteristico humor, Aurobindo disse che tutta la sua opera era stata scritta al solo scopo di calmare la mente dei seguaci. L’insegnamento, infatti, è diretto a una coscienza che va oltre l’uomo attuale identificato con il corpo-mente a un livello di sviluppo ancora imperfetto e conflittuale che deve essere superato.
Nelle sue opere presenta una visione del mondo, della coscienza e dell’evoluzione che il premio Nobel Romain Rolland definì “la più vasta sintesi mai realizzata tra il genio dell’Asia e il genio dell’Europa”. Aldous Huxley invece parlò di Sri Aurobindo come del “Platone delle generazioni future”. Chi visita Auroville vi trova un laboratorio della coscienza dove risiedono migliaia di occidentali e indiani che stanno cercando un modo diverso di essere e di vivere anche se con i limiti e i difetti che l’umanità porta con sé. L’insegnamento di Aurobindo e Mère, invero, è diretto a un’umanità che si risveglia alla propria natura divina, cosa che attualmente è ancora abbastanza rara. Ma di certo il visitatore sensibile percepirà la bellezza e l’atmosfera che si respirano in questo luogo e la luce che Aurobindo ha lasciato sul sentiero della verità.

Se si è consapevoli della propria anima, si sente che lo psichico è il proprio vero essere, mentre la mente e il resto cominciano a essere soltanto gli strumenti di ciò che è più profondo… Sri Aurobindo – Lettere sullo Yoga – Vol. IV – Cap. XXI – pagg. 160-161

Legge e scopo principale della vita individuale è la ricerca del proprio sviluppo. Consapevolmente o semi consapevolmente, o con un inconscio e oscuro brancolare, la vita individuale si sforza sempre, e a buon diritto, di trovare un’autoespressione, cioè di scoprire in sé la legge e il potere del proprio essere e attuarli… 

Aurobindo, The Human Cycle

Per avvicinare il pensiero di Aurobindo un buon libro di facile lettura è: “L’avventura della coscienza” di Satprem, Ed. Mediterranee.
Di Aurobindo due testi fondamentali della sua sterminata opera sono: “La Sintesi dello Yoga” (3 volumi), Ediz. Ubaldini  e “La Vita Divina” (2 volumi), Ediz. Mediterranee.

Bibliografia completa: http://www.sriaurobindoyoga.it/bibliografia.htm

Il Rebirthing Transpersonale

Il Rebirthing è stato diffuso negli USA negli anni 70, anche se le sue origini sono molto antiche e collegate al Pranayama del Kundalini Yoga e ad antiche pratiche del Taoismo. In Italia questa tecnica è stata sviluppata come metodo specifico in linea con i principi della Psicologia Transpersonale dal Dott. Filippo Falzoni Gallerani.
Il Rebirthing Transpersonale, oltre ad essere un efficace catalizzatore di grande potenziale terapeutico si dimostra un potente strumento per entrare in contatto con stati non ordinari di coscienza, stati meditativi, di iperlucidità e con dimensioni coscienziali non ordinarie, favorendo lo sviluppo della consapevolezza e dell’intuizione.
La Psicologia Transpersonale è diretta allo sviluppo delle potenzialità e degli aspetti più sani e creativi dell’individuo. E’ detta “Transpersonale” perché indirizzata a qualcosa che va oltre l’io e trascende l’atteggiamento egocentrico e l’identificazione con la personalità per attingere alla natura profonda dell’Essere. Una psicologia che non focalizza la sua attenzione solo alla patologia, ma che riconosce i sentieri che conducono alla liberazione, alla serenità, e ad una più profonda consapevolezza.
L’individuo può liberarsi dai conflitti interiori e dal chiacchierio mentale che conduce a percezioni distorte e condizionate. Può entrare in contatto con la propria Essenza e riconoscere il vero Sé. Tale Sé profondo non e schiavo della mente, è la sempre presente consapevolezza substrato di ogni esperienza. La realizzazione del nostro sé offre all’individuo incomparabile lucidità, equilibrio ed efficienza psicofisica.
La ricerca interiore conduce alla conoscenza di Sé e culmina con la liberazione dalla sofferenza e alla “comprensione intuitiva della natura dell’Essere”.

Guida o terapeuta?

Guida o terapeuta?

Dopo tanti anni trovo sempre entusiasmante il mio lavoro. Vedere ogni giorno gli incredibili risultati che la respirazione può produrre è una soddisfazione incomparabile. L’intensità e la profondità delle esperienze rendono ogni giornata appassionante. La pratica seppure molto semplice  ha basi scientifiche, filosofiche e spirituali profonde che è molto difficile riassumere in poche parole.
Ho sempre avuto la passione di condividere ciò che trovo illuminante e un moto spontaneo mi spinge a trasmettere ciò che ho compreso. Ho scritto molte pagine e numerosi libri, ma mi rendo conto che nell’era informatica è necessaria la sintesi ed è questo che ora cerco di fare.
Credo che il tempo dei Maestri sia finito, i grandi hanno già parlato e le verità essenziali sono già state dette, scritte e tradotte in ogni lingua. E’ facile ripetere le parole dei Maestri del passato e con questo far credere di essere “più spirituali” di chi non le conosce, ma questo è già cadere in un inganno mentale. Lo Spirito non è nelle parole, nell’esperienza, nella cultura ma nella vera umanità e autenticità dell’essere. E’ venuto il tempo di vivere gli insegnamenti con umiltà e sincerità e di incarnare la verità spontanea del cuore invece di sostenere delle idee, per “spirituali” che possano essere. Per vivere in verità dobbiamo lasciare la prospettiva convenzionale e rifiutare ciò che è falso anche se per la maggioranza è la norma. Appena ci identifichiamo con le fluttuazioni mentali perdiamo il contatto con il vero “Essere”, con la “presenza non divisa, qui e ora”. Chi si crede un Maestro inevitabilmente crea proiezioni e dipendenza e a questo punto anche le parole di saggezza possono essere dannose se conoscerle fa sentire superiori a chi le ignora. Persino i concetti spirituali possono diventare una prigione mentale che allontana dallo Spirito, dilata l’ego e complica la vita. Ciò che libera non nasce da motivazioni egocentriche, bensì è una diversa percezione del rapporto con il mondo, oltre la mente divisiva che è all’origine di ogni conflitto. Per questo si dice: “Il metodo giusto in mano all’uomo sbagliato funziona nel modo sbagliato”. Chi è a contatto con il “Sé” è semplice e autentico, è se stesso senza pretese di essere ciò che non è; non si sente “qualcuno” e tantomeno cerca di diventarlo. 
Chi vede la realtà oggettivamente fluisce con il divenire senza bisogno di un’immagine di sé e trova spontaneo ciò che lo guida alla realizzazione. Ha successo perché non lo cerca. Il terapeuta è colui che “assiste alla guarigione”, non agisce, ma si limita a suggerire un metodo e a creare un contesto adatto, per risvegliare il potenziale di autoguarigione di ognuno. E’ colui che aiuta l’individuo a trovare il Maestro, l’energia, l’entusiasmo e le risposte in sé stesso e a non avere quindi più bisogno d’aiuto.
Diventare padroni del software del cervello significa riconoscere chi è il padrone di casa e quindi usare il pensiero per quel che serve senza diventarne schiavi. Solo andando oltre l’identificazione con il personaggio immaginario dell’ego, si attinge alla vita, ci si risveglia alla realtà e si realizza il progetto esistenziale per il quale siamo nati.

Filippo Falzoni Gallerani

FILIPPO FALZONI GALLERANI